sabato 25 agosto 2012

Universi paralleli.

Avete presente quando si incontra una persona per la prima volta e ti sembra di conoscerla da anni?
Mi è successo in questi giorni tra Firenze, la mia città e Roma.
Con Esse.
Io e lei, due impacciate croniche che di femmine ne vediamo di rado e la maggior parte di quelle che vediamo sono racchiuse in schermi di vari tipi.
Più io che lei, certo. Io ho una repulsione insana verso le donne.
Ed eccomi qua a prendere il treno prenotando 12 ore prima di partire per andare a incontrarne una.
Esse.
Non una a caso, una che mi assomiglia:
Che ride come me;
Che fuma come me;
Che è alta come me;
Che è paranoica come me;
Che odia quello che odio io;
Che ha la pressione a puttane come me.
Il mio ragazzo ci guardava come s'osserva un quadro: tra l'interessato e lo sbalordito.
A ragione.

Avete presente quando con una persona che si conosce da tanto tempo non c'è bisogno di troppe parole e alla fine ci si dice solo cazzate?
Questo è quello che è successo.
E si va a dormire senza troppe nenie da ospiti, senza tutte quelle Buona Notti che mi mettono in imbarazzo.
E si cucina senza quasi chiedersi cosa si preferisce oppure si sta semplicemente cinque minuti zitte davanti al frigo, braccia conserte, per arrivare alla stessa conclusione.
E si vuole uccidere il gruppo di turiste spagnole che senza rispetto per nessuno ballano sul lungotevere sbraitando e facendo finta di essere ubriache.
La mia Esse.

Che peró una cosa diversa da me ce l'ha: non è me.
E questo mi lascia come una bambina dopo aver visto la prima stella cadente.
Anche io esprimo un desiderio.
Che probabilmente s'è realizzato in anticipo il giorno in cui ho letto il suo blog e poi le ho mandato una mail vergognosissima e poi le ho mandato i primi messaggi e poi ho preso quel freccia rossa e poi l'ho vista per la prima volta sotto al Duomo con la paura di non riconoscerla.
Eppure l'ho riconosciuta da lontano, senza errori, senza indugi.
Come si riconosce la sagoma di una vecchia amica.
Splendida Esse.

E chi se l'aspettava?!
Io pensavo avremmo parlato di paranoie, di problemi. Non è servito o non abbiamo voluto: non erano cose necessarie, non erano presenti.
È stato bello mangiare con una persona che sa, conosce alla lettera il rapporto che si vive col cibo.
È stato surreale stare affianco ad una persona che ha letto tutto sto blog e che nonostante questo decide di volermi bene.

Esse.
Che dire.
C'è da chiedersi chi è il bastardo che ha deciso di farci nascere lontane.
Perché a me già mi manca.

venerdì 17 agosto 2012

Siamo qua.

Firenze, siamo qua. Ore e ore di camminate risolte nell'incontrare l'unica ragazza che non vorrei uccidere.
Spendere soldoni in caffè caldo per me, caffè freddo per te, litri d'acqua per tutti.
Che bella è sta città? Con le viuzze silenziose e le costruzioni maestose. Con i posaceneri attaccati ad ogni cestino della spazzatura.
Con i cavalli che trottano, che a Roma stan sempre fermi in Piazza Navona.
Con le coreane ultravestite, gli arabi che mangiano pizza e pasta per merenda al bar.
Con Esse che mi ruba l'acqua per giocare a fare la stronza.
E poi mi sorride.
Ed io penso, sì lo penso proprio, che sta città è bella e che adesso ha un non-so-che che non avevo colto le altre volte che m'aveva ospitata.

domenica 12 agosto 2012

"Inestricabile", che bella parola.

A volte ho paura che tutto il mio mondo si riduca in realistiche proiezioni mentali.
I miei amici? Non esistono.
Lo psicologo? Non esiste.
L'unica cosa che mi sembra reale è la mia surreale relazione con Lui.
Tutto il resto che ho intorno? Meccanismi di fuga creati dalla mia mente, alla quale peró restano inaccessibili ed inalterabili. Come se esistessero davvero.
E allora senza di Lui non muovo un passo, senza di Lui non respiro. Il mio appiglio alla realtà.
Ma è davvero questa la realtà?
Mi trasferirei volentieri nel mondo delle mie proiezioni mentali.
Libere, inestricabilmente semplici.

venerdì 3 agosto 2012

Alla salute. Memorie casuali messe insieme in armonie.

Amicizie che non te le immagini neppure. Milioni di chilometri e pochi centimetri di cuori ancora vuoti. E quando tu mi scrivi, un "Come stai?" a scoprire i miei orizzonti. Ci esploriamo misurando i nostri complessi giurassici.
E vorrei averti conosciuta dieci anni fa, quando mi serviva una linea guida, quando dopo poco sarebbe crollato tutto il mio mondo, quando ogni donna attorno a me m'avrebbe detto che era finita.
Tu non lo sai cosa mi sta succedendo, quanto è importante quello che stiamo coltivando. E non voglio metterti sulle spalle uno zaino indesiderato, ma mi viene spontaneo amarti più del necessario.
Forse nessuna amica m'ha voluta perché mi spingo un po' troppo in là: io non dico "Ti voglio bene", io t'invito in casa mia: il problema è quanto spaventa tutta questa ospitalità.

Ho sempre paura che qualcuno m'abbandoni, per questo apro manette che nessuno desidera.
Con le donne è ancor più lecito aver il terrore di essere lasciata sola di nuovo.
Il sole nuove a bagnare le nostre gambe messe vicine da chissà quali scherzi del destino.

Destino bastardo, ma che sembra pensare a me.

mercoledì 1 agosto 2012

Persone raminghe.

Non so quanto peso. Non tiro fuori la bilancia da sotto il mobile del bagno da almeno un mese e mezzo.
Limbo completo.
Mangio poco.
Non mangio.
Mangio troppo.
Mangio normale.
Vado a caso.
Vado a caso perché quest'estate è andata, ormai ho fatto quello che mi ero ripromessa di non fare: farmi vedere così grassa da tutta sta gente, che comunque con qualche coraggio continua a puntarmi gli occhi addosso.
Sono fatta così.
Dico, dico, dico, ma poi per smuovermi dalle mie abitudine ce ne vuole.
Ci vuole l'aratro, la zappa, poi la gru, per smuovermi.
Ma mi sta andando bene così, mi affido alla beata ignoranza.
Evito gli specchi e le vetrine e mi autoconvinco di essere come mi immagino.
Non lo sono e lo so.
Sono nel limbo.
Quest'inverno riuscirò a pensare a queste cose, ora sono troppo sommersa dalla vita. Fare questo, fare quell'altro, andare di qua e di là, beccare questo e quello.
Intanto il mio corpo va in sfacelo.
E ora ho anche il ciclo, sono gonfia come un gommone ed il mio ragazzo continua a volermi, fisicamente.
Con qualche coraggio che mi sfugge davvero.
Appena sarà finito sto ciclo ho deciso di pesarmi. Tanto per farmi un po' di male.
Il mio masochismo non trova limiti ed il nemmeno gliene do.

Per il resto che dire?!
Non c'è niente di nuovo. Davvero niente.
E mi sta bene così anche quello.
Spero nell'inverno.
Nell'andarmene in Kenya a febbraio.
Magari andare a sciare a gennaio.

Prima della fine dell'estate vorrei andare a cavallo.
Su quei milioni di millimetri animali uno sopra all'altro mi sento sempre una persona migliore.
O almeno una persona.

Depressione mestruale, amica mia.