mercoledì 27 marzo 2013

Spigoli.

Il problema è la tensione, quella forza normale che distrugge ogni disinibizione. Il problema è l'intenzione. Quando mi guardi con quegli occhi, distruzione. Il corridoio in cui ti laurei ed io ti perdo nelle cose che rifarei.
Ma tu lo senti il modo in cui tocco le tue ginocchia? .

venerdì 15 marzo 2013

Quanto cazzo.

Mandami un asterisco che si puó ancora cambiare tutto.
Gioco di ruolo in cui barare, ma continuo ad aprirmi bottone dopo bottone. Ancora le tue vene acuminate a ricordare quanto mi potresti dare.
Un amico io non so che cosa sia, forse per questo tu mi spiazzi quasi in anonimato. Se non conoscessi il tuo volto, saresti ancora al centro di corse a perdi fiato.
Ma cosa scrivo a fare di te, che stappi il mio rhum e bevi in bella vista. Cosa ti penso, cosa ti credo a fare, quando tutto quello che ci spinge è la sola voglia di parlare.
Raccontami chi sei, che io in giro non lo dico.
Imbarazzati, ubriaco, attaccando la bottiglia. E ti tiri su le maniche, pudico a modo mio, e le ritiri indietro, sconcio ma sempre a modo mio.
Sei l'ago che s'inserisce nel mio cuore asimmetrico, un volto noto e ignoto a dirmi cosa potrebbe servirmi. Il momento sbagliato per cadere tra le mie braccia, il momento più giusto per far l'amore sulla sabbia.
Una lettera d'amore chè il vero amore non esiste. Il tuo rumore oltre la porta, una bottiglia vuota stappata un'altra volta.
"Mi fai troppa fiducia" per tentare d'avvicinarti e quindi sistematicamente metto trappole per far l'effetto contrario.
L'havana club che mi sconquassa le mani, gesticolando in modo straordinario; alcool che mi rende un po' più una persona.

Ma quanto cazzo vuol dire per me "persona di fiducia".

martedì 12 marzo 2013

La mia manica. Cinque rimpianti.

Ti giuro fedeltà, ma poi non mi importa di chi mi porge le mani. Son anni che cerco qualcuno che mi sappia guidare. Aspetto una scialuppa, un marinaio che mi porti in mare. Aspetto di vedere pappagalli d'isole mai esplorate; aspetto la follia dei baccanali, di selvaggi che ancora vedono gli dei. E sogno di tornare, abbronzata e stanca, in quella casa dove ancora esistevano i sorrisi. E sogno di sdraiarmi su quel prato che ospitava un'altalena, un'amaca e la tavola imbandita per l'ennesima festa.
Ti giuro tutto il mio cuore, ma poi non mi importa di chi mi bacia il collo. La mia follia spasmodica nel cercare un vero appiglio. E aspetto da vent'anni di finir la scuola, d'iniziare a godere dell'odor delle mimose.
Affondo i miei piedi nel fango del passato, che come sabbie mobili, mi impedisce di cambiare. Non ci sarà mai un futuro per chi non sa guardare avanti, per chi negli occhi ha la foga dei rimpianti.
E come fili d'edera le tue mani mi stanno strangolando e come girasoli i tuoi occhi mi spaventano.
Tu smetti di seguirmi e verrò io ad infastidirti, anche se non vali niente, anche se non sei nessuno. Anche se come ghiaccio m'atrofizzi l'organismo, la mia mania nel volere tutto quello che fa male.
E girando un po' la testa riesco a scorgere l'amore, come un fiordaliso che nasce su una tomba, ed ecco ti recido dalla base e ti smetto di pensare: la mia voglia matta di scappare, solo per continuare a poterti sognare.
Ti giuro una famiglia anche se non vedo più la mia, come un gregge sparso che scappa dai lupi su in montagna. Aspetto da una vita un solo fischio capace di radunarci tutti. Tutte le sere chiudo gli occhi: torna una casa rosa che odora di campagna, il vino bianco di mio nonno, l'odore della griglia che arrostisce peperoni e gli stivali di mio padre che riposano sulla soglia.
Tutti i miei fallimenti hanno il suono di bugie, come acqua chiara che cade tra i cristalli, ed è qualcun'altro a strappare via i miei successi, un sole troppo infame per far crescer le ginestre.
Ti giuro l'amicizia anche se non so che cosa sia, tutte queste persone come uno sciame d'api, che mi succhiano la linfa e sono pronte ad andar via, lasciandomi asciugare sotto un diluvio ininterrotto.
Tutti questi fogli che ripetono eresie, tutta la mia vita riversata nell'inchiostro. Come una foglia morta, il vento mi trascina ancora via.
Io scricchiolo sotto tutti i piedi che mi han schiacciata di nascosto.

sabato 9 marzo 2013

Che ne ho nostalgia.

Di nuovo addio, ma senza trauma: "Addio". Mi baci ogni mattina, ma non mi baci se devi dirmi addio.
E mi resta solo già la nostalgia dell'averti stretto stretto, incredibilmente vicino, mio in un modo che mi scordo sempre.
Siam pazzi lo sai, mentre c'abbracciamo col cuore di tredicenni innocenti. Siam pazzi lo sai, quando mi dai la mano in pubblico con tutta la fierezza dell'avermi affianco. E voglio dirti tutte le notti che sei il mio cuore, e voglio sentire tutte le notti la tua mano che spinge la mia sul tuo petto: "senti, senti cosa mi fai". Con la tua voce bassa e serpentina e le tue dita fantastiche che mi sfiorano le labbra. Con le gambe spigolose che cercano le mie e le guance, che mi irriti con la tua barba biondina, rossiccia.
Dimmi tutti i giorni che quello che provi con me non esiste in nessun'altra tua esperienza, dimmi tutti i giorni che ho fatto "troppi errori" ridendo un po' scoprendo i denti aguzzi e poi abbracciami facendomi capire che a te di quello che è importato ad altri non te ne frega niente.
E per la prima volta baciami due volte, abbattiamo la barriera delle cose che ci siamo sempre sussurrati, ma che in realtà non sono state dette mai. E sì mi piaci e quando sei nel mio letto mi fai stringere lo stomaco, ma dopo tutti questi anni non ci sono mai mani ad esplorare ciò che è nascosto dalle lenzuola. Si sentono i sospiri ed il rumore dei vestiti che sfregano tra loro; si sentono i tuoi polpastrelli freddi che cercano amore sopra i miei; si sente la saliva che scende giù difficile nelle gole. Ma stiamo attenti a non esagerare, a non spingerci dove vorremmo essere, a toglierci i vestiti e amarci fino in fondo.
Tu che mi fissi gl'occhi e riesci a vedere tutto quello che sono, tutte le mie sfumature. Tu che mi ami per le mie pazzie, tu che "non riuscirò mai a dormire vicino a te", tu che mi cerchi e mi prendi. Tu che non mi affretti.
E siamo pazzi lo sai quando andiamo alla stazione pretendendoci una coppia, con le mani che non riescono a staccarsi e quei baci sugli angoli della bocca che mi fanno sfiorare il malessere.
Ma per non ripeterci, per non sentir più niente di quel che c'è di notte, mi abbracci lungo i binari e mi sfiori un po' le guance.
Di nuovo addio, ci vediamo chissà quando, ci vediamo se riavremo il coraggio di affrontare i sentimenti. Di nuovo addio, prima o poi questa cosa così grande l'accetteremo a braccia aperte. Ma senza trauma.
"Addio".