domenica 29 aprile 2012

Post-mare.

Oltre l'imbarazzo al mare mi sono divertita. Il mio cagnaccio si è finalmente fatto il bagno. Giusto per allungare il post, il cane che si vede nelle foto postate prima è la nostra vecchierella, non il giovanotto a cui è toccata la nuotata oggi. Oltre a loro due abbiamo anche una pinscher formato chiwawa e altri svariati cagnacci (7) a casa in campagna.
Questo è ciò che succede ad avere una famiglia di veterinari, contadini e allevatori di ogni tipo.

La cosa più bella della giornata di oggi è stata trovare un rondone caduto dal nido. Prontamente raccolto e portato a casa, dissetato, sfamato e annidato. Gli ho costruito un nido in cui piacerebbe dormire a me!
Ve lo presento, l'ho chiamato Otto:

Mare.

Ieri sera mia madre mi propone di andare al mare insieme, dato che qui ci sono 85 gradi all'incirca. Mi dice che con l'occasione possiamo provare a far tuffare il mio cane, che essendo un cane da pesca dovrebbe amare farsi il bagno, soprattutto al mare. Il problema del cagnaccio è che se non vado prima io lui l'acqua non la toccherà mai nella vita. Per questi motivi stamattina mi ritrovo assonnata ed in costume striminzito di quando me lo potevo permettere, con questo corpo imbarazzante e la consapevolezza di  aver mangiato come un bufalo ieri. Sotto potrete osservare il risultato .___________. 
Lasciandovi con questa robaccia, che poi sono io, mi lavo i denti e me ne vado al patibolo: quello che gli uomini chiamano Mare. E giuro che se il cane stavolta non inizia a nuotare lo uccido!

Vi bacio e vi farò sapere dopo com'è andata.
Speriamo non ci sia un'anima, cosa di cui ho forti dubbi.

Un bacione a tutte voi, passate una migliore domenica della mia.
**



                                            




giovedì 26 aprile 2012

M(ie)i attacchi.

Avete presente quelle feste di diciotto anni che vanno tanto in voga ora? Dove la festeggiata si fa affittare il locale, si fa ordinare un bel buffet ma senza alcolici, fa chiamare un deejay che venga a suonare per lei ed i suoi invitati?
Ecco, in una di quelle feste mi sono ritrovata ieri sera. Chiusa in un locale con striminzite ragazzine delle nuove generazioni, che sono più longilinee di uno spillo. Io, ippopotamo in tacchi e gonnellino, circondata da questo branco festante di gente che quando si specchia si vede bella ed invincibile. Passo la serata tra l'ascoltare i noiosi monologhi del mio ragazzo con suo cugino, che assieme parlano solamente di synth e produzione musicale, ed il cercare qualcuno che mi facesse bere. Come un angelo protettore della disperazione che solo l'alcool cura è il padre del mio ragazzo a farmi bere, perché ogni volta che vado al bancone del bar il tizio mi dice di "Chiedere a papà", quindi ad un certo punto il mio adorato "suocero" si assume la responsabilità di non lasciarmi col bicchiere vuoto.
Mentre bevo inizio ad assalire il buffet, passando come la solita stronza che è grassa perché mangia come un bue: vai di crostini, sidro, tartine, birra, rustici, spumante, gnocchi, sidro, pasta, birra, orzotto, spumante, riso, spumante, tramezzini, birrabirrabirra.
Parte il solito video che ho sempre schifato in cui la migliore amica ed il ragazzo della festeggiata fanno vedere le foto della tizia dalla più tenera età al giorno del suo fatidico compleanno. E tutti si abbracciano e lei piange e ringrazia tutti: l'amica/il ragazzo/mamma/papà/parenti vari. Io guardo il video con le lacrime agli occhi, il video tanto odiato da secoli, io lo guardo e trattengo a stento le lacrime. Chi l'ha mai vista un'amica vera, chi l'ha mai visto un ragazzo che non so vergogna a proiettare su uno schermo di fronte a tutti "ti amo", chi l'ha mai vista una famiglia che si smazza così tanto per dirti che sei importante?
Io non conosco niente di simile e mi sono commossa.
Si aprono i regali mentre io continuo a bere e continuo ad essere sobria. Il regalo del fidanzato della signorina festeggiata le regala una vacanza insieme ad Ischia ed io penso che il mio di ragazzo ad Ischia mi ci sta mandando da sola col cane.
Chi l'ha mai visto tutto quell'amore, che invece questa ragazzina così normale ha? Lei, lei che ha la borsa di Hello Kitty; lei che vuole la collana di perle; lei che non mangia frutta e verdura; lei biondissima e bella; lei che è bella perché di brutture non ne ha mai viste, che non ha paura di avere gambe o braccia o pancia troppo grossi; lei che guarda il piatto e mangia, ride, scherza; lei che non ha paura dei suoi vestiti, perché sa, magari solo inconsciamente, che finche pensi di essere bella sei bella.
Scappiamo dalla festa e andiamo ai pub, tiriamo giù dal letto il mio psicologo e il nostro zio paperone per una birra in compagnia. Arrivati parlo col mio cameriere di fiducia, il classico bravo ragazzo, mi dice che questo mese posso fare la prova per iniziare a lavorare lì e poi questa estate potrò starci anche tutte le sere se tutto va bene.
Mi esalta l'idea di lavorare nel MIO pub, quello in cui sono così di casa che non devo nemmeno ordinare per vedere arrivare la mia birra o il mio rum preferiti. Sono felice, dimentico lo squallore della mia persona. Arriviamo sotto casa mia, prendo le birre ed il cane e scendo, lo lascio scorrazzare in mezzo alle strade deserte delle notti nella mia città, intanto mi lascio distrarre da discorsi da confraternita.
Zio paperone mi dice "Come mai questa sera ti sei travestita da femmina?". Lo psicologo mi guarda per capire la mia reazione. Vorrei urlare: IO SONO UNA CAZZO DI DONNA. Ed il mio ampio uso di sproloqui e volgarità varie mi smentirebbe immediatamente.
Ci salutiamo, salgo a casa e vado al bagno per lavarmi i denti.
Mentre piscio tornano le lacrime della mia vita andata a puttane. Mi alzo dal cesso, crollo al suolo mentre dal pianto mi viene tolto il respiro e mi strappo la maledetta frangetta, chè tanto mi fa venire i brufoli.
Impazzisco.
E nel pieno del mio santo attacco di panico mi chiama il mio ragazzo, rispondo per non farlo preoccupate, perché lui ha sempre paura che io finisca per ammazzarmi.
Mi dice le solite cazzate che secondo lui potrebbero consolarmi, lo imploro di venirmi a ammazzare che tanto non servo a un cazzo, non sono buona a un cazzo, sono una cazzo di inetta.
Il pavimento del bagno mi abbraccia e lui sì che mi consola mentre il mio ragazzo mi dice "vabbè, io sono stanco. Alle tre di notte non puoi metterti a fare ste storie".
Mattonelle di cotto verde e marroni, piccole adorabili amiche, le uniche amiche vere.
Che sono dure ed evitano che io sprofondi nel buco nero del mio cervello di merda.

Scrivevo tempo fa:
"Io ho bisogno di un posto a sedere dove non voglia venire a cercarmi nessuno, dove non ci sia bisogno di sorriderti e brindare al tuo bene. Ho bisogno di un posto dove nascondere me, sotto gli occhi di tutti, mettere in mostra a me stessa la miseria della mia persona. Ho bisogno di qualcuno che mi tiri secchiate d'acqua in faccia, come questo cielo generoso che ho così tanto previsto oggi, quest'amico caro che m'abbraccia ogni mattina, che mi trafigge il cuore. E lui sì che m'ama. Il tuo amore, invece, è racchiuso tutto nell'ombrello che non mi offri quando ti dico: "Amore vado a casa" in mezzo alla bufera."

lunedì 23 aprile 2012

Birra.

Birre in giro per Roma, quanto è bella sta città. Anche lontani dal centro si trova sempre qualcosa di affascinante.
Si ride di scemate e ci si godono le prime uscite senza giubbotto, perché io il giubbotto lo odio e allora se non lo ho addosso rido di più.
Si parla di rimpianti, speranze, rabbia e amore. E passione. Sembra che il mondo sia enorme per quanti argomenti si affrontano.
Vorrei spuntasse la luna dal nero/grigio del cielo, perché la luna ci veglia e ci ubriaca da tutta la vita.
E di quell'ebrezza argento, senza scrupoli, non ne ho mai abbastanza.

Buona notte ragazze.
Io vi penso e vi mando un saluto dai pazzi guidatori romani, dai balconi con i fiori, da ogni tetto dietro il quale spunta la cupola di una chiesa.
Siete preziose *

sabato 21 aprile 2012

"Voglio vivere nel sole per sentirmi più pulito"

"Voglio vivere nel sole e non in questo enorme vuoto"

È con queste due frasi che dal mio passato riaffiora una canzone che non pensavo nemmeno esistesse più. Mi fa venire in mente un periodo strano, pieno di incomprensione verso il mondo che mi circondava, un mondo che sfidavo a testa alta, senza macchia e senza paura. È questa canzone che non ascolto da anni a ricordarmi che sono cresciuta, cresciuta a dismisura senza che me ne accorgessi. Sapete, non ho paura del futuro, io ho il terrore del presente. Perché di progetti ne ho, io so cosa voglio diventare, sono i passi prima che mi spaventano: oggi devo fare questo per poter essere quello che sogno tra uno, due, tre, quattro, cinque anni. E quanti passi mi separano dal mio progetto, la mia vita in pace con me, col mondo, con un qualche dio di una qualche forma che di sicuro esiste e ci deride o forse c'aiuta e noi neanche ce ne accorgiamo.
In questi giorni ho riflettuto molto e ho parlato con le persone più importanti per me: mia madre, mio padre, il mio ragazzo ed il mio migliore amico. Siamo una tribù di filosofi con idee spaventose ed affascinanti, ognuno con il suo punto di vista che non cambia mai, ma che s'arricchisce grazie a quelli degli altri.
Una frase m'ha rincuorato, perché forse la aspettavo da tutta la vita o forse la sapevo ma volevo sentirmela dire. L'altro giorno io, mia madre ed il mio migliore amico parlavamo dell'inutilità di una laurea al giorno d'oggi, assieme ad i nostri infiniti caffè e le nostre assassine sigarette. E lei ha detto, sì proprio lei ha detto: "Prendetevi una laurea e poi potete anche andare a vendere mortadella al mercato, a me non interessa. Voglio che siate felici."
Lei, maniaca dello studio, del posto fisso, maniaca della bella facciata, del pudore e dell'onore; proprio lei ha detto che sono autorizzata ad andare a vendere mortadella. Questa, ragazze, è una cosa che per me fin'ora era successa solo in sogno.
L'ho guardata, mentre continuava ad argomentare la sua "autorizzazione. Mi affascina incredibilmente, con le sue prime rughe e le sue mani tozze come le mie. Mi affascina in un modo che potrei definire mistico ed erotico e terrificante.
Mia madre, quanto la odio, quanto la amo, quanto sogno di essere e come lei e di essere diversa da lei.
Mia madre, quella che cucina e mi abbraccia, che mi sgrida e mi bacia, che si toglie il pane dalla bocca se io lo voglio, che non si intromette ed è sempre presente.
Mia madre, che è così buona e così stronza, così ambivalente.
Mia madre che ha un'intelligenza tale da permetterle di uscire dalla sua realtà spazio-temporale per entrare nella mia e capirla.
Mia madre, la maniaca, la pazza, quella in terapia, mia madre che mi guarda e mi dice che posso andare a vendere mortadella.

È sogno, utopia, realtà incredibile eppure vera ed io la posso toccare.

Mia madre, meriterebbe più parole di quante gliene scrivo e gliene dico.
Mia madre che amo e odio e odio e amo.


Mamma, la mia.
Che mi fa sognare il futuro che voglio e, poi, poi me lo consegna tra le mani.


mercoledì 18 aprile 2012

Scusatemi.

Sono assente ragazze, lo so. E' che in questi giorni mi sento schiacciata anche solo dall'aria e non ho voglia di accendere il pc, non ho voglia di leggere nemmeno la scritta "Google", non ho voglia di fare niente e tutti mi obbligano a dover fare, fare, fare.
Mi dispiace tantissimo non commentare i vostri blog, ma dal cellulare è un vero disastro. Vi leggo tutte comunque e vi penso spesso, alla fine siete amiche, più vere di quelle reali di sicuro.
Quest'anno non ho fatto nient'altro a parte ingrassare e soffrire e sinceramente non ce la faccio più. Anche ora che sto piano piano dimagrendo, mentre tutti mi dicono "Sei la metà" io continuo a sentirmi una merda.
Sapete, quando ero in carne, da ragazzina, io mi sentivo bella. E ora che sono quasi al pesoforma mi faccio schifo. Tutto ciò è pieno di una illogicità categorica, una spaventosa e distorta visione di me. Eppure continuo a guardare le mie gambe, le mie braccia, il mio culo e schifarli, schifarli infinitamente. Mi sforzo di pensare "Non sei davvero come ti vedi", ma se non lo sono perchè cazzo mi vedo così? Perchè ho un groviglio di problemi in testa che fanno paura.
Ho deciso di dire a mia madre di trovarmi uno psicologo, perchè non posso andare avanti così. Devo venire a capo di questa matassa chiamata Maria Beatrice, a costo di farmi un altro anno a piangermi addosso, chè tanto sei mesi me li sono già fatti.
Forse, semplicemente, questo è quello che accade ad essere un'inetta. Una persona buona a fare tutto ciò che nessuno vorrebbe che questa facesse.
Io non voglio andare all'università.
Io non voglio vivere in città.
Io non voglio, non voglio, non voglio.
L'erba non voglio cresce solo nel mio giardino.

Scusatemi ancora.
Voglio solo stare davanti alla tv ed alzarmi solo per pesarmi la roba da mangiare, mangiare e poi sdraiarmi e pensare a cosa dovrò mangiare mentre guardo programmi insulsi ed umilianti per chiunque abbia un cervello.

<3 Mi mancate, vi prometto che mi riprendo presto.






Ah, il mio ragazzo mi ha lasciato questo aperto nel pc:


Ed è così che mi fotte. E' maledettamente adorabile.

martedì 17 aprile 2012

Ma cazzo.

Sto sdraiata sul divano, qui a terra c'è il cagnaccio che dorme in pace ed io mi contorco per il dolore allo stomaco. Vorrei sapere cosa mi sono mangiata che mi ha fatto male! Non riesco a capirlo, ma sto rosicando tantissimo. Odio il mal di pancia, non resisto proprio.

Ho chiarito con il mio ragazzo, ma continuo ad avere comunque la sensazione che niente tornerà mai a posto. Mi assumo le mie parti di responsabilità: al momento sono troppo impegnata a pensare che vale la pena di vivere e non mi interessa assolutamente ricomporre il nostro puzzle. Lui non ha mai saputo riparare niente.
La cosa straziante è l'amore che c'è, quando ci guardiamo o ci tocchiamo cambiamo l'odore dell'aria, il colore del cielo e la morbidezza della terra. E allo stesso tempo, peró, ci odiamo così sconfinatamente per tutto quello che ci siamo fatti a vicenda.

Il mal di pancia mi sta distruggendo.

A domani ragazze *

Battaglia dei 100 giorni. (Secondo Giorno)

Vista dall'inizio la strada da intraprendere sembra sempre troppo lunga. Finirà invece che dopodomani sarà il 25 luglio e sarà tutto finito.
Ieri avevo scritto un bel post rabbioso, ma poi ho deciso di contenermi e lasciarlo tra le bozze. Magari poi lo posteró più avanti.
Il mio ragazzo continua a propormi litigate per motivazioni surreali ed io non ce la faccio davvero più. Dopo tutto quanto adesso sono io che dovrei aiutare lui, dice. Vabbè.
Cioè, È PAZZESCO.
Mi sono fatta trattare di merda per due anni per poi farmi pure tradire ed ora devo essere sempre io ad aiutare lui?!
Io qui lo dico e qui lo nego: a breve lo lascio. Non si può vivere con un cretino simile affianco. Mi succhia l'anima ed il sangue. Che persona sei per rinfacciarmi i favori che tu stesso hai voluto farmi?
Una merda!

Io non ce la faccio davvero più.
Non ci piango neanche più, ed è questa la cosa davvero grave.


Vi ringrazio per i vostri commenti che mi alzano sempre il morale!
Siete delle persone fantastiche.
Viamovibacio,
B.



Ah, dopo vi posto qualcosa di meno insulso.

sabato 14 aprile 2012

[ Tatuaggio n° 6 ] Ricorda tutto il bene e il male, perchè così conoscerai entrambi e saprai fuggire da entrambi.

Game Boy. Quanti ricordi eh?!
Mi basta la schermata del Game Over di Tetris, videogioco che ancora mi ruba qualche ora al giorno, per ricordarmi che è finita un'era, che la sofferenza dell'essere usata da qualcuno che non sia stata io a scegliere è finita.
E' finita l'età d'oro in cui una sveltina dietro la discoteca era oro colato, è finita l'età d'oro in cui se uno sconosciuto mi passava un bicchiere io bevevo tranquilla, è finita l'età d'oro del tornare a casa a carponi perchè chissà cosa mi avevano fatto prendere. E' finita l'età d'oro delle cazzate più grosse. Inizia l'età d'argento in cui devo abbandonare il mio esser bambina e iniziare ad esser donna. O almeno bisogna provarci.
E così arriva il primo fidanzato vero, la prima storia seria, così finiscono le scopate a caso, la ninfomania, la droga, la follia.
Iniziano tutt'altro tipo di follie, follie come l'amore e l'amicizia, cose spaventose che mi ingoiano e vomitano tutti i giorni, dal cui piatto non riesco a sottrarmi mai.
Iniziano follie come lo studio, ma quando mai ho studiato io?!
Io ho buttato la mia vita piangendo delle sofferenze che altri mi regalavano; io ho buttato la mia vita girovagando di casa in casa in case che non erano le mie; io ho buttato la mia vita in giro per il mondo con persone poco affidabili e che non mi conoscevano affatto.
E così imparo una vita tutta nuova per me, una vita più stabile, dove in teoria regna meno dolore, dove regnano pazzie buone e mi dominano.
Ho dei rimpianti, lo ammetto. Rimpiango di aver rinunciato del tutto alle pazzie cattive, rimpiango di avere più pudore, rimpiango di aver smesso di fottermene di tutto e tutti.

Scrivevo, tempo fa:
"Quante persone si affollano nei miei pensieri. Quanti ricordi mi annebbiano gli occhi. Quanti singhiozzi mi bloccano la gola ed il respiro. Quanti amori ho cercato. Quanti cantanti hanno seguito la mia storia. Quanti fogli ho sprecato per descrivere tutte queste cose. Quanti esempi non ho seguito. Quanti eventi hanno influito sulle mie scelte. Quanti amici ho perso. Quanti amici ho trovato. Quanti affetti si sono legati al mio cuore. Quanti messaggi ho ignorato. Quanti anelli unsicono questa catena. Quanti bugiardi mi hanno illusa. Quanti pantaloni si sono sfilati. Quanti uomini si sono intrufolati in casa mia. Quanti alcolici sono scomparsi al comando della mia voglia mai sazia. Quanti rospi ho ingoiato. Quanti dolori ho sopportato. Quanti bambini mi sono cresciuti accanto. Quanti punti hanno cucito su di me, sulla mia anima. Quanti caffè ho bevuto insieme agli altri. Quanti accendini si sono spenti. Quante canne ho fumato per non pensare. Quanti periodi inespressi ho cancellato dalla mia mente. Quanti chiodi si sono piantati nella mia gola. Quanti bastoni ho dovuto subire. Quanti affari ho dovuto portare avanti. Quanti perchè mi sono posta.  Quanti sono gli aggettivi che mi hanno attribuito.
Quanto vorrei dire basta.
Quanto nulla c'è nella mia vita."

Ho detto basta, il nulla resta.

giovedì 12 aprile 2012

Strano.

Giornata strana, galleggio nei miei pantaloni taglia 44. "Ho raggiunto la 42", penso e mi precipito a provare dei jeans bellissimi comprati l'estate scorsa e che mi sarebbero potuti entrare solamente con l'uso della vaselina. Hanno la vita bassissima e proprio dove si abbottonano mi stanno larghi, e non poco. Riesco a infilare tre dita tra me ed il tessuto. Mi stanno larghi anche sulle gambe, sui polpacci, sulle coniche e gigantesche caviglie. Non mi sembra vero di poterci entrare. Bellissimi, bellissimi jeans grigio chiaro.
Lo specchio mi guarda e mi dice che sono magra, ma io lo so che è una cazzata: la bilancia osa smentirlo e così iniziano a litigare. A 56 kg mi mancano ancora 4000 fottuti grammi per il peso forma riconosciuto dal Magistrale Ministero dei Complessi Italiani. Peró infilarmi quei jeans mi fa sentire così incredibilmente BRAVA. "Cazzo quanto sono brava, invincibile: cazzo quanto sono fottutamente determinata", penso; e cazzo quanto sono stupida.
Non voglio mai più rivedere la taglia 44, mai più nella mia vita, è una taglia umiliante: nè carne nè pesce, non ti lascia la possibilità di dire "sono magra" tantomeno di dire "sono grassa". Non potevo dire niente. Invece adesso posso dire "sono normale".
La battaglia dei 100 giorni si prospetta piena di sfide, piena di entusiasmo, piena di mille cose che mi piacciono. Per ora sto procedendo spedita, ma di strada da fare ce n'è.
12 e 13 Giugno dovró farmi ben quattro nuovi e sfavillanti tatuaggi e devo arrivare lì SODA. Questo è il primo obiettivo: presentarmi dal mio adorato tatuatore e farmi incidere senza tremolii, senza la paura che se dovessi dimagrire succederebbe un disastro. Come secondo obiettivo, desiderio tremendo, ho l'andare a comprarmi qualcosa di decente da mettermi questa estate. E questo penso di farlo a fine battaglia, il 24 luglio.
Come terzo obiettivo voglio e pretendo di non prendere più peso se non quando entrerò in gravidanza (prima o poi succederà suppongo -o spero-).
Tutte ste idee che si scatenano appena il cielo è coperto più del dovuto affogano ogni tipo di buon senso presente ancora in me, quelle due briciole di buon senso.
Oggi torno a casa, perché mia madre ha comprato una cassa di carciofi, come posso rinunciare a tre giorni di carciofi? Impossibile! Sono la cosa che più amo al mondo, cibariamente parlando.
Strano, ho una maledetta voglia di scrivere ed il quaderno rosso mi torna in mente così vivido e grasso e grosso di parole che non oso dire.
Ho 12 mesi per ultimare un libro e trovare il coraggio di capire che quello che scrivo non è merda e trovare il coraggio di presentarlo a quel maledetto concorso letterario, che perderò. Io so che perderò, perché la fortuna il fato il destino e gli dei mi sono avversi, tutti quanti.
Non ho mai vinto niente in vita mia e ho una paura fottuta di sentirmi dire da qualcuno che in realtà scrivo in modo banale, che i miei sentimenti non valgono un soldo bucato, nemmeno 2€ di cioccolata.
Terrore.
I jeans mi osservano dall'armadio, mi dicono che qualcosa la sto vincendo: la paura di essere me stessa, la grassa me stessa.

mercoledì 11 aprile 2012

Le mie donne.

Nella mia descrizione c'è scritto "maschilista" e mi appresto a spiegarvi questa parola, la mia concezione di donna, di amica donna, di tante cose legate all'odiatissimo sesso femminile: questa schiavitù d'utero e ovaie e vestitini.
Per spiegarvi tutto per bene ho bisogno di documentazione pratica e così giunge l'ennesima foto.
 Questa sono io, a 3 anni. E quella ero io il mio primo anno di asilo. Asilo, primi amici, prime feste di compleanno di cui ho memoria, primi giochi, primi studi. E' lì che ho conosciuto la mia prima "amica del cuore". Quanto sembra infantile questa definizione, quanto è dolce e piena d'amore. La mia prima amica del cuore si chiamava come me: Beatrice. Una ragazzina mora e un po' mascolina, forte come un lottatore di boxe. Per il primo anno di asilo passava il tempo a picchiarmi e abbracciarmi e poi mi picchiava e poi mi baciava e poi mi picchiava e poi mi diceva di andare a giocare assieme in cortile. Un rapporto strano, confuso, specchio di tutti i rapporti avuti in vita mia. Strano quanto le cose avvenute durante quegli anni si siano ripetute per tutti gli anni a venire, è per me una cosa sconvolgente ed inspiegabile.
Molti mi hanno raccontato del primo fidanzatino o prima fidanzatina avuti all'asilo, io non ebbi niente di simile: io ebbi Beatrice, alla fine era una fidanzata anche lei.
Continuammo a frequentarci anche dopo l'asilo, in quanto mia madre e la sua erano diventate molto amiche in quegli anni passati a far feste insieme, cene insieme e pranzi insieme e gite e viaggi e vacanze. Insomma, sembravamo un'enorme ed unica famiglia. Penso fossi in seconda o terza elementare quando un giorno, a casa della mia amichetta del cuore, lei mi chiese di masturbarla. E' stata la mia prima esperienza omosessuale, nascosta chissà dove fino a che non sono ricorsa all'ipnosi, quando poi è uscita fuori. Da quel momento smisi di volerla vedere, mi ricordo che la cosa si era svolta in una maniera strana, innaturale; non avevo mai nemmeno baciato nessuno, nemmeno sulle guance (mi pare ovvio data l'età) e mi ero ritrovata a masturbare la mia amica, nel buio della sua camera nel sotto tetto. E' stato strano, non saprei spiegarlo con precisione, ma mi lascia ancora un senso di confusione e mi sento spaesata quando ci penso. Insomma, smisi di vederla da quel punto in avanti e ogni tanto ancora mi chiedo se lei ricorda di cosa era successo quel giorno, di cosa mi diceva mentre lo facevo.
Intanto avevo iniziato le elementari, ero sempre lo stesso scricciolo biondissimo e riccissimo, assolutamente un maschiaccio: manesca e tendente al gioco di mano. Ero sempre la stessa insomma. Ho fatto la primina quindi entrai in classe a cinque anni. La mia prima amica del cuore era una bambina dolcissima, con cui giocavo a calcio e mangiavo uova Kinder. Ci divertivamo come delle ragazzine dovrebbero divertirsi. Fino all'arrivo di E., figlia del demonio e non scherzo. Una stronza impareggiabile.
Mi fece litigare con l'altra mia amica, quella normale, inventandosi non ricordo più cosa sul mio conto. E così divenne la mia migliore amica. Eh già, ero il ritratto dell'ingenuità ai tempi, ma chi avrebbe mai pensato che potesse esistere davvero la cattiveria, la perfidia, la vergogna?! E. mi ha spiegato tutte queste cose e non la odierò mai abbastanza per averlo fatto.
Finite le elementari, alle medie, finii in classe di nuovo con E.. In prima media decisi di andare in settimana bianca e non conoscendo nessuno venni assegnata dal professore ad una stanza con altre cinque ragazzine. Cinque "puttane". "Puttane vere", già a quell'età. Lì ho visto fare per la prima volta un pompino.
Ed io là, nel mio angolino, allibita, incredula e per di più presa per il culo.
Lo dico a voi e non l'ho mai detto a nessuno in vita mia e ancora mi viene da piangere a pensarci; era una cosa stupida, stupidissima e non so perchè m'abbia fatto male o perchè mi faccia ancora male: mi chiamavano "Topo Gigio". Senza motivo, tra l'altro: non ho mai avuto i denti grossi o sporgenti o nulla di simile. Eppure sono stata per anni "Topo Gigio", per tutte quelle stronze.
Al ritorno dalla settimana bianca ero diventata una "puttana" anche io, per osmosi. Io che prima dello stupro-primavolta non avevo nemmeno mai baciato nessuno. Potrei dire, col senno di poi, di aver prima scopato e poi baciato.
Quindi divenni "Topo Gigio e Puttana", per una scuola intera. Si sa come funzionano queste cose, uno dice una cosa e si attiva il gioco del telefono. E alla fine ero io ad aver scopato con tutti e tutti insieme. Ma chissà come cazzo fu possibile sto stravolgimento di fatti. Io ero distrutta, letteralmente. E le mie amiche, compresa quella famosa figlia del diavolo E., non ne vollero più sapere di me. Furono le prime a chiamarmi -puttana- e non smisero più di farlo per quei tre anni maledetti, forse i più brutti della mia vita.
Il tutto fu aggravato dal fatto che, non avendo amiche, iniziai a diventare "l'amica dei maschi". QUALE AFFRONTO AL BUON COSTUME!!
Posso dire con certezza che dopo questo enorme abbandono, enorme e senza motivo, non ho più avuto amiche femmine. Certo, ci sono ragazze che ho avuto intorno per qualche periodo, anche ragazze con cui ho accettato di uscire da sola, ma erano amiche? Direi di no. Direi che non avrò mai più un'amica femmina, mai più nella vita. La maggior parte sono creature infide e balorde, pronte alle critiche più sterili, al pettegolezzo sfrenato, sempre disponibili alla distruzione dell'altra persona, sterili persone, vuote donne, morti esseri umani. Sono in ogni cosa sempre dalla parte dei maschi, sempre. Anzi, direi che sono per i pari diritti. Ma se tu, donna, alzi le mani sul tuo fidanzato o su tuo marito o su tuo figlio, perchè questo fidanzato o marito o figlio dovrebbe farsi sottomettere così?! Perchè vuoi un lavoro da uomo, ma non sai accettare uno schiaffo da uomo? Perchè pretendi l'indipendenza quando chi ti è affianco deve vivere sotto il tuo dominio assoluto? Perchè tradisci ma non vuoi essere tradita?
Donne, quante domande mi frullano in testa per voi.
Io piango ogni giorno per essere nata donna, ogni singolo giorno.
Perchè? Perchè sono stata fottuta, sin dalla più tenera infanzia, da donne ed io mi vergogno di dover condividere qualcosa con queste persone, qualcosa di così importante da incidere su ogni singolo aspetto della mia vita.
A sedici anni ho avuto la mia prima fidanzata. Bellissima. Anzi, bellissima per me. Mora, occhi verdi, carnagione chiarissima e un po' di lentiggini sul naso, un po' rotondetta. Ma quanto mi paiceva. Ho lasciato quello che era il mio fidanzato all'epoca perchè quando l'ho vista ho dato di matto. Ci sono stata insieme sei mesi e le volevo davvero bene, è stata l'unica per cui ho pianto e ho pianto tanto, quando si trasferì a Bologna, lasciandomi senza dirmi niente, in nome di una vecchia fiamma.
Che dolore mi fece.
Lei mi regalò i primi attacchi di panico. Una notte mi svegliai di botto perchè non riuscivo a respirare. E giù a non respirare e piangere, piangere, piangere. Quanti cazzo di attacchi di panico ebbi nell'estate del 2006. Tantissimi a dir poco. E me li porto ancora dietro.
Ma la ricordo come una delle mie migliori estati, con tante risate, tanto vagabondaggio, tanto amore da parte di questa ragazza, da parte della nostra compagnia d'allora. Correvamo in giro cantando, come se tutto fosse nostro, come se nulla potesse fermarci o turbarci. O ucciderci.
E alla fine mi uccise lei.
Mi uccise lei e mi uccisero tutte loro, loro a cui ho voluto bene, a cui avrei potuto dare un amore così sconfinato, un amore che possedevo e potevo dare ALLE MIE AMICHE.
E ora, ora basta donne. Mi spiace, non mi fido mai, è più forte di me. Non mi fido del trucco e della gonna, nascondono sempre qualcosa; non mi fido dei sorrisi e delle chiacchiere, cosa potrebbe esserci di vero? Non mi fido e basta.
E se qui riesco ad aprirmi con delle ragazze è perchè qui si parla davvero, di chi si è e di come si vive. Non ci si nasconde dietro a niente e dietro a nessuno. E della chiarezza mi fido.
Così volevo esser chiara anche io e spero che da questo post ne esca un complimento per voi, perchè siete le uniche donne che mi conoscono e non parlo di conoscenza dei miei disordini mentali, parlo di conoscenza anche delle cose più leggere e più stupide di me. Perchè non ci sono donne che mi conoscono oltre al mio nome e la mia passione per il rum.

Un bacione,
B.


martedì 10 aprile 2012

Pasqua: mors tua, vita mea.

Aaaah, lo vogliamo fare sto compendio pasquale?!
Facciamolo giusto per lavare via qualche senso di colpa mio e qualche senso di colpa vostro.
Giovedì: 7058 kcal di salumi e pizza bianca, salsicce, patate, dolci pasquali e pasta;
Venerdì: 6780 kcal di salumi, pizza bianca, pasta con gorgonzola, panini con la cotoletta di pollo e chili di maionese, vino rosso, bianco e birra;
Sabato: 5000 kcal di non so nemmeno più cosa, ma la pizza è stata onnipresente così come i salumi, la pasta, altre patate, tortino con baccalà besciamella e schifezze varie;
Domenica: maledetta colazione di Pasqua a base di pastiera, uova sode, pizza di Pasqua con corallina, coratella e chi più ne ha più ne metta; seguita da pranzo maledetto di Pasqua a base di antipasto infernale, pasta con carciofi, lasagne, cotolette di agnello fritte, arrosto di capretto, pastiera, immancabili uova di cioccolato, altra roba cioccolatosa; seguito da cena a base di supplì rigorosamente fritti; aggiungo a tutto ciò litri di alcolici vari;
Lunedì: pasquetta. Un capitolo a parte proprio. Tutti a casa mia in campagna, tavolata imbandita. Abbiamo mangiato: lasagne, braciata mista della carne più grassa mai vista, peperoni e melanzane grigliati, carciofi al cartoccio, tiramisù. Per ripartire con la seconda brace alle 5 di pomeriggio, mangiando almeno 3 panini a testa con salsiccia, peperoni e salse varie. Sparite nello stomaco di 6 persone 58 lattine di birra, due litri di vino rosso e due bottiglie di bianco. Mai più invitare astemi a pasquetta. HAUAHAU. Vabbè, si procede con crostini con sopra patè di ogni tipo e sfizi vari.

Inutile calcolare le calorie di domenica e lunedì, uscirebbero cifre spaventose.
In ogni caso, oggi senza andare in bagno, col ciclo e gonfia d'alcool mi sono pesata... E ... O la mia bilancia è rotta o ho messo su solo 3 etti, il che mi pare impossibile a dir poco.
Comunque ho ricominciato subito con la dieta zona e domani vado in palestra grazie a Dio. Non vedo l'ora di tornare a Roma per poter ricominciare con le mie sante tisane e le mie santissime passeggiate con il cane.
Devo ammettere che per ogni boccone ingerito mi sono sentita una merda, perché stavo buttando all'aria gli sforzi degli ultimi mesi. E invece oggi mi sono svegliata e ho, sì, detto di essermela scampata anche questa volta, ma mi sono anche detta "Mi sono divertita". Purtroppo o per fortuna queste sono le occasioni che mi ricordano che a volte è più che giusto fottersene di tutto, è più che giusto godersi un cazzo di panino e anche due, tre, quattro. Se queste cose non si fanno durante le feste quando bisognerebbe farle?! E allora, sapete che vi dico, preferisco ingozzarmi a Pasqua e poi SENTIRMI A POSTO perché mi sono concessa degli sfizi che non mi sono concessa per mesi ed ora che ricomincio posso essere certa che non mi capiterà di fottere una giornata perché ho voglia di pane o di pasta o di cioccolato. Da qua a ferragosto sto a posto, queste è il bello delle festività: uscire dalla normalità nostra, per entrare in quella degli altri.

Un'altra cosa che volevo dirvi, ho iniziato a leggere un libro fantastico! È di Paolo Coelho e si chiama "Veronika decide di morire". È uno di quei libri che io chiamo "libro verità", perché i spiega certe cose con verità e semplicità disarmante. Parla della voglia di morire e mi ha risolto molti dubbi, molte cose che a dirsele da soli non ci si crede mai.
Leggetelo, spero vi sia utile come lo è adesso per me.

Un bacione,
B.

sabato 7 aprile 2012

Un disastro.

Feste di Pasqua rigorosamente da nonna. Appena sono arrivata mi ha dato un scatola di negativi che pesa più o meno come me, quindi sono due giorni che le scansiono negativi. Ho ritrovato foto d'ogni genere di un po' tutta la famiglia e mi sono immersa in un mondo di nicotina e nostalgia, una nostalgia che stranamente mi piace. Non posso commentarvi perché ho il pc piantato in salotto, il quale è perennemente pieno di parenti che a turno vengono a buttare un occhio nei miei scavi archeologici delle foto di famiglia. Vi scrivo mentre sto al bagno col cellulare, giusto per dirvi che non sono morta.
Sono uscita completamente dalla dieta, ma vabbè. È Pasqua e non si può fare altrimenti, si mangia e ci deve piacere. E a me piace, sinceramente. Forse siamo una delle poche famiglie che dà ancora così tanta importanza alle feste comandate da spostarci, da qualunque angolo di Italia, verso questo mega casale piazzato in cima ad una collina; ma cosa più importante è che forse siamo ancora una delle poche famiglie per cui queste feste sono una gioia: si respira un'aria da collegio, si beve da mattina a sera vino rosso, chi si sveglia trova sempre qualcuno in cucina ad offrigli il caffè, si parla di qualunque cazzata accaduta ed è una soddisfazione, fidatevi, sedersi a parlare con una prozia ultra settantenne della differenza tra una troia ed una finta troia e spiegarle che certe persone meriterebbero un mozzico in faccia.
E mio cugino che prende tutti per il culo e mio zio che fa foto a chiunque e e qualunque cosa (vizio di famiglia) e mia nonna che mi porta a vedere i nuovi fiori e le nuove piante e mia cugina che è sempre stronza e un altro mio zio che arriva giusto per salutare e se ne va di nuovo e mia zia che ha il terrore delle sue foto che ho ritrovato nello scatolone e mia madre che sempre s'aggira in tacchi tutta squillante e truccata e mi chiede se mi serve questo o quello perché lo sa che dalla sedia davanti allo scanner non posso staccare il culo fino a che non vedrò almeno la metà dello scatolone dei negativi.
Non lo so, si respira una buona aria.
Spero stiate passando anche voi dei giorni rilassanti. Appena me ne torno a casa rivisito tutti i post della settimana e vi commento tutto.
Un bacione,
B.

giovedì 5 aprile 2012

Sono una persona che ansima scavando nel proprio fango.

Stamattina ho 22 anni, come ieri, come l'altro ieri, come gli ultimi mesi.
Mi sento addosso tre volte questi 22 anni.
Malata d'amore, di scuse, di fiori appassiti cuciti sul mio petto.
Malata per me stessa, per gli altri, per il mio cane ch'apre gli occhi e non pensa che a guardare me.
Vorrei vivere da albero, bere la mia acqua, nutrirmi del mio sole.
Perchè ad un albero tutto è concesso: può crescere o morire, può cadere o restare aggrappato al suolo. E chi se ne cura?
Vorrei vivere come altro essere dall'essere umano, così imperfette creature "create ad immagine e somiglianza di Dio". E allora, bel Dio che abbiamo.
Lui si sveglia la mattina sentendosi addosso tre volte di più i suoi milioni di anni?
Lui si cruccia per cosa gl'altri pensano? Si cruccia per i suoi occhi? Per il suo aspetto? Per i suoi pensieri?
Vorrei vivere come altro essere dall'essere umano, così stupidi c'aggiriamo in un mondo che abbiamo dilaniato in così tanti modi, così stupidi ci sentiamo padroni delle foglie, dei venti, delle acque. Ma cosa succederà quando ci si renderà conto che nessuno schermo può inquadrare e spiegare l'incessante flusso naturale? E cosa succederà, invece, quando ci renderemo conto che quel flusso naturale, di cui noi si era una parte, c'ha mangiati e vomitati via, scaricandoci nell'antro peggiore della terra: l'emarginazione da tutto ciò che è la vita?
Cosa succederà quando tu, che hai sempre mangiato il prosciutto del supermercato, ti renderai conto che quello non è prosciutto vero? Quando mangerai l'insalata del tuo orto e schiferai la stupidissima Misticanza Bonduelle che ti vendevano come nettare degli dei?
Maledette bugie: il mio nutrimento, il tuo, quello di tutti.
"Voglio andare a vivere in campagna", la frase più sensata della storia dell'umanità intera.
Piscio in culo alle cazzate citate da Steve Jobs, piscio in culo alle cazzate citate da filofastri del cazzo, da quel fallito di Fabio Volo, da tutti sti pseudo intellettuali che si incartano alla prima domanda davvero impegnata.
Io sto mondo lo detesto, mi mette i brividi.
E quando qui a Roma c'è brutto tempo io mi ricordo di quando pioveva sulla mia bella casa in campagna. Io, lì, un cielo così sciapo non l'avevo mai visto.
Ridatemi i colori che Iddio ha dato alla terra, al cielo, all'acqua. Perchè questo è quello che merito, merito di essere parte della natura e merito di svegliarmi e sentirmi ogni giorno più giovane, invece di avere il cuore di una settantenne nel corpo di una tizia di ventidue anni, ingestibile, che io non conosco.
Vaffanculo.


"Metti il sale nelle mie lacrime e poi butta la pasta".


martedì 3 aprile 2012

Il mio psicologo.

Purtroppo non ho mai avuto la possibilità, molto allettante a mio parere, di andare da un vero psicologo. Per vero intendo uno con studio, blocchetto e lettino. Questo perché non ho mai avuto nè mai potrò avere la possibilità di dire a mia madre che ho bisogno di questo tipo di aiuto senza che lei cerchi di farmi lei stessa da psicologa con domande incessanti ed invadenti, venendomi ad accarezzare la testa come se avessi la febbre e cercando di frugare nei miei pensieri, dei quali non le è mai importato.
Il mio psicologo è un ragazzo che esce con la mia compagnia, laureato in psicologia da due anni, ha lavorato in un centro per il controllo dei disturbi del sonno e per gli interrogatori ai pregiudicati, ama bere, ama i videogiochi, ama il sesso ed ha un rapporto malato con una ragazza che è caratterialmente la sosia del mio ragazzo. Insomma, il mio psicologo è ME, ma fortunatamente (per lui) dotato di un pene.
L'estate scorsa fu il mio ragazzo a dirgli di aiutarmi, perché avevo un attacco di panico ogni 4 ore, attacchi durante i quali urlavo, urlavo come una pazza strappandomi i capelli a ciocche, piangendo fino a farmi scoppiare gli occhi, in ginocchio per terra in bagno. Sempre in bagno: il mio luogo sicuro. Come ho scritto già gli attacchi di panico mi lasciano in un limbo morbido, in cui mi dimentico di quanto sono stata patetica, di quando sono stata debole ad essermi lasciata annegare di nuovo; mi lasciano nell'incoscienza di un nuovo liquido amniotico che si trasforma in aria e mi riempie cuore, polmoni, stomaco, che mi riempie le mani. Per me quella è una fra le sensazioni migliori del mondo.
Ebbene, iniziamo a fare queste sedute, nella tranquillità disarmante di casa mia, sul tavolo per me caffè e per lui acqua ghiacciata. Scopriamo tante cose che non immaginavo, perché avevo la presunzione di essere più forte e più grossa dell'iceberg che affondó il Titanic. Mi dice che gli attacchi di panico sono dovuti al mio rapporto con G., il mio ragazzo, con il quale ho un rapporto morboso, possessivo, malsano, maleodorante. Mi dice che ho troppi ricordi oscurati nella mia mente: "Quando torni indietro ai momenti che hai eliminato, che colore vedi?", me lo avrà chiesto mille volte ed ho risposto per mille volte che vedevo bianco, come se sulla linea del mio tempo fosse stata passata una gomma da cancellare gigante e mostruosa, gomma da cancellare golosa di anime.
Mi fa la prima seduta di ipnosi attiva. L'esperienza più strana della mia vita. Sento qualcosa in me sbloccarsi, la sento fisicamente: un ingranaggio appoggiato allo sterno che gira e scricchiola e poi è il turno delle mani che iniziano a muoversi da sole a dar pugni o carezze all'aria innocente; ed ora gli occhi che piangono o si increspano senza che noi due apriamo bocca, bastano i gesti che fa con le mani: insoliti, inusuali, che mi uccidono e mi salvano e mi uccidono ancora per salvarmi ancora.
Io inizio a sentirmi bene e smettiamo di fare terapia. Mi dice: "Fra sei mesi l'effetto dell'ipnosi svanirà, queste cose ti sbloccano per brevi periodi di tempo, non dovresti smettere."
E invece ho smesso.
Ed ora eccomi qua, a mandargli di nuovo un messaggio, a chiedergli se sono depressa come penso o è solo l'ipnosi che è sparita e sono tornata come ero prima. Ma se ero così possibile che non me ne sia resa conto? Possibile che due gesti fatti con le mani mi abbiano tramutata in qualcosa che non sono io o che è una me migliore o peggiore o chi lo sa?! Se sono tornata a come ero prima perché non mi eccito più, perché non ho voglia di mangiare, perché non sono in grado di leggere, perché mi sono trasformata in un essere così diverso dalla me di cui ho il ricordo?!
Possibile che non sappia più darmi delle risposte da sola?
Il mio psicologo usa il cellulare solo per trovarsi nuove ragazze da torturare con la sua charme devastante e le sue parole messe sempre nel posto giusto. Lui mi sa salvare in situazioni impossibili da arginare per una persona normale.
Il mio psicologo è un amico, un essere umano, un super eroe.

"D., ma quali sono i sintomi della depressione?"

lunedì 2 aprile 2012

"Se incontri un angelo, non avrai pace ma febbre."

Io ho un ragazzo, non proprio un ragazzo; un ragazzo straordinario che canta l'amore con la voce più vera che c'è, non proprio una voce; una voce che s'intreccia con le fibre del mio muscolo cardiaco, non proprio un cuore.
Vorrei parlarti di loro: del ragazzo, non proprio mio; del mio cuore, non proprio un cuore.

(1)Il ragazzo ha conosciuto una principessa bionda:
lei abita in un castello dove non serve accendere il condizionatore per scappar dall'afa, perchè dove vive lei non c'è il sole mai; la principessa è una ragazza dal cuore piccolo, certo, ma ha la vita che vorremmo avere noi.
(2)Il ragazzo ha conosciuto il mio cuore:
il mio cuore abita in uno sgabuzzino che ho chiuso da anni; gli omini che strizzano il mio cuore hanno nascosto le chiavi di quel covo d'ombre e passato e volti insicuri.
Il ragazzo, qualche giorno fa, ha scoperto che non avrebbe potuto aprirlo nè ora nè mai. Il ragazzo è come un tiratore scelto: sceglie il bersaglio, spara finchè questo non cade; il ragazzo, deciso a spiare i miei difetti ed il mio amore, è corso da me e ha sussurrato qualcosa al mio seno.
Sono stati lì a sussurrarsi segreti per ore e sono sicura che uno dei miei seni, senza che me ne accorgessi, gli abbia mostrato la casa degli omini che mi strizzano il cuore.
Il ragazzo mi guarda in modo strano, talvolta mi chiama "amore".
(3)Il ragazzo ha donato la sua voce alla principessa bionda:
una delle certezze che tutti noi uomini abbiamo è che, proprio noi, non potremo mai volare col solo aiuto delle nostre membra. Così, anche la principessa non sapeva volare, nonostante il suo rossetto, nonostante le sue gambe aguzze, aguzzine.
Ho visto il ragazzo afferrare una conchiglia ed urlarci dentro la sua voglia di vedere lei, dopo l'ha affidata ad uno degli omini che premono il suo cuore affinchè gliela consegnasse.
La principessa or vola, or no, imparerà.
(4)Il mio cuore ha conosciuto la principessa bionda:
da un torrione lei mi lanciò una piuma azzurra: l'aveva bagnata nei suoi begl'occhi; stringo quella piuma, adesso, e mi sembra d'esser sua amica, se non addirittura lei stessa.
Il mio cuore pensa che la principessa bionda abbia un cuore raggrinzito, certo, ma brama d'impossessarsi del suo sorriso, così che possa indossarlo io; brama di strapparle via le unghie perfette, così che possano decorare le mie mani. Il mio cuore ed il ragazzo hanno conosciuto la principessa bionda ed or non bramano che lei, così bella ed azzurra in un fresco castello.
(5)Il ragazzo ha chiesto alla principessa bionda di sopportare un caldo che lei non ha mai conosciuto:
il ragazzo ha gli occhi azzurri come il cielo quando il suo cuore è sereno; ha denti diritti come un perfetto steccato, di quelli che vengono riverniciati di bianco nei film; il ragazzo ha la pelle liscia, scura e soda.
La principessa, vedendolo, ha boccheggiato (sporca di rossetto) non credendo, infatti, che esistesse qualcuno che potesse farle brillare gl'occhi dal primo istante.
Il ragazzo, un giorno, ricevette una piuma rossa: la principessa l'aveva baciata ed egli baciò la piuma.
Il ragazzo abita in una casa fresca in modo artificiale e ha un letto grande con le lenzuola rosse (da quando ha baciato la piuma) ed il cuscino blu (da quando ha pizzicato gli occhi dipinti della principessa).
Il mio cuore era adagiato là, ignaro, accanto al cuscino blu, sopra il lenzuolo rosso (perciò non si vedeva).
Il ragazzo non poteva resistere al pensiero d'avero solo quello stupido (mio) muscolo appoggiato affianco.
Il mio cuore è rosso da quando il ragazzo l'ha conosciuto, ma porta ancora i segni rosa chiaro d'altri cuscini: il cuore della principessa pulsa di sangue da tutta la vita.
Il ragazzo ha detto alla principessa di andar da lui a provare quant'è comodo il suo letto.
(Il mio cuore restava adagiato là, ignaro e rosso, stavolta sotto il cuscino blu). La principessa sfiderà il caldo.
(6)il mio cuore ha conosciuto il ragazzo:
il cuore del ragazzo è del verde del prato più folto e soffice, uno di quei prati da pubblicità dove le persone corrono scalze e sorridono solo per l'aver toccato quel natural tappeto.
Il mio cuore, quando vide il ragazzo, sorrise subito guardando il cielo, guardando il prato da pubblicità e lo steccato riverniciato in un film.
Il ragazzo utilizzò il sorriso di ricambio, ricambiandolo.
Il mio cuore, al mio contrario, non s'accorse d'esser stato gabbato alla grande e si disse che, forse, c'era un buon motivo, oltre lo splender del ragazzo, per correre a sussurrargli chi fosse.
(7)Il ragazzo fa accomodar la principessa bionda:
la principessa poteva volare grazie alla voce del ragazzo (donatale in una conchiglia che era mia) ed infatti volò. Il grande letto rosso del ragazzo, mentre il mio cuore dormiva, si piegò lievemente nel mezzo sotto il peso di lui, di lei, di lor due fusi assieme in modo inaspettato, improvviso e più che mai (che con me) appagante.
Il mio cuore rotolò via: non c'era spazio per lui, se doveva star comoda la principessa.
La principessa ha gli occhi ed il sangue blu, sfida il caldo, pizzica gli occhi del ragazzo coi suoi, sporca di blu (ancora) il mio cuore rosso/rosa ancora.
Il ragazzo s'accorse di stringer tra le mani altro dalla principessa e, sdraiandosi su di lei, senza farsi accorgere, spinse il mio cuore sotto al letto, come un calzino sporco trovato casualmente ed al momento sbagliato: motivo d'imbarazzo.
La principessa, finito di pizzicar quella pelle ch'era mia, cercando le sue mutandine (non sapeva che il ragazzo avrebbe potuto ritrovarle ad occhi chiusi) vide il mio cuore in mezzo alla polvere e, senza sgrullarlo, lo spinse nel tubo del condizionatore.
La stanza del ragazzo è pervasa dell'odor del cuore mio, talvolta sente sussurrarsi dal vento finto “Amore mio”, ma non ricorda più la mia voce e si spaventa.
Il ragazzo ha due cuori stracciati, dipinti sulla pelle: nessuno è mio. Il mio sussulta in un tubo di plastica.
(8)Il mio cuore ha conosciuto il condizionatore del ragazzo:
“L'afa e le ragnatele dello sgabuzzino era dove viveva il mio amore, ora son rosa di nuovo e solamente rosa sarò senza il ragazzo”, ha dichiarato il mio cuore, sbattendo la porta e girando la chiave due volte dall'interno.
Il mio cuore ed io non ci fidiamo più degli omini che vivono strizzando il cuor mio.
Il mio cuor ha mandato al ragazzo, urlando dentro una conchiglia, le chiavi dello stanzino.
(9)Le chiavi sono nel condizionatore:
il ragazzo le troverà quando andrà a cercar l'origine di quella (mia) voce che gli sussurra ogni tanto “Amore mio”, spaventandolo.
Il ragazzo getterà via la conchiglia, sospettando un guasto al condizionatore (e credendo che sia il guasto a sussurrare al suo orecchio). Il ragazzo getterà via ogni paura, getterà via me.
(10)Il ragazzo l'ha già fatto:
qui ci resta aggrappato solo il mio stupido muscolo rosso (con lui), rosa (da ora).

Uno strano uccello mi consiglia da fuori la finestea d'attender la morte col cuore in mano/rosa.