Esistenze di città, di città di mare, che la sabbia scende giù con la pioggia, col vento, tutta sulla mia macchina che è del colore dei prati in inverno.
Giro la testa, un odore lontano, mi ricorda qualcosa che non voglio più neanche immaginare. Il mio cane solo lo riconosce.
Nella mia testa quell'odore è della carne, del sudore, d'uomini, di lacrime lasciate appassire sulle labbra di una ragazzina. Nella mia testa quell'odore diventa arabesco, strisciante: volitivo passeggero della mia anima, che mi rende bestia, che mi rende umana.
L'asfalto sotto suole di gomma sessanta euro che getterò nel primo fango d'autunno e sulla testa un cielo grigio solcato di traverso da un airone cinerino, maestoso animale.
Una vita nuova che non arriverà mai e la smania di crescere che mi porta ancora a sbagliare e sbagliare. Perchè esser piccoli significa dover sbagliare ed esser grandi, esser grandi significa esattamente la stessa cosa. Ed io sbaglio oggi e sbaglierò domani a cercare una relazione normale, una relazione d'amore e non di sofferenza e ferite.
Giro la testa, due anni tutti nelle mie orecchie, e di risate il vento non ne ha mai portate.