sabato 31 marzo 2012

Il primo giorno.

Quante cose sono successe questi giorni! Non ho proprio trovato tempo nè modo di stare al pc, anche perchè quando sono stata a casa ero sempre con il mio ragazzo od il mio migliore amico.
In ogni caso la grande notizia è: MI SONO ISCRITTA IN PALESTRA.
O meglio...
Nella mia città c'è un servizio di consegna a domicilio che per un tot. di ordine ti regala 5 entrate gratis in palestra, della serie "Se ti mangi tutta sta roba assicurati di andarla a smaltire". Beh, vi ricordate quando avevo mangiato tutti quegli hamburger ecc... ?! Mi hanno regalato sto buono e, dato che ieri sono tornata qui da Roma, mi sono andata finalmente a fare il culo in palestra. Mi ero scordata quanto l'attività fisica mi facesse venire voglia di vivere.
Sono stati dei giorni bui, alimentati da un attacco di panico mercoledì con annessa crisi violenta: ho spaccato tutto in camera mia e quasi picchiato il mio ragazzo con una mensola. Giovedì morale di merda: "Perchè non riesco a fare niente?!". Venerdì: palestra e milioni di sorrisi, peccato la crisi di panico per essere uscita vestita in modo "strano" (parere del signor mio ragazzo).
Sapete, a me non è mai fregato niente di niente e di nessuno. Quando non mi andava di cambiarmi la mattina andavo a scuola in pigiama; ho avuto i dread per due anni e per quegli stessi due anni ho usato (alternandoli) solo due paia di jeans entrambi completamente scritti ed un solo paio di scarpe da skate devastate. Non mi è mai interessato NIENTE.
Ieri mi ero messa dei pantaloni bianchi super stretti "E sti cazzi", è il mio motto. Per me posso essere pure ridicola, basta che sto comoda io. Ebbene, vado a prendere il mio ragazzo e mi dice che ero vestita in modo strano. *Grazie al cazzo c'ho i pantaloni per fare equitazione addosso*, ma dopo sto pensiero ho iniziato a piangere. LUI LO SA che non deve fare commenti su come sono o su come mi vesto in sto periodo, perchè vado ai matti, inizio a vergognarmi come un cane e SEMPRE inizio a piangere: sono una bella frignona io, è la mia prima reazione a tutto il pianto.
Comunque, l'ho costretto a portarmi a casa e a farmi cambiare. Quindi sono uscita vestita in una maniera indignitosa per una persona di 22 anni e vergognandomi il triplo, ma almeno non in modo "strano" (secondo lui).
Che merda di persona. Quando fa così è davvero la feccia del genere umano. Ma tanto sono abituata, mi dico, lo sopporto da due anni e ne ho viste di peggiori di scene da lui.
PERO' CHE PALLE!!
Per di più ieri ho visto quella puttana con la quale mi ha tradita. Ho rimpianto seriamente di non essere uscita col coltello (come sono costretta a fare quando esco a piedi, causa tentati strupri da parte di extracomunitari).
E vabbè. Oggi: palestra di nuovo. Ho sudato l'anima ed è stato come buttare fuori tutto lo schifo sorbitomi ieri. Lunedì andrò a iscrivermi anche a Roma, per forza. Ora non posso fermarmi.
Poooi... Oggi sono andata a casa di mio padre, quella in campagna: ha preso un'asinella. Non immaginate quanto può essere bella e poi si è già affezionata tantissimo a lui e lo segue dappertutto: va in giro intorno casa con tutti i cani al seguito e l'asinella. E' una cosa fantastica. Sono stata bene ed ora sono proprio soddisfatta di questi giorni, nonostante tutto, e sono soddisfatta di come ho lavorato bene in palestra e sono soddisfatta di stare a dieta per bene e sono soddisfatta UN POCHINO di me stessa.
Per una volta.

(Ieri sera sono uscita E NON HO BEVUTO. Oggi ho lo stesso obiettivo.)

Vi bacio e mi scuso per la scomparsa di questi due giorni.
La vostra dolorante B.

giovedì 29 marzo 2012

Anche la carta può morire.

Mi accompagnano da tutta la vita solamente le mie parole: le mie cose più importanti.
Ho ucciso decine di fogli spingendoci dentro la punta della penna: l'ho fatto solo per amor di quei ghirigori neri che lisci si stendevano sopra i quadretti o le righe o il bianco, sopra qualunque cosa.
Ho iniziato a scriver parole per te quando ancora tu non m'avevi mai vista, ed ora eccoci qui: sei così stranamente vicino a me, così nitido da non sembrar vero.
Te, per il quale ho ucciso mille fogli non credendo mai di vederti arrivare, pensandoti sempre come un oggetto di carta e nulla più.
Mi accompagnano da tutta la vita i miei sogni, quelli in cui tu muovevi le labbra e mi facevi sentire quelle mie parole, che pensavo di conoscere io sola.
Eppure tu le sapevi, eccome se le sapevi, e come le sapevi muover bene le labbra in quei sogni.
Ora che t'ho afferrato un attimo, tu mi dici quelle stesse parole che sognai così amaramente; dici proprio quello che volevo sentirmi dire da te.
Ora che t'ho ascoltato un attimo, mille giorni e ancor di più, ho capito che nonostante tu mi dica ciò che desideravo, non ci credi quanto me.
Mi accompagnano da tutta la vita le mie utopie di baci d'amore, di occhi luccicanti e mani incantate; mi accompagnano le tue dolci labbra eteree: quelle che, nonostante ora sian sulla mia pelle, continuano a voler più assomigliare ad un liquido volatile, piuttosto che a dolci ciottoli caldi del sole del mare.
Ho afferrato ogni tua parola, anche quelle non dette a me.
E a me sembran più vere quelle che hai sputato in faccia a chi non le meritava, piuttosto che quelle che hai sussurrato sui miei occhi che non voglion che te.
Ho visto, purtroppo o per fortuna, che non parli come fai con me solamente con me.
Ora dove m'accompagneranno queste penne assassine, che tanta morte di fogli bramano?
Dove m'accompagneranno queste parole così lisce da restar sulla carta?
Dove m'accompagnerai te, che non sei capace di guardarmi senza voler altro, senza sperare in altro, senza credere altro?
Piuttosto, sicuro che m'accompagnerai?
Io vedo confonderti tra mille nuvole color verde acqua, o poco di meno.
E io credo che quello lì sia il tuo posto, che io non merito neanche una tua unghia, figuriamoci un sorriso.
E io credo che non durerà un minuto di più questo falso movimento labiale; falso, falso, oscuro amico di mille anni e ancor di più: falso amico d'un attimo.
Falso, falso, oscuro amico che mi convince di cose che tu per primo smentisci; falso amico che mille ragioni (e ancor di più) e verità continua ad urlarmi sulla nuca; falso amico che non vorrei ascoltare.
Falso, falso, oscuro tesoro che corrompe il mio cuore ch'era guarito, che lo distrugge una volta ancora.
Cancello i tuoi movimenti, i tuoi passi, le risorse che m'hai dato, tanto non c'ha mai creduto nessuno.
Te per primo, io poi: ora.

Le mie tisane: miracolosa idratazione.

Buon giorno a tutte quante *
Qui c'è il sole ma non fa troppo caldo e sono di buon umore. Ho visto che molte di voi pubblicano ricette, consigli su creme e cremine e quant'altro. Oggi allora voglio dare il mio contributo e parlare di tisane.
Nell'ultimo mese ho sostituito i due litri di acqua con due litri di tisane al giorno.
Vi diró, mi sono sgonfiata come un palloncino bucato, quindi vi posto la mia tabella di marcia verso l'idratazione ahahhaa!
Ne bevo una di ognuna al giorno, senza zucchero nè dolcificante!
Quindi:

1) Tisana all'ortica: da comprarsi in foglie in erboristeria. Combatte la ritenzione idrica ed è altamente diuretica. Funziona veramente.
2) Tisana al tarassaco (ovvero dente di leone): stessa funzione di quella all'ortica e sempre da comprarsi in foglie in erboristeria.

Con un mese di queste due tisane ogni giorno mi è sparita la cellulite e ci tengo a sottolineare che a parte camminare col cane non faccio attività fisica. L'unico inconveniente è che ti fanno fare litri di pipì, quindi io le bevo solamente quando so che sto a casa e che posso usare il bagno tutte le volte che voglio.

3) Tisana depurativa (marca sogni d'oro): contiene viola, ortica, tarassaco e menta. All'inizio bevevo solo una di queste al giorno: mi ha sgonfiata TANTISSIMO. Cioè, ovviamente il peso non cambia, parliamoci chiaro, ma si vede proprio la differenza quando metto i pantaloni. Addirittura alcuni leggins mi vanno largotti. Di solito la bevo di pomeriggio dopo la merenda.
4) Tisana drenante (marca Bonomelli): contiene ortica, verbena, ortisiphon e betulla. Questa è prettamente diuretica e direi che l'effetto è devastante. In più io ho anche notato un certo effetto lassativo che sulla scatola non è segnalato, quindi magari sono io che ho questo tipo di reazione. Questa la bevo di solito di sera così ripulisco il tutto da quello che ho mangiato durante il giorno.
4) Thè verde (collection della Twinings): prima di tutto ho scelto la Twinings perché per me è una certezza, come secondo punto ho scelto la collection in modo da avere non solo quello puro, ma anche le varianti con menta, limone e gelsomino che dopo i pasti sono un toccasana.
5) Infuso di limone e zenzero (Twinings): questo infuso, invece, ha delle proprietà digestive devastanti. Ammetto che senza zucchero o altro il sapore dello zenzero è davvero fortissimo, peró ne vale la pena. Dopo averlo bevuto mi passa qualunque sensazione di pesantezza anche quando mangio un po' più del solito o cose che non sono abituata a mangiare.
6) Tisana per la digestione (Twinings Digestif): non sono necessarie descrizioni, in ogni caso non ha effetto immediato ma accelera il processo di digestione.

Queste sono quelle che bevo ogni giorno di sicuro. Poi ogni tanto a colazione mi faccio il Thè Ati, quello proprio da colazione, che mi piace da impazzire.
Sulla mensola ho anche:
Thè arancia e cannella (buonissimo e "sciacquante", cioè la cannella scaccia via qualunque sapore si ha in bocca e nello stomaco);
Immancabile camomilla;
Thè lampone ed Echinacea (lenitivo; un toccasana per raffreddori, tosse e febbre);
Thè verde in foglie;
Infuso alla ciliegia ed erbette varie (completamente biologico e dolcissimo sfizio anche senza dolcificante/zucchero; di solito ne preparo una bottiglia e la faccio freddare in frigo: buonissimo!);
Pure green tea Twinings;
Classici thè al limone puro;
Camomilla in fiori presa in erboristeria (qui abbiamo tutti problemi col sonno).

Questo è tutto. Ci tengo a precisare che io sono maniaca delle tisane da quando sono nata, quindi ho sfruttato questa mania per costringermi ad idratarmi, dato che l'acqua non riesco proprio a berla a meno che non stia crepando di sete. Invece, bevendo roba con un sapore, mi fa molto più piacere! Per di più da quando le bevo vado molto più tranquillamente in bagno la mattina.

In ogni caso vi consiglio ognuna di queste tisane. Di sapore sono tutte molto buone e sono tutte efficaci (test di laboratorio su ventiduenne maniaca).

Vi bacio e tante cose varie
<3
B.

mercoledì 28 marzo 2012

Giusto a metà fra carne e ossa ci sono i miei cavi - [ Tatuaggio n° 5 ]

Prima di tutto, mi scuso per la qualità orribile della foto, ma purtroppo il mio ragazzo non ha proprio bene in mente come si fa a fotografare decentemente dei tatuaggi.

Questa è la mia geisha robot, tatuaggio numero 5: il mio numero perfetto. Un lavoro di sette ore, sette ore di sangue senza dolore, per imprimermi a vita sulla pelle la mia squallida adolescenza.
Per anni sono stata una geisha: mi sono presa cura di così tante persone, le ho accolte in casa mia, le ho aiutate economicamente, le ho amate con tutto il mio corpo, mi sono spogliata per loro quando me lo hanno chiesto senza timori, mi sono fidata ciecamente di chiunque mi abbia rivolto un solo sguardo. Per tutti questi anni sono stata un robot: tutto quello che ho fatto mi ha riempito di cicatrici il cuore già piccolo, che ora purtroppo è avvizzito; e ho finto non mi facessero del male, per dieci anni e ancora oggi, io fingo sempre di non stare male, di non avere un cuore che purtroppo invece ho e batte e scalpita, che mi fa male nel petto e si emoziona e piange di dolore, di gioia, di euforia. Ed invece sembro sempre una maledettissima macchina: mi accendo, mi spengo con un solo batter di ciglia.
Mi sento sempre in missione, militare nelle vite disastrate altrui e cerco di riparare le cose belle e distruggere le cose brutte e non appena vedo un sorriso sul volto dell'altro mi ritengo in congedo, abbandono le armi e me ne torno in patria: chiusa in bagno a piangere in ginocchio a terra, perchè se piango nella mia camera i fantasmi nelle mie lacrime mi perseguitano per giorni, settimane, mesi.
Mai fare l'errore di piangere nella propria camera.

Scrivevo tempo fa:
"La botta non si deve sopire, si deve celare. Questa botta è tua: il tuo respiro, il tremore delle tue mani, la tua ferita; questa botta è la tua anima: la tua essenza prima. L'urto, lo slancio che questo corpo invisibile prende per poterti colpire in pieno, la sua faccia prima di partire: tutto questo è la botta che riceverai e quando ti alzerai con le palpebre piene di lacrime sarà solo a questo che penserai: l'urto, lo slancio, la sua faccia prima di partire, piena di sospiri. E ti coprirai il volto, sommerso d'aria, tu piccolo palloncino che resiste ad un ago troppo duro, miracolo. E nasconderai il viso in un braccio perchè non vuoi lasciar sfuggire quel dolore: c'è amore innato tra voi due, tu uomo, lui eroe. La botta non si deve sopire, si deve celare. T'alzi di scatto sorridendo al pubblico, marionetta: -E' mia, è mia, è mia-, pensi. Tienti stretta ogni angoscia, ogni malinconia, ogni lacrima versata sulle lenzuola sporche. La cenere non si toglie mai dalle stoffe: alone di corpi che ci son stati, di sigarette senza primo soccorso; alone di cui avverti l'odore e la vita.
Tieni questa botta, dormi, chiudi gli occhi fino a che non li sigillerà la morte.
-Ti amo, ti ringrazio infinitamente, non lasciarmi scivolare via, resta qui, fammi aggrappare: voglio che tu mi faccia male fino a non farmi più avere speranza. Io ti chiedo, ti imploro, ammazzami.-"


Viamo/vibacio
B.

martedì 27 marzo 2012

Non c'è uno stile uniforme, solo la mia pelle che batte ed il miocervello che urla "Sfregiami di più".

(0)

Contrariamente a quanto si sente dire, nella vita è molto più difficile arrendersi che lottare.
Fino a che si riesce a restare aggrappati ad una convinzione ed a difenderla, anche solo con l'uso delle parole, ci si continua a sentire quasi pieni, completi, finiti, per quanto, poi, il difendere tale convinzione (anche semplicemente di fronte a se stessi) porti nient'altro che dolore e fatica.
Nel momento in cui ci si arrende e si ammette che quella convinzione non era realmente fondata su basi solide, che non si era nella ragione o che, molto più probabilmente, ci si voleva illudere, è proprio in quel momento che ci si sente svuotati, privi di un qualche pezzo scoperto fondamentale all'improvviso.
A noi due è successo così:

(1)
all'inizio era solamente una scaramuccia, una cosa da niente, mi dicevano. Ero stata costretta a tracciare una linea con il pennarello indelebile attorno alla mia vita, che passava per l'ombelico e mi cingeva pancia e schiena, in modo da dividere le mie due metà: quella di sopra e quella di sotto. Sono stata ore a cercare di riconciliarle, ma la lingua, che era ed è nella parte di sopra, si ribellava un po' e quindi non mi rendeva le cose molto facili.
Mi dicevano che sarebbe passata ad entrambe le parti, quella furia così sciocca che si vergognavano di comunicarmi: tutt'ora non ho ancora ben chiaro il motivo del litigio, ma penso che ci sia stato un problema d'amore tra arti sbagliati.
Da quel che ho capito la mia mano sinistra ed il mio piede sinistro, incontrandosi sotto la doccia, avevano fatto l'amore in mezzo alle bolle di sapone e da quel momento avevano iniziato a cercarsi e cercarsi di notte, quando l'altro piede e l'altra mano non potevano scoprirli.
Sia ben inteso che le mie due mani si stavano molto simpatiche, così come i miei due piedi; le prime ondeggiavano perfettamente sincronizzate mentre camminavo, prima l'una poi l'altra; i secondi anche riuscivano a muoversi in perfetta sintonia, rendendomi possibili quelle camminate che tanto mi piacevano.
Una notte però, la mia mano destra, svegliatasi per grattarmi un ginocchio, scoprì i due amanti nascosti in fondo al mio piumino, intenti ad intrecciarsi le dita.
La mano destra, così, non volendosi arrendere all'aver perso la sua unica anima DAVVERO gemella e vedendosi costretta ad un amore con un essere così diverso da lei come il mio piede destro, decise d'ingaggiare questa battaglia, che alla lunga coinvolse anche me.
Dicendo "me" intendo il mio pensiero, la mia mente pensante, dato che tutto il resto che c'è al di sopra della famosa Trincea Dell'Ombelico si è schierata senza nemmeno pensarci dalla parte della mano destra. Questo schieramento, all'inizio, fu organizzato in gran segreto, volendo tutti quanti riuscire a far innamorare la mano sinistra di quella destra.
Non immaginavano, però, quelli di sopra, che l'amore tra i due diversi era così forte da averli uniti inscindibilmente nel giro delle loro prime ore insieme. Questi loro sentimenti hanno causato in me la grande passione del grattarmi le dita dei piedi, per lo più i piccoli mignolini, che a quanto pare sono la parte preferita dalla mano sinistra di quel che si potrebbe chiamare "corpo" del mio piede sinistro.

La mano destra non s'arrese al destino nè tantomeno al buon senso, che a quanto pare era rimasto solamente alla mia mente pensante. E' necessario specificare che solamente la parte della mente che pensa, non quella che gestisce i vari movimenti, era rimasta fuori dal conflitto, una specie di Svizzera di carne. Quella parte che gestisce i movimenti è un po' una bandieruola e si allea con la parte che sembra averla vinta questo o quel giorno.
Questo suo spostarsi da uno schieramento ad un altro mi crea infiniti problemi.
Ad esempio, molto spesso la parte apparentemente vincente le ordina di fermare questo o quel movimento o di compierne alcuni strani e inspiegabili.
Sono stata costretta a letto per tre giorni perchè il mio piede sinistro non smetteva di ballare e, quindi, non riuscivo a chiuderlo nella sua scarpa.
Un'altra volta la mia mano destra è rimasta paralizzata per tre giorni, i tre giorni delle prove scritte degli esami di maturità.
Col tempo ho capito che questi inconvenienti non si possono evitare, così li lascio fare e li lascio lottare, dato che d'arrendersi non ne vogliono sapere.
Ultimamente, però, sembra che la parte di sopra stia riuscendo ad averla vinta, infatti vedo le due mani avvicinarsi in modo molto sospetto ed arrossarsi quando, sotto la doccia, si sfiorano mentre mi lavo.
Secondo me tra le due prima o poi nascerà qualcosa.
Vorrei spiegare finalmente, il significato della linea: la mano destra, l'unica capace di scrivere, pensava che in quel modo avrebbe potuto impedire alla sinistra di visitare di notte il suo amato piede, scordandosi che quella linea non era una recinzione e che, comunque, le mie vertebre restavano in grado di piegarsi e di avvicinare, quindi, i due amanti. La parte di sotto, capitanata dal piede destro, sentitosi offeso dalla mano destra, che l'aveva rifiutato schifata da quell'essere con le dita corte (ed anche un po' puzzolente), si era schierata totalmente a favore del piede sinistro, appoggiando un amore così passionale e violento, capace di sconfiggere qualunque differenza di sorta.
La parte di sopra invece, più razionale e meglio gestita, si era lasciata trascinare dalla mano destra in una battaglia in stile "aristocrazia contro servitù", convinti che solo i simili posso stare insieme e che non esistono la passione e l'amore, ma solamente una sorta di rispetto che riesce ad unire due parti del corpo, quasi come un'alleanza, e che le fa collaborare per il resto della loro vita.

(2)
Le due mani, con l'arrivo dell'inverno, si sono ritrovate costrette in una convivenza coatta, inasprita dai continui attacchi delle due parti (quella di sopra e quella di sotto) scagliati l'una contro l'altra e dai continui
tentativi diplomatici dei due amanti, capitanati dalla mano.
Nonostante la rabbia che è nata tra le due mani, sembra che quando si ritrovano chiuse nel tascone della felpa, ne abbiano di argomenti di cui parlare.
Contemporaneamente a questo loro avvicinarsi, la mano destra mi è sembrata molto più svogliata, quasi incapace di scrivere o di afferrare la forchetta, tant'è che ho dovuto iniziare a scrivere con la sinistra, che a quanto pare ha imparato all'improvviso a scandire sui fogli i motivi delle lettere.

(3)
Finalmente, penso di aver scoperto cosa è successo: la mano destra s'è arresa.
Con lei s'è arresa la parte di sopra del mio corpo, completamente, solamente i muscoli involontari continuano a funzionare per mia fortuna e grazie alla loro brutali stupidità da bravi manovali, abituati al lavoro duro e ligi al dovere.
La mia mano destra non scrive più e non riesce neanche più a fare le mille cose per cui utilizzavo solo lei: come timbrare il biglietto sull'autobus o girare la minestra o stringere la mano a chi mi veniva presentato.
Lo stomaco lavora a stento e svogliatamente e quindi ho dovuto iniziare a mangiare di meno, per non caricarlo con troppo lavoro, che comunque non svolgerebbe.
L'arrendersi della mano ha rafforzato unicamente i due clandestini innamorati e la parte di sotto, che sembra bilanciare la flemma di sopra con una strana euforia che mi fa correre come una forsennata per strada con il braccio destro che sventola come un fazzoletto, che mi fa saltare la corda senza mai sbagliare e che sembra voler sempre essere in festa, avendo vinto la guerra civile.
I miei occhi non ci vedono più molto bene, o comunque ci vedono quando vogliono loro.
Questo è quanto m'è successo.

(4)
La mia mano destra, ingaggiando una guerra e trasmettendo le sue convinzioni ad una metà del mio corpo e poi arrendendosi all'idea di non poter avere l'amore in cui diceva di non credere e scoprendo di dovere accontentarsi del rispetto che tanto desiderava, ha svuotato se stessa e tutta la mia parte alta del corpo.
Così ora funziono a stento: metà viva e metà morta.
Solo la mia mente pensante è rimasta illesa, lasciandomi il privilegio di rendermi conto di essere sospesa tra due stadi così differenti, lasciandomi l'onore di assistere alla putrefazione della mia parte di sopra e di gioire della vitalità malata della mia parte di sotto.

lunedì 26 marzo 2012

Post da parco - Amor ch'a nullo amato amar perdona

Mi si chiedeva se c'erano delle cose che amavo prima di tutto, senza odio di fondo e senza rancore di sorta, ma nella vita poche cose si amano senza condizioni e queste sono le poche cose che io amo in questo strano modo.

1. Amo scrivere, mi fa sentire un Dio;
2. Amo tatuarmi e la pazzia totale del mio tatuare, un genio nel disegno che sa farmi male, che sa cosa significa questo o quello senza che io debba mettermi a spiegare;
3. Amo l'odore dell'erba tagliata rimasta a scaldarsi abbandonata suo prati, mi fa tornare bambina in un dolo respiro;
4. Amo chi è riuscito a dimostrarmi amore, i miei pochissimi amici per i quali potrei sfidare il mondo senza paure e senza dubbi;
5. Amo i videogiochi, che mi strappano sempre delle ottime mezze ore in cui sono qualcun altro, un qualcun altro che possiedo completamente e che posso manipolare senza problemi;
6. Amo leggere, ritrovarmi nelle parole di qualcuno che non conosco, potermi sentire così meno sola;
7. Amo tirare su le mie piante, sporcandomi le dita di terra e lasciando che il mio cuore si stringa per ogni foglia avvizzita;
8. Amo dormire, riposare questa testa piena di fango;
9. Amo con tutta me stessa le ore passate seduta in balcone, a guardare la vita scorrere sulla strada senza che possa minimamente turbarmi, per almeno quelle ore;
10. Amo mio padre, un uomo sincero e gentile, un bambino di cinquanta anni che ha sempre le parole giuste per me;
11. Amo la satira e l'ironia, amo il sarcasmo e l'osé;
12. Amo la pioggia, mi mette sempre di buon umore il lacrimar del cielo.

______________

Oggi mi sono pesata, è successo un miracolo: nonostante le schifezze ingerite peso ancora 56.3! Pazzesco!
Vi scrivo al volo cosa sono riuscita a metabolizzare:
Venerdì: due pezzoni di pizza con mortadella e maionese, una birra, due cocktail, due shortini, un kebab;
Sabato: panino con hamburger, bacon e formaggio, anelli di cipolla fritti, nachos con salse varie, 1 kg di patatine fritte con altrettanta maionese, due birre, due mini panini con manzo e formaggio, un panino con la lonza, pasta con sugo di mare;
Domenica: pasta con crema di verdure e tre birre.

Ripeto, è un fottuto miracolo!

Un bacione a tutte quante,
<3 B.

sabato 24 marzo 2012

Odi et amo, caro Catullo.

  1. Odio i tacchi, ma mi fanno sentire bene quando li metto;
  2. Odio truccarmi, ma sono bravissima a farlo e mi sento sempre un po' più carina quando mi obbligo a farlo;
  3. Odio depilarmi, ma mi fanno troppo schifo i peli per essere scoraggiata ad eliminare qualunque tipo di peluria non bionda che ho addosso;
  4. Odio il cellulare, ma appena lo perdo di vista per tre secondi vado ai matti;
  5. Odio fumare, ma non potrei mai vivere senza;
  6. Odio la maschera da indossare che mi sono inventata, ma ormai non sono più niente senza di lei;
  7. Odio la città, ma amo Roma con tutta me stessa e quando ci torno mi viene sempre un tuffo al cuore;
  8. Odio il bisogno costante che ho di sfogarmi, ma nei periodi in cui non lo faccio riprendono gli attacchi di panico;
  9. Odio gli attacchi di panico che mi colgono sempre in pubblico, che mi straziano completamente e mi fanno urlare, mi fanno chiedere al mio ragazzo di uccidermi, ma dopo che è passato lo tsunami mi sento così libera, in un limbo morbido, e allora chiedo a Dio altri mille e mille attacchi di panico;
  10. Odio la mia natura da sognatrice che mi converte inevitabilmente in una perenne inconcludente, ma che mi fa sperare di poter vivere meglio un giorno;
  11. Odio mia madre, ma quando mi abbraccia mi sento di nuovo bambina e vorrei scappare a fare la ruota sui prati;
  12. Odio il mio ragazzo, ma quando mi bacia, ancora oggi, mi emoziono come se mi stesse dando il primo bacio di sempre;
  13. Odio il mio corpo, ma quando mi fanno dei complimenti mi gonfio d'orgoglio per un istante e mi viene quel piccolissimo dubbio che magari non sono come credo di essere;
  14. Odio carta e penna, ma sono fatta di essi e non potrei esser costituita d'altro: la mia carne è carta, le mie ossa penne a sfera, il mio sangue inchiostro;
  15.  Odio i miei piedi minuscoli e le mie mani altrettanto minuscole, attaccati alle estremità di un corpo enorme;
  16. Odio le donne, profondamente, ma ho tre amiche senza le quali non mi sembrerebbe di vivere;
  17. Odio gli uomini, che mi hanno massacrato in ogni dove e in ogni quando, ma sono una di quelle che non sa stare da sola, sempre con le mani in mille intrighi, impicci e grovigli irrisolvibili;
  18. Odio l'alcool che mi lascia lo stomaco vuoto e maleodorante e quel sapore in bocca, come se avessi mangiato terriccio universale, ma non potrei mai dire di no alla birra, al limone dopo il rum, alla sambuca annegata nella vodka. 

Scrivevo tempo fa:
"Rincorrersi un attimo sotto la luna, guardarci dieci minuti negli occhi senza più sapere cosa dire, stare là vicini con la preoccupazione di non sfiorarci mai, neanche per sbaglio.
Rincorrendo la luna capire che un attimo con te ne vale mille di altri, guardando altri occhi capire che nei tuoi ci sono io, avvicindando la tua mano stare ad aspettare che reagisca.
Avvicinandoci illuderci di essere una sola cosa e perfetta, due bocche che parlano delle stesse cose, due cuori spinti dalle stesse ragioni, quattro piedi che muovono verso la stessa meta.
Guardandoci illuderci di essere belli, incredibili, quasi come gli dèi dell'Olimpo: guardandoci illuderci che dovremmo essere d'esempio a tutti. Così superbi da spaventare anche il più maligno essere, il più serpente umano.
Rincorrendoci capirci, io te e tu me, e poi, quando inizia a mancare il fiato, lasciare che le gambe cedano e cadere assieme verso non si sa cosa, non si sa chi, sapendo solo il perchè della caduta: il fiato iniziava a mancare, le gambe a far male.
Cadendo abbracciarci sulle superfici più varie: i nostri pavimenti, i nostri piumoni, la nostra sabbia, la nostra erba. E abbracciandoci sentirci una sola cosa e perfetta, quattro braccia che si arrotolano con naturalezza assieme, come un cilindro di carta che ricerca spontaneamente la sua posizione di sempre quando viene disteso.
E, sentendoci assieme, sorridere di quanto siamo stupidi o intelligenti, di quanto litighiamo e di quanto stiamo bene insieme. E ridere quando si finisce di litigare e scuotere la testa, io verso te e tu verso me, guardandoci con la vergogna di chi sa che tanto certe cose tra di noi non durano neanche un'ora.
Ma poi quell'ora arriva, quella in cui non ci arrotoliamo più spontaneamente, chè sembra tutto uguale, programmato. E quando arriva riconoscere le originarie illusioni: noi non siamo gl'alti dèi dell'Olimpo, bensì le loro cavie: due tizi presi a caso da loro per divertirsi un po', per essere spostati, plasmati, manovrati, illusi ancora. Ancora illusi, io e te.
E stupirci, guardandoci, di quanto siamo stati stupidi o intelligenti a non capire subito che era tutto falso; guardandoci capire che quel falso, quel gioco, ci è piaciuto in ogni sua forma ed ammettere di non poter più sottostare ad esso.
Divenire io me e tu te, divenire distinti, separati, una cosa che zoppica, non più belli, non più dèi.
Zoppicare assieme verso mete diverse.
Un anno è passato, e tu te ne devi andare.
Ed io devo abbassare il capo, guardare i miei piedi stesi da soli sul sole che ha sempre illuminato i nostri pavimenti, i nostri piumoni, la nostra sabbia, la nostra erba."

LO DICO AL MONDO CAZZO

IO DA OGGI NON BEVO PIU.

Ma che serata di merda ieri sera! Mi sono ubriacata senza scopo nè motivo e sono finita a mangiare un kebab, dopo aver cenato con pizza bianca con la mortadella :|
Ok, era tutto buonissimo, mi pare ovvio, ma CHE ROSICATA buttare tutto così all'aria, senza ragione proprio.
Quindi basta, non devo bere più, anche in nome del mal di fegato che ho oggi. Cioè, non mi è mai capitato di avere MAL DI FEGATO. Cazzo. Mio nonno a 80 anni stava meglio di me.
Intanto lunedì vado a iscrivermi in palestra, piscina e yoga.
Qua bisogna dare na svolta seria a tutta sta storia, perchè sennò finisce come al solito e mi ritrovo al mare in costume grassa e flaccida. E quest'anno non esiste proprio.
Un'altra cosa che ho deciso è di non rimandare gli appuntamenti per i tatuaggi a Settembre: dover restare chiusa in casa a Giugno sarà una mano santa per lo studio. Mi devo sbrigare con sta laurea, così poi potrò mettere a tacere mia madre, che sta diventando piano piano più ossessiva.
La mia università l'ha scelta sempre lei. Io ero entrata ad Architettura, ma a quanto pare per lei era troppo poco; quindi ora sto a Ingegneria Elettronica. 
Divertentissimo proprio.
In ogni caso, a parte queste cose, oggi mischiando tutti sti malesseri sto davvero di merda e devo portare il mio cagnaccio da qualche parte a sfogarsi, altrimenti ci distrugge casa. Coglierò l'occasione per usare una macchinetta fotografica nuova.
Almeno quello.

Un bacione, 
dopo vi scrivo qualcosa di più interessante.
<3

venerdì 23 marzo 2012

Si torna.

Buon giorno ragazze mie,
vi posto sta fotaccia fatta un paio di anni fa, quando ancora il mio parrucchiere bastardo non mi aveva rovinata con questo caschetto tremendo.
In ogni caso, è da giovedì scorso che ho un mal di schiena spaventoso, probabilmente è una contrattura muscolare. Ma considerate che mercoledì stavo mettendomi i calzini in una posizione calcolata al millimetro per non sforzare troppo la schiena. Ad un certo punto la posizione cede di quel maledetto millimetro e SBEM: inizio a piangere dal dolore, mi trova il mio ragazzo nuda con addosso un calzino e mezzo piangente come una dodicenne. Alla fine mi ha dovuta vestire lui.    ._____________."
In ogni caso, ieri mi sono mangiata una cosa troppo buona e troppo leggera: gnocchi di carote. Una vera primizia, perchè sono buonissimi e ti illudono di stare mangiando gnocchi veri, in più per me è stato anche divertente prepararli. (Per chi volesse la ricetta sta su GialloZafferano).
A parte questo, finalmente è venuto l'idraulico, mia cuginastronza HA PULITO CASA, il mio ragazzo HA LAVATO I PIATTI ed il mio cane è sempre il solito orsetto bellissimo anche se dispettoso.
Insomma, pare un miracolo sta settimana. La primavera ha dato alla testa a tutti.
L'unica pecca?
Il mio ragazzo non comprende che con un mal di schiena come quello che ho (cioè, lui mi ha trovata in lacrime dal dolore) non posso essere molto attiva nel sesso; cazzo non riesco a mettermi un calzino e secondo lui però mi sarebbe possibile scoparlo.
Questa persona è completamente idiota, ve lo giuro, certe volte mi spaventa.

N.B.: ho letto su moltissimi blog che c'è un problema di stitichezza generale, provate a mangiare un po' di zuppa di legumi, ovviamente senza pane. Io ne ho mangiati quattro cucchiai l'altro ieri sera e ieri mattina ho fatto un disastro.

Ahahaha.
Questo è proprio un post di merda!

Un bacione, scusate il poco impegno,
vipenso/viseguo/viamo
B.
*

mercoledì 21 marzo 2012

Buona notte.

Vi lascio questa cosa che ho scritto l'estate in cui mi sono messa con il mio ragazzo, per lui.
Io esco e spero di riuscire a non bere: bella utopia.

"Sogna una notte da passare con me sotto gl'occhi delle stelle.
Sogna una notte da passare su di me sotto i tuoi occhi attenti.
Sogna un cartello che ti indichi la strada.
Sogna il suono più bello che c'è; io lo canterò per te.
Sogna un giorno da passare lontano da me.
Sogna un giorno da passare altrove, durante il quale il tuo sorriso diventerà mare, durante il quale il mare diverrà me.
Sogna me, sognami mentre ti conduco per mano dovunque tu voglia.
Sogna me, sognami mentre ti accarezzo la testa in un modo che odi.
Sogna te stesso, sognati tra dieci anni, sogna i ricordi che avrai, sogna ogni parola che ti avrò detto allora.
Sogna ogni dente che scopro mentre ti scopro, t'esploro e ti scruto.
Sogna ogni goccia che è caduta da te.
Sogna di non farne cadere più o, se preferisci, sogna che ci sia io a raccoglierle tutte.
Sognami mentre lecco il tuo cuore, il tuo dolcissimo cuore.
Il miglior sapore mai assaggiato in tutta la vita, uno di quei sapori che ti fanno sperare di non doverti lavare più i denti
e tenerlo per te, tenere quel sapore per te.
Sogna.
Io sognerò di tenermi te."

Il mio ragazzo. - Tatuaggio n. 1

In quello che sembra il lontanissimo 2010 ero insieme da due anni con un PazzoManiaco. Dopo il primo anno lui era entrato in depressione ed io mi ero sentita in dovere di andare a vivere con lui, per aiutarlo e per stargli vicina. La mia solita sindrome della crocerossina. Ebbene, dopo un anno a fare da infermierina ad una persona che neanche mi diceva buon giorno lui mi dice di essere andato in fissa con una mia amica, che doveva assolutamente scoparsela. Gli diedi una pausa e gli presentai questa mia amica, che non essendo puttana non l'ha degnato nemmeno di uno sguardo. Quando tornò da me, con la coda tra le gambe e le orecchie basse, lo lasciai.
Durante quella pausa avevo conosciuto il mio attuale ragazzo, G. Un colpo di fulmine, con un solo sguardo m'era crollato il cielo sulla testa; lui sempre in disparte, con gli occhi azzurri persi nel vuoto a guardare chissà cosa, con il cappello calcato sulla fronte e quel corpo bellissimo da giocatore di basket.
Ho pensato, per un secondo, che fosse Dio.
Usciva con la mia compagnia, ma durante i due anni in cui ero stata fidanzata eravamo usciti così poco, rinchiusi come in una casa per le bambole, che non l'avevo praticamente mai visto. Aveva addirittura fatto la mia stessa scuola, era compagno di banco di un mio ex ragazzo: io non lo avevo MAI visto.
Io sono una che non aspetta mai che le cose le capitino, io le cose le faccio capitare, me le prendo con le unghie e con i denti. Mi sono innamorata subito, dopo averlo visto, dopo la prima chiacchierata, già lo amavo. Iniziai a invitarlo a fare passeggiate, a fare canne, a casa mia. Il giorno del mio compleanno, quell'anno, fu l'unico a farmi gli auguri: mi portò una tazzina di caffè sotto casa.
A Maggio ero depressa come mai nella vita: il mio ex mi stava dando il tormento, tanto che dovetti denunciarlo per stalking dopo un episodio in cui, dopo mesi che mi seguiva per tutta la città, mi aveva sputato addosso e schiaffeggiata. Insomma, il 25 Maggio ero triste, ubriaca e sola dentro casa e non c'era il mio unico appiglio, G, che era ad un compleanno. La sera mi venne a salvare, andammo a nasconderci in dei vicoletti dove ci rifugiavamo sempre, in macchina. Ed iniziammo a parlare.
Fino a quel giorno non lo avevo nemmeno mai sfiorato per sbaglio, nemmeno un bacetto sulla guancia quando dovevamo salutarci, niente.
Questo perchè il mio ex aveva iniziato anche a rompere le palle a lui e nessuno dei due voleva fargli intendere che eravamo più che amici.
Quel giorno ero così triste, così devastata che mi prese di peso dal sedile del passeggero, mi mise sulle sue gambe e mi diede un abbraccio, un abbraccio di quelli in cui ti batte il cuore a tremila, ti scoppia quasi. Uno di quelli che nessuno vuole interrompere. Eravamo imbarazzati, una volta mollata la presa, imbarazzati da morire: "Due tredicenni", lo diciamo sempre. Spezzammo l'imbarazzo dicendo "Andiamo al mare", ci abbiamo passato qualcosa come sei mesi al mare di notte, il nostro posto segreto. Cantava Battiato nello stereo della sua macchina, cantava e ci aiutava a essere meno stupidi e anche meno innocenti. Scendiamo sulla spiaggia, faceva un freddo cane, ci copriamo con una coperta che lasciavamo sempre in macchina sua. Ci diciamo due cazzate, tanto per far finta di voler stare là per parlare come al solito.
E poi, il primo bacio. Non si sa mai com'è iniziato, ma ci si ritrova in mezzo, a sto maledetto primo bacio. "E cavolo quanto baci bene", la solita lussuriosa, ma non ero la sola. Penso che sia stato il più bel primo bacio della mia vita, con quella luna piena che si faceva i cazzi nostri e quelle labbra morbide che ha, e la consapevolezza di stare baciando un essere umano che mi riteneva un essere umano. Come si può spiegare quando ti viene strappato via il cuore in dieci secondi?
Semplicemente, non si può.
Scappiamo in macchina e ci spogliamo e ci scrutiamo con quegli sguardi da prima volta in cui ti chiedi sempre se sotto i vestiti l'altro è davvero come sembra. Scopiamo, ma a lui lo uccide l'alcool, solo dopo scoprirò quanti problemi ha col sesso, con lo scopare e basta.
Torniamo a casa pentiti e spaventati. Il mio ex non ci avrebbe mai lasciati stare, se ne sarebbe inventate di tutti i colori, con già in gola il sapore dello sputtanamento mi riaccompagna a casa e ci diciamo: "Mai più".
Il giorno dopo vado a trovarlo, mi sdraio a terra in camera sua, come sempre. Lui su quel divanetto che abbiamo finito per rompere nei mesi successivi.
Non sapevamo cosa dirci e grazie a Dio lui mi tira vicino a sè e mi dice: "Lo sappiamo tutti e due che dobbiamo farlo".
"Ma che sesso, che sesso, che sesso", scrivevo in un altro post. Eravamo come in una trans da baccanale, non ricordo quanto è durato, ricordo solo di aver goduto, di essere riuscita a farlo venire, lui che con le ultime tre ragazze non ci era mai riuscito. Ripeto, aveva tantissimi problemi con il sesso prima che sopraggiungessi io ad obbligarlo ad amarmi.
Il 25 Maggio, con quel primo bacio, ci siamo ritenuti inseparabili e ci ostinavamo a fingere che non fosse così. Abbiamo detto per tutta l'estate a venire, nonostante stessimo sempre insieme e scopassimo per la maggior parte del tempo, che dovevamo trovarci qualcun altro con cui stare. Perchè tra noi non sarebbe mai potuta andare, perchè c'erano troppi ostacoli, per colpa del mio passato. Eppure non andavamo mai in cerca di null'altro perchè, diciamoci la verità, ci bastavamo a vicenda. Lui posato, io caciarona; lui sportivo, io pigra; lui spaventato dal sesso, io quasi ninfomane. Ci siamo completati, è questa la verità.
In Luglio, sulla scia di dover trovare qualcun altro, lui invita a casa sua una tizia di Milano che aveva conosciuto su FB. Era bella sapete, magra magra e piccolina, con i capelli lunghi, sempre impeccabile: trucco, bikini a fascia, coda di cavallo. Io scappo, ferita come un'ignobile puttana, me ne vado a Roma dove avevo già trovato casa, quella dove ora viviamo insieme. Passo quattro giorni nutrendomi di caffè, canne d'erba e l'inchiostro della penna sulle pagine del quaderno che ho devastato. Stavo diventando scema, intanto lui continuava a dirmi che questa tizia era una deficiente, che non la sopportava, che stava cercando di mandarla via. Non gli credevo, dovevano per forza stare scopando, altrimenti la presenza di quella lì non aveva alcun senso. Il quinto giorno sono tornata da lui, volevo vederla, volevo farmi l'ennesimo male, vedere la ragazza che mi stava sfilando da sotto le dita l'unico ragazzo che avevo mai amato.
Beh, l'ho vista. Le sue foto erano una bugia, non me l'aspettavo. Era, sì, magra, ma sul resto era un vero sfacelo, per di più stupida. Lui mi vede, mi abbraccia per la prima volta in pubblico, subentro nella vacanza della tizia, mi riprendo il mio amore facendo la signora. Perchè a fumare ogni mia canna per seconda era lei, perchè ad assaggiare il mio coctail era lei. La avvelanavo piano piano, di odio, dello schifo verso una persona che per farsi una sveltina attraversa mezza Italia. La sera in cui sono tornata sono passata sotto casa di G, a lui non avevo detto di essere in città; gli lascia sulla macchina un bigliettino, incastrato alla maniglia della portiera, custode dei nostri regali segreti: "Ti lascio un bacio". E ci baciammo e facemmo del sesso segreto nascosti in qualunque angolo lontano da quella arpia. Lei se ne tornó a Milano, io partivo per Barcellona lo stesso giorno. Non so come o perché non pretesi vendetta, fatto sta che non riuscivo a pensare che a lui. Così nasce il mio primo tatuaggio, fatto a gratis da un ragazzo conosciuto tramite il mio spacciatore spagnolo.
Una piccola mappa del mio cuore, una freccia puntata nel centro "Tu sei qui".

E fu un'estate pazzesca piena di fughe, di lacrime, di gole rotte dalle grida; accompagnati dalla sua mente da bigotto provinciale che non riusciva a capire che anche le puttane hanno un cuore. E stare insieme in segreto perché lui non voleva essere chiamato "Infame" dal mio ex e dalla sua compagnia, che ripudió il PazzoManiaco solo dopo che mi picchió davanti a tutti. Peccato non ci fosse il mio bellissimo giocatore di basket, che l'avrebbe ammazzato con un dito solo.
Siamo stati un anno insieme, in segreto. Fino al giorno del suo compleanno, il 22 Maggio. Si presenta 3 minuti prima della mezzanotte ai pub, dove tutti ormai brindiamo il giorno di compleanno di ognuno; ovviamente, non essendo ufficialmente nemmeno amici io non avrei potuto abbracciarlo e continuava ad arrivare gente: maschi, femmine, cani che lo abbracciavano lo baciavano.
Ebbi il primo, dopo tanti anni, attacco di panico, primo di una lunga serie che mi ha costretta a ricorrere all'ipnosi, a scavare nel mio cervello marcio di ricordi cancellati e soppressi. D'altro canto ha convinto G a "venire allo scoperto". Ora siamo insieme da quasi due anni, ma ufficialmente solo da pochissimi mesi. E noi ci sentiamo sposati.

Questo è un riassunto, purtroppo delle emozioni che ho provato e che provo non posso scriverne liberamente, ma solo tramite il mio modo di scrivere viscerale, che mi devasta. Che mi toglie un grammo di sangue per ogni grammo d'inchiostro che impiego.

martedì 20 marzo 2012

L'idraulico.

Ve la ricordate Michelle Hunziker che cercava disperatamente un idraulico in quella pubblicità? O forse la memoria m'inganna e non era lei, magari era una delle solite facce che nascono e muoiono in una sola pubblicità. Fatto sta che mi sembra di essere sprofondata esattamente in quella pubblicità: si è rotto il sistema di scarico del lavandino della cucina e ho dovuto fare quattromila telefonate prima di trovare un povero diavolo che venisse a ripararlo.
È da giovedì che puntualmente si allaga la cucina, si allaga di un'acqua zozza da anni, le famigerate "acque ferme", per la gioia del mio cane, per il quale ogni cosa che puzza è buona.
Praticamente sono sei giorni che faccio la guardia al lavandino, seduta su uno sgabelletto di plastica bassissimo, armata di mocio e stracci vari, a mettere le mani in queste pozze degne si una palude.
"Vengo domani", mi dice l'idraulico 1, ma tanto si sentiva dalla voce che non sarebbe venuto, era palese.
Infatti non è mai comparso all'orizzonte tantomeno al portone del mio palazzo. Un bel problema.
L'idraulico 2 mi dice che avrei dovuto aspettare venerdì, ovvero resistere con questa puzza dentro casa per altri milioni di giorni.
L'idraulico 1 richiama e mi dice "Vengo lunedì", non era vero nemmeno questa volta.
Ieri sera mi costringo a lavare i piatti nella doccia, perché praticamente c'erano ammucchiate sul piano cottura tutte le pentole, padelle, ciotole e forchette che possediamo. O le lavavo o sarebbe finita a ordinare la pizza: no grazie! Bacinelle e detersivi alla mano, riprendo il mio fedele sgabello e mi siedo ai piedi della doccia, lavo per almeno un'ora e mezza.
L'idraulico 3 mi dice che non può venire in settimana e così anche il 4.
L'idraulico 1 si presenta oggi, con il classico marsupio e l'ancor più classico accento dell'est.
Svuota, pompa, stacca, riattacca.
Che schifo di buon giorno, un buon giorno che puzza di cibo marcito nell'acqua.

Un bacione a tutte, dopo vi posto qualcosa di più interessante **

domenica 18 marzo 2012

Che dire di ieri sera?!

Seduta su un divano rosso, canna in mano e la tastiera sotto le dita: come avere il mondo nelle mie mani.
Che dire di ier sera?! Sono uscita vestita in questo modo:


Insomma, una bella porchettina, però lo sapete che mi son detta: "Sti cazzi oggi piscio in testa a tutti", lo so, lo so, sono uno scaricatore di porto, ma che posso farci?! Sono un maschio (purtroppo) mancato.

Vabbè, giubotto, tabacco ed esco. E' San Patrizio, baby, ed io voglio spaccare il mondo stasera.
Arriviamo ai pub, era pieno di gente, area pedonale stracarica di corpi nella quale si crea un microclima più caldo per le migliaia di respiri emessi nel poco spazio.
Io, il mio ragazzo, il mio migliore amico ed una bella signorina; birre per aprire la serata. Si esce dal primo pub un po' annoiati e stanchi. Poi in un nonnulla arriva un altro amico nostro: "Shottino", la parola magica viene pronunciata e si da il via alle danze.
1° Shottino: Rum + Fetta di arancia con zucchero: entriamo nel pub; qui invece di dare gli scontrini evitano la fatica di leggerli e strapparli all'unico poveretto che serve da bere dandoti delle posate di plastica semplicemente da mostrare e consegnare. Ieri sera gli shottini erano coltelli di plastica gialli. Gli faccio: "Quattro coltelli", quattro coltelli mi vengono consegnati e li porto al barista che mi fa un rum perchè mi conosce, perchè lo sa che nella scelta vince sempre il rum. Brindiamo, buttiamo giù, si scappa. Si esce festanti e di nuovo vivi dopo la noia precedente.
2°-3°-4° Shottino: Rum + Fetta di lime: ci passa il freddo e ce la ridacchiamo rientrando. Vado al bancone agitando in aria i quattro coltelli gialli come se fossero maracas, così tanto per fare la cogliona. Scopro che agitarli in quel modo richiama l'attenzione di quello che fa i caffè e che, quindi, non lavora proprio di sera. Benissimo, ormai non dobbiamo più subire la fila. Brindiamo "Perchè il rum è il nettare degli dei", buttiamo giù ed eccoci di nuovo in strada, si parla, arrivano altri due amici. Parte la sfida: devo riuscire a farci offrire uno shottino a testa da ognuno di quelli che si aggiungeranno a noi nella serata. I primi due li aggancio subito, offrono il giro a tutti. Per di più doppio. Io e la bella signorina iniziamo a ballare ridendo come tredicenni ad un pigiama party, usciamo e riceviamo un abbraccio da una signora perchè stavo urlando: "E' San Patrissssssssio", spiegando "Se riesci ancora a pronunciare bene le Z non sei ancora ubriaco abbastanza". Sì, sì, lo so! Due cretine!
5° Shottino: Rum + Fetta di limone in zucchero e polvere di caffè: Cazzo, che goduria il limone dolce e quel retrogusto prepotente del caffè. Mi manda ai pazzi.
 6° Shottino: Rum + Sambuca + Boh a.k.a. Buco Nero: Baci e abbracci tra tutti quanti ed arriva un nostro amico. Beh, questo nostro amico è tirchio da morire, praticamente è Zio Paperone senza penne e becco; io dovevo ottenere l'offerta del giro. "Dai andiamo di qua, andiamo di là", parlo, parlo, parlo, urlo e sorrido, rido: da noi si dice "L'ho imbragato", ovvero subdolamente convinto, ad offrire il giro. Cinque coltelli, agitati in aria come maracas, al solito; avevo lanciato una moda di una notte, tutti con ste cazzo di maracas si facevano fare shottini dall'omino del caffè. Bastardi. Ovviamente la marmaglia di beoni di cui siamo parte ora sta tutta davanti a quello del caffè, quello degli alcolici libero. Ahiahiahi. Coltelli versati, brindiamo a "San Patrissssio", buttiamo giù. Che bello uscire senza sentire il freddo, con meno grasso addosso, vestita bene con lo smalto rovinato da maschiaccio che sono. Presa a bene, due ci abbandonano ed io cerco di rubare il cappello da San Patrizio a dei ragazzi che passavano di lì; poi passa un tizio mai visto che si ferma a salutare il mio ragazzo: cerco di spiegargli perchè non può andare a farsi solo shottini di assenzio. Boh, sinceramente non lo so nemmeno io perchè non dovrebbe farseli, ma parlo lo stesso, argomento. Ubriacona che sono, divento una show girl, show girl nel senso di pagliaccio della classe.
7° - 8° Shottino: Boh: Otto bicchierini passateci da uno spiraglio nella serranda a chiusura avvenuta, giusto perchè gli portiamo l'allegria il sabato. Meglio di così?
Meglio di così sarebbe stato non vomitare alle 4 del mattino per poi mangiarmi 2 euro di pizza rossa perchè ero uscita quasi a stomaco vuoto pur sapendo di andare a bere.
L'idiozia. Eppure mi sono divertita, tantissimo. Ed è per questo che non mi vergogno a postare la foto, perchè vestita in quel modo, dopo due ore di vergogna, ho iniziato a divertirmi davvero tanto, e l'alcool m'ha illusa di aver pisciato in testa a tutti e ne è valsa la pena.

Oggi ho un malessere generale col madischiena devastante e una nausea perpetua. Brutta storia, ma domani starò già meglio.
Tisane su tisane e ancora non riesco a reidratarmi.



Un bacione a tutte, spero abbiate passato anche voi un bel sabato *

sabato 17 marzo 2012

L'orribile consapevolezza.

Bilancio del venerdì sera:

Alloooooora, buon giorno a tutte quante, spero abbiate passato un bel venerdì.
Vi faccio un riassunto del mio ieri:
1) Torno a casa e vado dal mio ragazzo;
2) Sesso di riconciliazione, lacrime, sorrisi ed apparati vari;
3) Un nostro amico ci invita ad una serata reggae (cantava Brusco*) purtroppo in un locale troppo trash, dato che io gli dico sempre che è un piscio** siamo costretti ad andarci per coerenza;
4) Il padre del mio ragazzo ci invita a cena fuori, decidiamo di andare al ristorante etiope, che è comunque meglio della solita pizzaccia e di sicuro più leggero;
5) La sorella del mio ragazzo ci invita al suo pateticissimo diciottesimo compleanno che assomiglierà ad uno Sweet Sixteen americano;
6) Andiamo a cena fuori con il mio adoratissimo "suocero", a metà cena mi viene un colpo di pressione bassa misto ad un senso di disgusto per quello che sto fagocitando***. Penso: "Cosa cazzo mi sta succedendo?". Bevo una birra, alle 10 usciamo dal ristorante;
7) Raggiungiamo il nostro amico "piscio" nel locale trash ed arriva il resto della sua compagnia, che io non conoscevo e con i quali mi sono premurata di fare subito una bella figuraccia di merda causa la mia sordità mista al fatto che se non mi si specificano i soggetti delle frasi non capisco un cazzo, ma rispondo comunque a caso;
8) Inizia la serata con dei poveri sfigati che aprivano quel poveraccio di Brusco, bevo due birre perchè altrimenti mi sarei trasformata in una kamikaze ed uno shottino di tequila inspiegabile;
9) Canta Brusco ed io mi sento una merda per essere ad una serata reggae senza ballare, senza saltare da tutte le parti come di solito faccio; che ci posso fare, il mio ragazzo mi inibisce!
10) Finita la serata e abbandoniamo finalmente il locale trash;
11)  Ci dirigiamo ai pub dove speravo di beccare uno dei ragazzi che lavora lì a cui ho prestato una delle più belle tra le mie macchinette fotografiche analogiche, ma ieri sera non lavorava;
12) Becchiamo la compagnia, appena arrivo "Tiè, fa na canna" e faccio sta canna****;
13) Mi faccio una passeggiata con un mio amico e quando torno becco il ragazzo di una mia amica che mi ammorba con l'ultima loro litigata;
14) Non si sa come o perchè compro dell'erba;
15) Alle 3 ognuno a casa sua.

Note a piè di pagina:

* Brusco, nonostante l'immagine che tutti hanno del povero cojone che cantava "Abbronzatissima" su un trattore, è un gran cantante reggae e, soprattutto, nei live fa un disastro, ti fa divertire tantissimo;
** Piscio: persona che tende a dare buca o che è solito arrivare, salutare e poi sparire nel nulla della folla bevente;
*** Ad un certo punto, durante la cena, mi è caduto l'occhio nel piatto davanti a me; avevo scelto io il ristorante etiope perchè alla fine si mangiano carne e legumi, tutto molto speziato, fondamentalmente è una cena leggera per essere una cena fuori. Non so perchè quando ho visto l'olio al peperoncino andarsi a riparare nel bordo del piatto ho avuto uno scompenso;
**** Ogni volta che becco quella compagnia, appena arrivo, mi danno una canna da fare, questo per tre motivi: 1) sono donna quindi nel caso arrivasse polizia o altro sono meno perquisibile"; 2) ci metto all'incirca 30 secondi a farla; 3) oltre alla velocità sono una vera artista.

L'orribile consapevolezza che stasera è SAN PATRIZIO:

Ebbene sì, San Patrizio, quanto ti ho rimpianto gli scorsi anni, quante volte ho bestemmiato Dio chiedendomi il perchè siamo l'unico Paese al mondo che non festeggia l'alcool. La risposta mi viene ovvia quest'annoo, noi italiani facciamo San Patrizio tutti i fine settimana.
Quindi, la previsione della serata sarà che finirò a bere come un'invasata, urlando cazzate, ridendo della felicità ovattata degli alcolici e, alla fine, scopando selvaggiamente con il mio ragazzo. Questa è la previsione buona, nella previsione cattiva bisogna aggiungerci il vomito tra "la felicità ovattata" e la "scopata selvaggia". 
Oh Gesù, mi spaventa quasi, so che al rum non posso resistere.
In una vita precedente devo essere stata un fottuto pirata.




Intanto me ne vado al mare a piedi e mi godo sti 10 km di tortura col mal di schiena che mi ritrovo causa ginnastica e la pecora.


Un bacione a tutte le mie ragazzuole, ci sentiamo stanotte eventualmente.
<3

venerdì 16 marzo 2012

Post da viaggio.

Mio padre mi è venuto a prendere perché ero bloccata a Roma senza macchina e portare Braciola (il mio cane) in treno non è un'opzione, anche perché non è della taglia giusta per salirci!
Comunque, stavo pensando che questo blog l'ho chiamato "Nutrimento e tortura", ma per ora ho parlato solo di tortura.
Quindi, parliamo di nutrimento!
Fortunatamente io non soffro di anoressia e non sono una tredicenne che, senza avere disturbi alimentari, inneggia all'anoressia e spera di "venirne contagiata". Mi faccio schifo: ok; vorrei essere più magra: ok; sono un soldato con le diete: ok; ma dopo aver letto le vostre storie, di chi davvero soffre di disturbi alimentari, non spero di sicuro che questi nascano in me. Vabbè, detto questo, la dieta va bene, mangio sano, magro e bevo tantissimo. Sto più o meno sulle 600 kcal al giorno, ma mi sento sempre sazia. Insomma, mangio tanto, solo pesce e verdura, frutta. Una volta alla settimana 60 gr di pasta.
Ieri ho fatto una bella ricerca sulla ritenzione idrica e mi sto attrezzando per programmare una dieta appositamente per far sparire per sempre la cellulite, anche se obiettivamente ne ho poca e si vede solo se mi "strizzo". In ogni caso, stamattina pesavo 56,3 kg, quindi direi che va benissimo. Faccio 10 km di passeggiata e ginnastica un giorno sì ed un giorno no, perché farlo tutti i giorni significherebbe sfibrarmi e non otterrei dei veri risultati. Vale sempre la regola "aspettare 10 secondi tra una serie ed un'altra di addominali rende di più che farne 100 di seguito", la sto applicando all'attività fisica in generale.
Ho optato per la passeggiata perché ho letto che gli sport che prevedono impatti con il terreno troppo frequenti possono accentuare la ritenzione idrica se è già presente. In più, i miei polmoni non reggono comunque la corsa.
Insomma oggi me ne torno a casa bella sgonfia e, sinceramente, anche un pochino soddisfatta. Alla fine ho perso 4 kg dal 6 marzo e non ho fatto sacrifici enormi.
Ultimamente mi obbligo a vestirmi bene, da donna diciamo. Prima di tutto perché a 22 anni bisogna pure avere un po' di femminilità, insomma non sono una bambina; come secondo motivo c'è che se inizio a non vestirmi "bene" perché mi vergogno non riusciró più a non vergognarmi. Quindi eccomi qua, con le scarpette bianche anni 80, le calze blu, la gonna a fascia a vita alta a righe bianche e blu e una magliettina a righe bianche rosse e blu infilata nella gonna. Dopo semmai vi posto una foto!
Oggi mi sono fatta tutti i peli esistenti sul mio corpo reduce dal ciclo, quindi sono bella, pulita, liscia e leggera. (i peli sono un'altra mia ossessione, un giorno ve la spiego).
Dopo questo post molto "light" rispetto ai miei soliti, vi saluto ragazze mie. Vi ringrazio tantissimo per tutti i commenti ed i complimenti.
Vi auguro un buon venerdì sera: uscite, divertitevi e scatenatevi.
Il mondo è anche per noi!

Un bacione,
B.

giovedì 15 marzo 2012

[ sembra sempre che sia io ] - Tatuaggio n° 5

Volevo dirvi che i significati dei miei tatuaggi li so solamente io, non li ho mai detti a nessuno. Li saprete solamente voi, oltre me.
Io scrivo da una vita, scrivo solo a penna, al massimo poi ricopio al computer. Quindi, l'inchiostro è importante per me, importante più del sangue. E quando mi tatuo non lo faccio mai a caso, io non mi decoro, non ho dei BEI tatuaggi. Ho tutti oggetti/cose/simboli che parlano di me addosso. Dire ad un chicchessia il significato di quest'inchiostro iniettato sarebbe come svilire, umiliare l'importanza che ha.
Lo scrivo qui, a voi, perchè vi ho lette dalla prima all'ultima parola. Dicendovi questi significati non li svilirei, ma li consegnerei a persone degne del segreto, bellissime anime.
*

La periferica di archiviazione di massa USB è utile nella "conservazione" e nel "trasporto" di file, che restano sempre accessibili, modificabili ed eliminabili. Ma se non viene rimossa nella giusta maniera distrugge od altera in modo irreparabile il suo contenuto.
Questo tatuaggio nasce perchè io sono una periferica USB: ti accolgo, ti coccolo, ti porto dovunque, ti "conservo", ma non conviene mai rimuovermi nel modo sbagliato, non conviene sballottarmi troppo. Potrei distruggere od alterare in modo irreparabile il tuo contenuto.

 
Scrivevo tempo fa:
 "Sole di latta. Risplende in un vacillante ed acqueo splendore. Sole di carta. Si rompe e si brucia, e il fumo poi è ovunque. Per le strade, per le case e nessuno più vede. Auree finestre diventano grigie e i prati, d'impatto, si spengono e muoiono. Il sole splendeva lontano, gioendo immobile di una felicità regalata. E la gente lo amava, guardandolo invano e sperando di riuscirlo a toccar da vicino: scottandosi, ardendo di un amor materiale, di un bollore di fuoco e di colore letale, acceso.
D'un tratto, però, nessuno sa come, il sole bruciò e con lui di tutti il cuore. Ora era il fumo a regnare sovrano, non più quel sole che splendeva lontano. La gente viveva di fumo e di spettri, tagliandola a fette quella nube di morte e d'anidride carbonica. Volava il fumo, correva col vento, creando vortici di sangue e sgomento. La gente moriva respirando la nube e ognuno era triste, grigio e incolore. Ognuno tagliava un pezzo di nube sperando così di renderla vana, sperando un giorno tornasse quel sole, tornasse il colore, tornasse l'amore.
D'un tratto alla fine, nessuno sa come, una malinconica palla d'argento spuntò in alto nel cielo.
Con essa una luce fatata, incantevole e triste illuminò quel vecchio mondo stanco, marcio di fumo e privo d'ossigeno spalancando una finestra tra nubi e spettri.
L'argenteo pallone nel cielo rese felice la gente che sperava davvero. Sperando di nuovo, osservando la luce, lustrando la palla di sguardi e d'affetto.
D'un tratto, nessuno sa come, la palla appassì succhiandosi il fumo. Di vapore, di sole ormai finto, il mondo riprese a vivere e prati e le stelle splendevano ancora. Di fili fatati che seguivan le vie, la gente usciva con speranze e follie. Quel vecchio mondo fumoso l'aveva salvato la vigile luna. La splendida palla d'argento e rancore. Essa, lor salvatrice, rappresentava l'amore splendendo infelice. Totalmente uccisa dal fumo, l'aveva salvato a quel mondo insulso. E pur tutti amandola nessuno s'impegnò mai a rimirarla e a salvarla. Tutti volevano il sole, quello di latta, quello senza cuore. Distorto riflesso, di un superficiale rossore, che a tutti comunque strappò un po' d'amore.
Sopravvivendo."

La mia famiglia.

Mamma.

Mia madre è una donna molto intelligente. Laurea in Medicina Veterinaria, Specializzazioni varie, Master vari presi in tutta Italia. Iscritta attualmente alla facoltà di Biologia de La Sapienza. Scrive per svariati giornali specializzati, ha scritto un libro di testo per gli studenti di veterinaria, tiene congressi, conferenze, stage, lezioni. Per lei lo studio è vita, praticamente non ha mai fatto altro. Cresciuta in una famiglia nobile, è stato educata alle buone maniere che dovrebbe avere la nipote di una Duchessa, quindi ha avuto un'educazione di sani principi, di pudore. Gli hanno insegnato a fare sempre buon viso a cattivo gioco, a non mettere mai i gomiti sul tavolo. Questo è lo stesso modo in cui poi ha educato me e mio fratello. E' una bella donna, sempre stata considerata una MILF da tutti i miei amici, da quando è dimagrita risplende nei suoi 50 anni e nel suo metro e sessantacinque aiutato dai tacchi onnipresenti. Mia madre ama cucinare ed è bravissima, è una cosa di famiglia diciamo. Noi tutte donne della sua famiglia potremmo offrire un pranzo di lusso utilizzando solo due carote ed un filetto di petto di pollo. Insomma, lei fa i miracoli ai fornelli. 
Si potrebbe definire come la classica "donna da sposare", ha mille talenti, mille armi e mille modi di difendersi. E' una lavoratrice ed una studiosa, è piccola ma ha una forza smisurata. Può riparare il lavandino e nello stesso tempo preparare un unguento alla lavanda per un ginocchio malandato. Può fare ai ferri un maglione e nello stesso tempo dezollare un ettaro di terra, zappa alla mano e bandana in testa.
Mia madre è una persona straordinaria, ma soprattutto è una madre e basta. Non ha mai preteso di fare troppo l'amica, questo anche per colpa della sua educazione al pudore. Ma ci ha saputi guidare e consigliare, ci ha abbracciato e confortato, ci ha sgridato ed urlato sulla nuca quando abbiamo sbagliato.
Un tempo il mio sogno era diventare come lei. Poi ho scoperto mio papà.

Papà.

Mio padre è un uomo alto alto e allampanato. Grande naso adunco da merlo. Pallido come la neve, moro come il demonio. Mio padre è nato in una famiglia di allevatori e contadini e ha l'anima pulita ed ingenua come solo chi è cresciuto ed ha vissuto tutta una vita a contatto con la natura può avere. Spesso e volentieri mi stupisce ancora di quanto si stupisca per cose che non stupirebbero un dodicenne nato in città.
Quando vivevamo ancora insieme non ci rivolgevamo altre parole che i saluti di rito: "Buon giorno papà", "Buona sera papà". Era una persona completamente diversa, un rompi palle allo stadio terminale. Uno di quelli che danno di matto se trovano un paio di scarpe non perfettamente allineato. Che ci volete fare?! Alla fine lui prendeva cinghiate per cose del genere. Mio padre ci ha insegnato ad allevare e curare ogni tipo di animale; ci ha spiegato la geografia, la fisica, la matematica e la chimica. Ha un bel cervello, ma preferisce parlare alle piante che ai professori. Certo, anche lui ha la sua bella Laurea in Medicina Veterinaria ed anche lui sta prendendo ora, a cinquant'anni, la specializzazione. Ma, fondamentalmente, non gli interessa. La gioia di mio padre è il suo lavoro, la sua gioia è passare un'ora con i cani e noi a casa sua. Queste sono le sue gioie, del resto non gli importa più. Devo dire che è grazie al suo attaccamento alla natura se ho passato un'infanzia invidiabile, peccato averlo scoperto quando ormai il nostro rapporto era in pezzi dopo tanti litigi, dopo averlo picchiato, dopo averlo umiliato. Però ci siamo ripresi, adesso è su lui che faccio affidamento per qualunque cosa.
Lo sapete che vi dico? Io al mio papà lo amo. Ed ogni volta che lo penso mi viene una fitta al cuore.
"Come farei senza di te?", glielo dico sempre.

Mio fratello.

Mio fratello ha sedici mesi meno di me. Siamo praticamente coetanei. Quando è nato è stato il mio regalo più grande. Prima di tutto perchè così avrei avuto il doppio dei giocattoli, seconda cosa avrei potuto riottenere il ciuccio che mamma non mi dava più. Una volta cresciuti tutti e due abbiamo passato mille avventure insieme, correndo nei campi, portando al pascolo le pecore, giocando con i cani, dando la caccia ai topi, scalando le infinite torri di balle di fieno. Quante ne abbiamo combinate. Insieme a noi c'era anche l'unico nostro vicino di casa, nato due mesi dopo mio fratello. Insomma eravamo un ottimo team. Mio fratello era spericolato, quando c'era qualcosa di rischioso da fare lo faceva lui, così andava a rubare i cocomeri, i piselli crudi e le fragole d'estate e li portava da noi; così un giorno tornò con un Ciao che avrà avuto 60 anni e che ci servì fedelmente per anni. Mio fratello era uno spirito libero, ingenuo e genuino come mio padre. Quanta nostalgia quando ripenso a quei tempi.

Famiglia per davvero.

Abitavamo in una strada di tre chilometri, in una riserva naturale. Un villone sperduto in 15 ettari di terreno, con la piscina nel giardino e, dietro la recinzione, i cavalli, pecore, mucche, capre, cani, conigli, galline, oche, papere. Un sistema naturale di laghetti e ruscelli che sbucavano un po' ovunque, le tartarughe e le talpe che scavavano tutto il giardino e depredavano l'orto. D'estate si accendeva un grande falò e si grigliavano peperoni, melanzane e zucchine in quantità che avrebbero potuto mettere fine alla fame nel mondo. Avevamo l'orto che ci dava insalata, piselli, pomodori, ravanelli. E alberi da frutta. E si facevano le conserve di pomodori e le marmellate, si imbarattolava il miele a Maggio. Si raccoglievano i kiwi ad Ottobre. Si ammazzava il maiale a Dicembre. Si tosavano le pecore a Marzo. Tutto l'anno, un ciclo di natura che ti riempiva le vene. Io e mio fratello fino a quindici anni ci siamo rifiutati di indossare le scarpe. Al massimo potevamo sopportare gli stivaloni di gomma, come quelli di papà, come quelli di nonno.
Periodicamente ci andavamo a buttare nel fosso, ci piaceva da morire. Io, mio fratello ed il nostro amico. Ogni estate, quando si seccava, ci si ritrovava sotto ogni genere di tesoro: stivali risucchiati dal fango, monetine, giocattoli, porta fortuna. Eravamo felici, lo dico con lucidità. Lo eravamo tutti quanti. Mia madre e mio padre non si sono mai urlati addosso se non per le tre settimane che hanno preceduto la separazione. 
A me sembrava sempre di vivere in uno di quei tanti libri che leggevo, mi ricordo la storia di uno in particolare che parlava di sette bambine in una casa di campagna, non ricordo più il titolo, ma io mi sentivo come una di quelle bambine di cui parlava quel libro.

"Io e papà ci separiamo, andrà tutto bene."

Questo mi sento dire una sera del 2003, nel buio della macchina di mia madre alle 9 di sera, mentre andavamo a riprendere mio fratello da un suo amico. Non me lo scorderò mai, non provai nulla, niente. Non mi stupiva che si volessero separare dove quelle tre settimane di grida ininterrotte, a ripensarci mi mangio ogni volta le mani. Sarei dovuta intervenire, avrei dovuto dire loro che neanche i bambini si azzuffano per stupidaggini simili. Cazzo, noi vivevamo bene. 
Sono arrivata alla conclusione che mia madre abbia solo trovato un pretesto per lasciare mio padre, per poi andare a fare la puttana, ovvero ciò che è diventata.
Insomma, mia madre mi dice questa cosa, che si separano, ed io assorbo la notizia. Mi dice di non dirlo a mio fratello "perchè lui è più sensibile e potrebbe reagire male". Il mio psicologo dice che con quest'unica frase io sono stata investita del ruolo della figlia forte, che mi ha impedito e mi impedisce di esprimere dolore e/o di sfogarlo, questo è stato il primo e più grande freno della mia vita. Qualche giorno dopo parto per l'Inghilterra, classica vacanza studio, me l'ero quasi scordato del casino lasciato in Italia. Quando torno mi viene a prendere mia madre da sola, mi porta in una nuova casa, in una nuova città, in CITTA'. Come ho già detto questa separazione è stata attuata a tradimento, senza dirci niente. Quell'estate iniziai a fumare, a bere, a farmi le canne ed a scopare (se di inizio si può parlare su quest'ultima cosa).
Come possono sentirsi due cani sciolti come me e mio fratello, creature della terra, imprigionati in mezzo ad una giungla di asfalto e piogge acide. Ricordo che le prime due settimane quando mi soffiavo il naso usciva roba nera: lo smog che respiravo.
Contemporaneamente venni iscritta al liceo classico, io che volevo fare il linguistico. "Ma no, B., vuoi ritrovarti a fare la speaker alla stazione Termini??", dice mia madre e quindi liceo classico. L'obbligo del pudore e dell'apparenza che la intrappola nella sua vita perfetta, perfetta solo se vista da fuori. Per lei conta dire "Mia figlia ha fatto il classico" non "Mia figlia è felice", poi però non dice che ho perso due anni, poi però non dice che ho bevuto una bottiglia di J&B ogni giorno per i primi due anni che abbiamo vissuto nella nuova casa. La prima volta che ho messo una gonna di mia spontanea volontà mi ha detto: "Finalmente ho una figlia e non un carciofo". La mia mamma perfetta. Ho iniziato ad odiarla, da quando è tornata ad essere la borghesotta saccente che era prima di conoscere mio padre.
Mio fratello si è rifugiato nel mondo dei videogiochi, nel quale è ancora sprofondato. Ci ha messo otto anni a finire il liceo, sempre classico. Ha degli scompensi emotivi che l'hanno lasciato bambino. A scuola ha subito il bullismo perchè troppo introverso, sempre in un angolo. Le botte l'hanno fatto iniziare a bere, l'estate scorsa ha iniziato anche lui con le canne. Lui ha davvero rinunciato ad ogni suo sogno. Lui voleva fare il calciatore e, cazzo, quante volte si ritrova al campetto dove giocano anche miei amici e quando loro mi vedono mi parlano con gli occhi che scintillano di mio fratello "quello che sembra avere la colla sul collo del piede" "che non perde palla" "che ha strategia". Ha buttato tutto all'aria o meglio, glielo hanno buttato all'aria.
Due o tre anni fa ha litigato con mia madre, di brutto, si è trasferito da mio padre. L'ho perso da quel punto. Ci vediamo raramente e quasi sempre non abbiamo mai abbastanza tempo per raccontarci le cose o andare a fare una passeggiata. A lui non va più di fare queste cose.
Mio padre ha sofferto per anni di mal d'amore verso questa regina di ghiaccio che lo chiama solo se gli serve una mano nei lavori pesanti. E lui accorre, sbriga tutte le faccende spaccandosi la schiena e se ne va, senza dire una parola. Scrivendo a me, dopo qualche ora, "Io sono ancora innamorato pazzo, la amo quella donna". 
Recentemente, per la mia gioia, ha smesso di amare mia madre, si è trovato un'altra donna che purtroppo non ho ancora conosciuto. Ma non l'ho mai visto così sorridente da quando sta con questa fantomatica Lei. Questo mi fa sorridere adesso, al resto ci si penserà poi.


Questo è il mio prospetto familiare, molto riassunto e mancante di parti, non ho parlato di mio nonno, mia nonna e mia zia (da parte di mio padre), che erano parte integrante della famiglia e che vivevano nell'altra parte della nostra villa in campagna. Sono importanti anche loro o lo sono stati nella scrittura della mia storia personale.
Il mio psicologo dice che sono un raro caso di conflittuale paterno trasformatosi in conflittuale materno, durante le prime sedute lo mandai in tilt. Mi dice sempre: "Sei una persona così a metà, così mista, così diversa che è impossibile inquadrarti. Sei incoerente e anche la tua storia lo è. Sei una persona a metà".
Neanche lui mi sapeva aiutare, ormai facciamo solo ipnosi.

mercoledì 14 marzo 2012

[ estate/thè ] - Tatuaggio n° 7







"La denominazione di "nontiscordardimé" sarebbe legata ad un avvenimento occorso lungo il Danubio, in Austria: due giovani stavano scambiandosi le promesse attraverso il simbolo di questo fiore, ma lui cadde nel fiume e le gridò tale frase come promessa di eterno amore. Nella Germania del 15simo secolo, chi indossava il fiore non sarebbe stato dimenticato dalla propria amata; mentre le donne lo indossavano come segno di fedeltà." (Wikipedia)

Io il nontiscordardimè me lo sono inciso addosso perchè sono tua dal primo momento che mi hai guardato, con i tuoi occhi color di questo fiore. Perchè il nostro rapporto malato è dipendenza allo stato puro, perchè un amor viscerale non si può più scordare. 
Non mi scorderò di te.

Scrivevo tempo fa:
"Un bacio nascosti in un portone, nascosti da lei che niente aveva, neanche te, ma che non doveva vederci. Chissà perchè.

E le pazzie, le cene, fuggire via insieme perchè c'erano altre città che potevano accoglierci; e lottare e andarcene al mare, perchè solo le stelle potevano osservarci, e le onde ed un pescatore che appoggiato alla sedia sbirciava un lumino di sigaretta e un flash di fotografia segreta. Chissà perchè.
E c'erano le lacrime e quando ci sono le lacrime significa che il cuore sta funzionando, sta lavorando a piena forza. E la forza di non abbandonarci mai. Senza coraggio, quello mai.
Un quaderno rosso e la penna nera, e la voglia di parlare e cantare e prenderci in giro chissà perchè; e le lacrime c'erano e il cuore era sempre là, sveglio, guardingo. "Cosa sta succedendo?".
Ti dicevo di non buttare il mio cuore sotto il letto, che poi non lo ritrovavo mai prima di uscire. Pelle nuda gettata su sabbia, parquet scuro: l'unico nostro profumo.
Chissà perchè siamo qua ad aspettare la neve, la beffa della città di mare che non ha mare, che l'estate s'andava al mare ogni tanto a far finta d'essere amici, farci il bagno senza avvicinarci neanche sott'acqua.
Chissà perchè.
Non c'è mai stato un senso, ma che sesso, che sesso, che sesso, e l'estate ci si chiamava impazienti, un messaggio veloce come il vento ed una macchina troppo vecchia che faticava a portarmi da te; la tua troppo nuova che correva e non s'affaticava, ma tu arrivavi sempre con la fronte imperlata di sudore, sbuffando, con le mani morbide a stringermi il seno.
E questo è quello che c'iniettavamo, veleno. Uno sguardo di sbieco nascosto tra mille sorrisi, mai stati così decisi. Chissà perchè a questo punto.
E mangiare la pizza sul mare, al tramonto, e si parlava di sogni passati, presenti e futuri dopo tutti quei passi da ventenni immaturi, gli stessi che c'hanno portato qua in qualche modo. Mi sfioravi la mano, fintamente casuale, e ci si scaldava il cuore a saper che ci pensavamo. E i silenzi, i segreti, chissà perchè. E non osare guardarmi, non osare parlarmi, non provare ad abbracciarmi. E lei arrivava e t'abbracciava ogni volta, ed io zitta.
Chissà perchè era estate e chissà perchè non hai letto il mio inchiostro.
Ed il rispetto dato ad una persona che aveva reso persona anche me, s'è trasformato in un cuore buttato sotto al letto, dov'estate non c'è."

Il mio migliore amico.

Il mio migliore amico ha uno strano nome, che non voglio dire, quindi lo chiamerò J.
J è volgare, falsamente gay, miscredente ed io lo amo. E' adorabile! E' uno di quelli che è sempre pronto a porgerti la mano, a consolarti, ad aiutarti per qualunque cosa. E' una di quelle persone che non può fare a meno di offrirti ogni caffè che prendi insieme a lui e che si sente male se glielo offri tu "a tradimento". Ebbene, l'ho conosciuto il mio ultimo anno di liceo. Ero stata bocciata più volte e quindi mi ritrovavo nell'ennesima, diversa, classe. Ed ecco là, il famoso J. Dico famoso perchè lì dove abitavo lui è una specie di icona, semplicemente perchè non sa stare zitto, perchè ferma per strada la gente giusto per farsi due chiacchiere. Insomma, lo conoscevo già prima di trovarmelo in classe e sinceramente avevo un'immagine negativissima di lui. Perchè? Perchè è una persona che SI ostenta, si mostra, fa sentire a tutti la sua voce, la sua opinione. Lo ha sempre fatto e lo farà per tutta la sua vita.
"Tu morirai urlando", gliel'ho sempre detto.
La mia prima ricreazione di quell'anno si prospettava una tragedia: da sola, in una classe dove c'era una ragazza che mi odiava e che quindi avrebbe convinto tutta la sua ciurma ad odiarmi, in una scuola dove mi ero sempre ostinata a non voler conoscere nessuno.
Al suono della campanella J si alza e se ne va, senza aspettare che il professore se ne andasse, senza salutare, senza dire niente. Mi precipito dietro di lui e gli dico: "Io m'accollo a te, sennò fumo da sola". Aaaah, cara vecchia solidarietà tra fumatori, mi ha portato il mio migliore amico, quello che mi ha salvata durante numerosissimi attacchi di panico, che fa la ramanzina al mio (stronzo) ragazzo, che si batte per me. Ed io ricambio. Tempo fa aveva iniziato una fase di digiuni, un giorno quasi mi svenne davanti. A quel punto gli ho spiegato la dieta salutare, quella che non ti ammazza. Lui era molto grasso, adesso potrebbe fare il modello.
Siamo stati compagni di banco per un anno, un anno caotico e senza respiri, anche perchè io ero costretta ad uscire dal liceo, altrimenti mia madre si sarebbe suicidata. Alla fine siamo usciti, lui con 60 penalizzato dalla cattiva condotta; io uscii con 70: un miracolo!
Stranamente mentre andavamo a scuola non uscivamo mai insieme il pomeriggio, ma dall'estate della maturità ad ora ci siamo presi almeno un caffè al giorno in giro (o a casa di uno dei due).
Sia io che lui siamo mossi da una curiosità che quasi ci spaventa, noi divoriamo libri, enciclopedie, dizionari, libri di scuola. Lui lo fa perchè fin'ora non ha avuto nessuna delle esperienze fondamentali che dovrebbe avere una persona, esperienze che non potrà mai fare fino a che si tiene addosso questa maschera che si è inventato quando si sono separati i suoi genitori. Io lo faccio perchè la carta stampata è l'unica che mi sa far piangere: io non ho mai pianto per un film, per un manga, per un anime, per un cartone animato, non ho mai pianto per la musica, ma con i libri... Quanto ho pianto con i libri! Alcuni hanno le pagine tutte ondulate, sembra quasi che siano caduti nella vasca da bagno, invece sono tutte le mie preziosissime lacrime. Mie adorate lacrime.
Beh, vi parlo di lui perchè oggi l'ho perso.
Per spiegarvi perchè devo prima dirvi un po' di ciò che lui crede da tutta una vita.
Lui crede:
1) nell'amore tra tutti gli uomini;
2) nel rispetto di tutti verso tutti e di ognuno verso se stesso;
3) nella non - violenza;
4) nella lotta dei cervelli, quella che sostiene un ideale con le parole;
5) nella libertà;
6) nella pace;
7) (di nuovo) nell'amore, quello viscerale, che fa male, da provare anche verso uno sconosciuto.

Bene, ultimamente ha fatto delle ricerche sul web, in biblioteca, nella letteratura, dovunque. E si è trasformato. Io ormai lo frequento assiduamente da almeno quattro anni e dal mese scorso non lo riconosco più.
Ha creato un gruppo su Facebook per incitare le persone alla LOTTA, alla lotta violenta contro la Chiesa. Dice cose come "Vorrei farmi una giacca col Papa". Lui è sempre stato contro la Chiesa, ha sempre detto che tutto sarebbe meglio senza la visione distorta della Bibbia che propongono, ma ha sempre cercato di convincere con le parole. E lui, fidatevi, vi può convincere. Ha un cervello straordinario.
Oggi ci ho parlato ed ho sentito una persona che parlava di tolleranza dirmi che i cristiani meritano le camere a gas; ho sentito una persona che parlava di amore dirmi che vuole uccidere, martoriare, distruggere; ho sentito una persona che parlava di rispetto sputare in faccia a qualunque tipo di istituzione, credenza e tradizione.
Il suo gruppo su Facebook è diventato un ritrovo di satanisti, satanisti nel vero senso della parola e quelle sono le persone che lui sta ascoltando.
A me, a tutti gli altri della nostra compagnia, non ci dà più retta.
Io non sono preoccupata, io sono spaventata per lui. Gliel'ho detto.
Mi ha detto che non devo restarci male se sono fra "le persone che non possono arrivare a capire". Che "la distruzione porta costruzione". Ma lui per distruzione intende morte di altre persone.
Abbiamo discusso per tre ore di tante cose che lui crede vere, ma che ascoltate da una mente lucida sono CAZZATE MADORNALI.
Alla fine, mi ha detto "Ciao cara", deridendomi.
Gli ho detto: "Quando ti servirà aiuto ci sarò, dovrai chiamarmi prima di chiunque altro. Ciao amore".

martedì 13 marzo 2012

Ok.

"Ed il drogato d'amore, d'amore malato, ama l'amato come è consentito amare solamente la propria libertà. Ama l'amato che altro non è che una gabbia, che altro non è che amara realtà."


Ok, questo non era il post piacevole che volevo scrivere. Ma sto sull'orlo di una crisi di pianto, in casa con la cugina stronza e col cellulare che continua a squillare. Sto sprofondando nel mio essere fallita. A che vale dimagrire se tanto è la natura che mi ha fatta deforme? A che vale dimagrire se tanto magra non ci potrò mai essere, perchè non ho il fisico per essere magra? Sono nana cazzo, sono nana, deforme, piena di cicatrici sulle gambe, con ste baccia traballanti. Ma porca puttana. A cosa cazzo vale dimagrire se tanto sarebbe solo apparenza, ed anche una brutta apparenza?!
Ci sono persone che sono nate magre e moriranno magre, persone che nascono rotonde e grasse e moriranno rotonde e grasse.
E sia maledetto quello stronzo che mi ha convinto a fare sport da piccola! Ho delle gambe allucinanti, enormi di muscoli prima e enormi di muscoli E grasso adesso.
In più, il lavandino della cucina perde ed io mi sveglio sempre con la casa allagata ed ovviamente la cugina stronza non ci pensa nemmeno a dare due botte di straccio. No, sempre e solo io a farmi il culo.
E quel coglione del mio ragazzo che mi fa stare sempre in ansia per quello che fa e con chi sta. Ma che cazzo.
E mi chiede fiducia.
Che fiducia vuole avere un balordo traditore?
Sapete qual è la cosa più brutta? Che tutti i vermi avuti prima di lui, tutti i figli di puttana che mi hanno usata, picchiata, maltrattata, che mi hanno fatto diventare matta, che mi hanno fatto iniziare a soffrire di attacchi di panico, di tutti questi bastardi non ce n'è uno che mi abbia mai tradita. Nonostante la loro natura marcia, la loro pochezza, nonostante tutto, tutti loro mi hanno amata, profondamente, visceralmente. Ma io non ne ho mai amato neanche uno, non me ne andava bene uno.
Posso dire che questo mio ragazzo è il mio primo amore, avete idea di cosa si possa sentire nell'innamorarsi come una tredicenne a vent'anni? E' una cosa che ti strappa il cuore, che ti strappa stomaco, membra, muscoli. Io gli ho dato tutto quello che di carne ho, tutto quello che sentimentalmente ho.
E lui, lui è l'unico che mi ha tradita.
E' questa per me la cosa più brutta di tutto quanto; posso passare sopra all'odore di quella sguattera che gl'è rimasto sul collo, posso passare sopra al sapore di marcio che gl'è rimasto in bocca e sul cazzo; posso passare sopra a qualunque cosa. Ma al fatto che lui non mi ami quanto io lo amo, no. Non posso passarci sopra.
In più, la sguattera in questione è tutto il contrario di me:
lei mora, io bionda;
lei magra, io grassa;
lei femminile, io nata maschiaccio;
lei con le foto da bimbaminchia perfetta e viziata, io con le foto da ubriaca/drogata/puttanagrassa che sono.
Insomma, è devastante.
Non so perchè sono finita a parlare di questo, ma tutto mi riporta a questo. Ogni cosa che faccio mi fa automaticamente pensare a questo. Ed ogni volta che lo bacio mi chiedo come sono stati i loro baci, ogni volta che mi lascio scopare penso che lei se la sia scopata meglio. Perchè? Perchè lei è meglio di me.
E' inequivocabile.
Io ho tante macchie addosso, di sporco che m'ha lasciato la gente che ho conosciuto, amato e voluto ed avuto. Sono sporca nonostante la mia pelle chiarissima da roscia mancata.
Lei è così pulita, nonostante l'apparenza puttana. Lei di schifo non ne ha mai mandato giù.
Io di buono c'ho solo l'introspezione, lei è tutta buona. Come paragonare una fava ad una pesca.