lunedì 16 dicembre 2013

New.

Trovare nuovi spunti, nuove gioie, nuove voglie. Ricominciare da capo di nuovo.
Non è mai facile, è sempre necessario. 

domenica 15 dicembre 2013

Piedi, a.

La mia domenica si trascina avanti con le unghie: affannata soldatessa travestita da bella giornata, come se così potesse mimetizzarsi tra tutte le altre belle giornate. Sono rimasta invischiata nelle mie ultime notti alcoliche, vivo come immersa in un oceano di melassa che non è capace di annegarmi o trascinarmi altrove, semplicemente mi paralizza, mi imprigiona, mi costringe ferma qui a riascoltare tutti i miei fallimenti. Le promesse che non so mantenere, quelle che gli altri non hanno mantenuto con me.
La mia domenica si apre tra gli incubi e continua lenta confermando gli incubi. Quando nelle ore notturne tu leghi la mia bici con la tua catena e te ne vai, senza voltarti indietro, portandoti via le chiavi.

sabato 16 novembre 2013

Dimmelo tu.

Faccio pacati sogni che mi dicono che sto sbagliando. Faccio errori che mi dicono che sto di nuovo sognando. Ma se è la fase REM a riportarmi alla realtà, allora come faccio ad uscirne? Dentro al letto tutta l'infinità del cielo, polpastrelli sporchi di terra e cani e la vita che ho toccato. Nella testa tutti i dubbi dell'universo e chissà domani e chissà noi e chissà se prima o poi. Io sogno di non essere più me stessa, esser Bella esser nuova esser fresca: rosa a maggio che voglio festeggiare la Madonna e una donna che mi bacia mentre mi porta all'altare. Se ci fosse un modo esatto per scoprire ciò che pensi starei zitta e lo metterei in atto, affrontando tutti quei minuti densi in cui tu m'accarezzi e mi guardi, tutti quei momenti in cui mi pensi. ma esistono davvero o son io che me l'invento questi istanti?! 
Io arranco negli spazi immaginati da qualcuno che non sono io ed in quegli spazi ecco che mi vedo: io che non merito mai niente con i capelli arruffati dopo il sesso che ti piace, io che non mi son mai sentita dire che son bella, io pace, io guerra. Io rancore, amore, soldato e sergente.  Io che sono solo il miglior dono del presente.
Braccia del tempo che non mi stringeranno mai, io morta annegata in tutti i miei viavai. Nei pensieri d'altri che non mi scorderanno mai, incastrata in tutti i sogni che non ricorderai.
E adesso prega tu per quell'effimera fase REM, prega per le nottate perse a piangere, per il ritmo del mio cuore che si spenge quando te ne vai.

lunedì 28 ottobre 2013

A volte ritornano.

Eccomi.
Non scrivevo da tantissimo, semplicemente perchè stavo bene. Sono stata bene per mesi, fondamentalmente. La mia vita si è stravolta: mi sono trasferita, ho lasciato il mio ragazzo-despota, ho iniziato una nuova università, ho modificato per l'ennesima volta la mia personalità, ho conosciuto tantissime persone nuove, ho imparato modi di fare assolutamente estranei a quello che sono.
Eppure eccomi.
Ancora non mi sento bene con me stessa: ho problemi con l'alcool, col sesso, col cibo, con l'amore.
Perchè alla fine è l'amore l'ingrediente fondamentale di tutto il mio malessere. Magari averla una storia normale, da scemi ragazzini che si mandano sms e fanno sesso sudaticcio. Magarli averla una storia così, senza pensieri, problemi, preoccupazioni: io-sono-tua-tu-sei-mio, fine della storia.

Ma io non me la merito una cosa così.
A quanto pare io merito il male.
E di certo non l'amore.

Sono tornata, ma non è un buon segno. Eh no.

sabato 3 agosto 2013

Poltergeist



Laggiù c'è cosa? C'è casa! La vita, la morte, l'amore, le lotte. C'è la schiavitù e la salvezza, albicocche: una dolce amarezza. 
Laggiù c'è chi? C'è un padre, un amico, una bella sorella, volti felici, una pesca e mazzi di pernici. Ci sono i ciliegi in fiori e fiamme, acque torbide a portare le zanzare. Un balcone immenso su un palazzo che sfiora il Paradiso, quando arriva al punto più basso di un bungee jumping di persone nude. Laggiù c'è il salto nel vuoto, l'oasi nel deserto, la chiglia dura d'una nave ad accoglierci. Laggiù c'è una scusa che è la scusa migliore del mondo: l'avventura, una nottata da cani e giornate stesi sui divani a baciarci le dita e le mani, stappare le birre e i cervelli intasati. Ci sono milioni di mega pixel a definirci che ci ammirano dal cielo: laggiù ci sono crateri di stelle cadenti dove ballano i leoni ad uccider le genti. C'è un prato fatto d'arcobaleni estinti al tempo dei dinosauri. Laggiù, laggiù c'è il mare e la montagna, spiagge fatte della roccia più finemente tritata e l'aria verde e fresca delle valli a spazzare le strade ottuse. Il profumo dolce di una donna grassa fuggito dal finestrino spento di una macchina intrisa di racconti familiari. Laggiù va a caccia un gatto che pensa di poter volare e riposa un cane infame che sa pianger, sa parlare e recita il giusto dimostrando l'errore del suo esser mortale. 
Laggiù c'è il lampione che non arriva ad illuminare il mio portone, il lampone sulle tue labbra, la tua testa sui miei cuscini e le mutande sul comodino a cercare pace: lontane da pensieri che le cacciano via ogni volta.
Laggiù puoi essere tutti e nessuno; laggiù stanno mille stridori di metallo da rimodellare e creme caramel di brutti ricordi: a lisciar gole con lingue setose e raffinate, gli eccitanti estranei che non ci sono più. Ci sono le grida scoordinate delle notti alcoliche in cui cerchiamo gloria e linfa giovane da succhiare direttamente dalle vene del mondo.
Laggiù ci sono io, io che sono una persona a metà, che sono intera e sono befana e principessa e capo aguzzino e sottoposto diligente. Laggiù ci sono io che sono tutto o niente, adagiata su lenzuola arancio che mi portano al patibolo baciandomi la testa. 
Laggiù c'è redenzione, laggiù tutto il futuro che mi saluta gettandomi una chiave dalla sua finestra, mi invita ad entrare e mi scopa brutale cercando nei miei gemiti l'armonia perfetta del piacere, l'astratto sapore della soddisfazione: un po' sperma, un po' miele, sudore e calippo al limone. Laggiù ci sono io suora mentre mi inginocchio e ti bacio le caviglie, mio signore, e guaisco fedele quando strappandomi i capelli mi spingi il cazzo in gola che sembra tu mi stia cercando il cuore.
Laggiù c'è tutto ciò che vuoi. Un paese dei balocchi o l'isola che non c'è o anche l'isola dove naufragó Robinson Crusoe. Laggiù c'è l'arca di Noè a promettere alluvioni ed una sonata d'emozioni: lo strascico impari e romantico di mille piedi che battono il suolo per far crollare le illusioni. 
Ci sono io che sbiascico pensieri al posto di dormire e non soffro non tremo non bramo e sto ferma immobile e sono di un ghiaccio che implode e sono fiamma impassibile e spietata. 
Ci sono io, laggiù.
Nudità bianca senza il mare, immersa nel succo arancio delle lenzuola, col cuore in gola, la fica in mano: te lo dico, io non ti amo. 

mercoledì 10 luglio 2013

Splendidi perissodattili.

Come faccio, dimmi, a guardarti negli occhi e mantenere dignità mentre annego nell'inutile marasma che è la mente mia. Che non sa mai ordinare niente, che non sa ripetere niente, memorizzare niente. Che segue fiumiciattoli spietati dominati da squali che si nutrono solo di detriti dei miei pensieri. 
Cosa m'ha portato qua? Sono state le persone o gli eventi, sono stati gli schiaffi o i baci, la sobrietà o l'ebbrezza, a rovinarmi? 
Come faccio a guardarti negli occhi se cerco integrità sapendo di non poterla mai trovare, chè se piango per aver logica mi dai comunque caos e grida e battaglie medievali. I miei neuroni che cozzano su quelli degli altri e li afferrano per le sinapsi e gridano "Ma come cazzo parlate voi?! Noi questa chimica che idolatrate non la conosciamo. Venite qua se avete coraggio" abbaiano le mie nervose celluline, come un cane chiuso in un giardino che trova conforto e compagnia solamente attaccando gli altri, infingardi nascosti dietro il cancello in ferro battuto.
Come fai, tu, a darmi le mani dopo aver saggiato la mia ignoranza, la mia conoscenza scoordinata e ridicola. Tutte le cose del mondo che non so e non saprò mai. 
Vorrei saper afferrare tutto al volo, avere un cervello lapidario da informazioni immagazzinate. Un cervello che non ho e che non avrò mai.
Come faccio a correre verso un futuro che non so raggiungere, con un pedale rotto e le ruote che fanno male ed i polmoni a respirare l'aria sbagliata.
Dovrei rinunciare a tutto, tutti i miei sogni. Trovare impieghi umili dove riversare la mia stupidità ingenua e schietta.
Andare in giro, organizzar feste, conoscere persone e inventare studi sociali banali ancora una volta.
Eccomi chi sono. Io sono quella che non riesce mai. E in più mai amata, mai cercata, mai voluta.
Io sono il mostro nello sgabuzzino di tuo figlio, che tu madre temi più di quanto non faccia il pargoletto. 
Io sono il mostro che gli fa costruire sogni nel cassetto per farglieli tirare fuori, crederli possibili. E poi renderlo stupido ed incapace di pensare. 
Io sono il mostro che lo farà invecchiare ad otto anni: un bambino che perde la capacità di parlare.
Futuro uomo,
In mano mia. 
Futuro mostro,
La mia più bella bugia 
Che dona alle mie parole
Il gusto dolce della poesia
E mi fa sembrar sapiente 
Io che non so,
Che non sono
Mai niente
Che non sia il verso sbagliato del più squallido torrente. 

venerdì 10 maggio 2013

Niente scuola venerdì.

Rinchiudimi ancora nelle tue mani di ferro. In queste mattinate mi piacerebbe svegliarmi e vederti accanto a me, darti un bacio sulle labbra belle e sussurrarti negli occhi parole che non vorrei mai avere il desiderio di dirti. Ti odio, ti odio già. T'odio quando mi guardi negli occhi accennando un sorriso che non mi sono meritata mai. Quanto mi fai star bene; quanto sono felice che tu abbia trovato il coraggio di conoscermi.

venerdì 3 maggio 2013

Contenuti.

Ed oggi scappo al mare, a riabbracciare un amico che tanto mi somiglia. A guardare ancora, a cercar conforto, in quelle onde che come me s'ostinano a tornare. E tornare dopo essere scomparse ancora. E nel viaggio verso il blu vedon così tante cose che solo uno stolto potrebbe non pensarle ricche e tristi.
Principesse incastonate, legate, incastrate da una sabbia che vuol solo trattenerle.
Eccomi di nuovo qui, con la mia storia in loop, con tutti i miei cimeli che non vuole mai spolverare nessuno.
Voi tutti, la mia sabbia che m'obbliga a restare, che m'obbliga ogni volta a tornare. E tornare dopo essere scomparsa ancora.
Io, abbracciata alle mie gambe, che voglio ancora guardare i flutti lenti sognando un temporale.
Ogni giorno l'onde ed io sognamo d'essere marinai, agognamo un ruolo attivo dentro al mare. Brama di disegnare una nostra rotta autonoma.
Ogni giorno l'onde ed io vorremmo abbattere tutte le recinzioni che ci bloccano in un angolo di questo sconfinato, impietoso mare.
Ma ecco siamo uguali l'una all'altre, son io che sputo schiuma che lor spingono sulle rive a baciare i piedi d'innamorati che noi non saremo mai.
E tutti i nostri segreti li chiudiamo in suoni che capiamo solo noi. E tu guarda il mare e dimmi che quel frusciare non ti racconta dei segreti. Perdi tempo a decifrare le nostre parole, chè l'onde potrebbero spiegarti tutti i tuoi abissi ed io tutti quelli del cuor.
Potrei farti assaporare fatiche che non hai mai avuto in incubo; potrei farti scoprire come si fa ad amar l'amore in modo così precisamente disperato.
Io che organizzo le mie storie con ordine maniacale.
Io ancora serial killer dei sentimenti, chè poi son l'onde nei miei occhi a diventar trofei.
E allora grazie, tutte voi sabbie, per tutti i graffi che m'avete provocato. Grazie per questo mio cervello che va senz'armonia allo sbaraglio.
Grazie, chè di vita ne ho avuto troppa e tutta sbagliata.

Oggi l'onde ed io scappiamo: il mare sarà lago, morte di sirene.
Andiam da sole a cercar la notte, senz'esser spinte più. Senza amare più. Chè il nostro amore è infinito come il mare e più impietoso d'esso. Il nostro amore così forte da saper scappare.
E chissà un giorno chi ci vedrà tornare dopo essere scomparse ancora.

giovedì 25 aprile 2013

X

Alticcia.
Vorrei solo scriverti, vederti.
Scoprire cosa possono darmi le labbra tue stasera.

Fame alcoolica.

Alle 04:01 vorrei solamente scriverti. Da ore vorrei scriverti, magari da giorni. Dita immobili su parole fantasma che potrei dirti ora ma magari non ti diró mai; dita immobili su tutti i baci che mi dai, sul tuo naso acuminato e sulla lingua sfuggente.
Alle 04:04 vorrei che fossi qua, a ribadirmi che sono un guaio, a parlarmi di te, di quello che vuoi essere e sarai.
E forse tra un mese o due guardaremo una luna spaccacuori, davanti alla quale non sapremo più mentire. O magari domani ci diremo che è meglio lasciar stare.
E oggi m'hai riaccompagnata a casa di nuovo.
E oggi mi hai dato un bacio, giù per strada.

mercoledì 17 aprile 2013

I gelati sono buoni (ma costano milioni).

Vorrei un milione di cose.
Vorrei non essere così.
Così espansiva, dispersiva, aggressiva.
Vorrei essere il fiore di un ciliegio; vorrei essere prezzemolo su ogni cibo al mondo, che tanto sta bene con tutto.
Vorrei non porre domande, trabocchetti.
Vorrei non vedere niente nella gentilezza degli altri. Semplice educazione.
Vorrei avere il sangue dolce per le zanzare, lamentarmi tutta un'estate del fatto che mi pungono.
Vorrei essere delicata, farmi i peli solamente con il rasoio "che sennó mi fa male" e adottare tutti i miei figli "che sennó mi fa male".
Vorrei avere una paura diversa da questa qui che ho, che mi stringe e poi mi costringe a tirare fuori tutte le mie maschere. E adesso rido, e adesso gesticolo, e adesso parlo di me di noi della società dell'università dell'amore del sesso dell'odio della diversità.
Vorrei essere sorrisi e gote rosee, vorrei essere addormentata beata su una sedia.
Vorrei esser margherita e gazzosa, vorrei essere vergine e sposa.
Vorrei essere spine e ginestra.
Ed eccomi, io sono quiete e tempesta.

mercoledì 27 marzo 2013

Spigoli.

Il problema è la tensione, quella forza normale che distrugge ogni disinibizione. Il problema è l'intenzione. Quando mi guardi con quegli occhi, distruzione. Il corridoio in cui ti laurei ed io ti perdo nelle cose che rifarei.
Ma tu lo senti il modo in cui tocco le tue ginocchia? .

venerdì 15 marzo 2013

Quanto cazzo.

Mandami un asterisco che si puó ancora cambiare tutto.
Gioco di ruolo in cui barare, ma continuo ad aprirmi bottone dopo bottone. Ancora le tue vene acuminate a ricordare quanto mi potresti dare.
Un amico io non so che cosa sia, forse per questo tu mi spiazzi quasi in anonimato. Se non conoscessi il tuo volto, saresti ancora al centro di corse a perdi fiato.
Ma cosa scrivo a fare di te, che stappi il mio rhum e bevi in bella vista. Cosa ti penso, cosa ti credo a fare, quando tutto quello che ci spinge è la sola voglia di parlare.
Raccontami chi sei, che io in giro non lo dico.
Imbarazzati, ubriaco, attaccando la bottiglia. E ti tiri su le maniche, pudico a modo mio, e le ritiri indietro, sconcio ma sempre a modo mio.
Sei l'ago che s'inserisce nel mio cuore asimmetrico, un volto noto e ignoto a dirmi cosa potrebbe servirmi. Il momento sbagliato per cadere tra le mie braccia, il momento più giusto per far l'amore sulla sabbia.
Una lettera d'amore chè il vero amore non esiste. Il tuo rumore oltre la porta, una bottiglia vuota stappata un'altra volta.
"Mi fai troppa fiducia" per tentare d'avvicinarti e quindi sistematicamente metto trappole per far l'effetto contrario.
L'havana club che mi sconquassa le mani, gesticolando in modo straordinario; alcool che mi rende un po' più una persona.

Ma quanto cazzo vuol dire per me "persona di fiducia".

martedì 12 marzo 2013

La mia manica. Cinque rimpianti.

Ti giuro fedeltà, ma poi non mi importa di chi mi porge le mani. Son anni che cerco qualcuno che mi sappia guidare. Aspetto una scialuppa, un marinaio che mi porti in mare. Aspetto di vedere pappagalli d'isole mai esplorate; aspetto la follia dei baccanali, di selvaggi che ancora vedono gli dei. E sogno di tornare, abbronzata e stanca, in quella casa dove ancora esistevano i sorrisi. E sogno di sdraiarmi su quel prato che ospitava un'altalena, un'amaca e la tavola imbandita per l'ennesima festa.
Ti giuro tutto il mio cuore, ma poi non mi importa di chi mi bacia il collo. La mia follia spasmodica nel cercare un vero appiglio. E aspetto da vent'anni di finir la scuola, d'iniziare a godere dell'odor delle mimose.
Affondo i miei piedi nel fango del passato, che come sabbie mobili, mi impedisce di cambiare. Non ci sarà mai un futuro per chi non sa guardare avanti, per chi negli occhi ha la foga dei rimpianti.
E come fili d'edera le tue mani mi stanno strangolando e come girasoli i tuoi occhi mi spaventano.
Tu smetti di seguirmi e verrò io ad infastidirti, anche se non vali niente, anche se non sei nessuno. Anche se come ghiaccio m'atrofizzi l'organismo, la mia mania nel volere tutto quello che fa male.
E girando un po' la testa riesco a scorgere l'amore, come un fiordaliso che nasce su una tomba, ed ecco ti recido dalla base e ti smetto di pensare: la mia voglia matta di scappare, solo per continuare a poterti sognare.
Ti giuro una famiglia anche se non vedo più la mia, come un gregge sparso che scappa dai lupi su in montagna. Aspetto da una vita un solo fischio capace di radunarci tutti. Tutte le sere chiudo gli occhi: torna una casa rosa che odora di campagna, il vino bianco di mio nonno, l'odore della griglia che arrostisce peperoni e gli stivali di mio padre che riposano sulla soglia.
Tutti i miei fallimenti hanno il suono di bugie, come acqua chiara che cade tra i cristalli, ed è qualcun'altro a strappare via i miei successi, un sole troppo infame per far crescer le ginestre.
Ti giuro l'amicizia anche se non so che cosa sia, tutte queste persone come uno sciame d'api, che mi succhiano la linfa e sono pronte ad andar via, lasciandomi asciugare sotto un diluvio ininterrotto.
Tutti questi fogli che ripetono eresie, tutta la mia vita riversata nell'inchiostro. Come una foglia morta, il vento mi trascina ancora via.
Io scricchiolo sotto tutti i piedi che mi han schiacciata di nascosto.

sabato 9 marzo 2013

Che ne ho nostalgia.

Di nuovo addio, ma senza trauma: "Addio". Mi baci ogni mattina, ma non mi baci se devi dirmi addio.
E mi resta solo già la nostalgia dell'averti stretto stretto, incredibilmente vicino, mio in un modo che mi scordo sempre.
Siam pazzi lo sai, mentre c'abbracciamo col cuore di tredicenni innocenti. Siam pazzi lo sai, quando mi dai la mano in pubblico con tutta la fierezza dell'avermi affianco. E voglio dirti tutte le notti che sei il mio cuore, e voglio sentire tutte le notti la tua mano che spinge la mia sul tuo petto: "senti, senti cosa mi fai". Con la tua voce bassa e serpentina e le tue dita fantastiche che mi sfiorano le labbra. Con le gambe spigolose che cercano le mie e le guance, che mi irriti con la tua barba biondina, rossiccia.
Dimmi tutti i giorni che quello che provi con me non esiste in nessun'altra tua esperienza, dimmi tutti i giorni che ho fatto "troppi errori" ridendo un po' scoprendo i denti aguzzi e poi abbracciami facendomi capire che a te di quello che è importato ad altri non te ne frega niente.
E per la prima volta baciami due volte, abbattiamo la barriera delle cose che ci siamo sempre sussurrati, ma che in realtà non sono state dette mai. E sì mi piaci e quando sei nel mio letto mi fai stringere lo stomaco, ma dopo tutti questi anni non ci sono mai mani ad esplorare ciò che è nascosto dalle lenzuola. Si sentono i sospiri ed il rumore dei vestiti che sfregano tra loro; si sentono i tuoi polpastrelli freddi che cercano amore sopra i miei; si sente la saliva che scende giù difficile nelle gole. Ma stiamo attenti a non esagerare, a non spingerci dove vorremmo essere, a toglierci i vestiti e amarci fino in fondo.
Tu che mi fissi gl'occhi e riesci a vedere tutto quello che sono, tutte le mie sfumature. Tu che mi ami per le mie pazzie, tu che "non riuscirò mai a dormire vicino a te", tu che mi cerchi e mi prendi. Tu che non mi affretti.
E siamo pazzi lo sai quando andiamo alla stazione pretendendoci una coppia, con le mani che non riescono a staccarsi e quei baci sugli angoli della bocca che mi fanno sfiorare il malessere.
Ma per non ripeterci, per non sentir più niente di quel che c'è di notte, mi abbracci lungo i binari e mi sfiori un po' le guance.
Di nuovo addio, ci vediamo chissà quando, ci vediamo se riavremo il coraggio di affrontare i sentimenti. Di nuovo addio, prima o poi questa cosa così grande l'accetteremo a braccia aperte. Ma senza trauma.
"Addio".