Da ieri ho iniziato a risistemare la mia casa in campagna, che versa in condizioni selvagge.
Non c'è più prato, le piante da fiore stanno seccandosi, nessuno raccoglie più le foglie, nessuno più pota.
Un disastro.
Ogni volta che ci vado mi piange il cuore a vedere quanto di quello che c'era è andato in malora.
Mio padre sta lì da solo e lui pensa a tutti gli animali, quindi in teoria l'addetta al giardino dovrebbe essere mia zia... Che non se ne cura affatto. Anzi, cura solo le piante che piacciono a lei. Ma si può?!
Così ieri mi sono caricata il rimorchio del trattore e mi sono messa a spalare le foglie, riempendo il rimorchio per due volte: segno palese che nessuno lo faceva da almeno dieci anni.
Oggi andrò a sradicare le piante morte e a sistemare i rampicanti che ricoprono ormai tutte le aiuole.
Ho interi alberi da tirare giù e già mi fa male tutto dopo quella spalata colossale di ieri, ma sono presa benissimo.
Voglio che la mia unica vera casa sia bella come un tempo.
Mi si spezza il cuore a vederla così ogni volta che vado.
Così trascurata e sola.
giovedì 26 luglio 2012
martedì 24 luglio 2012
Terra bagnata.
L'odore della terra bagnata mi piace da impazzire, mi fa sentire lo scricchiolare delle radici sotto il suolo che calpesto. Non come quell'odore acre che esala dall'asfalto bagnato, quell'odore di polvere batterica e morte di una natura invisibile, che mi fa solo sentire fuori posto.
Piove sulla mia casa in campagna e sui miei cani, piove su tutta la mia terra ed io mi ostino a non entrar dentro casa. Sto seduta fuori, con i polpacci e le ginocchia a prender le gocce e ad assaporare le grida dei panni stesi condannati a non asciugarsi più.
Dalla grondaia della cantina esce un bel fiumiciattolo d'acqua pulita, così pulita che pulisce tutto ciò su cui cade.
In città da me, quando piove, tutto diventa più sporco, più puzzolente, più macabro.
E qua invece il cielo è nero, ma delimitato da un orizzonte dorato che promette l'oro del grano e l'arancione delle albicocche.
Ogni tanto un tuono ulula a tutti di stare attenti, per poi andarsi a posare lontano, minacciando qualche albero sperduto nei campi.
Vien su dalla terra il mio sorriso e in su dalla terra il mio corpo. Tutto si bagna e non c'è afa, non c'è zanzara, non c'è traffico a disturbare le foglie piegate e i cani tremanti ed il trattore che in silenzio guarda i suoi regni, come un re fiero durante una festa in suo onore.
Capisco perché tanti poeti, tanti scrittori hanno cercato di descrivere il suono delle gocce di pioggia che sbattono sulle foglie spesse e dure di
una magnolia.
Capisco perché tanti pittori hanno tentato di riprodurre il colore greve e trionfante del fiore di una ortensia sotto l'acquazzone.
Oggi, sono sicura, il cielo mi donerà un bell'arcobaleno. A ricordarmi quanta magia c'è nella cosa più semplice e complicata e completa del mondo: la terra su cui vivo, su cui viviamo tutti.
Piove sulla mia casa in campagna e sui miei cani, piove su tutta la mia terra ed io mi ostino a non entrar dentro casa. Sto seduta fuori, con i polpacci e le ginocchia a prender le gocce e ad assaporare le grida dei panni stesi condannati a non asciugarsi più.
Dalla grondaia della cantina esce un bel fiumiciattolo d'acqua pulita, così pulita che pulisce tutto ciò su cui cade.
In città da me, quando piove, tutto diventa più sporco, più puzzolente, più macabro.
E qua invece il cielo è nero, ma delimitato da un orizzonte dorato che promette l'oro del grano e l'arancione delle albicocche.
Ogni tanto un tuono ulula a tutti di stare attenti, per poi andarsi a posare lontano, minacciando qualche albero sperduto nei campi.
Vien su dalla terra il mio sorriso e in su dalla terra il mio corpo. Tutto si bagna e non c'è afa, non c'è zanzara, non c'è traffico a disturbare le foglie piegate e i cani tremanti ed il trattore che in silenzio guarda i suoi regni, come un re fiero durante una festa in suo onore.
Capisco perché tanti poeti, tanti scrittori hanno cercato di descrivere il suono delle gocce di pioggia che sbattono sulle foglie spesse e dure di
una magnolia.
Capisco perché tanti pittori hanno tentato di riprodurre il colore greve e trionfante del fiore di una ortensia sotto l'acquazzone.
Oggi, sono sicura, il cielo mi donerà un bell'arcobaleno. A ricordarmi quanta magia c'è nella cosa più semplice e complicata e completa del mondo: la terra su cui vivo, su cui viviamo tutti.
lunedì 23 luglio 2012
Eddaje!
Finalmente piove! Grazie Dio, grazie Gesù e grazie a tutti gli altri che mi hanno dato un buon motivo per ricominciare a studiare.
Sembra di aver fatto un balzo a settembre. Mio fratello dorme addirittura con la felpa.
In ogni caso magari questo cambio improvviso mi farà riaccendere il cervello, non si può mai sapere no?!
Per ora mi sono appena svegliata, ebbene sì, e ho appena mangiato il solito yogurt per colazione.
La donna delle pulizie più disastrosa del mondo si aggira per casa spruzzando di tutto.
Ho quasi sbranato una tizia che distribuiva moduli per luce e gas. Mi ha guardata terrorizzata.
A volte mi sembra di essere il Grinch.
Sembra di aver fatto un balzo a settembre. Mio fratello dorme addirittura con la felpa.
In ogni caso magari questo cambio improvviso mi farà riaccendere il cervello, non si può mai sapere no?!
Per ora mi sono appena svegliata, ebbene sì, e ho appena mangiato il solito yogurt per colazione.
La donna delle pulizie più disastrosa del mondo si aggira per casa spruzzando di tutto.
Ho quasi sbranato una tizia che distribuiva moduli per luce e gas. Mi ha guardata terrorizzata.
A volte mi sembra di essere il Grinch.
sabato 21 luglio 2012
Le prime tre cose.
La prima cosa che faccio di sabato mattina è correre a comprare il tabacco, finito consumando un libro fantastico di Carol O' Connel.
La seconda cosa che faccio di sabato mattina è correre a La Feltrinelli a cercare altri libri della stessa autrice, che scrive a metà tra me e Stefano Benni e che mi ha fatto trascorrere due giorni in un delirio di 300 pagine la cui fine è un incubo.
Il mio problema con i libri è che vorrei non finissero mai, vorrei conoscere i personaggi fino all'ultimo dettaglio, fino al loro ultimo respiro.
Per questo amo le saghe, le collane. Amo tutto ciò che si allunga.
E Carol O' Connel mi dà questa possibilità. Mi dà la possibilità di innamorarmi del detective Riker, con il suo abuso di alcool, la sua brutalità nei gesti e nelle parole.
Mi dà la possibilità di fingermi amica di Mallory, di scrutare i suoi occhi verde elettrico e terrorizzarmi ed eccitarmi allo stesso tempo.
La terza cosa che faccio di sabato mattina è sedermi al bar della mia compagnia da sola. Ci siamo io ed un signore sui 55 che beve Moretti e legge un libro sull'archeologia del Lazio.
Passano ragazzi sconvolti dal venerdì sera che mi guardano come se fossi un'aliena, ed io me ne accorgo senza neanche alzare lo sguardo.
Aliena da loro è quello che sono, la mia essenza prima.
La barista mi guarda allibita quando le dico che non sto aspettando nessuno ed il suo sorriso iniziale si trasforma in una specie di smorfia di dolore, dolore per me. Come se servisse necessariamente qualcun altro per sedersi ad un bar.
Apro il libro, inizio a leggere e nonostante tutti i miei grazie, quando mi viene portato il caffè, la ragazza mi guarda con disgusto. Come se io fossi lì per leggere "Tre metri sopra il cielo" fingendomi un'intellettuale.
Non posso biasimarla, alla fine è la moda di questi ultimi anni che ha trasformato tutti in pseudo artistoidi/intellettualoidi. Tutti scrivono poesie, tutti leggono, tutti cuciono e tutti suonano la chitarra.
E io che ste cose le faccio dal grembo materno finisco raggruppata insieme alla marmaglia con ciuffo o frangetta.
Vorrei spiegarle che libro sto leggendo e perché. Invece prendo il cellulare interrompendo la lettura e scrivo a voi.
Adesso lei mi guarda come se fossi un essere umano.
La seconda cosa che faccio di sabato mattina è correre a La Feltrinelli a cercare altri libri della stessa autrice, che scrive a metà tra me e Stefano Benni e che mi ha fatto trascorrere due giorni in un delirio di 300 pagine la cui fine è un incubo.
Il mio problema con i libri è che vorrei non finissero mai, vorrei conoscere i personaggi fino all'ultimo dettaglio, fino al loro ultimo respiro.
Per questo amo le saghe, le collane. Amo tutto ciò che si allunga.
E Carol O' Connel mi dà questa possibilità. Mi dà la possibilità di innamorarmi del detective Riker, con il suo abuso di alcool, la sua brutalità nei gesti e nelle parole.
Mi dà la possibilità di fingermi amica di Mallory, di scrutare i suoi occhi verde elettrico e terrorizzarmi ed eccitarmi allo stesso tempo.
La terza cosa che faccio di sabato mattina è sedermi al bar della mia compagnia da sola. Ci siamo io ed un signore sui 55 che beve Moretti e legge un libro sull'archeologia del Lazio.
Passano ragazzi sconvolti dal venerdì sera che mi guardano come se fossi un'aliena, ed io me ne accorgo senza neanche alzare lo sguardo.
Aliena da loro è quello che sono, la mia essenza prima.
La barista mi guarda allibita quando le dico che non sto aspettando nessuno ed il suo sorriso iniziale si trasforma in una specie di smorfia di dolore, dolore per me. Come se servisse necessariamente qualcun altro per sedersi ad un bar.
Apro il libro, inizio a leggere e nonostante tutti i miei grazie, quando mi viene portato il caffè, la ragazza mi guarda con disgusto. Come se io fossi lì per leggere "Tre metri sopra il cielo" fingendomi un'intellettuale.
Non posso biasimarla, alla fine è la moda di questi ultimi anni che ha trasformato tutti in pseudo artistoidi/intellettualoidi. Tutti scrivono poesie, tutti leggono, tutti cuciono e tutti suonano la chitarra.
E io che ste cose le faccio dal grembo materno finisco raggruppata insieme alla marmaglia con ciuffo o frangetta.
Vorrei spiegarle che libro sto leggendo e perché. Invece prendo il cellulare interrompendo la lettura e scrivo a voi.
Adesso lei mi guarda come se fossi un essere umano.
venerdì 20 luglio 2012
Notizie generali dalla palude.
So che questo blog sta andando a puttane e principalmente è mia la colpa. Quest'estate mi ha risucchiata in milioni di impegni e non riesco mai a seguirvi in modo decente, quindi è più che giusto che sti post restino inascoltati.
In ogni caso, l'altro giorno sono andata a casa mia in campagna per sistemare una vasca per la tartaruga d'acqua di mio fratello che tenevamo in una scatola di plastica gigante in balcone. Ho lavorato con mio padre. Preso la vasca, disposto sassi e mattoni per fare nascondigli e piattaforme e alla fine abbiamo liberato la bestiaccia, che tra le altre cose è l'animale più puzzolente al mondo. Mi sono divertita, mi piace fare queste, toccare il ferro della carriola e tentare di far smettere i cani di fare le feste non appena metto piede in fattoria. La mia estate la sto passando lì, in pace tra le cicale e quello che una volta era un bel giardino e che ora sta là secco e spoglio a ricordarmi che mia madre non ci mette più mano da anni.
Peró ci sto bene lo stesso. È una vita più semplice, che si riassume tutta tra l'orto, la stalla e la propria casa.
E allora prendo tutti i cani e li porto lì, a fare i cani veri, invece che pupazzetti in appartamento, che è una cosa che mi spezza il cuore.
Da due settimane mio fratello è tornato a casa con noi, abbandonando mio padre. Di nuovo.
Dorme nel letto sopra al mio, quel poco che dorme tra pizze surgelate, computer, birra, cannoni d'erbe spaziali, mare, amici, cose varie. È strano riaverlo qui. Sembra essere tornati a tantissimi anni fa. Quando lui era un cucciolo spaurito che dormiva nel letto accanto al mio ed io spegnendo la luce lo guardavo ed in silenzio gli chiedevo di non aver paura.
Almeno tu.
In ogni caso, l'altro giorno sono andata a casa mia in campagna per sistemare una vasca per la tartaruga d'acqua di mio fratello che tenevamo in una scatola di plastica gigante in balcone. Ho lavorato con mio padre. Preso la vasca, disposto sassi e mattoni per fare nascondigli e piattaforme e alla fine abbiamo liberato la bestiaccia, che tra le altre cose è l'animale più puzzolente al mondo. Mi sono divertita, mi piace fare queste, toccare il ferro della carriola e tentare di far smettere i cani di fare le feste non appena metto piede in fattoria. La mia estate la sto passando lì, in pace tra le cicale e quello che una volta era un bel giardino e che ora sta là secco e spoglio a ricordarmi che mia madre non ci mette più mano da anni.
Peró ci sto bene lo stesso. È una vita più semplice, che si riassume tutta tra l'orto, la stalla e la propria casa.
E allora prendo tutti i cani e li porto lì, a fare i cani veri, invece che pupazzetti in appartamento, che è una cosa che mi spezza il cuore.
Da due settimane mio fratello è tornato a casa con noi, abbandonando mio padre. Di nuovo.
Dorme nel letto sopra al mio, quel poco che dorme tra pizze surgelate, computer, birra, cannoni d'erbe spaziali, mare, amici, cose varie. È strano riaverlo qui. Sembra essere tornati a tantissimi anni fa. Quando lui era un cucciolo spaurito che dormiva nel letto accanto al mio ed io spegnendo la luce lo guardavo ed in silenzio gli chiedevo di non aver paura.
Almeno tu.
lunedì 16 luglio 2012
La mia "amica di penna".
Dama di un ghiaccio che s'è sciolto al primo sole che l'ha baciata. Occhi tristi: un azzurro che non riesce più a pensare, un colore spaventoso a coprire tutto il bello che c'è dietro fasce muscolari e terrori auto-indotti. Il collo teso dall'ennesimo sguardo altrui che erroneamente si sente ricadere sulla nuca.
E le braccia e le mani e le unghie colorate: la dolcezza infinita del suo essere umana.
Il cuore bloccato in gola dai soliti motivi.
Ha paura dell'amore perchè nessuno ha mai avuto il coraggio di dargliene e piange e si dispera perchè pensa d'essere sbagliata, di non meritar niente, di non essere nessuno. Eppure si vede, nella foto di una stanza, un'angolo di luce ambrata dove, felice e triste, siede lei e lei dà vita a tutto il quadro, al quadro imperfetto che ogni foto ritrae: la vita.
Ha paura delle nuove conoscenze perchè dovrebbe celare i suoi segreti ad altre persone e ha paura di incontrare quella che finalmente riuscirà a farle le domande giuste, a leggere ogni segno che quei segreti le hanno lasciato addosso. Eppure si sente, tra le decine di risate, una un po' più tenue, che s'insinua da chissà dove nelle orecchie d'ognuno. E di lei è quella risata: un suono che rievoca i fiori e il sole e la terra nuda e la neve, tutto assieme. Come quando si ascolta un usignolo: l'uditor si chiede se varrebbe la pena di privarlo della libertà pur di gioire di quel suono ogni giorno.
Dama di un fuoco che dorme nei tizzoni. Aspetta il primo vento che la faccia risvegliare. Occhi aperti: un azzurro in costante ricerca di chi è e di cosa vuole e di cosa otterrà, un colore devastante che cerca di spiegare alla gente che ha bisogno di una parola in più. Le gambe diritte sull'asfalto più caldo del mondo per scappare da tutto quello che potrebbe uccidere. Le caviglie ossute a ricordarle qualcosa che non avrebbe mai voluto vivere.
Vuol ricercar la perfezione in se stessa forse per far diventare perfetto il mondo che ha intorno.
Dama che non s'accorge di quanta perfezione ci sia nell'errore, nella normalità, nella sua fragilità.
*daje*
E le braccia e le mani e le unghie colorate: la dolcezza infinita del suo essere umana.
Il cuore bloccato in gola dai soliti motivi.
Ha paura dell'amore perchè nessuno ha mai avuto il coraggio di dargliene e piange e si dispera perchè pensa d'essere sbagliata, di non meritar niente, di non essere nessuno. Eppure si vede, nella foto di una stanza, un'angolo di luce ambrata dove, felice e triste, siede lei e lei dà vita a tutto il quadro, al quadro imperfetto che ogni foto ritrae: la vita.
Ha paura delle nuove conoscenze perchè dovrebbe celare i suoi segreti ad altre persone e ha paura di incontrare quella che finalmente riuscirà a farle le domande giuste, a leggere ogni segno che quei segreti le hanno lasciato addosso. Eppure si sente, tra le decine di risate, una un po' più tenue, che s'insinua da chissà dove nelle orecchie d'ognuno. E di lei è quella risata: un suono che rievoca i fiori e il sole e la terra nuda e la neve, tutto assieme. Come quando si ascolta un usignolo: l'uditor si chiede se varrebbe la pena di privarlo della libertà pur di gioire di quel suono ogni giorno.
Dama di un fuoco che dorme nei tizzoni. Aspetta il primo vento che la faccia risvegliare. Occhi aperti: un azzurro in costante ricerca di chi è e di cosa vuole e di cosa otterrà, un colore devastante che cerca di spiegare alla gente che ha bisogno di una parola in più. Le gambe diritte sull'asfalto più caldo del mondo per scappare da tutto quello che potrebbe uccidere. Le caviglie ossute a ricordarle qualcosa che non avrebbe mai voluto vivere.
Vuol ricercar la perfezione in se stessa forse per far diventare perfetto il mondo che ha intorno.
Dama che non s'accorge di quanta perfezione ci sia nell'errore, nella normalità, nella sua fragilità.
*daje*
giovedì 12 luglio 2012
Gli amici immaginari.
Ho sempre avuto il vizio di parlare da sola, ricostruendo attimi imperfetti della mia vita col senno di poi. C'ho sempre provato a riplasmare il mio fango a mio piacimento, finendo poi per stringere solo fredda guazza di terra e acqua e di morte della mia persona.
Nelle sere in cui gracidavano ancora le rane sopra la mai testa sognavo arrivasse qualcuno di notte a darmi un bacio d'amore, come nei cartoni animati. In quello stesso letto ho consumato il primo vero delitto ai danni di me stessa.
Nei giorni di pioggia tendenzialmente mi vien da sorridere, sorridere ad un cielo che piange al posto mio. Posso delegare il mio dolore a qualcuno, per una volta.
Che amore è quello che mi pugnala ogni giorno?
Che amore è quello che non capisce che dovrebbe essere come uno dei miei amici immaginari?
Parlarmi come voglio io, stringermi come voglio io, amarmi come voglio io.
Invece no.
Lenzuola verdi ad imitare un prato che è così lontano da me da non riuscirne più a carpirne l'odore ed il cuscino basso che mi fa addormentare subito e mi dà questi mal di schiena, amici per sempre, aggravati dalle mie manie futuristiche e infantili.
Ho il cervello così inceppato che mi dico di voler scrivere anche se non sono assolutamente in grado di farlo.
Un file .txt mi guarda dal Desktop e mi biasima per non averlo mai aperto nell'ultimo mese.
Un giorno un mio amico mi ha chiesto: "Chi è che ti dà la penna?", domanda lecita che mi fa capire che senza i miei antichi dolori non saprei andare a parare da nessuna parte.
Eppure ci sono periodi in cui mi sento una persona nuova, una persona bianca e senza macchie, una persona che di quello che ha fatto porta le cicatrici fieramente: "Questo è ciò a cui ho resistito."
Nel caso questo fosse vero non accadrebbe più che un solo nome, una sola discussione riguardo il mio passato, mi tagli la testa con una mannaia arrugginita. Non accadrebbe più.
Ed eccomi qua, di nuovo decapitata a scrivere solamente seguendo ste dita che mi strapperei a morsi, con le lacrime appoggiate nelle palpebre inferiori che sembrano bruciare ed invece non bruciano mai.
Che amore è quello che pretende ciecamente?
Che amore è quello che non si concede mai, come una vergine timorata di Dio?
Solitudini devastanti mi abbracciano e con le loro dita d'ossa mi graffiano la schiena.
Ed io sto zitta di nuovo.
Leggo ogni giorno persone dichiarare che il silenzio è il loro migliore amico. Persone che dichiarano questa cosa e che non sanno star zitte un secondo, che non sanno tenere la bocca chiusa su niente.
E vorrei spiegarglielo io cosa vuol dir sentire i propri ingranaggi stridere e assordarti, tendando invano di trovare le parole adatte per parlare di quello stridore e invece star zitti e muti perchè di parole giuste non ce ne sono. Perchè il suono della mia voce distruggerebbe quel poetico stridore.
Tutte le poesie del mio dolore assordante.
Sono ancora i piccoli gesti a tirare su la mia giornata, a costruirla senza che io possa farci niente.
Dalla voce delle persone non potrò mai essere in grado di capire niente.
Piuttosto, fatemi vedere se vi tremano le mani quando dite la parola "amore".
Piuttosto, fatemi appoggiare il mio orecchio sul vostro, convincetemi che dietro al timpano c'è metallo in amore.
Nelle sere in cui gracidavano ancora le rane sopra la mai testa sognavo arrivasse qualcuno di notte a darmi un bacio d'amore, come nei cartoni animati. In quello stesso letto ho consumato il primo vero delitto ai danni di me stessa.
Nei giorni di pioggia tendenzialmente mi vien da sorridere, sorridere ad un cielo che piange al posto mio. Posso delegare il mio dolore a qualcuno, per una volta.
Che amore è quello che mi pugnala ogni giorno?
Che amore è quello che non capisce che dovrebbe essere come uno dei miei amici immaginari?
Parlarmi come voglio io, stringermi come voglio io, amarmi come voglio io.
Invece no.
Lenzuola verdi ad imitare un prato che è così lontano da me da non riuscirne più a carpirne l'odore ed il cuscino basso che mi fa addormentare subito e mi dà questi mal di schiena, amici per sempre, aggravati dalle mie manie futuristiche e infantili.
Ho il cervello così inceppato che mi dico di voler scrivere anche se non sono assolutamente in grado di farlo.
Un file .txt mi guarda dal Desktop e mi biasima per non averlo mai aperto nell'ultimo mese.
Un giorno un mio amico mi ha chiesto: "Chi è che ti dà la penna?", domanda lecita che mi fa capire che senza i miei antichi dolori non saprei andare a parare da nessuna parte.
Eppure ci sono periodi in cui mi sento una persona nuova, una persona bianca e senza macchie, una persona che di quello che ha fatto porta le cicatrici fieramente: "Questo è ciò a cui ho resistito."
Nel caso questo fosse vero non accadrebbe più che un solo nome, una sola discussione riguardo il mio passato, mi tagli la testa con una mannaia arrugginita. Non accadrebbe più.
Ed eccomi qua, di nuovo decapitata a scrivere solamente seguendo ste dita che mi strapperei a morsi, con le lacrime appoggiate nelle palpebre inferiori che sembrano bruciare ed invece non bruciano mai.
Che amore è quello che pretende ciecamente?
Che amore è quello che non si concede mai, come una vergine timorata di Dio?
Solitudini devastanti mi abbracciano e con le loro dita d'ossa mi graffiano la schiena.
Ed io sto zitta di nuovo.
Leggo ogni giorno persone dichiarare che il silenzio è il loro migliore amico. Persone che dichiarano questa cosa e che non sanno star zitte un secondo, che non sanno tenere la bocca chiusa su niente.
E vorrei spiegarglielo io cosa vuol dir sentire i propri ingranaggi stridere e assordarti, tendando invano di trovare le parole adatte per parlare di quello stridore e invece star zitti e muti perchè di parole giuste non ce ne sono. Perchè il suono della mia voce distruggerebbe quel poetico stridore.
Tutte le poesie del mio dolore assordante.
Sono ancora i piccoli gesti a tirare su la mia giornata, a costruirla senza che io possa farci niente.
Dalla voce delle persone non potrò mai essere in grado di capire niente.
Piuttosto, fatemi vedere se vi tremano le mani quando dite la parola "amore".
Piuttosto, fatemi appoggiare il mio orecchio sul vostro, convincetemi che dietro al timpano c'è metallo in amore.
venerdì 6 luglio 2012
Che estate è?
È già volato via un mese di questa estate strana, inconcludente e calda come il fuoco.
Non sto combinando niente.
L'unica cosa che è tornata a trovarmi è la mia inappetenza estiva che mi porta sull'orlo di svenimenti epici quasi ogni giorno. Ogni volta che metto in bocca qualcosa mi viene la tachicardia e cosi faccio colazione, pranzo e cena con frutta e ancora frutta. E di nuovo frutta. Ho superato un ciclo senza quasi ingerire carne ed oggi ne sto risentendo da morire.
In ogni caso non so se sto dimagrendo o meno. Ho una paura devastante di salire sulla bilancia. E se segnasse un numero che non voglio leggere?
A questo proposito voglio riportare una pubblicità uscita ultimamente che ritengo geniale. Quella in cui la tizia sale sulla bilancia ed invece di un numero esce la scritta "fiducia" seguita da altre parole.
Quanto mi servirebbe quella bilancia là. Ci salirei ogni minuto e, chissà, magari poi lo specchio mi direbbe che sono bella, o almeno carina.
Tra le novità vale la pena citare un ragazzo uscito dalla cerchia del nostro Zio Paperone. È un cretino, maniaco della palestra, recentemente depresso perché si è lasciato con la ragazza dopo tre anni. Giovedì e venerdì sera lo hanno affidato alle mie cure di creatura metà donna metà uomo. Dai discorsi emerge una personalità che non mi piace ed una spavalderia ostentata che mi irrita come nient'altro al mondo.
Ed ora vi svelo un altro lato di me: io prendo per il culo tantissimo. E mi fa piacere essere presa per il culo, mi diverte, e chi mi conosce mi regge questo gioco di sarcasmi e battute, soprattutto quelli della mia cerchia più stretta (i tossici, lo psicologo e Zio Paperone), proprio perché sanno che quando ti do il "permesso" di prendermi per il culo, prendendoti per il culo, allora significa che ti considero un amico.
Insomma, ho sfottuto questo tizio per due sere, intervallando il gioco con nozioni della mia esperienza personale riguardo le odiate relazioni interpersonali e amorose.
L'altro ieri sera siamo usciti e si è unito anche lui, con le sue solite sbruffonate da imbecille. Tra una cosa e l'altra mi ha detto che l'ho spaventato. Non capisco perché, peró. Gli ho detto solamente quello che penso riguardo un rapporto di tre anni condito con sesso tradizionale e sciapo: non sono stati insieme. Lo psicologo mi ha dato man forte al riguardo, come tutti gli altri suoi amici.
Pensavo fosse una cosa che lo potesse un minimo consolare.
E invece l'ho terrorizzato.
Tutto ciò è seguito da due miei sogni in cui compariva lui e una richiesta d'amicizia da parte sua.
Mi mette un sentore strano tutta sta diatriba. Come se dovessi aspettarmi qualcosa che non voglio vedere arrivare nemmeno da lontano.
Tutto il resto è estate.
Non sto combinando niente.
L'unica cosa che è tornata a trovarmi è la mia inappetenza estiva che mi porta sull'orlo di svenimenti epici quasi ogni giorno. Ogni volta che metto in bocca qualcosa mi viene la tachicardia e cosi faccio colazione, pranzo e cena con frutta e ancora frutta. E di nuovo frutta. Ho superato un ciclo senza quasi ingerire carne ed oggi ne sto risentendo da morire.
In ogni caso non so se sto dimagrendo o meno. Ho una paura devastante di salire sulla bilancia. E se segnasse un numero che non voglio leggere?
A questo proposito voglio riportare una pubblicità uscita ultimamente che ritengo geniale. Quella in cui la tizia sale sulla bilancia ed invece di un numero esce la scritta "fiducia" seguita da altre parole.
Quanto mi servirebbe quella bilancia là. Ci salirei ogni minuto e, chissà, magari poi lo specchio mi direbbe che sono bella, o almeno carina.
Tra le novità vale la pena citare un ragazzo uscito dalla cerchia del nostro Zio Paperone. È un cretino, maniaco della palestra, recentemente depresso perché si è lasciato con la ragazza dopo tre anni. Giovedì e venerdì sera lo hanno affidato alle mie cure di creatura metà donna metà uomo. Dai discorsi emerge una personalità che non mi piace ed una spavalderia ostentata che mi irrita come nient'altro al mondo.
Ed ora vi svelo un altro lato di me: io prendo per il culo tantissimo. E mi fa piacere essere presa per il culo, mi diverte, e chi mi conosce mi regge questo gioco di sarcasmi e battute, soprattutto quelli della mia cerchia più stretta (i tossici, lo psicologo e Zio Paperone), proprio perché sanno che quando ti do il "permesso" di prendermi per il culo, prendendoti per il culo, allora significa che ti considero un amico.
Insomma, ho sfottuto questo tizio per due sere, intervallando il gioco con nozioni della mia esperienza personale riguardo le odiate relazioni interpersonali e amorose.
L'altro ieri sera siamo usciti e si è unito anche lui, con le sue solite sbruffonate da imbecille. Tra una cosa e l'altra mi ha detto che l'ho spaventato. Non capisco perché, peró. Gli ho detto solamente quello che penso riguardo un rapporto di tre anni condito con sesso tradizionale e sciapo: non sono stati insieme. Lo psicologo mi ha dato man forte al riguardo, come tutti gli altri suoi amici.
Pensavo fosse una cosa che lo potesse un minimo consolare.
E invece l'ho terrorizzato.
Tutto ciò è seguito da due miei sogni in cui compariva lui e una richiesta d'amicizia da parte sua.
Mi mette un sentore strano tutta sta diatriba. Come se dovessi aspettarmi qualcosa che non voglio vedere arrivare nemmeno da lontano.
Tutto il resto è estate.
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