lunedì 16 luglio 2012

La mia "amica di penna".

Dama di un ghiaccio che s'è sciolto al primo sole che l'ha baciata. Occhi tristi: un azzurro che non riesce più a pensare, un colore spaventoso a coprire tutto il bello che c'è dietro fasce muscolari e terrori auto-indotti. Il collo teso dall'ennesimo sguardo altrui che erroneamente si sente ricadere sulla nuca.
E le braccia e le mani e le unghie colorate: la dolcezza infinita del suo essere umana.
Il cuore bloccato in gola dai soliti motivi.
Ha paura dell'amore perchè nessuno ha mai avuto il coraggio di dargliene e piange e si dispera perchè pensa d'essere sbagliata, di non meritar niente, di non essere nessuno. Eppure si vede, nella foto di una stanza, un'angolo di luce ambrata dove, felice e triste, siede lei e lei dà vita a tutto il quadro, al quadro imperfetto che ogni foto ritrae: la vita.
Ha paura delle nuove conoscenze perchè dovrebbe celare i suoi segreti ad altre persone e ha paura di incontrare quella che finalmente riuscirà a farle le domande giuste, a leggere ogni segno che quei segreti le hanno lasciato addosso. Eppure si sente, tra le decine di risate, una un po' più tenue, che s'insinua da chissà dove nelle orecchie d'ognuno. E di lei è quella risata: un suono che rievoca i fiori e il sole e la terra nuda e la neve, tutto assieme. Come quando si ascolta un usignolo: l'uditor si chiede se varrebbe la pena di privarlo della libertà pur di gioire di quel suono ogni giorno.

Dama di un fuoco che dorme nei tizzoni. Aspetta il primo vento che la faccia risvegliare. Occhi aperti: un azzurro in costante ricerca di chi è e di cosa vuole e di cosa otterrà, un colore devastante che cerca di spiegare alla gente che ha bisogno di una parola in più. Le gambe diritte sull'asfalto più caldo del mondo per scappare da tutto quello che potrebbe uccidere. Le caviglie ossute a ricordarle qualcosa che non avrebbe mai voluto vivere.

Vuol ricercar la perfezione in se stessa forse per far diventare perfetto il mondo che ha intorno.
Dama che non s'accorge di quanta perfezione ci sia nell'errore, nella normalità, nella sua fragilità.




*daje*

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