giovedì 28 aprile 2016

Giorno 8.

Ottava notte con questa idea pazza in mente.
Sempre te, sempre io con te e sempre noi sotto i lampioni e sempre noi che ci leghiamo per sempre l'uno all'altra, prendendoci l'eternità a cui abbiamo sempre aspirato.
Due illusi, io e te.
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Prologo:


Ieri, plin, è arrivato un tuo messaggio. Dal modo in cui mi avevi risposto quando ti avevo chiesto udienza non mi aspettavo mi avresti scritto. Mi eri sembrato forse un po' slegato ed io mi sono sentita una burattinaia con le marionette ma senza i fili per farle muovere.
Invece alla fine mi hai scritto:
"Non posso gestire questa attesa,
dimmi qualcosa",
mi hai scritto.
Allora mangio e ti chiamo e inizio a darti indizi. Ti dico "Fermami se le mie parole ti stuprano. Non voglio. Non ti voglio spezzare di nuovo."
Tu non lo sai che mentre lo dico lo penso, e penso al nostro primo abbraccio nella tua macchina-topolino e vorrei solo tornare là: una tenerezza infinita fra due persone che si volevano bene ma che non osavano mai toccarsi.
Vorrei tornare là e parlo, parlo. Madonna, quanto parlo.
Tu invece farfugli, cerchi di spiegare ma non dici nulla.
Confusione totale.
"Frequento qualcuno, ma sto chiudendo: stiamo male",
mi dici.
Riagganciamo.
"Non so cosa dire, ma il 3 ci vediamo. Voglio ascoltare".


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Giorno 8. La mia idea mi scivola tra le mani.
Mi è bastato risentire la tua voce per far scendere meteoriti, ma stavolta non son lumi nel cielo che ci augurano sventura.
Stavolta arriva l'estinzione.

sabato 23 aprile 2016

Giorno 1.

Il giorno 1 è stato 3 giorni fa: il giorno in cui mi è venuta questa idea.
Forse sarebbe più accurato dire che il giorno 1 è stato 4 notti fa, ma comunque è stato. Pensavo sarebbe passata veloce come era venuta, invece è ancora qua, si è fatta spazio nella mia testa e non riesco a farla andare via. E la rielaboro e rielaboro ogni minuto in cui la mia testa riesce a pensare.
E questa idea fallisce sin dal principio. Fallisce perchè, semplicemente, io non merito di vederla realizzare.


L'idea è nata, all'improvviso, dopo qualche birra, quelle che bevo ogni sera, e qualche contatto di troppo con il mio telefono.
L'idea è realizzare l'impossibile.
L'idea è la redenzione.
L'idea è crescere tornando bambina.
L'idea è così grande che riesco solamente a sussurarla tra me e me, per ora.
Nel frattempo vorrei lasciare qui impressa un'immagine:

Il parcheggio in quel Borgo, io so che tu lo vedi già mentre inizio ad immaginarlo. E' quel parcheggio sempre vuoto dove spesso andavamo a chiacchierare, 20 minuti lontani da casa, ed era illuminato da dei lampioni tristi e dalla luna e basta. Nel silenzio ci sentivamo noi, una volta è passato un riccio, ogni tanto una macchina a tenerci aggrappati al mondo passava di là a riportare dolci damigelle nelle loro case di campagna. Una volta abbiamo visto una volpe, proprio lì?! Non ne sono sicura, sinceramente. Forse il ricordo di quella coda rossiccia, vista altrove, si è insinuata in questo ricordo che avevo con te.
Ma non è importante.
L'immagine deve essere di quel triste parcheggio costruito a nuovo, con le sue panchine di finto design e le strisce blu freschissime, dove andavamo a chiacchierare e bere birra, a qualche tempo lontani da casa, per fare finta di essere in vacanza. Il nostro posto nuovo.
E' stato il nostro posto nuovo per anni e per me lo è ancora.

Allora arriviamo, il 4 Maggio, di sera. C'è la luce che spacca il travertino e le nostre macchine ammaccate, che il 2016 è stato sfigato per entrambi.
Ci sediamo e chiacchieriamo e c'è sempre la stessa luna di 5 anni fa ed io ho lo stesso sorriso timido e sbilenco, e tu mi guardi dritto negli occhi. Poi io parlo, dico quello che devo dire.
Ti dico: "Ora ti dico un po' di cose, poi. Poi farò la cosa più pazza che mi sia mai venuta in mente in tutta la mia vita". Tu sgrani gli occhi, mentre io ingoio un sorso grande di saliva: nuova vita.

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Preludio:

Ti ho scritto facendo finta non mi importasse, cercavo un contatto, e mi hai ignorata. Non esattamente ignorata. Semplicemente mi hai risposto in modo cortese e distaccato, che alla fine è quello che mi merito. Dopo tutti questi anni di tira e molla, magari sei andato avanti, mentre io no. Io sto sempre qua, che muovo le braccia in modo forsennato mentre ho i piedi nelle tue sabbie mobili. Sono anni che vorrei uscirne e sono anni che sono qua.
E tu mi rispondi in modo cortese e distaccato. Non so come prenderla, ma la prendo.
E via per la mia strada.
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La mia idea è dirti tutta la verità. Dirti la mia verità. Dirti che mi hai fatto paura, una paura matta perchè eri matto; una paura matta perchè avevo dato il mio cuore ad un matto; una paura matta perchè stavo diventando matta.
Dirti che i tuoi sono gli unici occhi azzurri che non mi spaventano.
Dirti "Io ti vedo mentre mi vedi".

Poi c'è una scatolina, devo ancora scegliere quale, e dentro la scatolina una pianta grassa con tante spine. Un cactus? Ti troverò il più raro e lo coltiverò dentro quella scatolina.

Ti dirò, nella luce triste del parcheggio, "Perdonami".
Poi, "Sposami".
Ed aspetterò i meteoriti scendere dal cielo.