Bei tempi... Te li ricordi? Cazzo se faceva caldo, estate inoltrata, la
prima estate libere, sempre coi capelli bagnati, e stavamo sempre nude e
quando pioveva lasciavamo che la pioggia lavasse i nostri panni per la
seconda volta. C'erano animali strani che giravano per casa e accudivamo
anche quelli degli altri e i nostri erano felici. Andavamo in
bicicletta ed io cantavo "Loveboat" di Bugo, e tu dietro sulla tua
Graziella ridevi e un po' ti imbarazzavi, lo so perché anche io mi
imbarazzavo un po' di me stessa. Ma alla fine "sticazzi", ero felice:
sentivo sotto i piedi pizzicarmi la cima del mondo, quello sperone di
roccia appuntita dal quale ci tuffavamo gridando di paura, non eravamo
innocenti per niente. Che bei tempi, davvero. In casa c'erano sempre
persone, perché noi eravamo coraggiose e sfidavamo il mondo e volevamo
girarlo tutto: quanti volti escono dal vapore di quella estate,
tantissimi nomi, tantissime storie.
Cosa si può scrivere di quest'ultimo anno senza di te.
Chissà
dove ti ho perduta? In quale preciso istante ho capito che non ci
saremmo più scambiate i vestiti, non ci saremmo pettinate più a vicenda.
Niente in comune, ci conoscevamo una volta: lo dico alle persone che
ancora mi chiedono di te. I nostri nomi sempre in coppia, anche se non è
più così. A volte vorrei tornare indietro e, col senno di poi, cambiare
tutte le serate in cui non siamo uscite, in cui non c'è stata avventura
emozioni grida birra. Il mio rhum, che sapeva alla lontana di
cioccolato fondente e aveva il tappo di sughero che strideva, che bello,
quando lo svitavi via dalla bottiglia, perché non ne avevamo di forza
per tirarlo come le persone normali fanno. Pigre, fino a sera, e col
fresco si ballava e abbiamo rincorso tutti i tipi di musicisti pur di
cantargli dietro anche se con alcuni mi arrabbiavo parecchio, alla fine
dentro canticchiavo anche io. Perché se lo facevi tu era figo.
Ti ricordi quei due che ci hanno fatto quella specie di serenata jazz, solo voce e basso?
Cosa si può scrivere di questo ultimo anno senza di te.
Ti
ho vista crescere, diventare forte e tirare fuori la faccia tosta di
dire a chiunque "io sono così". Mi piace pensare che ci sia anche il mio
zampino in questa trasformazione, anche se a te non fa piacere questo
mio pensiero e una volta abbiamo litigato e quella volta peró non ho
pianto. Ci sono solo rimasta male, tranquilla. Poi ho capito, che non
avevi mai avuto bisogno di me, ero solo io ad averne di te. È la verità.
Ti vedo adesso come ridi, ridi più spesso. E magari ci sono meno
drammi, meno casini, meno incontri. E ci sono anche io di meno. Ma ridi
più spesso. Allora tutte quelle cose sono state divertenti e ne
parleremo quando ci ricorderemo degli anni dell'università, quando non
ci saremmo più viste per anni. Non ora. Ora la nostalgia non è concessa,
anche se è evidente che ne soffriamo tutte e due. Forse ne soffro solo
io. Va a capire.
Bei tempi, te li ricordi?!
E quindi, cosa scrivere di questo ultimo anno senza di te?
Ho vissuto, sono cresciuta anche io, ho trovato le mie ancore. E qua sono arrivata.
Però se ci arrivavo insieme a te, come in un'eterna estate 2013, era meglio.