C'è un luogo, un posto speciale, una scatola nel mio cervello dove metto tutti i dettagli delle cose che perdo. Accumulatrice seriale di eventi che non riesco a cogliere, a vivere, ad assaporare.
Ti perdo ogni volta che ti scrivo, ogni volta che non posso stare là davanti a te a discutere. Che poi cosa avremo tanto da parlare?!
Ti perdo quando non posso invitarti il pomeriggio, da me, a sprecare il nostro tempo. Ad impegnarci in attività che son semplici elucubrazioni: limare i cervelli con fiato di vento. In silenzio, poi, avremmo tutto il mondo da osservare.
Ti perdo quando ti incastro tra i miei impegni: il volante freddo della macchina, un giro attorno al lago, la pagina sospesa di un libro.
Oggi ho i panni da piegare. Nell'organizzazione, in fondo, non ho mai trovato niente di speciale.
Perderti è cercarti tutti i giorni e, trovandoti, riporre in bianco e nero tutti i miei fiumi di parole, che fluiscono via veloci e schietti verso un mare che li vuole inglobare, che sembra quasi un po' volerli anche quando portano i detriti.
Perderti è conoscerti ogni minuto un po' di più e, riconoscendo un ritmo familiare, sentirsi sempre giusti: i più forti tra i potenti, i più splendidi diamanti. Orecchio assoluto col quale ascoltare. Il funerale più triste tra i funerali più contriti.
Ogni volta che ti perdo, ogni volta che vieni smarrito casualmente, bagaglio in un aeroporto straniero, io sento il bisogno di cercarti per riuscire finalmente a custodirti.
Io ti perdo ogni secondo, ed ogni volta che ti perdo riesco ad afferrarti ancora un po'. Allungo un braccio ad accarezzare il niente, ingoio aria di serpente che mi si incastra nella gola.
Perderti dentro ogni tua parola, ogni volta diventando meno sola.
venerdì 30 dicembre 2016
Il mio amico di penna.
lunedì 21 novembre 2016
Roma.
Trovarsi.
Cosa significa "trovarsi"?
Trovarsi è uno sguardo complice; trovarsi è stare insieme ridendo; trovarsi è non dare nulla per scontato.
Trovarsi è capirsi. Al volo e senza indugi. Trovarsi è non mentire, mai. Trovarsi è essere te stesso.
Trovarsi è non avere paura di essere indecisi. E non avere paura di essere decisi.
Trovarsi è baciarsi come se ci si fosse sempre baciati. Trovarsi è familiarità, anche quando non ci si conosce: baciarsi come se non fosse nulla, quando quel nulla è tutto.
Trovarsi è guardarti e capirti. E capirti perché tu sei me. E tu sei me perché si ha la stessa testa.
Trovarsi è far commuovere una sconosciuta in treno, dopo esserci salutati.
E le sue lacrime siamo noi.
giovedì 28 aprile 2016
Giorno 8.
Ottava notte con questa idea pazza in mente.
Sempre te, sempre io con te e sempre noi sotto i lampioni e sempre noi che ci leghiamo per sempre l'uno all'altra, prendendoci l'eternità a cui abbiamo sempre aspirato.
Due illusi, io e te.
___________________________________
Prologo:
Ieri, plin, è arrivato un tuo messaggio. Dal modo in cui mi avevi risposto quando ti avevo chiesto udienza non mi aspettavo mi avresti scritto. Mi eri sembrato forse un po' slegato ed io mi sono sentita una burattinaia con le marionette ma senza i fili per farle muovere.
Invece alla fine mi hai scritto:
"Non posso gestire questa attesa,
dimmi qualcosa",
mi hai scritto.
Allora mangio e ti chiamo e inizio a darti indizi. Ti dico "Fermami se le mie parole ti stuprano. Non voglio. Non ti voglio spezzare di nuovo."
Tu non lo sai che mentre lo dico lo penso, e penso al nostro primo abbraccio nella tua macchina-topolino e vorrei solo tornare là: una tenerezza infinita fra due persone che si volevano bene ma che non osavano mai toccarsi.
Vorrei tornare là e parlo, parlo. Madonna, quanto parlo.
Tu invece farfugli, cerchi di spiegare ma non dici nulla.
Confusione totale.
"Frequento qualcuno, ma sto chiudendo: stiamo male",
mi dici.
Riagganciamo.
"Non so cosa dire, ma il 3 ci vediamo. Voglio ascoltare".
__________________________
Giorno 8. La mia idea mi scivola tra le mani.
Mi è bastato risentire la tua voce per far scendere meteoriti, ma stavolta non son lumi nel cielo che ci augurano sventura.
Stavolta arriva l'estinzione.
Sempre te, sempre io con te e sempre noi sotto i lampioni e sempre noi che ci leghiamo per sempre l'uno all'altra, prendendoci l'eternità a cui abbiamo sempre aspirato.
Due illusi, io e te.
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Prologo:
Ieri, plin, è arrivato un tuo messaggio. Dal modo in cui mi avevi risposto quando ti avevo chiesto udienza non mi aspettavo mi avresti scritto. Mi eri sembrato forse un po' slegato ed io mi sono sentita una burattinaia con le marionette ma senza i fili per farle muovere.
Invece alla fine mi hai scritto:
"Non posso gestire questa attesa,
dimmi qualcosa",
mi hai scritto.
Allora mangio e ti chiamo e inizio a darti indizi. Ti dico "Fermami se le mie parole ti stuprano. Non voglio. Non ti voglio spezzare di nuovo."
Tu non lo sai che mentre lo dico lo penso, e penso al nostro primo abbraccio nella tua macchina-topolino e vorrei solo tornare là: una tenerezza infinita fra due persone che si volevano bene ma che non osavano mai toccarsi.
Vorrei tornare là e parlo, parlo. Madonna, quanto parlo.
Tu invece farfugli, cerchi di spiegare ma non dici nulla.
Confusione totale.
"Frequento qualcuno, ma sto chiudendo: stiamo male",
mi dici.
Riagganciamo.
"Non so cosa dire, ma il 3 ci vediamo. Voglio ascoltare".
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Giorno 8. La mia idea mi scivola tra le mani.
Mi è bastato risentire la tua voce per far scendere meteoriti, ma stavolta non son lumi nel cielo che ci augurano sventura.
Stavolta arriva l'estinzione.
sabato 23 aprile 2016
Giorno 1.
Il giorno 1 è stato 3 giorni fa: il giorno in cui mi è venuta questa idea.
Forse sarebbe più accurato dire che il giorno 1 è stato 4 notti fa, ma comunque è stato. Pensavo sarebbe passata veloce come era venuta, invece è ancora qua, si è fatta spazio nella mia testa e non riesco a farla andare via. E la rielaboro e rielaboro ogni minuto in cui la mia testa riesce a pensare.
E questa idea fallisce sin dal principio. Fallisce perchè, semplicemente, io non merito di vederla realizzare.
L'idea è nata, all'improvviso, dopo qualche birra, quelle che bevo ogni sera, e qualche contatto di troppo con il mio telefono.
L'idea è realizzare l'impossibile.
L'idea è la redenzione.
L'idea è crescere tornando bambina.
L'idea è così grande che riesco solamente a sussurarla tra me e me, per ora.
Nel frattempo vorrei lasciare qui impressa un'immagine:
Il parcheggio in quel Borgo, io so che tu lo vedi già mentre inizio ad immaginarlo. E' quel parcheggio sempre vuoto dove spesso andavamo a chiacchierare, 20 minuti lontani da casa, ed era illuminato da dei lampioni tristi e dalla luna e basta. Nel silenzio ci sentivamo noi, una volta è passato un riccio, ogni tanto una macchina a tenerci aggrappati al mondo passava di là a riportare dolci damigelle nelle loro case di campagna. Una volta abbiamo visto una volpe, proprio lì?! Non ne sono sicura, sinceramente. Forse il ricordo di quella coda rossiccia, vista altrove, si è insinuata in questo ricordo che avevo con te.
Ma non è importante.
L'immagine deve essere di quel triste parcheggio costruito a nuovo, con le sue panchine di finto design e le strisce blu freschissime, dove andavamo a chiacchierare e bere birra, a qualche tempo lontani da casa, per fare finta di essere in vacanza. Il nostro posto nuovo.
E' stato il nostro posto nuovo per anni e per me lo è ancora.
Allora arriviamo, il 4 Maggio, di sera. C'è la luce che spacca il travertino e le nostre macchine ammaccate, che il 2016 è stato sfigato per entrambi.
Ci sediamo e chiacchieriamo e c'è sempre la stessa luna di 5 anni fa ed io ho lo stesso sorriso timido e sbilenco, e tu mi guardi dritto negli occhi. Poi io parlo, dico quello che devo dire.
Ti dico: "Ora ti dico un po' di cose, poi. Poi farò la cosa più pazza che mi sia mai venuta in mente in tutta la mia vita". Tu sgrani gli occhi, mentre io ingoio un sorso grande di saliva: nuova vita.
_______________________________________________
Preludio:
Ti ho scritto facendo finta non mi importasse, cercavo un contatto, e mi hai ignorata. Non esattamente ignorata. Semplicemente mi hai risposto in modo cortese e distaccato, che alla fine è quello che mi merito. Dopo tutti questi anni di tira e molla, magari sei andato avanti, mentre io no. Io sto sempre qua, che muovo le braccia in modo forsennato mentre ho i piedi nelle tue sabbie mobili. Sono anni che vorrei uscirne e sono anni che sono qua.
E tu mi rispondi in modo cortese e distaccato. Non so come prenderla, ma la prendo.
E via per la mia strada.
_______________________________________________
La mia idea è dirti tutta la verità. Dirti la mia verità. Dirti che mi hai fatto paura, una paura matta perchè eri matto; una paura matta perchè avevo dato il mio cuore ad un matto; una paura matta perchè stavo diventando matta.
Dirti che i tuoi sono gli unici occhi azzurri che non mi spaventano.
Dirti "Io ti vedo mentre mi vedi".
Poi c'è una scatolina, devo ancora scegliere quale, e dentro la scatolina una pianta grassa con tante spine. Un cactus? Ti troverò il più raro e lo coltiverò dentro quella scatolina.
Ti dirò, nella luce triste del parcheggio, "Perdonami".
Poi, "Sposami".
Ed aspetterò i meteoriti scendere dal cielo.
Forse sarebbe più accurato dire che il giorno 1 è stato 4 notti fa, ma comunque è stato. Pensavo sarebbe passata veloce come era venuta, invece è ancora qua, si è fatta spazio nella mia testa e non riesco a farla andare via. E la rielaboro e rielaboro ogni minuto in cui la mia testa riesce a pensare.
E questa idea fallisce sin dal principio. Fallisce perchè, semplicemente, io non merito di vederla realizzare.
L'idea è nata, all'improvviso, dopo qualche birra, quelle che bevo ogni sera, e qualche contatto di troppo con il mio telefono.
L'idea è realizzare l'impossibile.
L'idea è la redenzione.
L'idea è crescere tornando bambina.
L'idea è così grande che riesco solamente a sussurarla tra me e me, per ora.
Nel frattempo vorrei lasciare qui impressa un'immagine:
Il parcheggio in quel Borgo, io so che tu lo vedi già mentre inizio ad immaginarlo. E' quel parcheggio sempre vuoto dove spesso andavamo a chiacchierare, 20 minuti lontani da casa, ed era illuminato da dei lampioni tristi e dalla luna e basta. Nel silenzio ci sentivamo noi, una volta è passato un riccio, ogni tanto una macchina a tenerci aggrappati al mondo passava di là a riportare dolci damigelle nelle loro case di campagna. Una volta abbiamo visto una volpe, proprio lì?! Non ne sono sicura, sinceramente. Forse il ricordo di quella coda rossiccia, vista altrove, si è insinuata in questo ricordo che avevo con te.
Ma non è importante.
L'immagine deve essere di quel triste parcheggio costruito a nuovo, con le sue panchine di finto design e le strisce blu freschissime, dove andavamo a chiacchierare e bere birra, a qualche tempo lontani da casa, per fare finta di essere in vacanza. Il nostro posto nuovo.
E' stato il nostro posto nuovo per anni e per me lo è ancora.
Allora arriviamo, il 4 Maggio, di sera. C'è la luce che spacca il travertino e le nostre macchine ammaccate, che il 2016 è stato sfigato per entrambi.
Ci sediamo e chiacchieriamo e c'è sempre la stessa luna di 5 anni fa ed io ho lo stesso sorriso timido e sbilenco, e tu mi guardi dritto negli occhi. Poi io parlo, dico quello che devo dire.
Ti dico: "Ora ti dico un po' di cose, poi. Poi farò la cosa più pazza che mi sia mai venuta in mente in tutta la mia vita". Tu sgrani gli occhi, mentre io ingoio un sorso grande di saliva: nuova vita.
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Preludio:
Ti ho scritto facendo finta non mi importasse, cercavo un contatto, e mi hai ignorata. Non esattamente ignorata. Semplicemente mi hai risposto in modo cortese e distaccato, che alla fine è quello che mi merito. Dopo tutti questi anni di tira e molla, magari sei andato avanti, mentre io no. Io sto sempre qua, che muovo le braccia in modo forsennato mentre ho i piedi nelle tue sabbie mobili. Sono anni che vorrei uscirne e sono anni che sono qua.
E tu mi rispondi in modo cortese e distaccato. Non so come prenderla, ma la prendo.
E via per la mia strada.
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La mia idea è dirti tutta la verità. Dirti la mia verità. Dirti che mi hai fatto paura, una paura matta perchè eri matto; una paura matta perchè avevo dato il mio cuore ad un matto; una paura matta perchè stavo diventando matta.
Dirti che i tuoi sono gli unici occhi azzurri che non mi spaventano.
Dirti "Io ti vedo mentre mi vedi".
Poi c'è una scatolina, devo ancora scegliere quale, e dentro la scatolina una pianta grassa con tante spine. Un cactus? Ti troverò il più raro e lo coltiverò dentro quella scatolina.
Ti dirò, nella luce triste del parcheggio, "Perdonami".
Poi, "Sposami".
Ed aspetterò i meteoriti scendere dal cielo.
lunedì 14 marzo 2016
Hi, I'm Nancy.
C'è una cosa che mi piace, che mi piace da morire, ed è il legno sbreccato del tavolo che ho in cucina, in questa casa che è mia da due anni e che sarà mia per qualche altro momento. Finchè non volerò di nuovo via.
Ogni crepa, ogni salto di vernice, si ferma a dirmi chi c'è stato, qui, a rimestare il pane, a fare le fettuccine, che abbiamo anche la macchina di acciaio con la manovella per farle chiusa nella dispensa, ma non le abbiam mai fatte perchè io stendo col mattarello.
Mi piace contrastare quelle crepe, fenditure nelle anime degli altri, appoggiandoci su una birra dozzinale. Le fermo con pochi spiccioli io, mentre magari a qualcuno stanno ancora vangando il cuore con la zappa.
Oggi è successa una cosa bellissima, anzi due: oggi ho visto un riccio attraversare allegro una strada di città per tuffarsi in un grande prato, con un filare di viti e una casina immersi dentro; e oggi una signora ha fatto qualcosa di gentile, spontaneo, stupido ed inaspettato per me.
Forse credeva io fossi una bambina e, credendolo, ha gettato i miei 26 anni nell'oblio che solo la gentilezza sa donare.
Io oggi ho tredici anni, e domani tredici ed un giorno.
Ed è, proprio questa, l'età giusta per attraversare di corsa la strada e trovare il prato giusto.
Ogni crepa, ogni salto di vernice, si ferma a dirmi chi c'è stato, qui, a rimestare il pane, a fare le fettuccine, che abbiamo anche la macchina di acciaio con la manovella per farle chiusa nella dispensa, ma non le abbiam mai fatte perchè io stendo col mattarello.
Mi piace contrastare quelle crepe, fenditure nelle anime degli altri, appoggiandoci su una birra dozzinale. Le fermo con pochi spiccioli io, mentre magari a qualcuno stanno ancora vangando il cuore con la zappa.
Oggi è successa una cosa bellissima, anzi due: oggi ho visto un riccio attraversare allegro una strada di città per tuffarsi in un grande prato, con un filare di viti e una casina immersi dentro; e oggi una signora ha fatto qualcosa di gentile, spontaneo, stupido ed inaspettato per me.
Forse credeva io fossi una bambina e, credendolo, ha gettato i miei 26 anni nell'oblio che solo la gentilezza sa donare.
Io oggi ho tredici anni, e domani tredici ed un giorno.
Ed è, proprio questa, l'età giusta per attraversare di corsa la strada e trovare il prato giusto.
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