C'è un luogo, un posto speciale, una scatola nel mio cervello dove metto tutti i dettagli delle cose che perdo. Accumulatrice seriale di eventi che non riesco a cogliere, a vivere, ad assaporare.
Ti perdo ogni volta che ti scrivo, ogni volta che non posso stare là davanti a te a discutere. Che poi cosa avremo tanto da parlare?!
Ti perdo quando non posso invitarti il pomeriggio, da me, a sprecare il nostro tempo. Ad impegnarci in attività che son semplici elucubrazioni: limare i cervelli con fiato di vento. In silenzio, poi, avremmo tutto il mondo da osservare.
Ti perdo quando ti incastro tra i miei impegni: il volante freddo della macchina, un giro attorno al lago, la pagina sospesa di un libro.
Oggi ho i panni da piegare. Nell'organizzazione, in fondo, non ho mai trovato niente di speciale.
Perderti è cercarti tutti i giorni e, trovandoti, riporre in bianco e nero tutti i miei fiumi di parole, che fluiscono via veloci e schietti verso un mare che li vuole inglobare, che sembra quasi un po' volerli anche quando portano i detriti.
Perderti è conoscerti ogni minuto un po' di più e, riconoscendo un ritmo familiare, sentirsi sempre giusti: i più forti tra i potenti, i più splendidi diamanti. Orecchio assoluto col quale ascoltare. Il funerale più triste tra i funerali più contriti.
Ogni volta che ti perdo, ogni volta che vieni smarrito casualmente, bagaglio in un aeroporto straniero, io sento il bisogno di cercarti per riuscire finalmente a custodirti.
Io ti perdo ogni secondo, ed ogni volta che ti perdo riesco ad afferrarti ancora un po'. Allungo un braccio ad accarezzare il niente, ingoio aria di serpente che mi si incastra nella gola.
Perderti dentro ogni tua parola, ogni volta diventando meno sola.
venerdì 30 dicembre 2016
Il mio amico di penna.
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