"Era tanto che non mi pigliava così", ride. Lui ride ride e ridendo spezza la notte, il variopinto mondo di cuscini e lenzuola. Io riesco a vederlo così nitido che sembra ci siano le luci accese: a volte entra la luna dalla finestra e gli fa brillare un occhio. Una perla dentro una cozza, il suo occhio rilucente immerso nel nero della sera. Quando ride diventa un'altra persona, è lì che lo vedi davvero. Carbone che diventa oro, quando è bagnato dal sole mostra le sue screziature iridescenti.
E mi dice "era da tanto", ed io riesco quasi a sentirmi speciale. Salgo un gradino.
Dal basso guardo ansiosa il prossimo.
domenica 26 marzo 2017
Strumenti
lunedì 2 gennaio 2017
Triangolo.
Uscire dalle abitudini, forzata da mancanza di dimostrazione. Dimostrare chi sono, dimostrare un cuore, dimostrare l'affetto. C'è sempre stata una lacuna nella mia anima, morbo che affligge i miei modi di fare, che non mi lascia mai lasciarmi andare. Una miniera colma d'oro, abbandonata anche dall'ultimo dei briganti, perché troppo pericolosa per continuare a picconare. Avrei voluto tu mi lucidassi, forchetta d'argento, con l'aceto del tuo cuore immenso, il bicarbonato della tua testa di nuvola. Mi hai fatto pensare per un momento di esistere, di essere un po' più di un utensile.
Pensile in cucina, oggi appendo i coperchi al loro posto e aspetto un soffio di libeccio a farli tintinnare: un suono che mi fa tremare le vene.
Ho pensato che avrei voluto farti entrare dentro di me e lasciarmi pervadere, tu il gas perfetto ed io recipiente da riempire. Pressione normale, temperatura normale, atmosfera stabile.
Ma la realtà non è un esperimento da scienziati; essa è più sconfinata del mare, più sconfinata di tutto ciò che mi hai saputo dare. Anche qui, io ho fallito nel sapermi dimostrare.
Ho un gusto per l'esagerazione che mi annichilisce sempre, illudendomi di essere grande, mi ritrovo sempre ad essere niente più che polvere. Forse ti ho ferito senza neanche saperlo, forse ho sopravvalutato tutto quanto: le parole, le somiglianze, la nostra perfetta sintonia.
Alla fin fine, sono solo nero spruzzato sullo schermo del tuo cellulare. Posso smettere di esistere in qualsiasi momento: il problema è che tu sei una persona che io vorrei saper amare, senza saperlo fare davvero. Vorrei sapermi innamorare di te, valicando sti chilometri mandarti il mio cuore in una busta della spesa.
Forse avrei dovuto tenere per me tutte le mie idee: essere un taglio superficiale, acqua ossigenata e via.
Eppure ho provato stupidamente ad essere una sutura grande e profonda: stracciata la pelle, penetrata l'anima, ci sarebbe stato poco da riparare.
Il vizio di vivere e sbagliare, il mio.
La forma asimettrica in un mondo puramente triangolare, la mia.