sabato 21 luglio 2012

Le prime tre cose.

La prima cosa che faccio di sabato mattina è correre a comprare il tabacco, finito consumando un libro fantastico di Carol O' Connel.
La seconda cosa che faccio di sabato mattina è correre a La Feltrinelli a cercare altri libri della stessa autrice, che scrive a metà tra me e Stefano Benni e che mi ha fatto trascorrere due giorni in un delirio di 300 pagine la cui fine è un incubo.
Il mio problema con i libri è che vorrei non finissero mai, vorrei conoscere i personaggi fino all'ultimo dettaglio, fino al loro ultimo respiro.
Per questo amo le saghe, le collane. Amo tutto ciò che si allunga.
E Carol O' Connel mi dà questa possibilità. Mi dà la possibilità di innamorarmi del detective Riker, con il suo abuso di alcool, la sua brutalità nei gesti e nelle parole.
Mi dà la possibilità di fingermi amica di Mallory, di scrutare i suoi occhi verde elettrico e terrorizzarmi ed eccitarmi allo stesso tempo.
La terza cosa che faccio di sabato mattina è sedermi al bar della mia compagnia da sola. Ci siamo io ed un signore sui 55 che beve Moretti e legge un libro sull'archeologia del Lazio.
Passano ragazzi sconvolti dal venerdì sera che mi guardano come se fossi un'aliena, ed io me ne accorgo senza neanche alzare lo sguardo.
Aliena da loro è quello che sono, la mia essenza prima.
La barista mi guarda allibita quando le dico che non sto aspettando nessuno ed il suo sorriso iniziale si trasforma in una specie di smorfia di dolore, dolore per me. Come se servisse necessariamente qualcun altro per sedersi ad un bar.
Apro il libro, inizio a leggere e nonostante tutti i miei grazie, quando mi viene portato il caffè, la ragazza mi guarda con disgusto. Come se io fossi lì per leggere "Tre metri sopra il cielo" fingendomi un'intellettuale.
Non posso biasimarla, alla fine è la moda di questi ultimi anni che ha trasformato tutti in pseudo artistoidi/intellettualoidi. Tutti scrivono poesie, tutti leggono, tutti cuciono e tutti suonano la chitarra.
E io che ste cose le faccio dal grembo materno finisco raggruppata insieme alla marmaglia con ciuffo o frangetta.
Vorrei spiegarle che libro sto leggendo e perché. Invece prendo il cellulare interrompendo la lettura e scrivo a voi.
Adesso lei mi guarda come se fossi un essere umano.

7 commenti:

  1. se c'è qualcosa che mi hai insegnato tu è proprio fregarsene di quello che pensano gli altri... ipocriti e benpensanti...
    io sono ancora una dilettante, in questo, ma tu.. tu sai essere cosi distaccata dal mondo degli altri, che ciò che pensa la cameriera non ti tocca nemmeno... ti invidio per la tua forza... che per te è normalità... ma per me è davvero tanto...
    <3

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  2. se io fossi stata quella cameriera invece l'avrei vista bene come cosa. preferisco le persone che fanno quello che vogliono fare, indipendentemente dagli altri, che quelle che fanno cosìperchèsì, che non muovono il culo se non in compagnia. non mi spaccio per una forte perchè è evidentente che non lo sono, però anche a me ogni tanto capita di uscire per conto mio perchè voglio fare una cosa e non mi interessa degli altri in quel preciso momento. a me la solitudine però nuoce, anche se cmq in quei momenti mi sento un po' orgogliosa di me stessa (che poi beh, capirai che atto eroico XD però considerando che prima soffrivo di sociofobia x me è piacevole osservare i miei progressi). un abbraccio!

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  3. Io proprio non lo capisco, questo tabù tutto italiano del 'fa strano sedersi soli al bar'. Come se l'unico motivo per cui si fa è perchè si hanno forti turbe mentali, si vuole organizzare una rapina o, più semplicemente, non si hanno amici. E' un bar, cazzo, ci potrò andare a bere un caffè senza nessuno che rompe le palle, no?
    Va be', buona lettura.




    Baci.

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  4. ahahaha ma io ti adoro! ciao tesoro! sono tornataaaaa...e rileggere un tuo post mi fa tornare a sorridere! Non ho mai sentito questa scrittrice..mea culpa...ho dovuto cercarla su google :( non sai quanto ti capisco...Io ho bisogno di leggere, di scrivere, di ammirare il paesaggio in silenzio, ma la gente che mi guarda, lì sola e persa in me, non mi capisce e io mi sento giudicata e un' emarginata, perchè loro pensano che io lo sia...e allora anch'io mi metto a fumare o tiro fuori il cell per fare qlcs di figo che mi dia l'aria di essere vagamente impegnata. Che tristezza. Fortunatamente sono tanti i giorni in cui me ne sbatto e continuo a leggere e a starmene sola per i fatti miei...perchè qualche volta riesco ad essere libera. qualche volta! é un piacere tornare qui! un bacio cara <3<3<3

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  5. ODIO quando vado da sola al bar o al parco a leggere e la gente mi guarda un po' per sfottere e un po' per compatire.

    Frutto di questa società malata che, pur nel suo individualismo economico, non riesce a rinunciare a quel poco di collettivismo senza la quale non starebbe in piedi. Hobbes diceva che gli umani stanno insieme solo per convenienza, non solo negli affari ma anche nell'amicizia, si esce con certe persone solo perchè ne traiamo vantaggi di onore e di autostima.

    Ora, non dico che debba essere sempre così, ma di sicuro è la mentalità di chi ti vede al bar o al parco da sola e pensa "poveretta, senza amici".


    Però al contrario di te, dopo la 3\4 persona che mi guarda strano, prendo e me ne vado in cerca di un luogo più tranquillo...non sopporto certi sguardi.

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  6. Vorrei fregarmene degli altri e uscire da sola pure io.
    Invece ho paura.

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  7. Devi per forza essere accompagnato da qualcuno in qualsiasi posto tu voglia mettere piede per essere una persona "normale".
    Se no sei un'asociale, una strana, una sfigata, una che non riesce a relazionarsi.
    Ma vaffanculo.
    elle

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