mercoledì 10 luglio 2013

Splendidi perissodattili.

Come faccio, dimmi, a guardarti negli occhi e mantenere dignità mentre annego nell'inutile marasma che è la mente mia. Che non sa mai ordinare niente, che non sa ripetere niente, memorizzare niente. Che segue fiumiciattoli spietati dominati da squali che si nutrono solo di detriti dei miei pensieri. 
Cosa m'ha portato qua? Sono state le persone o gli eventi, sono stati gli schiaffi o i baci, la sobrietà o l'ebbrezza, a rovinarmi? 
Come faccio a guardarti negli occhi se cerco integrità sapendo di non poterla mai trovare, chè se piango per aver logica mi dai comunque caos e grida e battaglie medievali. I miei neuroni che cozzano su quelli degli altri e li afferrano per le sinapsi e gridano "Ma come cazzo parlate voi?! Noi questa chimica che idolatrate non la conosciamo. Venite qua se avete coraggio" abbaiano le mie nervose celluline, come un cane chiuso in un giardino che trova conforto e compagnia solamente attaccando gli altri, infingardi nascosti dietro il cancello in ferro battuto.
Come fai, tu, a darmi le mani dopo aver saggiato la mia ignoranza, la mia conoscenza scoordinata e ridicola. Tutte le cose del mondo che non so e non saprò mai. 
Vorrei saper afferrare tutto al volo, avere un cervello lapidario da informazioni immagazzinate. Un cervello che non ho e che non avrò mai.
Come faccio a correre verso un futuro che non so raggiungere, con un pedale rotto e le ruote che fanno male ed i polmoni a respirare l'aria sbagliata.
Dovrei rinunciare a tutto, tutti i miei sogni. Trovare impieghi umili dove riversare la mia stupidità ingenua e schietta.
Andare in giro, organizzar feste, conoscere persone e inventare studi sociali banali ancora una volta.
Eccomi chi sono. Io sono quella che non riesce mai. E in più mai amata, mai cercata, mai voluta.
Io sono il mostro nello sgabuzzino di tuo figlio, che tu madre temi più di quanto non faccia il pargoletto. 
Io sono il mostro che gli fa costruire sogni nel cassetto per farglieli tirare fuori, crederli possibili. E poi renderlo stupido ed incapace di pensare. 
Io sono il mostro che lo farà invecchiare ad otto anni: un bambino che perde la capacità di parlare.
Futuro uomo,
In mano mia. 
Futuro mostro,
La mia più bella bugia 
Che dona alle mie parole
Il gusto dolce della poesia
E mi fa sembrar sapiente 
Io che non so,
Che non sono
Mai niente
Che non sia il verso sbagliato del più squallido torrente. 

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