martedì 12 marzo 2013

La mia manica. Cinque rimpianti.

Ti giuro fedeltà, ma poi non mi importa di chi mi porge le mani. Son anni che cerco qualcuno che mi sappia guidare. Aspetto una scialuppa, un marinaio che mi porti in mare. Aspetto di vedere pappagalli d'isole mai esplorate; aspetto la follia dei baccanali, di selvaggi che ancora vedono gli dei. E sogno di tornare, abbronzata e stanca, in quella casa dove ancora esistevano i sorrisi. E sogno di sdraiarmi su quel prato che ospitava un'altalena, un'amaca e la tavola imbandita per l'ennesima festa.
Ti giuro tutto il mio cuore, ma poi non mi importa di chi mi bacia il collo. La mia follia spasmodica nel cercare un vero appiglio. E aspetto da vent'anni di finir la scuola, d'iniziare a godere dell'odor delle mimose.
Affondo i miei piedi nel fango del passato, che come sabbie mobili, mi impedisce di cambiare. Non ci sarà mai un futuro per chi non sa guardare avanti, per chi negli occhi ha la foga dei rimpianti.
E come fili d'edera le tue mani mi stanno strangolando e come girasoli i tuoi occhi mi spaventano.
Tu smetti di seguirmi e verrò io ad infastidirti, anche se non vali niente, anche se non sei nessuno. Anche se come ghiaccio m'atrofizzi l'organismo, la mia mania nel volere tutto quello che fa male.
E girando un po' la testa riesco a scorgere l'amore, come un fiordaliso che nasce su una tomba, ed ecco ti recido dalla base e ti smetto di pensare: la mia voglia matta di scappare, solo per continuare a poterti sognare.
Ti giuro una famiglia anche se non vedo più la mia, come un gregge sparso che scappa dai lupi su in montagna. Aspetto da una vita un solo fischio capace di radunarci tutti. Tutte le sere chiudo gli occhi: torna una casa rosa che odora di campagna, il vino bianco di mio nonno, l'odore della griglia che arrostisce peperoni e gli stivali di mio padre che riposano sulla soglia.
Tutti i miei fallimenti hanno il suono di bugie, come acqua chiara che cade tra i cristalli, ed è qualcun'altro a strappare via i miei successi, un sole troppo infame per far crescer le ginestre.
Ti giuro l'amicizia anche se non so che cosa sia, tutte queste persone come uno sciame d'api, che mi succhiano la linfa e sono pronte ad andar via, lasciandomi asciugare sotto un diluvio ininterrotto.
Tutti questi fogli che ripetono eresie, tutta la mia vita riversata nell'inchiostro. Come una foglia morta, il vento mi trascina ancora via.
Io scricchiolo sotto tutti i piedi che mi han schiacciata di nascosto.

sabato 9 marzo 2013

Che ne ho nostalgia.

Di nuovo addio, ma senza trauma: "Addio". Mi baci ogni mattina, ma non mi baci se devi dirmi addio.
E mi resta solo già la nostalgia dell'averti stretto stretto, incredibilmente vicino, mio in un modo che mi scordo sempre.
Siam pazzi lo sai, mentre c'abbracciamo col cuore di tredicenni innocenti. Siam pazzi lo sai, quando mi dai la mano in pubblico con tutta la fierezza dell'avermi affianco. E voglio dirti tutte le notti che sei il mio cuore, e voglio sentire tutte le notti la tua mano che spinge la mia sul tuo petto: "senti, senti cosa mi fai". Con la tua voce bassa e serpentina e le tue dita fantastiche che mi sfiorano le labbra. Con le gambe spigolose che cercano le mie e le guance, che mi irriti con la tua barba biondina, rossiccia.
Dimmi tutti i giorni che quello che provi con me non esiste in nessun'altra tua esperienza, dimmi tutti i giorni che ho fatto "troppi errori" ridendo un po' scoprendo i denti aguzzi e poi abbracciami facendomi capire che a te di quello che è importato ad altri non te ne frega niente.
E per la prima volta baciami due volte, abbattiamo la barriera delle cose che ci siamo sempre sussurrati, ma che in realtà non sono state dette mai. E sì mi piaci e quando sei nel mio letto mi fai stringere lo stomaco, ma dopo tutti questi anni non ci sono mai mani ad esplorare ciò che è nascosto dalle lenzuola. Si sentono i sospiri ed il rumore dei vestiti che sfregano tra loro; si sentono i tuoi polpastrelli freddi che cercano amore sopra i miei; si sente la saliva che scende giù difficile nelle gole. Ma stiamo attenti a non esagerare, a non spingerci dove vorremmo essere, a toglierci i vestiti e amarci fino in fondo.
Tu che mi fissi gl'occhi e riesci a vedere tutto quello che sono, tutte le mie sfumature. Tu che mi ami per le mie pazzie, tu che "non riuscirò mai a dormire vicino a te", tu che mi cerchi e mi prendi. Tu che non mi affretti.
E siamo pazzi lo sai quando andiamo alla stazione pretendendoci una coppia, con le mani che non riescono a staccarsi e quei baci sugli angoli della bocca che mi fanno sfiorare il malessere.
Ma per non ripeterci, per non sentir più niente di quel che c'è di notte, mi abbracci lungo i binari e mi sfiori un po' le guance.
Di nuovo addio, ci vediamo chissà quando, ci vediamo se riavremo il coraggio di affrontare i sentimenti. Di nuovo addio, prima o poi questa cosa così grande l'accetteremo a braccia aperte. Ma senza trauma.
"Addio".

giovedì 27 dicembre 2012

Ricorrenze forzate.

Ed eccolo.
Un momento di vuoto.
In cui guardo i fari di una macchina e non li vedo davvero.
Ho riletto tutte le cose che ho scritto. Ricorrono sempre le stesse cose: le mani, le parole, l'amore. Il mio ragazzo che guarda un'altra ragazza, ci parla. Con quegli occhi lì, sbrilluccicosi.
Ed io non capisco nulla di tutto ciò. Quali sono le mani le parole l'amore il ragazzo che mi sfiorano la mente? Vorrei che qualcuno venisse a dirmelo.
Lei è alta il doppio di me.
Lei è fisicamente la meta di me.
Lei ha giocato a basket.
Lei canta la nostra canzone.
Lei mi ruba le lacrime.
Perché Lei è Bella e se piange in pubblico la gente la abbraccia. Le chiede cosa è successo.
Bella. Alta. Romana. Bella.
Magra. Romana. Alta.
Con la voce roca.
Il doppio di me.
Io se piango in pubblico sembro ridicola. Ed io non piango in pubblico. Perché le lacrime sono i miei fantasmi. I miei tesori insieme. Io amo ognuna delle mie lacrime.
Per questo le tengo per me.
O Forse qualcuno lontano da qui mi ha insegnato a fare delle mie lacrime un tesoro.

Cambio stanza.
La sta abbracciando davvero?! Davanti a me?!
Non è così... Sta abbracciando un amico.

Saró mai capace a vivere?


Non è così.


Lui non mi guarda più. Guarda solo lei. Con la cose roca. Le gambe lunghe, allampanate, magre, belle. Magre.
Ed io che ho rimesso questo mezzo chilo...
Ed io che non sono nata per essere donna.
Ed io che sto qua a scrivere. Invece di piangere.
Piango con le dita, piango con voi e resto stronza.
Perché vorrei conforto da gente a cui non so dare conforto.

Sono sempre una nullità. Sempre.

lunedì 10 dicembre 2012

Mani.

E poi mi tocco il viso, che ora mi entra in due mani. Piccole, piccole mani. Piccolo, piccolo viso.
Come ci sono arrivata qua? Con le gambe piccole ed il culo in su e le tette dure. Come ci sono arrivata qua? Sto qua perchè non ho soldi per mangiare. Pasta in bianco. Questo sto mangiando da due mesi a questa parte. Pasta in bianco, senza olio, solo cotta. E vorrei potermi vestire bene per non sembrare sempre la solita barbona. Invece sto qua, col maglione catarifrangente arancione e i pantaloni verdi che ormai mi stanno tre volte. Perchè non ho soldi per vestirmi bene.
E il mio ragazzo mi fa foto nuda con la pelle d'oca, perchè la pelle non si paga e questa almeno spero di potermela tenere stretta.
Vorrei sembrare bella. Essere meno maschia, vergognarmi di più a dire certe cose. Vorrei avere pudore, quel pudore bianco che è più sporco di una fogna. Vorrei avere amiche donne, che non ho, che continuo a non avere; per potermi vergognare a parlare di cazzi con la gente, ma per essere troia con le mie amiche.
Vorrei essere una ragazzina H&M e sabato in tacchi e ubriaca con un cocktail e studiosa e porca di nascosto.
E poi mi tocco il viso: sono una ragazza-ragazzo mercato e sabato con la bottiglia di peroni e ubriaca mai o ubriaca male male e con il cervello ma che non studia mai e porca alla luce del sole.
Ma almeno adesso ho le gambe piccole, che mi stanno quasi in due mani.
Taglia 40 larga. Un altro stupido numero, uno come tanti.

giovedì 8 novembre 2012

Gomma.

Esistenze di città, di città di mare, che la sabbia scende giù con la pioggia, col vento, tutta sulla mia macchina che è del colore dei prati in inverno.
Giro la testa, un odore lontano, mi ricorda qualcosa che non voglio più neanche immaginare. Il mio cane solo lo riconosce.
Nella mia testa quell'odore è della carne, del sudore, d'uomini, di lacrime lasciate appassire sulle labbra di una ragazzina. Nella mia testa quell'odore diventa arabesco, strisciante: volitivo passeggero della mia anima, che mi rende bestia, che mi rende umana.
L'asfalto sotto suole di gomma sessanta euro che getterò nel primo fango d'autunno e sulla testa un cielo grigio solcato di traverso da un airone cinerino, maestoso animale.
Una vita nuova che non arriverà mai e la smania di crescere che mi porta ancora a sbagliare e sbagliare. Perchè esser piccoli significa dover sbagliare ed esser grandi, esser grandi significa esattamente la stessa cosa. Ed io sbaglio oggi e sbaglierò domani a cercare una relazione normale, una relazione d'amore e non di sofferenza e ferite.
Giro la testa, due anni tutti nelle mie orecchie, e di risate il vento non ne ha mai portate.

domenica 9 settembre 2012

Esiste la parola "scostanza"?

Se esiste è la parola che mi si addice di più: questo blog ne è la testimonianza perfetta.
Ci sono e non ci sono.
Faccio e non faccio.
Vivo, muoio e vivo ancora.
Mi sono auto-esiliata a casa di mio padre in campagna per studiare senza rotture di palle varie (fidanzato, amici, madre petulante e cugina invadente) per il test d'ingresso. Ho studiato più di quanto abbia mai fatto nella mia intera esistenza, sapendo che comunque non entrerò se la sfiga scenderà su di me. Ed è quasi matematico che accada, perché stavolta voglio davvero farla questa cosa e quindi pagherò.
Facilissimo e sicuro.
Con il mio ragazzo va tutto bene, ultimamente ho una strana voglia di scopare. Dico "strana" perché da quando ha fatto quella schifezza lo scorso Gennaio ero diventata frigida, un bel ghiacciolino. E poi l'estate è arrivata a ricordarci che siamo animali e che la stagione degli amori esiste anche per noi umani.
È bello aver ritrovato quella confidenza che sembrava essere stata perduta.
D'altra parte, peró, non può andare tutto bene. Se entrerò in questa benedetta facoltà saró costretta a trasferirmi a Pisa ed il mio signor fidanzato sta già facendo il diavolo a quattro tra sogni che rispecchiano la sua paura che io possa dimostrarmi la puttana che sono tradendolo.
Spero solo che si renda conto delle baggianate di cui è convinto e si metta l'anima in pace: il trasferimento sarà inevitabile. Ho capito da tempo che non è concepibile lasciarsi rovinare la vita dalle altre persone, quindi non lascerò che lui rubi i miei sogni, non più.
Una fra le cose più belle successe ultimamente è stato il prenotare i prossimi due tatuaggi: appuntamento a fine gennaio. Sono così felice!
Poi ovviamente vi beccherete il solito post sull'inchiostro. A pensarci bene devo ancora fare quello sui numeri 2 e 3. Prima o poi lo faró.
Altra notizia è che mi sono ficcata in testa di mettere insieme una decina di persone e creare un giornale, chissà se ce la faró. Appena avrò fatto questo test inizierò a cercare gente disposta a fare delle cose senza essere pagate! Una bella sfida.
E poi?
Ah, giusto!
Ho rosicato con lo psicologo, anche se lui non lo sa.
[ lo chiamo "psicologo" perché così ve l'ho presentato, ma non facciamo sedute da più di un anno ]
Insomma, avevo detto che lui è la mia copia maschile in tutto e per tutto per quanto riguarda il lato del carattere e avevo anche detto che aveva una relazione con una tizia copia identica del mio ragazzo. Quindi, mi ero sempre rivolta a lui per parlare dei miei problemi col fidanzato ecc... E lui sempre molto solidale, sempre molto "sì, fanno così per questo e quello", sempre a dirmi che il mio ragazzo mi avrebbe rovinato la vita, cose del genere che nei momenti di rabbia fanno molto comodo.
Insomma, eravamo amiconi di sventure di cuore (e di video giochi).
Fatto sta che qualche sera fa era uscito da solo con il mio ragazzo e gli ha detto che io gli avrei rovinato la vota e che avrebbe dovuto rendersene conto prima e riprendersi Camilla (una ex di cui era innamoratissimo) che "almeno aveva i soldi".
Che schifezza.
Quando il mio ragazzo me lo ha detto mi è crollato tutto il mito che avevo costruito intorno allo psicologo.
Adesso anche solo il pensiero di doverlo salutare mi fa uscire di senno.
Che palle.
Io non sono fatta per avere amici, ragazze mie. È questa la verità.
Finisce sempre così, che mi viene fatto qualche sfregio sul quale non riesco e non voglio mettere una pietra sopra.
Quindi, "adios" anche allo psicologo.
L'ennesimo "adios".

martedì 4 settembre 2012

Strano (forse pt. 2)

È strano come alcune cose minuscole siano in grado di farci vacillare a magnitudo incredibili per qualunque forza della natura.
Così c'è quella ragazza così brutta che quando si è fidanzata tutta la città si è voltata a guardare l'eroe generazione 91 ed il suo orripilante coraggio.
Poi questa ragazza ha dato 5 baci 4 anni fa al tuo ragazzo. E tu te lo chiedi come cazzo è possibile, dove la si trova la forza di baciare una cosa così.
Sì, sono stronza.
E sono stronza perché sono femmina. E tra femmine, si sa, si sta sempre col coltello tra i denti e le eccezioni sono così rare che inevitabilmente confermano la regola.
E poi la guardi bene: alta, malatamente magra, intelligente, spigliata, spontanea e pazza.
E tu non lo sei.

Allora arriva il terremoto, la cosa più tremenda del mondo e la paura più grande dell'uomo: che tutto tremi così forte da far crollare il cielo sulla testa di tutti.
Tremo anche io con tutto il mondo attorno e questo mondo non ha paura come me.
E mi guardo: bassa, grassa, insulsa e malata di mente. Sono sciapa io, sono scotta io. Sono usata, logora, utilizzata.
E lei no. Lei splende come un diamante grezzo e alla fine io mi convinco che lei è più bella di me.
Solamente grazie a 15 centimetri in più di gambe e 15 chilogrammi in meno di spessore.
È la pioggia, l'inverno o che cosa a farmi regredire così ogni volta, ogni cambio stagione?
Io so solo che l'unica stagione che mi toglie i pensieri dalla testa è l'estate, forse perché il sole è pronto ad asciugare tutto quello che ho da dire.

Ora non più.
Di nuovo.

"Vedi, hai già inserito quella modalità".