giovedì 10 luglio 2014

E remando troverai la felicità. [ tatuaggio n. 8 ]

Io mi ricordo i flutti. Io me li ricordo tutti.

Il primo volto, la prima volta, nel caldo di un Agosto che ha piantato i semi della follia. Il rumore di una chiave che chiude la serratura: i miei occhi sbarrati mentre lui penetrava i fumi della mia prima sbornia, la prima volta. Chissà che faccia ha il primo ragazzo che m'ha avuta.

Ricordo l'umiliazione che ha abbracciato quella manciata di volte dopo la prima. Un'orda d'uomini bambini che si lanciavano su di noi, nascosti in letti sconosciuti. O quella volta che ho capito che lui non mi avrebbe amata mai e quindi mi sono lasciata andare, mi sono fatta scopare. Ricordo il letto di mia madre in una mattinata piovosa, con il copriletto a roselline, un giorno in cui sarei dovuta essere a scuola. 

Un ragazzo ubriaco e stanco, il suo cazzo informe che cerca vita, la cerca sul mio corpo, nella mia bocca, sul mio seno. Alla fine mi gira e mi scopa il culo. La mia prima volta, ancora, la vita gliel'ha data. Quanto ero innamorata.

Ricordo il primo "ti amo" detto a quello con la faccia di un purosangue inglese. E il cavallo il giorno dopo m'ha lasciata. Non mi ero fatta scopare ancora. A quindici anni non si può aspettare un mese.

Ricordo quello che non voleva rischiare, che me lo disse specificando che soprattutto non voleva farlo con me. Quante cose ci fanno male, tutte le cotte dei ragazzini che sembra che pongano fine alle terre ed al mare.

Mi ricordo lei, i suoi baci speziati sotto il nostro salice piangente. Ricordo quand'è scappata con un'altra, quando poi è tornata a chiedermi scusa e a fumare l'ultima canna insieme. Lei: il mio primo e più dolce attacco di panico. Il primo urlo che m'ha tolto il respiro. E gli ultimi tre, gl'errori più grossi. Uno, il rimpianto sempreverde. Due, il segreto accecante. Tre, la malattia della speranza.


Io mi ricordo i flutti. Io me li ricordo tutti. 

E mi fan pianger tutti. Ho avuto più falsi amori che anni sopra al mondo. Eppur non uno s'è fermato a dirmi quanto oro gl'avessi offerto. Il petrolio inquina oceani in cui i cavallucci marini non vivono più. Io speravo d'esser Musa di quegli altri. Alla fine son loro ispirazione mia.


Gli antichi Greci pensavano che gli ippocampi fossero creature che gli dei avevano mandato per salvare i Naufraghi. 

Dolce illusione d'un popolo che forse credeva di conoscere le divinità.

E c'ho creduto anch'io, che un esserino arancione e duro comparisse tra le onde, me ne tirasse via. Asciugasse i miei capelli e mi donasse l'aria che il mar m'aveva tolto.

Lui: l'attacco di panico ultimo, l'unica parola che vorrei sentirmi dire. Mitologica creatura che, quando apparirà, sorgerà con una daga fatta apposta per tagliare la mia gola. E neanche lui m'amerà mai. 

E da morta, chi potrebbe?! 

martedì 3 giugno 2014

Non mi basta mai.

"Abbastanza: a sufficienza; quanto basta (per, da)."

Voglio una ricetta che mi dica quanto dovrebbe bastarmi di ciò che mi danno le persone. Perché io voglio sempre, sempre, sempre di più.

giovedì 6 febbraio 2014

L'ultima.

"Bimbs, ehi! È una giornata importantissima per me e ho sbrigato tutte le mie faccende, non ho nessun cane da portare, nessuna spesa da fare e non devo pulire casa oggi. Prendi le tue cose che fuori c'è il sole, andiamo in un prato, a parlare di alberi rari e fiori crudeli. Voglio vedere te oggi, il prima possibile.
Perché, perché oggi divento un uomo e per questo ho bisogno di averti con me. A condividere tutta l'euforia che ho dentro."

Questo è quello che avresti dovuto dire.

lunedì 16 dicembre 2013

New.

Trovare nuovi spunti, nuove gioie, nuove voglie. Ricominciare da capo di nuovo.
Non è mai facile, è sempre necessario. 

domenica 15 dicembre 2013

Piedi, a.

La mia domenica si trascina avanti con le unghie: affannata soldatessa travestita da bella giornata, come se così potesse mimetizzarsi tra tutte le altre belle giornate. Sono rimasta invischiata nelle mie ultime notti alcoliche, vivo come immersa in un oceano di melassa che non è capace di annegarmi o trascinarmi altrove, semplicemente mi paralizza, mi imprigiona, mi costringe ferma qui a riascoltare tutti i miei fallimenti. Le promesse che non so mantenere, quelle che gli altri non hanno mantenuto con me.
La mia domenica si apre tra gli incubi e continua lenta confermando gli incubi. Quando nelle ore notturne tu leghi la mia bici con la tua catena e te ne vai, senza voltarti indietro, portandoti via le chiavi.

sabato 16 novembre 2013

Dimmelo tu.

Faccio pacati sogni che mi dicono che sto sbagliando. Faccio errori che mi dicono che sto di nuovo sognando. Ma se è la fase REM a riportarmi alla realtà, allora come faccio ad uscirne? Dentro al letto tutta l'infinità del cielo, polpastrelli sporchi di terra e cani e la vita che ho toccato. Nella testa tutti i dubbi dell'universo e chissà domani e chissà noi e chissà se prima o poi. Io sogno di non essere più me stessa, esser Bella esser nuova esser fresca: rosa a maggio che voglio festeggiare la Madonna e una donna che mi bacia mentre mi porta all'altare. Se ci fosse un modo esatto per scoprire ciò che pensi starei zitta e lo metterei in atto, affrontando tutti quei minuti densi in cui tu m'accarezzi e mi guardi, tutti quei momenti in cui mi pensi. ma esistono davvero o son io che me l'invento questi istanti?! 
Io arranco negli spazi immaginati da qualcuno che non sono io ed in quegli spazi ecco che mi vedo: io che non merito mai niente con i capelli arruffati dopo il sesso che ti piace, io che non mi son mai sentita dire che son bella, io pace, io guerra. Io rancore, amore, soldato e sergente.  Io che sono solo il miglior dono del presente.
Braccia del tempo che non mi stringeranno mai, io morta annegata in tutti i miei viavai. Nei pensieri d'altri che non mi scorderanno mai, incastrata in tutti i sogni che non ricorderai.
E adesso prega tu per quell'effimera fase REM, prega per le nottate perse a piangere, per il ritmo del mio cuore che si spenge quando te ne vai.

lunedì 28 ottobre 2013

A volte ritornano.

Eccomi.
Non scrivevo da tantissimo, semplicemente perchè stavo bene. Sono stata bene per mesi, fondamentalmente. La mia vita si è stravolta: mi sono trasferita, ho lasciato il mio ragazzo-despota, ho iniziato una nuova università, ho modificato per l'ennesima volta la mia personalità, ho conosciuto tantissime persone nuove, ho imparato modi di fare assolutamente estranei a quello che sono.
Eppure eccomi.
Ancora non mi sento bene con me stessa: ho problemi con l'alcool, col sesso, col cibo, con l'amore.
Perchè alla fine è l'amore l'ingrediente fondamentale di tutto il mio malessere. Magari averla una storia normale, da scemi ragazzini che si mandano sms e fanno sesso sudaticcio. Magarli averla una storia così, senza pensieri, problemi, preoccupazioni: io-sono-tua-tu-sei-mio, fine della storia.

Ma io non me la merito una cosa così.
A quanto pare io merito il male.
E di certo non l'amore.

Sono tornata, ma non è un buon segno. Eh no.