domenica 29 aprile 2012

Post-mare.

Oltre l'imbarazzo al mare mi sono divertita. Il mio cagnaccio si è finalmente fatto il bagno. Giusto per allungare il post, il cane che si vede nelle foto postate prima è la nostra vecchierella, non il giovanotto a cui è toccata la nuotata oggi. Oltre a loro due abbiamo anche una pinscher formato chiwawa e altri svariati cagnacci (7) a casa in campagna.
Questo è ciò che succede ad avere una famiglia di veterinari, contadini e allevatori di ogni tipo.

La cosa più bella della giornata di oggi è stata trovare un rondone caduto dal nido. Prontamente raccolto e portato a casa, dissetato, sfamato e annidato. Gli ho costruito un nido in cui piacerebbe dormire a me!
Ve lo presento, l'ho chiamato Otto:

Mare.

Ieri sera mia madre mi propone di andare al mare insieme, dato che qui ci sono 85 gradi all'incirca. Mi dice che con l'occasione possiamo provare a far tuffare il mio cane, che essendo un cane da pesca dovrebbe amare farsi il bagno, soprattutto al mare. Il problema del cagnaccio è che se non vado prima io lui l'acqua non la toccherà mai nella vita. Per questi motivi stamattina mi ritrovo assonnata ed in costume striminzito di quando me lo potevo permettere, con questo corpo imbarazzante e la consapevolezza di  aver mangiato come un bufalo ieri. Sotto potrete osservare il risultato .___________. 
Lasciandovi con questa robaccia, che poi sono io, mi lavo i denti e me ne vado al patibolo: quello che gli uomini chiamano Mare. E giuro che se il cane stavolta non inizia a nuotare lo uccido!

Vi bacio e vi farò sapere dopo com'è andata.
Speriamo non ci sia un'anima, cosa di cui ho forti dubbi.

Un bacione a tutte voi, passate una migliore domenica della mia.
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giovedì 26 aprile 2012

M(ie)i attacchi.

Avete presente quelle feste di diciotto anni che vanno tanto in voga ora? Dove la festeggiata si fa affittare il locale, si fa ordinare un bel buffet ma senza alcolici, fa chiamare un deejay che venga a suonare per lei ed i suoi invitati?
Ecco, in una di quelle feste mi sono ritrovata ieri sera. Chiusa in un locale con striminzite ragazzine delle nuove generazioni, che sono più longilinee di uno spillo. Io, ippopotamo in tacchi e gonnellino, circondata da questo branco festante di gente che quando si specchia si vede bella ed invincibile. Passo la serata tra l'ascoltare i noiosi monologhi del mio ragazzo con suo cugino, che assieme parlano solamente di synth e produzione musicale, ed il cercare qualcuno che mi facesse bere. Come un angelo protettore della disperazione che solo l'alcool cura è il padre del mio ragazzo a farmi bere, perché ogni volta che vado al bancone del bar il tizio mi dice di "Chiedere a papà", quindi ad un certo punto il mio adorato "suocero" si assume la responsabilità di non lasciarmi col bicchiere vuoto.
Mentre bevo inizio ad assalire il buffet, passando come la solita stronza che è grassa perché mangia come un bue: vai di crostini, sidro, tartine, birra, rustici, spumante, gnocchi, sidro, pasta, birra, orzotto, spumante, riso, spumante, tramezzini, birrabirrabirra.
Parte il solito video che ho sempre schifato in cui la migliore amica ed il ragazzo della festeggiata fanno vedere le foto della tizia dalla più tenera età al giorno del suo fatidico compleanno. E tutti si abbracciano e lei piange e ringrazia tutti: l'amica/il ragazzo/mamma/papà/parenti vari. Io guardo il video con le lacrime agli occhi, il video tanto odiato da secoli, io lo guardo e trattengo a stento le lacrime. Chi l'ha mai vista un'amica vera, chi l'ha mai visto un ragazzo che non so vergogna a proiettare su uno schermo di fronte a tutti "ti amo", chi l'ha mai vista una famiglia che si smazza così tanto per dirti che sei importante?
Io non conosco niente di simile e mi sono commossa.
Si aprono i regali mentre io continuo a bere e continuo ad essere sobria. Il regalo del fidanzato della signorina festeggiata le regala una vacanza insieme ad Ischia ed io penso che il mio di ragazzo ad Ischia mi ci sta mandando da sola col cane.
Chi l'ha mai visto tutto quell'amore, che invece questa ragazzina così normale ha? Lei, lei che ha la borsa di Hello Kitty; lei che vuole la collana di perle; lei che non mangia frutta e verdura; lei biondissima e bella; lei che è bella perché di brutture non ne ha mai viste, che non ha paura di avere gambe o braccia o pancia troppo grossi; lei che guarda il piatto e mangia, ride, scherza; lei che non ha paura dei suoi vestiti, perché sa, magari solo inconsciamente, che finche pensi di essere bella sei bella.
Scappiamo dalla festa e andiamo ai pub, tiriamo giù dal letto il mio psicologo e il nostro zio paperone per una birra in compagnia. Arrivati parlo col mio cameriere di fiducia, il classico bravo ragazzo, mi dice che questo mese posso fare la prova per iniziare a lavorare lì e poi questa estate potrò starci anche tutte le sere se tutto va bene.
Mi esalta l'idea di lavorare nel MIO pub, quello in cui sono così di casa che non devo nemmeno ordinare per vedere arrivare la mia birra o il mio rum preferiti. Sono felice, dimentico lo squallore della mia persona. Arriviamo sotto casa mia, prendo le birre ed il cane e scendo, lo lascio scorrazzare in mezzo alle strade deserte delle notti nella mia città, intanto mi lascio distrarre da discorsi da confraternita.
Zio paperone mi dice "Come mai questa sera ti sei travestita da femmina?". Lo psicologo mi guarda per capire la mia reazione. Vorrei urlare: IO SONO UNA CAZZO DI DONNA. Ed il mio ampio uso di sproloqui e volgarità varie mi smentirebbe immediatamente.
Ci salutiamo, salgo a casa e vado al bagno per lavarmi i denti.
Mentre piscio tornano le lacrime della mia vita andata a puttane. Mi alzo dal cesso, crollo al suolo mentre dal pianto mi viene tolto il respiro e mi strappo la maledetta frangetta, chè tanto mi fa venire i brufoli.
Impazzisco.
E nel pieno del mio santo attacco di panico mi chiama il mio ragazzo, rispondo per non farlo preoccupate, perché lui ha sempre paura che io finisca per ammazzarmi.
Mi dice le solite cazzate che secondo lui potrebbero consolarmi, lo imploro di venirmi a ammazzare che tanto non servo a un cazzo, non sono buona a un cazzo, sono una cazzo di inetta.
Il pavimento del bagno mi abbraccia e lui sì che mi consola mentre il mio ragazzo mi dice "vabbè, io sono stanco. Alle tre di notte non puoi metterti a fare ste storie".
Mattonelle di cotto verde e marroni, piccole adorabili amiche, le uniche amiche vere.
Che sono dure ed evitano che io sprofondi nel buco nero del mio cervello di merda.

Scrivevo tempo fa:
"Io ho bisogno di un posto a sedere dove non voglia venire a cercarmi nessuno, dove non ci sia bisogno di sorriderti e brindare al tuo bene. Ho bisogno di un posto dove nascondere me, sotto gli occhi di tutti, mettere in mostra a me stessa la miseria della mia persona. Ho bisogno di qualcuno che mi tiri secchiate d'acqua in faccia, come questo cielo generoso che ho così tanto previsto oggi, quest'amico caro che m'abbraccia ogni mattina, che mi trafigge il cuore. E lui sì che m'ama. Il tuo amore, invece, è racchiuso tutto nell'ombrello che non mi offri quando ti dico: "Amore vado a casa" in mezzo alla bufera."

lunedì 23 aprile 2012

Birra.

Birre in giro per Roma, quanto è bella sta città. Anche lontani dal centro si trova sempre qualcosa di affascinante.
Si ride di scemate e ci si godono le prime uscite senza giubbotto, perché io il giubbotto lo odio e allora se non lo ho addosso rido di più.
Si parla di rimpianti, speranze, rabbia e amore. E passione. Sembra che il mondo sia enorme per quanti argomenti si affrontano.
Vorrei spuntasse la luna dal nero/grigio del cielo, perché la luna ci veglia e ci ubriaca da tutta la vita.
E di quell'ebrezza argento, senza scrupoli, non ne ho mai abbastanza.

Buona notte ragazze.
Io vi penso e vi mando un saluto dai pazzi guidatori romani, dai balconi con i fiori, da ogni tetto dietro il quale spunta la cupola di una chiesa.
Siete preziose *

sabato 21 aprile 2012

"Voglio vivere nel sole per sentirmi più pulito"

"Voglio vivere nel sole e non in questo enorme vuoto"

È con queste due frasi che dal mio passato riaffiora una canzone che non pensavo nemmeno esistesse più. Mi fa venire in mente un periodo strano, pieno di incomprensione verso il mondo che mi circondava, un mondo che sfidavo a testa alta, senza macchia e senza paura. È questa canzone che non ascolto da anni a ricordarmi che sono cresciuta, cresciuta a dismisura senza che me ne accorgessi. Sapete, non ho paura del futuro, io ho il terrore del presente. Perché di progetti ne ho, io so cosa voglio diventare, sono i passi prima che mi spaventano: oggi devo fare questo per poter essere quello che sogno tra uno, due, tre, quattro, cinque anni. E quanti passi mi separano dal mio progetto, la mia vita in pace con me, col mondo, con un qualche dio di una qualche forma che di sicuro esiste e ci deride o forse c'aiuta e noi neanche ce ne accorgiamo.
In questi giorni ho riflettuto molto e ho parlato con le persone più importanti per me: mia madre, mio padre, il mio ragazzo ed il mio migliore amico. Siamo una tribù di filosofi con idee spaventose ed affascinanti, ognuno con il suo punto di vista che non cambia mai, ma che s'arricchisce grazie a quelli degli altri.
Una frase m'ha rincuorato, perché forse la aspettavo da tutta la vita o forse la sapevo ma volevo sentirmela dire. L'altro giorno io, mia madre ed il mio migliore amico parlavamo dell'inutilità di una laurea al giorno d'oggi, assieme ad i nostri infiniti caffè e le nostre assassine sigarette. E lei ha detto, sì proprio lei ha detto: "Prendetevi una laurea e poi potete anche andare a vendere mortadella al mercato, a me non interessa. Voglio che siate felici."
Lei, maniaca dello studio, del posto fisso, maniaca della bella facciata, del pudore e dell'onore; proprio lei ha detto che sono autorizzata ad andare a vendere mortadella. Questa, ragazze, è una cosa che per me fin'ora era successa solo in sogno.
L'ho guardata, mentre continuava ad argomentare la sua "autorizzazione. Mi affascina incredibilmente, con le sue prime rughe e le sue mani tozze come le mie. Mi affascina in un modo che potrei definire mistico ed erotico e terrificante.
Mia madre, quanto la odio, quanto la amo, quanto sogno di essere e come lei e di essere diversa da lei.
Mia madre, quella che cucina e mi abbraccia, che mi sgrida e mi bacia, che si toglie il pane dalla bocca se io lo voglio, che non si intromette ed è sempre presente.
Mia madre, che è così buona e così stronza, così ambivalente.
Mia madre che ha un'intelligenza tale da permetterle di uscire dalla sua realtà spazio-temporale per entrare nella mia e capirla.
Mia madre, la maniaca, la pazza, quella in terapia, mia madre che mi guarda e mi dice che posso andare a vendere mortadella.

È sogno, utopia, realtà incredibile eppure vera ed io la posso toccare.

Mia madre, meriterebbe più parole di quante gliene scrivo e gliene dico.
Mia madre che amo e odio e odio e amo.


Mamma, la mia.
Che mi fa sognare il futuro che voglio e, poi, poi me lo consegna tra le mani.


mercoledì 18 aprile 2012

Scusatemi.

Sono assente ragazze, lo so. E' che in questi giorni mi sento schiacciata anche solo dall'aria e non ho voglia di accendere il pc, non ho voglia di leggere nemmeno la scritta "Google", non ho voglia di fare niente e tutti mi obbligano a dover fare, fare, fare.
Mi dispiace tantissimo non commentare i vostri blog, ma dal cellulare è un vero disastro. Vi leggo tutte comunque e vi penso spesso, alla fine siete amiche, più vere di quelle reali di sicuro.
Quest'anno non ho fatto nient'altro a parte ingrassare e soffrire e sinceramente non ce la faccio più. Anche ora che sto piano piano dimagrendo, mentre tutti mi dicono "Sei la metà" io continuo a sentirmi una merda.
Sapete, quando ero in carne, da ragazzina, io mi sentivo bella. E ora che sono quasi al pesoforma mi faccio schifo. Tutto ciò è pieno di una illogicità categorica, una spaventosa e distorta visione di me. Eppure continuo a guardare le mie gambe, le mie braccia, il mio culo e schifarli, schifarli infinitamente. Mi sforzo di pensare "Non sei davvero come ti vedi", ma se non lo sono perchè cazzo mi vedo così? Perchè ho un groviglio di problemi in testa che fanno paura.
Ho deciso di dire a mia madre di trovarmi uno psicologo, perchè non posso andare avanti così. Devo venire a capo di questa matassa chiamata Maria Beatrice, a costo di farmi un altro anno a piangermi addosso, chè tanto sei mesi me li sono già fatti.
Forse, semplicemente, questo è quello che accade ad essere un'inetta. Una persona buona a fare tutto ciò che nessuno vorrebbe che questa facesse.
Io non voglio andare all'università.
Io non voglio vivere in città.
Io non voglio, non voglio, non voglio.
L'erba non voglio cresce solo nel mio giardino.

Scusatemi ancora.
Voglio solo stare davanti alla tv ed alzarmi solo per pesarmi la roba da mangiare, mangiare e poi sdraiarmi e pensare a cosa dovrò mangiare mentre guardo programmi insulsi ed umilianti per chiunque abbia un cervello.

<3 Mi mancate, vi prometto che mi riprendo presto.






Ah, il mio ragazzo mi ha lasciato questo aperto nel pc:


Ed è così che mi fotte. E' maledettamente adorabile.

martedì 17 aprile 2012

Ma cazzo.

Sto sdraiata sul divano, qui a terra c'è il cagnaccio che dorme in pace ed io mi contorco per il dolore allo stomaco. Vorrei sapere cosa mi sono mangiata che mi ha fatto male! Non riesco a capirlo, ma sto rosicando tantissimo. Odio il mal di pancia, non resisto proprio.

Ho chiarito con il mio ragazzo, ma continuo ad avere comunque la sensazione che niente tornerà mai a posto. Mi assumo le mie parti di responsabilità: al momento sono troppo impegnata a pensare che vale la pena di vivere e non mi interessa assolutamente ricomporre il nostro puzzle. Lui non ha mai saputo riparare niente.
La cosa straziante è l'amore che c'è, quando ci guardiamo o ci tocchiamo cambiamo l'odore dell'aria, il colore del cielo e la morbidezza della terra. E allo stesso tempo, peró, ci odiamo così sconfinatamente per tutto quello che ci siamo fatti a vicenda.

Il mal di pancia mi sta distruggendo.

A domani ragazze *