Ed eccolo.
Un momento di vuoto.
In cui guardo i fari di una macchina e non li vedo davvero.
Ho riletto tutte le cose che ho scritto. Ricorrono sempre le stesse cose: le mani, le parole, l'amore. Il mio ragazzo che guarda un'altra ragazza, ci parla. Con quegli occhi lì, sbrilluccicosi.
Ed io non capisco nulla di tutto ciò. Quali sono le mani le parole l'amore il ragazzo che mi sfiorano la mente? Vorrei che qualcuno venisse a dirmelo.
Lei è alta il doppio di me.
Lei è fisicamente la meta di me.
Lei ha giocato a basket.
Lei canta la nostra canzone.
Lei mi ruba le lacrime.
Perché Lei è Bella e se piange in pubblico la gente la abbraccia. Le chiede cosa è successo.
Bella. Alta. Romana. Bella.
Magra. Romana. Alta.
Con la voce roca.
Il doppio di me.
Io se piango in pubblico sembro ridicola. Ed io non piango in pubblico. Perché le lacrime sono i miei fantasmi. I miei tesori insieme. Io amo ognuna delle mie lacrime.
Per questo le tengo per me.
O Forse qualcuno lontano da qui mi ha insegnato a fare delle mie lacrime un tesoro.
Cambio stanza.
La sta abbracciando davvero?! Davanti a me?!
Non è così... Sta abbracciando un amico.
Saró mai capace a vivere?
Non è così.
Lui non mi guarda più. Guarda solo lei. Con la cose roca. Le gambe lunghe, allampanate, magre, belle. Magre.
Ed io che ho rimesso questo mezzo chilo...
Ed io che non sono nata per essere donna.
Ed io che sto qua a scrivere. Invece di piangere.
Piango con le dita, piango con voi e resto stronza.
Perché vorrei conforto da gente a cui non so dare conforto.
Sono sempre una nullità. Sempre.
giovedì 27 dicembre 2012
lunedì 10 dicembre 2012
Mani.
E poi mi tocco il viso, che ora mi entra in due mani. Piccole, piccole mani. Piccolo, piccolo viso.
Come ci sono arrivata qua? Con le gambe piccole ed il culo in su e le tette dure. Come ci sono arrivata qua? Sto qua perchè non ho soldi per mangiare. Pasta in bianco. Questo sto mangiando da due mesi a questa parte. Pasta in bianco, senza olio, solo cotta. E vorrei potermi vestire bene per non sembrare sempre la solita barbona. Invece sto qua, col maglione catarifrangente arancione e i pantaloni verdi che ormai mi stanno tre volte. Perchè non ho soldi per vestirmi bene.
E il mio ragazzo mi fa foto nuda con la pelle d'oca, perchè la pelle non si paga e questa almeno spero di potermela tenere stretta.
Vorrei sembrare bella. Essere meno maschia, vergognarmi di più a dire certe cose. Vorrei avere pudore, quel pudore bianco che è più sporco di una fogna. Vorrei avere amiche donne, che non ho, che continuo a non avere; per potermi vergognare a parlare di cazzi con la gente, ma per essere troia con le mie amiche.
Vorrei essere una ragazzina H&M e sabato in tacchi e ubriaca con un cocktail e studiosa e porca di nascosto.
E poi mi tocco il viso: sono una ragazza-ragazzo mercato e sabato con la bottiglia di peroni e ubriaca mai o ubriaca male male e con il cervello ma che non studia mai e porca alla luce del sole.
Ma almeno adesso ho le gambe piccole, che mi stanno quasi in due mani.
Taglia 40 larga. Un altro stupido numero, uno come tanti.
Come ci sono arrivata qua? Con le gambe piccole ed il culo in su e le tette dure. Come ci sono arrivata qua? Sto qua perchè non ho soldi per mangiare. Pasta in bianco. Questo sto mangiando da due mesi a questa parte. Pasta in bianco, senza olio, solo cotta. E vorrei potermi vestire bene per non sembrare sempre la solita barbona. Invece sto qua, col maglione catarifrangente arancione e i pantaloni verdi che ormai mi stanno tre volte. Perchè non ho soldi per vestirmi bene.
E il mio ragazzo mi fa foto nuda con la pelle d'oca, perchè la pelle non si paga e questa almeno spero di potermela tenere stretta.
Vorrei sembrare bella. Essere meno maschia, vergognarmi di più a dire certe cose. Vorrei avere pudore, quel pudore bianco che è più sporco di una fogna. Vorrei avere amiche donne, che non ho, che continuo a non avere; per potermi vergognare a parlare di cazzi con la gente, ma per essere troia con le mie amiche.
Vorrei essere una ragazzina H&M e sabato in tacchi e ubriaca con un cocktail e studiosa e porca di nascosto.
E poi mi tocco il viso: sono una ragazza-ragazzo mercato e sabato con la bottiglia di peroni e ubriaca mai o ubriaca male male e con il cervello ma che non studia mai e porca alla luce del sole.
Ma almeno adesso ho le gambe piccole, che mi stanno quasi in due mani.
Taglia 40 larga. Un altro stupido numero, uno come tanti.
giovedì 8 novembre 2012
Gomma.
Esistenze di città, di città di mare, che la sabbia scende giù con la pioggia, col vento, tutta sulla mia macchina che è del colore dei prati in inverno.
Giro la testa, un odore lontano, mi ricorda qualcosa che non voglio più neanche immaginare. Il mio cane solo lo riconosce.
Nella mia testa quell'odore è della carne, del sudore, d'uomini, di lacrime lasciate appassire sulle labbra di una ragazzina. Nella mia testa quell'odore diventa arabesco, strisciante: volitivo passeggero della mia anima, che mi rende bestia, che mi rende umana.
L'asfalto sotto suole di gomma sessanta euro che getterò nel primo fango d'autunno e sulla testa un cielo grigio solcato di traverso da un airone cinerino, maestoso animale.
Una vita nuova che non arriverà mai e la smania di crescere che mi porta ancora a sbagliare e sbagliare. Perchè esser piccoli significa dover sbagliare ed esser grandi, esser grandi significa esattamente la stessa cosa. Ed io sbaglio oggi e sbaglierò domani a cercare una relazione normale, una relazione d'amore e non di sofferenza e ferite.
Giro la testa, due anni tutti nelle mie orecchie, e di risate il vento non ne ha mai portate.
Giro la testa, un odore lontano, mi ricorda qualcosa che non voglio più neanche immaginare. Il mio cane solo lo riconosce.
Nella mia testa quell'odore è della carne, del sudore, d'uomini, di lacrime lasciate appassire sulle labbra di una ragazzina. Nella mia testa quell'odore diventa arabesco, strisciante: volitivo passeggero della mia anima, che mi rende bestia, che mi rende umana.
L'asfalto sotto suole di gomma sessanta euro che getterò nel primo fango d'autunno e sulla testa un cielo grigio solcato di traverso da un airone cinerino, maestoso animale.
Una vita nuova che non arriverà mai e la smania di crescere che mi porta ancora a sbagliare e sbagliare. Perchè esser piccoli significa dover sbagliare ed esser grandi, esser grandi significa esattamente la stessa cosa. Ed io sbaglio oggi e sbaglierò domani a cercare una relazione normale, una relazione d'amore e non di sofferenza e ferite.
Giro la testa, due anni tutti nelle mie orecchie, e di risate il vento non ne ha mai portate.
domenica 9 settembre 2012
Esiste la parola "scostanza"?
Se esiste è la parola che mi si addice di più: questo blog ne è la testimonianza perfetta.
Ci sono e non ci sono.
Faccio e non faccio.
Vivo, muoio e vivo ancora.
Mi sono auto-esiliata a casa di mio padre in campagna per studiare senza rotture di palle varie (fidanzato, amici, madre petulante e cugina invadente) per il test d'ingresso. Ho studiato più di quanto abbia mai fatto nella mia intera esistenza, sapendo che comunque non entrerò se la sfiga scenderà su di me. Ed è quasi matematico che accada, perché stavolta voglio davvero farla questa cosa e quindi pagherò.
Facilissimo e sicuro.
Con il mio ragazzo va tutto bene, ultimamente ho una strana voglia di scopare. Dico "strana" perché da quando ha fatto quella schifezza lo scorso Gennaio ero diventata frigida, un bel ghiacciolino. E poi l'estate è arrivata a ricordarci che siamo animali e che la stagione degli amori esiste anche per noi umani.
È bello aver ritrovato quella confidenza che sembrava essere stata perduta.
D'altra parte, peró, non può andare tutto bene. Se entrerò in questa benedetta facoltà saró costretta a trasferirmi a Pisa ed il mio signor fidanzato sta già facendo il diavolo a quattro tra sogni che rispecchiano la sua paura che io possa dimostrarmi la puttana che sono tradendolo.
Spero solo che si renda conto delle baggianate di cui è convinto e si metta l'anima in pace: il trasferimento sarà inevitabile. Ho capito da tempo che non è concepibile lasciarsi rovinare la vita dalle altre persone, quindi non lascerò che lui rubi i miei sogni, non più.
Una fra le cose più belle successe ultimamente è stato il prenotare i prossimi due tatuaggi: appuntamento a fine gennaio. Sono così felice!
Poi ovviamente vi beccherete il solito post sull'inchiostro. A pensarci bene devo ancora fare quello sui numeri 2 e 3. Prima o poi lo faró.
Altra notizia è che mi sono ficcata in testa di mettere insieme una decina di persone e creare un giornale, chissà se ce la faró. Appena avrò fatto questo test inizierò a cercare gente disposta a fare delle cose senza essere pagate! Una bella sfida.
E poi?
Ah, giusto!
Ho rosicato con lo psicologo, anche se lui non lo sa.
[ lo chiamo "psicologo" perché così ve l'ho presentato, ma non facciamo sedute da più di un anno ]
Insomma, avevo detto che lui è la mia copia maschile in tutto e per tutto per quanto riguarda il lato del carattere e avevo anche detto che aveva una relazione con una tizia copia identica del mio ragazzo. Quindi, mi ero sempre rivolta a lui per parlare dei miei problemi col fidanzato ecc... E lui sempre molto solidale, sempre molto "sì, fanno così per questo e quello", sempre a dirmi che il mio ragazzo mi avrebbe rovinato la vita, cose del genere che nei momenti di rabbia fanno molto comodo.
Insomma, eravamo amiconi di sventure di cuore (e di video giochi).
Fatto sta che qualche sera fa era uscito da solo con il mio ragazzo e gli ha detto che io gli avrei rovinato la vota e che avrebbe dovuto rendersene conto prima e riprendersi Camilla (una ex di cui era innamoratissimo) che "almeno aveva i soldi".
Che schifezza.
Quando il mio ragazzo me lo ha detto mi è crollato tutto il mito che avevo costruito intorno allo psicologo.
Adesso anche solo il pensiero di doverlo salutare mi fa uscire di senno.
Che palle.
Io non sono fatta per avere amici, ragazze mie. È questa la verità.
Finisce sempre così, che mi viene fatto qualche sfregio sul quale non riesco e non voglio mettere una pietra sopra.
Quindi, "adios" anche allo psicologo.
L'ennesimo "adios".
Ci sono e non ci sono.
Faccio e non faccio.
Vivo, muoio e vivo ancora.
Mi sono auto-esiliata a casa di mio padre in campagna per studiare senza rotture di palle varie (fidanzato, amici, madre petulante e cugina invadente) per il test d'ingresso. Ho studiato più di quanto abbia mai fatto nella mia intera esistenza, sapendo che comunque non entrerò se la sfiga scenderà su di me. Ed è quasi matematico che accada, perché stavolta voglio davvero farla questa cosa e quindi pagherò.
Facilissimo e sicuro.
Con il mio ragazzo va tutto bene, ultimamente ho una strana voglia di scopare. Dico "strana" perché da quando ha fatto quella schifezza lo scorso Gennaio ero diventata frigida, un bel ghiacciolino. E poi l'estate è arrivata a ricordarci che siamo animali e che la stagione degli amori esiste anche per noi umani.
È bello aver ritrovato quella confidenza che sembrava essere stata perduta.
D'altra parte, peró, non può andare tutto bene. Se entrerò in questa benedetta facoltà saró costretta a trasferirmi a Pisa ed il mio signor fidanzato sta già facendo il diavolo a quattro tra sogni che rispecchiano la sua paura che io possa dimostrarmi la puttana che sono tradendolo.
Spero solo che si renda conto delle baggianate di cui è convinto e si metta l'anima in pace: il trasferimento sarà inevitabile. Ho capito da tempo che non è concepibile lasciarsi rovinare la vita dalle altre persone, quindi non lascerò che lui rubi i miei sogni, non più.
Una fra le cose più belle successe ultimamente è stato il prenotare i prossimi due tatuaggi: appuntamento a fine gennaio. Sono così felice!
Poi ovviamente vi beccherete il solito post sull'inchiostro. A pensarci bene devo ancora fare quello sui numeri 2 e 3. Prima o poi lo faró.
Altra notizia è che mi sono ficcata in testa di mettere insieme una decina di persone e creare un giornale, chissà se ce la faró. Appena avrò fatto questo test inizierò a cercare gente disposta a fare delle cose senza essere pagate! Una bella sfida.
E poi?
Ah, giusto!
Ho rosicato con lo psicologo, anche se lui non lo sa.
[ lo chiamo "psicologo" perché così ve l'ho presentato, ma non facciamo sedute da più di un anno ]
Insomma, avevo detto che lui è la mia copia maschile in tutto e per tutto per quanto riguarda il lato del carattere e avevo anche detto che aveva una relazione con una tizia copia identica del mio ragazzo. Quindi, mi ero sempre rivolta a lui per parlare dei miei problemi col fidanzato ecc... E lui sempre molto solidale, sempre molto "sì, fanno così per questo e quello", sempre a dirmi che il mio ragazzo mi avrebbe rovinato la vita, cose del genere che nei momenti di rabbia fanno molto comodo.
Insomma, eravamo amiconi di sventure di cuore (e di video giochi).
Fatto sta che qualche sera fa era uscito da solo con il mio ragazzo e gli ha detto che io gli avrei rovinato la vota e che avrebbe dovuto rendersene conto prima e riprendersi Camilla (una ex di cui era innamoratissimo) che "almeno aveva i soldi".
Che schifezza.
Quando il mio ragazzo me lo ha detto mi è crollato tutto il mito che avevo costruito intorno allo psicologo.
Adesso anche solo il pensiero di doverlo salutare mi fa uscire di senno.
Che palle.
Io non sono fatta per avere amici, ragazze mie. È questa la verità.
Finisce sempre così, che mi viene fatto qualche sfregio sul quale non riesco e non voglio mettere una pietra sopra.
Quindi, "adios" anche allo psicologo.
L'ennesimo "adios".
martedì 4 settembre 2012
Strano (forse pt. 2)
È strano come alcune cose minuscole siano in grado di farci vacillare a magnitudo incredibili per qualunque forza della natura.
Così c'è quella ragazza così brutta che quando si è fidanzata tutta la città si è voltata a guardare l'eroe generazione 91 ed il suo orripilante coraggio.
Poi questa ragazza ha dato 5 baci 4 anni fa al tuo ragazzo. E tu te lo chiedi come cazzo è possibile, dove la si trova la forza di baciare una cosa così.
Sì, sono stronza.
E sono stronza perché sono femmina. E tra femmine, si sa, si sta sempre col coltello tra i denti e le eccezioni sono così rare che inevitabilmente confermano la regola.
E poi la guardi bene: alta, malatamente magra, intelligente, spigliata, spontanea e pazza.
E tu non lo sei.
Allora arriva il terremoto, la cosa più tremenda del mondo e la paura più grande dell'uomo: che tutto tremi così forte da far crollare il cielo sulla testa di tutti.
Tremo anche io con tutto il mondo attorno e questo mondo non ha paura come me.
E mi guardo: bassa, grassa, insulsa e malata di mente. Sono sciapa io, sono scotta io. Sono usata, logora, utilizzata.
E lei no. Lei splende come un diamante grezzo e alla fine io mi convinco che lei è più bella di me.
Solamente grazie a 15 centimetri in più di gambe e 15 chilogrammi in meno di spessore.
È la pioggia, l'inverno o che cosa a farmi regredire così ogni volta, ogni cambio stagione?
Io so solo che l'unica stagione che mi toglie i pensieri dalla testa è l'estate, forse perché il sole è pronto ad asciugare tutto quello che ho da dire.
Ora non più.
Di nuovo.
"Vedi, hai già inserito quella modalità".
Così c'è quella ragazza così brutta che quando si è fidanzata tutta la città si è voltata a guardare l'eroe generazione 91 ed il suo orripilante coraggio.
Poi questa ragazza ha dato 5 baci 4 anni fa al tuo ragazzo. E tu te lo chiedi come cazzo è possibile, dove la si trova la forza di baciare una cosa così.
Sì, sono stronza.
E sono stronza perché sono femmina. E tra femmine, si sa, si sta sempre col coltello tra i denti e le eccezioni sono così rare che inevitabilmente confermano la regola.
E poi la guardi bene: alta, malatamente magra, intelligente, spigliata, spontanea e pazza.
E tu non lo sei.
Allora arriva il terremoto, la cosa più tremenda del mondo e la paura più grande dell'uomo: che tutto tremi così forte da far crollare il cielo sulla testa di tutti.
Tremo anche io con tutto il mondo attorno e questo mondo non ha paura come me.
E mi guardo: bassa, grassa, insulsa e malata di mente. Sono sciapa io, sono scotta io. Sono usata, logora, utilizzata.
E lei no. Lei splende come un diamante grezzo e alla fine io mi convinco che lei è più bella di me.
Solamente grazie a 15 centimetri in più di gambe e 15 chilogrammi in meno di spessore.
È la pioggia, l'inverno o che cosa a farmi regredire così ogni volta, ogni cambio stagione?
Io so solo che l'unica stagione che mi toglie i pensieri dalla testa è l'estate, forse perché il sole è pronto ad asciugare tutto quello che ho da dire.
Ora non più.
Di nuovo.
"Vedi, hai già inserito quella modalità".
sabato 25 agosto 2012
Universi paralleli.
Avete presente quando si incontra una persona per la prima volta e ti sembra di conoscerla da anni?
Mi è successo in questi giorni tra Firenze, la mia città e Roma.
Con Esse.
Io e lei, due impacciate croniche che di femmine ne vediamo di rado e la maggior parte di quelle che vediamo sono racchiuse in schermi di vari tipi.
Più io che lei, certo. Io ho una repulsione insana verso le donne.
Ed eccomi qua a prendere il treno prenotando 12 ore prima di partire per andare a incontrarne una.
Esse.
Non una a caso, una che mi assomiglia:
Che ride come me;
Che fuma come me;
Che è alta come me;
Che è paranoica come me;
Che odia quello che odio io;
Che ha la pressione a puttane come me.
Il mio ragazzo ci guardava come s'osserva un quadro: tra l'interessato e lo sbalordito.
A ragione.
Avete presente quando con una persona che si conosce da tanto tempo non c'è bisogno di troppe parole e alla fine ci si dice solo cazzate?
Questo è quello che è successo.
E si va a dormire senza troppe nenie da ospiti, senza tutte quelle Buona Notti che mi mettono in imbarazzo.
E si cucina senza quasi chiedersi cosa si preferisce oppure si sta semplicemente cinque minuti zitte davanti al frigo, braccia conserte, per arrivare alla stessa conclusione.
E si vuole uccidere il gruppo di turiste spagnole che senza rispetto per nessuno ballano sul lungotevere sbraitando e facendo finta di essere ubriache.
La mia Esse.
Che peró una cosa diversa da me ce l'ha: non è me.
E questo mi lascia come una bambina dopo aver visto la prima stella cadente.
Anche io esprimo un desiderio.
Che probabilmente s'è realizzato in anticipo il giorno in cui ho letto il suo blog e poi le ho mandato una mail vergognosissima e poi le ho mandato i primi messaggi e poi ho preso quel freccia rossa e poi l'ho vista per la prima volta sotto al Duomo con la paura di non riconoscerla.
Eppure l'ho riconosciuta da lontano, senza errori, senza indugi.
Come si riconosce la sagoma di una vecchia amica.
Splendida Esse.
E chi se l'aspettava?!
Io pensavo avremmo parlato di paranoie, di problemi. Non è servito o non abbiamo voluto: non erano cose necessarie, non erano presenti.
È stato bello mangiare con una persona che sa, conosce alla lettera il rapporto che si vive col cibo.
È stato surreale stare affianco ad una persona che ha letto tutto sto blog e che nonostante questo decide di volermi bene.
Esse.
Che dire.
C'è da chiedersi chi è il bastardo che ha deciso di farci nascere lontane.
Perché a me già mi manca.
Mi è successo in questi giorni tra Firenze, la mia città e Roma.
Con Esse.
Io e lei, due impacciate croniche che di femmine ne vediamo di rado e la maggior parte di quelle che vediamo sono racchiuse in schermi di vari tipi.
Più io che lei, certo. Io ho una repulsione insana verso le donne.
Ed eccomi qua a prendere il treno prenotando 12 ore prima di partire per andare a incontrarne una.
Esse.
Non una a caso, una che mi assomiglia:
Che ride come me;
Che fuma come me;
Che è alta come me;
Che è paranoica come me;
Che odia quello che odio io;
Che ha la pressione a puttane come me.
Il mio ragazzo ci guardava come s'osserva un quadro: tra l'interessato e lo sbalordito.
A ragione.
Avete presente quando con una persona che si conosce da tanto tempo non c'è bisogno di troppe parole e alla fine ci si dice solo cazzate?
Questo è quello che è successo.
E si va a dormire senza troppe nenie da ospiti, senza tutte quelle Buona Notti che mi mettono in imbarazzo.
E si cucina senza quasi chiedersi cosa si preferisce oppure si sta semplicemente cinque minuti zitte davanti al frigo, braccia conserte, per arrivare alla stessa conclusione.
E si vuole uccidere il gruppo di turiste spagnole che senza rispetto per nessuno ballano sul lungotevere sbraitando e facendo finta di essere ubriache.
La mia Esse.
Che peró una cosa diversa da me ce l'ha: non è me.
E questo mi lascia come una bambina dopo aver visto la prima stella cadente.
Anche io esprimo un desiderio.
Che probabilmente s'è realizzato in anticipo il giorno in cui ho letto il suo blog e poi le ho mandato una mail vergognosissima e poi le ho mandato i primi messaggi e poi ho preso quel freccia rossa e poi l'ho vista per la prima volta sotto al Duomo con la paura di non riconoscerla.
Eppure l'ho riconosciuta da lontano, senza errori, senza indugi.
Come si riconosce la sagoma di una vecchia amica.
Splendida Esse.
E chi se l'aspettava?!
Io pensavo avremmo parlato di paranoie, di problemi. Non è servito o non abbiamo voluto: non erano cose necessarie, non erano presenti.
È stato bello mangiare con una persona che sa, conosce alla lettera il rapporto che si vive col cibo.
È stato surreale stare affianco ad una persona che ha letto tutto sto blog e che nonostante questo decide di volermi bene.
Esse.
Che dire.
C'è da chiedersi chi è il bastardo che ha deciso di farci nascere lontane.
Perché a me già mi manca.
venerdì 17 agosto 2012
Siamo qua.
Firenze, siamo qua. Ore e ore di camminate risolte nell'incontrare l'unica ragazza che non vorrei uccidere.
Spendere soldoni in caffè caldo per me, caffè freddo per te, litri d'acqua per tutti.
Che bella è sta città? Con le viuzze silenziose e le costruzioni maestose. Con i posaceneri attaccati ad ogni cestino della spazzatura.
Con i cavalli che trottano, che a Roma stan sempre fermi in Piazza Navona.
Con le coreane ultravestite, gli arabi che mangiano pizza e pasta per merenda al bar.
Con Esse che mi ruba l'acqua per giocare a fare la stronza.
E poi mi sorride.
Ed io penso, sì lo penso proprio, che sta città è bella e che adesso ha un non-so-che che non avevo colto le altre volte che m'aveva ospitata.
Spendere soldoni in caffè caldo per me, caffè freddo per te, litri d'acqua per tutti.
Che bella è sta città? Con le viuzze silenziose e le costruzioni maestose. Con i posaceneri attaccati ad ogni cestino della spazzatura.
Con i cavalli che trottano, che a Roma stan sempre fermi in Piazza Navona.
Con le coreane ultravestite, gli arabi che mangiano pizza e pasta per merenda al bar.
Con Esse che mi ruba l'acqua per giocare a fare la stronza.
E poi mi sorride.
Ed io penso, sì lo penso proprio, che sta città è bella e che adesso ha un non-so-che che non avevo colto le altre volte che m'aveva ospitata.
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