martedì 3 giugno 2014

Non mi basta mai.

"Abbastanza: a sufficienza; quanto basta (per, da)."

Voglio una ricetta che mi dica quanto dovrebbe bastarmi di ciò che mi danno le persone. Perché io voglio sempre, sempre, sempre di più.

giovedì 6 febbraio 2014

L'ultima.

"Bimbs, ehi! È una giornata importantissima per me e ho sbrigato tutte le mie faccende, non ho nessun cane da portare, nessuna spesa da fare e non devo pulire casa oggi. Prendi le tue cose che fuori c'è il sole, andiamo in un prato, a parlare di alberi rari e fiori crudeli. Voglio vedere te oggi, il prima possibile.
Perché, perché oggi divento un uomo e per questo ho bisogno di averti con me. A condividere tutta l'euforia che ho dentro."

Questo è quello che avresti dovuto dire.

lunedì 16 dicembre 2013

New.

Trovare nuovi spunti, nuove gioie, nuove voglie. Ricominciare da capo di nuovo.
Non è mai facile, è sempre necessario. 

domenica 15 dicembre 2013

Piedi, a.

La mia domenica si trascina avanti con le unghie: affannata soldatessa travestita da bella giornata, come se così potesse mimetizzarsi tra tutte le altre belle giornate. Sono rimasta invischiata nelle mie ultime notti alcoliche, vivo come immersa in un oceano di melassa che non è capace di annegarmi o trascinarmi altrove, semplicemente mi paralizza, mi imprigiona, mi costringe ferma qui a riascoltare tutti i miei fallimenti. Le promesse che non so mantenere, quelle che gli altri non hanno mantenuto con me.
La mia domenica si apre tra gli incubi e continua lenta confermando gli incubi. Quando nelle ore notturne tu leghi la mia bici con la tua catena e te ne vai, senza voltarti indietro, portandoti via le chiavi.

sabato 16 novembre 2013

Dimmelo tu.

Faccio pacati sogni che mi dicono che sto sbagliando. Faccio errori che mi dicono che sto di nuovo sognando. Ma se è la fase REM a riportarmi alla realtà, allora come faccio ad uscirne? Dentro al letto tutta l'infinità del cielo, polpastrelli sporchi di terra e cani e la vita che ho toccato. Nella testa tutti i dubbi dell'universo e chissà domani e chissà noi e chissà se prima o poi. Io sogno di non essere più me stessa, esser Bella esser nuova esser fresca: rosa a maggio che voglio festeggiare la Madonna e una donna che mi bacia mentre mi porta all'altare. Se ci fosse un modo esatto per scoprire ciò che pensi starei zitta e lo metterei in atto, affrontando tutti quei minuti densi in cui tu m'accarezzi e mi guardi, tutti quei momenti in cui mi pensi. ma esistono davvero o son io che me l'invento questi istanti?! 
Io arranco negli spazi immaginati da qualcuno che non sono io ed in quegli spazi ecco che mi vedo: io che non merito mai niente con i capelli arruffati dopo il sesso che ti piace, io che non mi son mai sentita dire che son bella, io pace, io guerra. Io rancore, amore, soldato e sergente.  Io che sono solo il miglior dono del presente.
Braccia del tempo che non mi stringeranno mai, io morta annegata in tutti i miei viavai. Nei pensieri d'altri che non mi scorderanno mai, incastrata in tutti i sogni che non ricorderai.
E adesso prega tu per quell'effimera fase REM, prega per le nottate perse a piangere, per il ritmo del mio cuore che si spenge quando te ne vai.

lunedì 28 ottobre 2013

A volte ritornano.

Eccomi.
Non scrivevo da tantissimo, semplicemente perchè stavo bene. Sono stata bene per mesi, fondamentalmente. La mia vita si è stravolta: mi sono trasferita, ho lasciato il mio ragazzo-despota, ho iniziato una nuova università, ho modificato per l'ennesima volta la mia personalità, ho conosciuto tantissime persone nuove, ho imparato modi di fare assolutamente estranei a quello che sono.
Eppure eccomi.
Ancora non mi sento bene con me stessa: ho problemi con l'alcool, col sesso, col cibo, con l'amore.
Perchè alla fine è l'amore l'ingrediente fondamentale di tutto il mio malessere. Magari averla una storia normale, da scemi ragazzini che si mandano sms e fanno sesso sudaticcio. Magarli averla una storia così, senza pensieri, problemi, preoccupazioni: io-sono-tua-tu-sei-mio, fine della storia.

Ma io non me la merito una cosa così.
A quanto pare io merito il male.
E di certo non l'amore.

Sono tornata, ma non è un buon segno. Eh no.

sabato 3 agosto 2013

Poltergeist



Laggiù c'è cosa? C'è casa! La vita, la morte, l'amore, le lotte. C'è la schiavitù e la salvezza, albicocche: una dolce amarezza. 
Laggiù c'è chi? C'è un padre, un amico, una bella sorella, volti felici, una pesca e mazzi di pernici. Ci sono i ciliegi in fiori e fiamme, acque torbide a portare le zanzare. Un balcone immenso su un palazzo che sfiora il Paradiso, quando arriva al punto più basso di un bungee jumping di persone nude. Laggiù c'è il salto nel vuoto, l'oasi nel deserto, la chiglia dura d'una nave ad accoglierci. Laggiù c'è una scusa che è la scusa migliore del mondo: l'avventura, una nottata da cani e giornate stesi sui divani a baciarci le dita e le mani, stappare le birre e i cervelli intasati. Ci sono milioni di mega pixel a definirci che ci ammirano dal cielo: laggiù ci sono crateri di stelle cadenti dove ballano i leoni ad uccider le genti. C'è un prato fatto d'arcobaleni estinti al tempo dei dinosauri. Laggiù, laggiù c'è il mare e la montagna, spiagge fatte della roccia più finemente tritata e l'aria verde e fresca delle valli a spazzare le strade ottuse. Il profumo dolce di una donna grassa fuggito dal finestrino spento di una macchina intrisa di racconti familiari. Laggiù va a caccia un gatto che pensa di poter volare e riposa un cane infame che sa pianger, sa parlare e recita il giusto dimostrando l'errore del suo esser mortale. 
Laggiù c'è il lampione che non arriva ad illuminare il mio portone, il lampone sulle tue labbra, la tua testa sui miei cuscini e le mutande sul comodino a cercare pace: lontane da pensieri che le cacciano via ogni volta.
Laggiù puoi essere tutti e nessuno; laggiù stanno mille stridori di metallo da rimodellare e creme caramel di brutti ricordi: a lisciar gole con lingue setose e raffinate, gli eccitanti estranei che non ci sono più. Ci sono le grida scoordinate delle notti alcoliche in cui cerchiamo gloria e linfa giovane da succhiare direttamente dalle vene del mondo.
Laggiù ci sono io, io che sono una persona a metà, che sono intera e sono befana e principessa e capo aguzzino e sottoposto diligente. Laggiù ci sono io che sono tutto o niente, adagiata su lenzuola arancio che mi portano al patibolo baciandomi la testa. 
Laggiù c'è redenzione, laggiù tutto il futuro che mi saluta gettandomi una chiave dalla sua finestra, mi invita ad entrare e mi scopa brutale cercando nei miei gemiti l'armonia perfetta del piacere, l'astratto sapore della soddisfazione: un po' sperma, un po' miele, sudore e calippo al limone. Laggiù ci sono io suora mentre mi inginocchio e ti bacio le caviglie, mio signore, e guaisco fedele quando strappandomi i capelli mi spingi il cazzo in gola che sembra tu mi stia cercando il cuore.
Laggiù c'è tutto ciò che vuoi. Un paese dei balocchi o l'isola che non c'è o anche l'isola dove naufragó Robinson Crusoe. Laggiù c'è l'arca di Noè a promettere alluvioni ed una sonata d'emozioni: lo strascico impari e romantico di mille piedi che battono il suolo per far crollare le illusioni. 
Ci sono io che sbiascico pensieri al posto di dormire e non soffro non tremo non bramo e sto ferma immobile e sono di un ghiaccio che implode e sono fiamma impassibile e spietata. 
Ci sono io, laggiù.
Nudità bianca senza il mare, immersa nel succo arancio delle lenzuola, col cuore in gola, la fica in mano: te lo dico, io non ti amo.