lunedì 11 agosto 2014

Religione.

Io ho il battesimo, la confessione, la comunione, la cresima e sono salva agli occhi del Signore.
E camminerò sui suoi prati d'erba, tra alberi d'ebano, e mi scotterò nel sole di crema che illumina i paradisi di tutte le religioni.

E giocherò a scacchi con tutti gli dei del mondo
E mi hanno detto che Zeus è un iracondo
Con la risata profonda delle onde
E le mani dure da agricoltore
Con le quali dà carezze alle suore
Anche se non sono le sue signore.
E mi hanno detto che Apollo sa amare come ama un gatto
E fuma sigari d'Andorra, tra un arrocco e un altro.

Io ho tutto quello che chiunque desidera: una famiglia onesta e benestante, un futuro sicuro, amici affidabili e presenti. Eppure ho comunque il cuore a pezzi, che qualcuno si è divertito a metterlo in una scatola grande, lui e le mie mutande, perché i bambini potessero divertirsi.
Un passatempo gradevole, puzzle difficile che potrebbe partire dalla base di un Monet per poi fondersi in Picasso, glicine, lo svenimento di un ragazzo alto come un pinnacolo, i fanoni di una balena.

E continuo a scrivere anche se non so più farlo, che con tutte le mie lacrime zitte ci ho caricato una Bic. La mia penna a sfera, con i segni dei denti sul tappo.

Ma non voglio raccontarti questa storia oggi. Io voglio parlarti del mio legame con le divinità, che ci credo e non ci credo, che le temo e amo, che non esistono ma vengono la sera a rimboccarmi le coperte. E fischiare con la civetta che dorme sui miei cipressi, che sta ferma lì ad accompagnare Minerva, ma la notte strilla mentre caccia e mi spaventa i cani. E le grida dei gabbiani sulle discariche che gentili li ospitano e il loro urlare sa di sporco nella bocca di un animale che era il re del mare. Le rondini in quell'armoniosa picchiata che le accompagna sul pelo dell'acqua della mia piscina. E al tramonto puoi fare il morto a galla e vederle planare e bere. Prima una, poi due, poi cento e tu ti senti un dio dei turbini di piume.

E quando mi sdraierò sotto quei rami dorati, su nel paradiso, dopo l'estrema coatta unzione che mi darà un prete grasso, con la sua giovialità che sa di lumache dopo la pioggia, io sarò Dio in mezzo agli altri dèi e lo sarò per grazia del Signore.
Perché il mio peccato è il vergognarmi di me stessa e, quando me ne pentirò, dalla vergogna verrò lavata.
Questo mi eleverà a divinità.

Sgrassatore universale del Signore, che è una spugna che fa invidia a qualunque casalinga.

Nessun commento:

Posta un commento