lunedì 3 novembre 2014
L'inutilità.
Sapete, tutte quelle cose che si fanno per il proprio bene, che ti dici da domani basta, da domani mai più, da domani.
Per una volta questo domani non l'ho rimandato, ho smesso di bere.
Ho smesso di scrivere.
Il benessere che ricavo dal non bere più lo ri-guadagno perchè non scrivo più.
E mi sento inetta a scrivere.
Cazzo, l'ho fatto per anni, cazzo, e ora non so più farlo.Fino a poco tempo fa ero in grado, me lo ricordo. Aprivo una pagina bianca e la riempivo: tutte le mie belle parole, nere su bianco, che sembravano tutte poesie.
Riapro il blog, lo rileggo tutto e mi chiedo dove cazzo sono finita. Mi chiedo se questa mancanza di parole adeguate sia un buon segno od un cattivo segno. Io so che mi manca. Mi manca avere la mia frase ad effetto alla quale attaccare un nuovo delirio, che sarà pure un foglio ripieno di follia ma suona sempre bene.
E lo leggo e lo leggo e lo rileggo e lo analizzo di nuovo, a mente fredda.
E scopro nuovi meandri in cui si rifugia la mia anima.
Non so cosa abbia rubato la mia scrittura, se è stato il pc o semplicemente il degrado lento della mia vita.
Dalla padella alla brace.
Tante volte mi guardo indietro e penso di non aver fatto nulla, come essere neonata.
lunedì 11 agosto 2014
Religione.
Io ho il battesimo, la confessione, la comunione, la cresima e sono salva agli occhi del Signore.
E camminerò sui suoi prati d'erba, tra alberi d'ebano, e mi scotterò nel sole di crema che illumina i paradisi di tutte le religioni.
E giocherò a scacchi con tutti gli dei del mondo
E mi hanno detto che Zeus è un iracondo
Con la risata profonda delle onde
E le mani dure da agricoltore
Con le quali dà carezze alle suore
Anche se non sono le sue signore.
E mi hanno detto che Apollo sa amare come ama un gatto
E fuma sigari d'Andorra, tra un arrocco e un altro.
Io ho tutto quello che chiunque desidera: una famiglia onesta e benestante, un futuro sicuro, amici affidabili e presenti. Eppure ho comunque il cuore a pezzi, che qualcuno si è divertito a metterlo in una scatola grande, lui e le mie mutande, perché i bambini potessero divertirsi.
Un passatempo gradevole, puzzle difficile che potrebbe partire dalla base di un Monet per poi fondersi in Picasso, glicine, lo svenimento di un ragazzo alto come un pinnacolo, i fanoni di una balena.
E continuo a scrivere anche se non so più farlo, che con tutte le mie lacrime zitte ci ho caricato una Bic. La mia penna a sfera, con i segni dei denti sul tappo.
Ma non voglio raccontarti questa storia oggi. Io voglio parlarti del mio legame con le divinità, che ci credo e non ci credo, che le temo e amo, che non esistono ma vengono la sera a rimboccarmi le coperte. E fischiare con la civetta che dorme sui miei cipressi, che sta ferma lì ad accompagnare Minerva, ma la notte strilla mentre caccia e mi spaventa i cani. E le grida dei gabbiani sulle discariche che gentili li ospitano e il loro urlare sa di sporco nella bocca di un animale che era il re del mare. Le rondini in quell'armoniosa picchiata che le accompagna sul pelo dell'acqua della mia piscina. E al tramonto puoi fare il morto a galla e vederle planare e bere. Prima una, poi due, poi cento e tu ti senti un dio dei turbini di piume.
E quando mi sdraierò sotto quei rami dorati, su nel paradiso, dopo l'estrema coatta unzione che mi darà un prete grasso, con la sua giovialità che sa di lumache dopo la pioggia, io sarò Dio in mezzo agli altri dèi e lo sarò per grazia del Signore.
Perché il mio peccato è il vergognarmi di me stessa e, quando me ne pentirò, dalla vergogna verrò lavata.
Questo mi eleverà a divinità.
Sgrassatore universale del Signore, che è una spugna che fa invidia a qualunque casalinga.
martedì 29 luglio 2014
"...that I have heard about."
giovedì 10 luglio 2014
E remando troverai la felicità. [ tatuaggio n. 8 ]
Il primo volto, la prima volta, nel caldo di un Agosto che ha piantato i semi della follia. Il rumore di una chiave che chiude la serratura: i miei occhi sbarrati mentre lui penetrava i fumi della mia prima sbornia, la prima volta. Chissà che faccia ha il primo ragazzo che m'ha avuta.
Ricordo l'umiliazione che ha abbracciato quella manciata di volte dopo la prima. Un'orda d'uomini bambini che si lanciavano su di noi, nascosti in letti sconosciuti. O quella volta che ho capito che lui non mi avrebbe amata mai e quindi mi sono lasciata andare, mi sono fatta scopare. Ricordo il letto di mia madre in una mattinata piovosa, con il copriletto a roselline, un giorno in cui sarei dovuta essere a scuola.
Un ragazzo ubriaco e stanco, il suo cazzo informe che cerca vita, la cerca sul mio corpo, nella mia bocca, sul mio seno. Alla fine mi gira e mi scopa il culo. La mia prima volta, ancora, la vita gliel'ha data. Quanto ero innamorata.
Ricordo il primo "ti amo" detto a quello con la faccia di un purosangue inglese. E il cavallo il giorno dopo m'ha lasciata. Non mi ero fatta scopare ancora. A quindici anni non si può aspettare un mese.
Ricordo quello che non voleva rischiare, che me lo disse specificando che soprattutto non voleva farlo con me. Quante cose ci fanno male, tutte le cotte dei ragazzini che sembra che pongano fine alle terre ed al mare.
Mi ricordo lei, i suoi baci speziati sotto il nostro salice piangente. Ricordo quand'è scappata con un'altra, quando poi è tornata a chiedermi scusa e a fumare l'ultima canna insieme. Lei: il mio primo e più dolce attacco di panico. Il primo urlo che m'ha tolto il respiro. E gli ultimi tre, gl'errori più grossi. Uno, il rimpianto sempreverde. Due, il segreto accecante. Tre, la malattia della speranza.
Io mi ricordo i flutti. Io me li ricordo tutti.
E mi fan pianger tutti. Ho avuto più falsi amori che anni sopra al mondo. Eppur non uno s'è fermato a dirmi quanto oro gl'avessi offerto. Il petrolio inquina oceani in cui i cavallucci marini non vivono più. Io speravo d'esser Musa di quegli altri. Alla fine son loro ispirazione mia.
Gli antichi Greci pensavano che gli ippocampi fossero creature che gli dei avevano mandato per salvare i Naufraghi.
Dolce illusione d'un popolo che forse credeva di conoscere le divinità.
E c'ho creduto anch'io, che un esserino arancione e duro comparisse tra le onde, me ne tirasse via. Asciugasse i miei capelli e mi donasse l'aria che il mar m'aveva tolto.
Lui: l'attacco di panico ultimo, l'unica parola che vorrei sentirmi dire. Mitologica creatura che, quando apparirà, sorgerà con una daga fatta apposta per tagliare la mia gola. E neanche lui m'amerà mai.
E da morta, chi potrebbe?!
martedì 3 giugno 2014
Non mi basta mai.
"Abbastanza: a sufficienza; quanto basta (per, da)."
Voglio una ricetta che mi dica quanto dovrebbe bastarmi di ciò che mi danno le persone. Perché io voglio sempre, sempre, sempre di più.
giovedì 6 febbraio 2014
L'ultima.
"Bimbs, ehi! È una giornata importantissima per me e ho sbrigato tutte le mie faccende, non ho nessun cane da portare, nessuna spesa da fare e non devo pulire casa oggi. Prendi le tue cose che fuori c'è il sole, andiamo in un prato, a parlare di alberi rari e fiori crudeli. Voglio vedere te oggi, il prima possibile.
Perché, perché oggi divento un uomo e per questo ho bisogno di averti con me. A condividere tutta l'euforia che ho dentro."
Questo è quello che avresti dovuto dire.
