giovedì 25 aprile 2013

X

Alticcia.
Vorrei solo scriverti, vederti.
Scoprire cosa possono darmi le labbra tue stasera.

Fame alcoolica.

Alle 04:01 vorrei solamente scriverti. Da ore vorrei scriverti, magari da giorni. Dita immobili su parole fantasma che potrei dirti ora ma magari non ti diró mai; dita immobili su tutti i baci che mi dai, sul tuo naso acuminato e sulla lingua sfuggente.
Alle 04:04 vorrei che fossi qua, a ribadirmi che sono un guaio, a parlarmi di te, di quello che vuoi essere e sarai.
E forse tra un mese o due guardaremo una luna spaccacuori, davanti alla quale non sapremo più mentire. O magari domani ci diremo che è meglio lasciar stare.
E oggi m'hai riaccompagnata a casa di nuovo.
E oggi mi hai dato un bacio, giù per strada.

mercoledì 17 aprile 2013

I gelati sono buoni (ma costano milioni).

Vorrei un milione di cose.
Vorrei non essere così.
Così espansiva, dispersiva, aggressiva.
Vorrei essere il fiore di un ciliegio; vorrei essere prezzemolo su ogni cibo al mondo, che tanto sta bene con tutto.
Vorrei non porre domande, trabocchetti.
Vorrei non vedere niente nella gentilezza degli altri. Semplice educazione.
Vorrei avere il sangue dolce per le zanzare, lamentarmi tutta un'estate del fatto che mi pungono.
Vorrei essere delicata, farmi i peli solamente con il rasoio "che sennó mi fa male" e adottare tutti i miei figli "che sennó mi fa male".
Vorrei avere una paura diversa da questa qui che ho, che mi stringe e poi mi costringe a tirare fuori tutte le mie maschere. E adesso rido, e adesso gesticolo, e adesso parlo di me di noi della società dell'università dell'amore del sesso dell'odio della diversità.
Vorrei essere sorrisi e gote rosee, vorrei essere addormentata beata su una sedia.
Vorrei esser margherita e gazzosa, vorrei essere vergine e sposa.
Vorrei essere spine e ginestra.
Ed eccomi, io sono quiete e tempesta.

mercoledì 27 marzo 2013

Spigoli.

Il problema è la tensione, quella forza normale che distrugge ogni disinibizione. Il problema è l'intenzione. Quando mi guardi con quegli occhi, distruzione. Il corridoio in cui ti laurei ed io ti perdo nelle cose che rifarei.
Ma tu lo senti il modo in cui tocco le tue ginocchia? .

venerdì 15 marzo 2013

Quanto cazzo.

Mandami un asterisco che si puó ancora cambiare tutto.
Gioco di ruolo in cui barare, ma continuo ad aprirmi bottone dopo bottone. Ancora le tue vene acuminate a ricordare quanto mi potresti dare.
Un amico io non so che cosa sia, forse per questo tu mi spiazzi quasi in anonimato. Se non conoscessi il tuo volto, saresti ancora al centro di corse a perdi fiato.
Ma cosa scrivo a fare di te, che stappi il mio rhum e bevi in bella vista. Cosa ti penso, cosa ti credo a fare, quando tutto quello che ci spinge è la sola voglia di parlare.
Raccontami chi sei, che io in giro non lo dico.
Imbarazzati, ubriaco, attaccando la bottiglia. E ti tiri su le maniche, pudico a modo mio, e le ritiri indietro, sconcio ma sempre a modo mio.
Sei l'ago che s'inserisce nel mio cuore asimmetrico, un volto noto e ignoto a dirmi cosa potrebbe servirmi. Il momento sbagliato per cadere tra le mie braccia, il momento più giusto per far l'amore sulla sabbia.
Una lettera d'amore chè il vero amore non esiste. Il tuo rumore oltre la porta, una bottiglia vuota stappata un'altra volta.
"Mi fai troppa fiducia" per tentare d'avvicinarti e quindi sistematicamente metto trappole per far l'effetto contrario.
L'havana club che mi sconquassa le mani, gesticolando in modo straordinario; alcool che mi rende un po' più una persona.

Ma quanto cazzo vuol dire per me "persona di fiducia".

martedì 12 marzo 2013

La mia manica. Cinque rimpianti.

Ti giuro fedeltà, ma poi non mi importa di chi mi porge le mani. Son anni che cerco qualcuno che mi sappia guidare. Aspetto una scialuppa, un marinaio che mi porti in mare. Aspetto di vedere pappagalli d'isole mai esplorate; aspetto la follia dei baccanali, di selvaggi che ancora vedono gli dei. E sogno di tornare, abbronzata e stanca, in quella casa dove ancora esistevano i sorrisi. E sogno di sdraiarmi su quel prato che ospitava un'altalena, un'amaca e la tavola imbandita per l'ennesima festa.
Ti giuro tutto il mio cuore, ma poi non mi importa di chi mi bacia il collo. La mia follia spasmodica nel cercare un vero appiglio. E aspetto da vent'anni di finir la scuola, d'iniziare a godere dell'odor delle mimose.
Affondo i miei piedi nel fango del passato, che come sabbie mobili, mi impedisce di cambiare. Non ci sarà mai un futuro per chi non sa guardare avanti, per chi negli occhi ha la foga dei rimpianti.
E come fili d'edera le tue mani mi stanno strangolando e come girasoli i tuoi occhi mi spaventano.
Tu smetti di seguirmi e verrò io ad infastidirti, anche se non vali niente, anche se non sei nessuno. Anche se come ghiaccio m'atrofizzi l'organismo, la mia mania nel volere tutto quello che fa male.
E girando un po' la testa riesco a scorgere l'amore, come un fiordaliso che nasce su una tomba, ed ecco ti recido dalla base e ti smetto di pensare: la mia voglia matta di scappare, solo per continuare a poterti sognare.
Ti giuro una famiglia anche se non vedo più la mia, come un gregge sparso che scappa dai lupi su in montagna. Aspetto da una vita un solo fischio capace di radunarci tutti. Tutte le sere chiudo gli occhi: torna una casa rosa che odora di campagna, il vino bianco di mio nonno, l'odore della griglia che arrostisce peperoni e gli stivali di mio padre che riposano sulla soglia.
Tutti i miei fallimenti hanno il suono di bugie, come acqua chiara che cade tra i cristalli, ed è qualcun'altro a strappare via i miei successi, un sole troppo infame per far crescer le ginestre.
Ti giuro l'amicizia anche se non so che cosa sia, tutte queste persone come uno sciame d'api, che mi succhiano la linfa e sono pronte ad andar via, lasciandomi asciugare sotto un diluvio ininterrotto.
Tutti questi fogli che ripetono eresie, tutta la mia vita riversata nell'inchiostro. Come una foglia morta, il vento mi trascina ancora via.
Io scricchiolo sotto tutti i piedi che mi han schiacciata di nascosto.