lunedì 28 ottobre 2013

A volte ritornano.

Eccomi.
Non scrivevo da tantissimo, semplicemente perchè stavo bene. Sono stata bene per mesi, fondamentalmente. La mia vita si è stravolta: mi sono trasferita, ho lasciato il mio ragazzo-despota, ho iniziato una nuova università, ho modificato per l'ennesima volta la mia personalità, ho conosciuto tantissime persone nuove, ho imparato modi di fare assolutamente estranei a quello che sono.
Eppure eccomi.
Ancora non mi sento bene con me stessa: ho problemi con l'alcool, col sesso, col cibo, con l'amore.
Perchè alla fine è l'amore l'ingrediente fondamentale di tutto il mio malessere. Magari averla una storia normale, da scemi ragazzini che si mandano sms e fanno sesso sudaticcio. Magarli averla una storia così, senza pensieri, problemi, preoccupazioni: io-sono-tua-tu-sei-mio, fine della storia.

Ma io non me la merito una cosa così.
A quanto pare io merito il male.
E di certo non l'amore.

Sono tornata, ma non è un buon segno. Eh no.

sabato 3 agosto 2013

Poltergeist



Laggiù c'è cosa? C'è casa! La vita, la morte, l'amore, le lotte. C'è la schiavitù e la salvezza, albicocche: una dolce amarezza. 
Laggiù c'è chi? C'è un padre, un amico, una bella sorella, volti felici, una pesca e mazzi di pernici. Ci sono i ciliegi in fiori e fiamme, acque torbide a portare le zanzare. Un balcone immenso su un palazzo che sfiora il Paradiso, quando arriva al punto più basso di un bungee jumping di persone nude. Laggiù c'è il salto nel vuoto, l'oasi nel deserto, la chiglia dura d'una nave ad accoglierci. Laggiù c'è una scusa che è la scusa migliore del mondo: l'avventura, una nottata da cani e giornate stesi sui divani a baciarci le dita e le mani, stappare le birre e i cervelli intasati. Ci sono milioni di mega pixel a definirci che ci ammirano dal cielo: laggiù ci sono crateri di stelle cadenti dove ballano i leoni ad uccider le genti. C'è un prato fatto d'arcobaleni estinti al tempo dei dinosauri. Laggiù, laggiù c'è il mare e la montagna, spiagge fatte della roccia più finemente tritata e l'aria verde e fresca delle valli a spazzare le strade ottuse. Il profumo dolce di una donna grassa fuggito dal finestrino spento di una macchina intrisa di racconti familiari. Laggiù va a caccia un gatto che pensa di poter volare e riposa un cane infame che sa pianger, sa parlare e recita il giusto dimostrando l'errore del suo esser mortale. 
Laggiù c'è il lampione che non arriva ad illuminare il mio portone, il lampone sulle tue labbra, la tua testa sui miei cuscini e le mutande sul comodino a cercare pace: lontane da pensieri che le cacciano via ogni volta.
Laggiù puoi essere tutti e nessuno; laggiù stanno mille stridori di metallo da rimodellare e creme caramel di brutti ricordi: a lisciar gole con lingue setose e raffinate, gli eccitanti estranei che non ci sono più. Ci sono le grida scoordinate delle notti alcoliche in cui cerchiamo gloria e linfa giovane da succhiare direttamente dalle vene del mondo.
Laggiù ci sono io, io che sono una persona a metà, che sono intera e sono befana e principessa e capo aguzzino e sottoposto diligente. Laggiù ci sono io che sono tutto o niente, adagiata su lenzuola arancio che mi portano al patibolo baciandomi la testa. 
Laggiù c'è redenzione, laggiù tutto il futuro che mi saluta gettandomi una chiave dalla sua finestra, mi invita ad entrare e mi scopa brutale cercando nei miei gemiti l'armonia perfetta del piacere, l'astratto sapore della soddisfazione: un po' sperma, un po' miele, sudore e calippo al limone. Laggiù ci sono io suora mentre mi inginocchio e ti bacio le caviglie, mio signore, e guaisco fedele quando strappandomi i capelli mi spingi il cazzo in gola che sembra tu mi stia cercando il cuore.
Laggiù c'è tutto ciò che vuoi. Un paese dei balocchi o l'isola che non c'è o anche l'isola dove naufragó Robinson Crusoe. Laggiù c'è l'arca di Noè a promettere alluvioni ed una sonata d'emozioni: lo strascico impari e romantico di mille piedi che battono il suolo per far crollare le illusioni. 
Ci sono io che sbiascico pensieri al posto di dormire e non soffro non tremo non bramo e sto ferma immobile e sono di un ghiaccio che implode e sono fiamma impassibile e spietata. 
Ci sono io, laggiù.
Nudità bianca senza il mare, immersa nel succo arancio delle lenzuola, col cuore in gola, la fica in mano: te lo dico, io non ti amo. 

mercoledì 10 luglio 2013

Splendidi perissodattili.

Come faccio, dimmi, a guardarti negli occhi e mantenere dignità mentre annego nell'inutile marasma che è la mente mia. Che non sa mai ordinare niente, che non sa ripetere niente, memorizzare niente. Che segue fiumiciattoli spietati dominati da squali che si nutrono solo di detriti dei miei pensieri. 
Cosa m'ha portato qua? Sono state le persone o gli eventi, sono stati gli schiaffi o i baci, la sobrietà o l'ebbrezza, a rovinarmi? 
Come faccio a guardarti negli occhi se cerco integrità sapendo di non poterla mai trovare, chè se piango per aver logica mi dai comunque caos e grida e battaglie medievali. I miei neuroni che cozzano su quelli degli altri e li afferrano per le sinapsi e gridano "Ma come cazzo parlate voi?! Noi questa chimica che idolatrate non la conosciamo. Venite qua se avete coraggio" abbaiano le mie nervose celluline, come un cane chiuso in un giardino che trova conforto e compagnia solamente attaccando gli altri, infingardi nascosti dietro il cancello in ferro battuto.
Come fai, tu, a darmi le mani dopo aver saggiato la mia ignoranza, la mia conoscenza scoordinata e ridicola. Tutte le cose del mondo che non so e non saprò mai. 
Vorrei saper afferrare tutto al volo, avere un cervello lapidario da informazioni immagazzinate. Un cervello che non ho e che non avrò mai.
Come faccio a correre verso un futuro che non so raggiungere, con un pedale rotto e le ruote che fanno male ed i polmoni a respirare l'aria sbagliata.
Dovrei rinunciare a tutto, tutti i miei sogni. Trovare impieghi umili dove riversare la mia stupidità ingenua e schietta.
Andare in giro, organizzar feste, conoscere persone e inventare studi sociali banali ancora una volta.
Eccomi chi sono. Io sono quella che non riesce mai. E in più mai amata, mai cercata, mai voluta.
Io sono il mostro nello sgabuzzino di tuo figlio, che tu madre temi più di quanto non faccia il pargoletto. 
Io sono il mostro che gli fa costruire sogni nel cassetto per farglieli tirare fuori, crederli possibili. E poi renderlo stupido ed incapace di pensare. 
Io sono il mostro che lo farà invecchiare ad otto anni: un bambino che perde la capacità di parlare.
Futuro uomo,
In mano mia. 
Futuro mostro,
La mia più bella bugia 
Che dona alle mie parole
Il gusto dolce della poesia
E mi fa sembrar sapiente 
Io che non so,
Che non sono
Mai niente
Che non sia il verso sbagliato del più squallido torrente. 

venerdì 10 maggio 2013

Niente scuola venerdì.

Rinchiudimi ancora nelle tue mani di ferro. In queste mattinate mi piacerebbe svegliarmi e vederti accanto a me, darti un bacio sulle labbra belle e sussurrarti negli occhi parole che non vorrei mai avere il desiderio di dirti. Ti odio, ti odio già. T'odio quando mi guardi negli occhi accennando un sorriso che non mi sono meritata mai. Quanto mi fai star bene; quanto sono felice che tu abbia trovato il coraggio di conoscermi.

venerdì 3 maggio 2013

Contenuti.

Ed oggi scappo al mare, a riabbracciare un amico che tanto mi somiglia. A guardare ancora, a cercar conforto, in quelle onde che come me s'ostinano a tornare. E tornare dopo essere scomparse ancora. E nel viaggio verso il blu vedon così tante cose che solo uno stolto potrebbe non pensarle ricche e tristi.
Principesse incastonate, legate, incastrate da una sabbia che vuol solo trattenerle.
Eccomi di nuovo qui, con la mia storia in loop, con tutti i miei cimeli che non vuole mai spolverare nessuno.
Voi tutti, la mia sabbia che m'obbliga a restare, che m'obbliga ogni volta a tornare. E tornare dopo essere scomparsa ancora.
Io, abbracciata alle mie gambe, che voglio ancora guardare i flutti lenti sognando un temporale.
Ogni giorno l'onde ed io sognamo d'essere marinai, agognamo un ruolo attivo dentro al mare. Brama di disegnare una nostra rotta autonoma.
Ogni giorno l'onde ed io vorremmo abbattere tutte le recinzioni che ci bloccano in un angolo di questo sconfinato, impietoso mare.
Ma ecco siamo uguali l'una all'altre, son io che sputo schiuma che lor spingono sulle rive a baciare i piedi d'innamorati che noi non saremo mai.
E tutti i nostri segreti li chiudiamo in suoni che capiamo solo noi. E tu guarda il mare e dimmi che quel frusciare non ti racconta dei segreti. Perdi tempo a decifrare le nostre parole, chè l'onde potrebbero spiegarti tutti i tuoi abissi ed io tutti quelli del cuor.
Potrei farti assaporare fatiche che non hai mai avuto in incubo; potrei farti scoprire come si fa ad amar l'amore in modo così precisamente disperato.
Io che organizzo le mie storie con ordine maniacale.
Io ancora serial killer dei sentimenti, chè poi son l'onde nei miei occhi a diventar trofei.
E allora grazie, tutte voi sabbie, per tutti i graffi che m'avete provocato. Grazie per questo mio cervello che va senz'armonia allo sbaraglio.
Grazie, chè di vita ne ho avuto troppa e tutta sbagliata.

Oggi l'onde ed io scappiamo: il mare sarà lago, morte di sirene.
Andiam da sole a cercar la notte, senz'esser spinte più. Senza amare più. Chè il nostro amore è infinito come il mare e più impietoso d'esso. Il nostro amore così forte da saper scappare.
E chissà un giorno chi ci vedrà tornare dopo essere scomparse ancora.

giovedì 25 aprile 2013

X

Alticcia.
Vorrei solo scriverti, vederti.
Scoprire cosa possono darmi le labbra tue stasera.