Di nuovo addio, ma senza trauma: "Addio". Mi baci ogni mattina, ma non mi baci se devi dirmi addio.
E mi resta solo già la nostalgia dell'averti stretto stretto, incredibilmente vicino, mio in un modo che mi scordo sempre.
Siam pazzi lo sai, mentre c'abbracciamo col cuore di tredicenni innocenti. Siam pazzi lo sai, quando mi dai la mano in pubblico con tutta la fierezza dell'avermi affianco. E voglio dirti tutte le notti che sei il mio cuore, e voglio sentire tutte le notti la tua mano che spinge la mia sul tuo petto: "senti, senti cosa mi fai". Con la tua voce bassa e serpentina e le tue dita fantastiche che mi sfiorano le labbra. Con le gambe spigolose che cercano le mie e le guance, che mi irriti con la tua barba biondina, rossiccia.
Dimmi tutti i giorni che quello che provi con me non esiste in nessun'altra tua esperienza, dimmi tutti i giorni che ho fatto "troppi errori" ridendo un po' scoprendo i denti aguzzi e poi abbracciami facendomi capire che a te di quello che è importato ad altri non te ne frega niente.
E per la prima volta baciami due volte, abbattiamo la barriera delle cose che ci siamo sempre sussurrati, ma che in realtà non sono state dette mai. E sì mi piaci e quando sei nel mio letto mi fai stringere lo stomaco, ma dopo tutti questi anni non ci sono mai mani ad esplorare ciò che è nascosto dalle lenzuola. Si sentono i sospiri ed il rumore dei vestiti che sfregano tra loro; si sentono i tuoi polpastrelli freddi che cercano amore sopra i miei; si sente la saliva che scende giù difficile nelle gole. Ma stiamo attenti a non esagerare, a non spingerci dove vorremmo essere, a toglierci i vestiti e amarci fino in fondo.
Tu che mi fissi gl'occhi e riesci a vedere tutto quello che sono, tutte le mie sfumature. Tu che mi ami per le mie pazzie, tu che "non riuscirò mai a dormire vicino a te", tu che mi cerchi e mi prendi. Tu che non mi affretti.
E siamo pazzi lo sai quando andiamo alla stazione pretendendoci una coppia, con le mani che non riescono a staccarsi e quei baci sugli angoli della bocca che mi fanno sfiorare il malessere.
Ma per non ripeterci, per non sentir più niente di quel che c'è di notte, mi abbracci lungo i binari e mi sfiori un po' le guance.
Di nuovo addio, ci vediamo chissà quando, ci vediamo se riavremo il coraggio di affrontare i sentimenti. Di nuovo addio, prima o poi questa cosa così grande l'accetteremo a braccia aperte. Ma senza trauma.
"Addio".
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RispondiEliminauna meravigliosa poesia,
RispondiEliminauna tristezza incantata