sabato 3 agosto 2013

Poltergeist



Laggiù c'è cosa? C'è casa! La vita, la morte, l'amore, le lotte. C'è la schiavitù e la salvezza, albicocche: una dolce amarezza. 
Laggiù c'è chi? C'è un padre, un amico, una bella sorella, volti felici, una pesca e mazzi di pernici. Ci sono i ciliegi in fiori e fiamme, acque torbide a portare le zanzare. Un balcone immenso su un palazzo che sfiora il Paradiso, quando arriva al punto più basso di un bungee jumping di persone nude. Laggiù c'è il salto nel vuoto, l'oasi nel deserto, la chiglia dura d'una nave ad accoglierci. Laggiù c'è una scusa che è la scusa migliore del mondo: l'avventura, una nottata da cani e giornate stesi sui divani a baciarci le dita e le mani, stappare le birre e i cervelli intasati. Ci sono milioni di mega pixel a definirci che ci ammirano dal cielo: laggiù ci sono crateri di stelle cadenti dove ballano i leoni ad uccider le genti. C'è un prato fatto d'arcobaleni estinti al tempo dei dinosauri. Laggiù, laggiù c'è il mare e la montagna, spiagge fatte della roccia più finemente tritata e l'aria verde e fresca delle valli a spazzare le strade ottuse. Il profumo dolce di una donna grassa fuggito dal finestrino spento di una macchina intrisa di racconti familiari. Laggiù va a caccia un gatto che pensa di poter volare e riposa un cane infame che sa pianger, sa parlare e recita il giusto dimostrando l'errore del suo esser mortale. 
Laggiù c'è il lampione che non arriva ad illuminare il mio portone, il lampone sulle tue labbra, la tua testa sui miei cuscini e le mutande sul comodino a cercare pace: lontane da pensieri che le cacciano via ogni volta.
Laggiù puoi essere tutti e nessuno; laggiù stanno mille stridori di metallo da rimodellare e creme caramel di brutti ricordi: a lisciar gole con lingue setose e raffinate, gli eccitanti estranei che non ci sono più. Ci sono le grida scoordinate delle notti alcoliche in cui cerchiamo gloria e linfa giovane da succhiare direttamente dalle vene del mondo.
Laggiù ci sono io, io che sono una persona a metà, che sono intera e sono befana e principessa e capo aguzzino e sottoposto diligente. Laggiù ci sono io che sono tutto o niente, adagiata su lenzuola arancio che mi portano al patibolo baciandomi la testa. 
Laggiù c'è redenzione, laggiù tutto il futuro che mi saluta gettandomi una chiave dalla sua finestra, mi invita ad entrare e mi scopa brutale cercando nei miei gemiti l'armonia perfetta del piacere, l'astratto sapore della soddisfazione: un po' sperma, un po' miele, sudore e calippo al limone. Laggiù ci sono io suora mentre mi inginocchio e ti bacio le caviglie, mio signore, e guaisco fedele quando strappandomi i capelli mi spingi il cazzo in gola che sembra tu mi stia cercando il cuore.
Laggiù c'è tutto ciò che vuoi. Un paese dei balocchi o l'isola che non c'è o anche l'isola dove naufragó Robinson Crusoe. Laggiù c'è l'arca di Noè a promettere alluvioni ed una sonata d'emozioni: lo strascico impari e romantico di mille piedi che battono il suolo per far crollare le illusioni. 
Ci sono io che sbiascico pensieri al posto di dormire e non soffro non tremo non bramo e sto ferma immobile e sono di un ghiaccio che implode e sono fiamma impassibile e spietata. 
Ci sono io, laggiù.
Nudità bianca senza il mare, immersa nel succo arancio delle lenzuola, col cuore in gola, la fica in mano: te lo dico, io non ti amo. 

1 commento: