Giornata strana, galleggio nei miei pantaloni taglia 44. "Ho raggiunto la 42", penso e mi precipito a provare dei jeans bellissimi comprati l'estate scorsa e che mi sarebbero potuti entrare solamente con l'uso della vaselina. Hanno la vita bassissima e proprio dove si abbottonano mi stanno larghi, e non poco. Riesco a infilare tre dita tra me ed il tessuto. Mi stanno larghi anche sulle gambe, sui polpacci, sulle coniche e gigantesche caviglie. Non mi sembra vero di poterci entrare. Bellissimi, bellissimi jeans grigio chiaro.
Lo specchio mi guarda e mi dice che sono magra, ma io lo so che è una cazzata: la bilancia osa smentirlo e così iniziano a litigare. A 56 kg mi mancano ancora 4000 fottuti grammi per il peso forma riconosciuto dal Magistrale Ministero dei Complessi Italiani. Peró infilarmi quei jeans mi fa sentire così incredibilmente BRAVA. "Cazzo quanto sono brava, invincibile: cazzo quanto sono fottutamente determinata", penso; e cazzo quanto sono stupida.
Non voglio mai più rivedere la taglia 44, mai più nella mia vita, è una taglia umiliante: nè carne nè pesce, non ti lascia la possibilità di dire "sono magra" tantomeno di dire "sono grassa". Non potevo dire niente. Invece adesso posso dire "sono normale".
La battaglia dei 100 giorni si prospetta piena di sfide, piena di entusiasmo, piena di mille cose che mi piacciono. Per ora sto procedendo spedita, ma di strada da fare ce n'è.
12 e 13 Giugno dovró farmi ben quattro nuovi e sfavillanti tatuaggi e devo arrivare lì SODA. Questo è il primo obiettivo: presentarmi dal mio adorato tatuatore e farmi incidere senza tremolii, senza la paura che se dovessi dimagrire succederebbe un disastro. Come secondo obiettivo, desiderio tremendo, ho l'andare a comprarmi qualcosa di decente da mettermi questa estate. E questo penso di farlo a fine battaglia, il 24 luglio.
Come terzo obiettivo voglio e pretendo di non prendere più peso se non quando entrerò in gravidanza (prima o poi succederà suppongo -o spero-).
Tutte ste idee che si scatenano appena il cielo è coperto più del dovuto affogano ogni tipo di buon senso presente ancora in me, quelle due briciole di buon senso.
Oggi torno a casa, perché mia madre ha comprato una cassa di carciofi, come posso rinunciare a tre giorni di carciofi? Impossibile! Sono la cosa che più amo al mondo, cibariamente parlando.
Strano, ho una maledetta voglia di scrivere ed il quaderno rosso mi torna in mente così vivido e grasso e grosso di parole che non oso dire.
Ho 12 mesi per ultimare un libro e trovare il coraggio di capire che quello che scrivo non è merda e trovare il coraggio di presentarlo a quel maledetto concorso letterario, che perderò. Io so che perderò, perché la fortuna il fato il destino e gli dei mi sono avversi, tutti quanti.
Non ho mai vinto niente in vita mia e ho una paura fottuta di sentirmi dire da qualcuno che in realtà scrivo in modo banale, che i miei sentimenti non valgono un soldo bucato, nemmeno 2€ di cioccolata.
Terrore.
I jeans mi osservano dall'armadio, mi dicono che qualcosa la sto vincendo: la paura di essere me stessa, la grassa me stessa.
giovedì 12 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
Le mie donne.
Nella mia descrizione c'è scritto "maschilista" e mi appresto a spiegarvi questa parola, la mia concezione di donna, di amica donna, di tante cose legate all'odiatissimo sesso femminile: questa schiavitù d'utero e ovaie e vestitini.
Per spiegarvi tutto per bene ho bisogno di documentazione pratica e così giunge l'ennesima foto.
Questa sono io, a 3 anni. E quella ero io il mio primo anno di asilo. Asilo, primi amici, prime feste di compleanno di cui ho memoria, primi giochi, primi studi. E' lì che ho conosciuto la mia prima "amica del cuore". Quanto sembra infantile questa definizione, quanto è dolce e piena d'amore. La mia prima amica del cuore si chiamava come me: Beatrice. Una ragazzina mora e un po' mascolina, forte come un lottatore di boxe. Per il primo anno di asilo passava il tempo a picchiarmi e abbracciarmi e poi mi picchiava e poi mi baciava e poi mi picchiava e poi mi diceva di andare a giocare assieme in cortile. Un rapporto strano, confuso, specchio di tutti i rapporti avuti in vita mia. Strano quanto le cose avvenute durante quegli anni si siano ripetute per tutti gli anni a venire, è per me una cosa sconvolgente ed inspiegabile.
Molti mi hanno raccontato del primo fidanzatino o prima fidanzatina avuti all'asilo, io non ebbi niente di simile: io ebbi Beatrice, alla fine era una fidanzata anche lei.
Continuammo a frequentarci anche dopo l'asilo, in quanto mia madre e la sua erano diventate molto amiche in quegli anni passati a far feste insieme, cene insieme e pranzi insieme e gite e viaggi e vacanze. Insomma, sembravamo un'enorme ed unica famiglia. Penso fossi in seconda o terza elementare quando un giorno, a casa della mia amichetta del cuore, lei mi chiese di masturbarla. E' stata la mia prima esperienza omosessuale, nascosta chissà dove fino a che non sono ricorsa all'ipnosi, quando poi è uscita fuori. Da quel momento smisi di volerla vedere, mi ricordo che la cosa si era svolta in una maniera strana, innaturale; non avevo mai nemmeno baciato nessuno, nemmeno sulle guance (mi pare ovvio data l'età) e mi ero ritrovata a masturbare la mia amica, nel buio della sua camera nel sotto tetto. E' stato strano, non saprei spiegarlo con precisione, ma mi lascia ancora un senso di confusione e mi sento spaesata quando ci penso. Insomma, smisi di vederla da quel punto in avanti e ogni tanto ancora mi chiedo se lei ricorda di cosa era successo quel giorno, di cosa mi diceva mentre lo facevo.
Intanto avevo iniziato le elementari, ero sempre lo stesso scricciolo biondissimo e riccissimo, assolutamente un maschiaccio: manesca e tendente al gioco di mano. Ero sempre la stessa insomma. Ho fatto la primina quindi entrai in classe a cinque anni. La mia prima amica del cuore era una bambina dolcissima, con cui giocavo a calcio e mangiavo uova Kinder. Ci divertivamo come delle ragazzine dovrebbero divertirsi. Fino all'arrivo di E., figlia del demonio e non scherzo. Una stronza impareggiabile.
Mi fece litigare con l'altra mia amica, quella normale, inventandosi non ricordo più cosa sul mio conto. E così divenne la mia migliore amica. Eh già, ero il ritratto dell'ingenuità ai tempi, ma chi avrebbe mai pensato che potesse esistere davvero la cattiveria, la perfidia, la vergogna?! E. mi ha spiegato tutte queste cose e non la odierò mai abbastanza per averlo fatto.
Finite le elementari, alle medie, finii in classe di nuovo con E.. In prima media decisi di andare in settimana bianca e non conoscendo nessuno venni assegnata dal professore ad una stanza con altre cinque ragazzine. Cinque "puttane". "Puttane vere", già a quell'età. Lì ho visto fare per la prima volta un pompino.
Ed io là, nel mio angolino, allibita, incredula e per di più presa per il culo.
Lo dico a voi e non l'ho mai detto a nessuno in vita mia e ancora mi viene da piangere a pensarci; era una cosa stupida, stupidissima e non so perchè m'abbia fatto male o perchè mi faccia ancora male: mi chiamavano "Topo Gigio". Senza motivo, tra l'altro: non ho mai avuto i denti grossi o sporgenti o nulla di simile. Eppure sono stata per anni "Topo Gigio", per tutte quelle stronze.
Al ritorno dalla settimana bianca ero diventata una "puttana" anche io, per osmosi. Io che prima dello stupro-primavolta non avevo nemmeno mai baciato nessuno. Potrei dire, col senno di poi, di aver prima scopato e poi baciato.
Quindi divenni "Topo Gigio e Puttana", per una scuola intera. Si sa come funzionano queste cose, uno dice una cosa e si attiva il gioco del telefono. E alla fine ero io ad aver scopato con tutti e tutti insieme. Ma chissà come cazzo fu possibile sto stravolgimento di fatti. Io ero distrutta, letteralmente. E le mie amiche, compresa quella famosa figlia del diavolo E., non ne vollero più sapere di me. Furono le prime a chiamarmi -puttana- e non smisero più di farlo per quei tre anni maledetti, forse i più brutti della mia vita.
Il tutto fu aggravato dal fatto che, non avendo amiche, iniziai a diventare "l'amica dei maschi". QUALE AFFRONTO AL BUON COSTUME!!
Posso dire con certezza che dopo questo enorme abbandono, enorme e senza motivo, non ho più avuto amiche femmine. Certo, ci sono ragazze che ho avuto intorno per qualche periodo, anche ragazze con cui ho accettato di uscire da sola, ma erano amiche? Direi di no. Direi che non avrò mai più un'amica femmina, mai più nella vita. La maggior parte sono creature infide e balorde, pronte alle critiche più sterili, al pettegolezzo sfrenato, sempre disponibili alla distruzione dell'altra persona, sterili persone, vuote donne, morti esseri umani. Sono in ogni cosa sempre dalla parte dei maschi, sempre. Anzi, direi che sono per i pari diritti. Ma se tu, donna, alzi le mani sul tuo fidanzato o su tuo marito o su tuo figlio, perchè questo fidanzato o marito o figlio dovrebbe farsi sottomettere così?! Perchè vuoi un lavoro da uomo, ma non sai accettare uno schiaffo da uomo? Perchè pretendi l'indipendenza quando chi ti è affianco deve vivere sotto il tuo dominio assoluto? Perchè tradisci ma non vuoi essere tradita?
Donne, quante domande mi frullano in testa per voi.
Io piango ogni giorno per essere nata donna, ogni singolo giorno.
Perchè? Perchè sono stata fottuta, sin dalla più tenera infanzia, da donne ed io mi vergogno di dover condividere qualcosa con queste persone, qualcosa di così importante da incidere su ogni singolo aspetto della mia vita.
A sedici anni ho avuto la mia prima fidanzata. Bellissima. Anzi, bellissima per me. Mora, occhi verdi, carnagione chiarissima e un po' di lentiggini sul naso, un po' rotondetta. Ma quanto mi paiceva. Ho lasciato quello che era il mio fidanzato all'epoca perchè quando l'ho vista ho dato di matto. Ci sono stata insieme sei mesi e le volevo davvero bene, è stata l'unica per cui ho pianto e ho pianto tanto, quando si trasferì a Bologna, lasciandomi senza dirmi niente, in nome di una vecchia fiamma.
Che dolore mi fece.
Lei mi regalò i primi attacchi di panico. Una notte mi svegliai di botto perchè non riuscivo a respirare. E giù a non respirare e piangere, piangere, piangere. Quanti cazzo di attacchi di panico ebbi nell'estate del 2006. Tantissimi a dir poco. E me li porto ancora dietro.
Ma la ricordo come una delle mie migliori estati, con tante risate, tanto vagabondaggio, tanto amore da parte di questa ragazza, da parte della nostra compagnia d'allora. Correvamo in giro cantando, come se tutto fosse nostro, come se nulla potesse fermarci o turbarci. O ucciderci.
E alla fine mi uccise lei.
Mi uccise lei e mi uccisero tutte loro, loro a cui ho voluto bene, a cui avrei potuto dare un amore così sconfinato, un amore che possedevo e potevo dare ALLE MIE AMICHE.
E ora, ora basta donne. Mi spiace, non mi fido mai, è più forte di me. Non mi fido del trucco e della gonna, nascondono sempre qualcosa; non mi fido dei sorrisi e delle chiacchiere, cosa potrebbe esserci di vero? Non mi fido e basta.
E se qui riesco ad aprirmi con delle ragazze è perchè qui si parla davvero, di chi si è e di come si vive. Non ci si nasconde dietro a niente e dietro a nessuno. E della chiarezza mi fido.
Così volevo esser chiara anche io e spero che da questo post ne esca un complimento per voi, perchè siete le uniche donne che mi conoscono e non parlo di conoscenza dei miei disordini mentali, parlo di conoscenza anche delle cose più leggere e più stupide di me. Perchè non ci sono donne che mi conoscono oltre al mio nome e la mia passione per il rum.
Un bacione,
B.
Per spiegarvi tutto per bene ho bisogno di documentazione pratica e così giunge l'ennesima foto.
Questa sono io, a 3 anni. E quella ero io il mio primo anno di asilo. Asilo, primi amici, prime feste di compleanno di cui ho memoria, primi giochi, primi studi. E' lì che ho conosciuto la mia prima "amica del cuore". Quanto sembra infantile questa definizione, quanto è dolce e piena d'amore. La mia prima amica del cuore si chiamava come me: Beatrice. Una ragazzina mora e un po' mascolina, forte come un lottatore di boxe. Per il primo anno di asilo passava il tempo a picchiarmi e abbracciarmi e poi mi picchiava e poi mi baciava e poi mi picchiava e poi mi diceva di andare a giocare assieme in cortile. Un rapporto strano, confuso, specchio di tutti i rapporti avuti in vita mia. Strano quanto le cose avvenute durante quegli anni si siano ripetute per tutti gli anni a venire, è per me una cosa sconvolgente ed inspiegabile.
Molti mi hanno raccontato del primo fidanzatino o prima fidanzatina avuti all'asilo, io non ebbi niente di simile: io ebbi Beatrice, alla fine era una fidanzata anche lei.
Continuammo a frequentarci anche dopo l'asilo, in quanto mia madre e la sua erano diventate molto amiche in quegli anni passati a far feste insieme, cene insieme e pranzi insieme e gite e viaggi e vacanze. Insomma, sembravamo un'enorme ed unica famiglia. Penso fossi in seconda o terza elementare quando un giorno, a casa della mia amichetta del cuore, lei mi chiese di masturbarla. E' stata la mia prima esperienza omosessuale, nascosta chissà dove fino a che non sono ricorsa all'ipnosi, quando poi è uscita fuori. Da quel momento smisi di volerla vedere, mi ricordo che la cosa si era svolta in una maniera strana, innaturale; non avevo mai nemmeno baciato nessuno, nemmeno sulle guance (mi pare ovvio data l'età) e mi ero ritrovata a masturbare la mia amica, nel buio della sua camera nel sotto tetto. E' stato strano, non saprei spiegarlo con precisione, ma mi lascia ancora un senso di confusione e mi sento spaesata quando ci penso. Insomma, smisi di vederla da quel punto in avanti e ogni tanto ancora mi chiedo se lei ricorda di cosa era successo quel giorno, di cosa mi diceva mentre lo facevo.
Intanto avevo iniziato le elementari, ero sempre lo stesso scricciolo biondissimo e riccissimo, assolutamente un maschiaccio: manesca e tendente al gioco di mano. Ero sempre la stessa insomma. Ho fatto la primina quindi entrai in classe a cinque anni. La mia prima amica del cuore era una bambina dolcissima, con cui giocavo a calcio e mangiavo uova Kinder. Ci divertivamo come delle ragazzine dovrebbero divertirsi. Fino all'arrivo di E., figlia del demonio e non scherzo. Una stronza impareggiabile.
Mi fece litigare con l'altra mia amica, quella normale, inventandosi non ricordo più cosa sul mio conto. E così divenne la mia migliore amica. Eh già, ero il ritratto dell'ingenuità ai tempi, ma chi avrebbe mai pensato che potesse esistere davvero la cattiveria, la perfidia, la vergogna?! E. mi ha spiegato tutte queste cose e non la odierò mai abbastanza per averlo fatto.
Finite le elementari, alle medie, finii in classe di nuovo con E.. In prima media decisi di andare in settimana bianca e non conoscendo nessuno venni assegnata dal professore ad una stanza con altre cinque ragazzine. Cinque "puttane". "Puttane vere", già a quell'età. Lì ho visto fare per la prima volta un pompino.
Ed io là, nel mio angolino, allibita, incredula e per di più presa per il culo.
Lo dico a voi e non l'ho mai detto a nessuno in vita mia e ancora mi viene da piangere a pensarci; era una cosa stupida, stupidissima e non so perchè m'abbia fatto male o perchè mi faccia ancora male: mi chiamavano "Topo Gigio". Senza motivo, tra l'altro: non ho mai avuto i denti grossi o sporgenti o nulla di simile. Eppure sono stata per anni "Topo Gigio", per tutte quelle stronze.
Al ritorno dalla settimana bianca ero diventata una "puttana" anche io, per osmosi. Io che prima dello stupro-primavolta non avevo nemmeno mai baciato nessuno. Potrei dire, col senno di poi, di aver prima scopato e poi baciato.
Quindi divenni "Topo Gigio e Puttana", per una scuola intera. Si sa come funzionano queste cose, uno dice una cosa e si attiva il gioco del telefono. E alla fine ero io ad aver scopato con tutti e tutti insieme. Ma chissà come cazzo fu possibile sto stravolgimento di fatti. Io ero distrutta, letteralmente. E le mie amiche, compresa quella famosa figlia del diavolo E., non ne vollero più sapere di me. Furono le prime a chiamarmi -puttana- e non smisero più di farlo per quei tre anni maledetti, forse i più brutti della mia vita.
Il tutto fu aggravato dal fatto che, non avendo amiche, iniziai a diventare "l'amica dei maschi". QUALE AFFRONTO AL BUON COSTUME!!
Posso dire con certezza che dopo questo enorme abbandono, enorme e senza motivo, non ho più avuto amiche femmine. Certo, ci sono ragazze che ho avuto intorno per qualche periodo, anche ragazze con cui ho accettato di uscire da sola, ma erano amiche? Direi di no. Direi che non avrò mai più un'amica femmina, mai più nella vita. La maggior parte sono creature infide e balorde, pronte alle critiche più sterili, al pettegolezzo sfrenato, sempre disponibili alla distruzione dell'altra persona, sterili persone, vuote donne, morti esseri umani. Sono in ogni cosa sempre dalla parte dei maschi, sempre. Anzi, direi che sono per i pari diritti. Ma se tu, donna, alzi le mani sul tuo fidanzato o su tuo marito o su tuo figlio, perchè questo fidanzato o marito o figlio dovrebbe farsi sottomettere così?! Perchè vuoi un lavoro da uomo, ma non sai accettare uno schiaffo da uomo? Perchè pretendi l'indipendenza quando chi ti è affianco deve vivere sotto il tuo dominio assoluto? Perchè tradisci ma non vuoi essere tradita?
Donne, quante domande mi frullano in testa per voi.
Io piango ogni giorno per essere nata donna, ogni singolo giorno.
Perchè? Perchè sono stata fottuta, sin dalla più tenera infanzia, da donne ed io mi vergogno di dover condividere qualcosa con queste persone, qualcosa di così importante da incidere su ogni singolo aspetto della mia vita.
A sedici anni ho avuto la mia prima fidanzata. Bellissima. Anzi, bellissima per me. Mora, occhi verdi, carnagione chiarissima e un po' di lentiggini sul naso, un po' rotondetta. Ma quanto mi paiceva. Ho lasciato quello che era il mio fidanzato all'epoca perchè quando l'ho vista ho dato di matto. Ci sono stata insieme sei mesi e le volevo davvero bene, è stata l'unica per cui ho pianto e ho pianto tanto, quando si trasferì a Bologna, lasciandomi senza dirmi niente, in nome di una vecchia fiamma.
Che dolore mi fece.
Lei mi regalò i primi attacchi di panico. Una notte mi svegliai di botto perchè non riuscivo a respirare. E giù a non respirare e piangere, piangere, piangere. Quanti cazzo di attacchi di panico ebbi nell'estate del 2006. Tantissimi a dir poco. E me li porto ancora dietro.
Ma la ricordo come una delle mie migliori estati, con tante risate, tanto vagabondaggio, tanto amore da parte di questa ragazza, da parte della nostra compagnia d'allora. Correvamo in giro cantando, come se tutto fosse nostro, come se nulla potesse fermarci o turbarci. O ucciderci.
E alla fine mi uccise lei.
Mi uccise lei e mi uccisero tutte loro, loro a cui ho voluto bene, a cui avrei potuto dare un amore così sconfinato, un amore che possedevo e potevo dare ALLE MIE AMICHE.
E ora, ora basta donne. Mi spiace, non mi fido mai, è più forte di me. Non mi fido del trucco e della gonna, nascondono sempre qualcosa; non mi fido dei sorrisi e delle chiacchiere, cosa potrebbe esserci di vero? Non mi fido e basta.
E se qui riesco ad aprirmi con delle ragazze è perchè qui si parla davvero, di chi si è e di come si vive. Non ci si nasconde dietro a niente e dietro a nessuno. E della chiarezza mi fido.
Così volevo esser chiara anche io e spero che da questo post ne esca un complimento per voi, perchè siete le uniche donne che mi conoscono e non parlo di conoscenza dei miei disordini mentali, parlo di conoscenza anche delle cose più leggere e più stupide di me. Perchè non ci sono donne che mi conoscono oltre al mio nome e la mia passione per il rum.
Un bacione,
B.
martedì 10 aprile 2012
Pasqua: mors tua, vita mea.
Aaaah, lo vogliamo fare sto compendio pasquale?!
Facciamolo giusto per lavare via qualche senso di colpa mio e qualche senso di colpa vostro.
Giovedì: 7058 kcal di salumi e pizza bianca, salsicce, patate, dolci pasquali e pasta;
Venerdì: 6780 kcal di salumi, pizza bianca, pasta con gorgonzola, panini con la cotoletta di pollo e chili di maionese, vino rosso, bianco e birra;
Sabato: 5000 kcal di non so nemmeno più cosa, ma la pizza è stata onnipresente così come i salumi, la pasta, altre patate, tortino con baccalà besciamella e schifezze varie;
Domenica: maledetta colazione di Pasqua a base di pastiera, uova sode, pizza di Pasqua con corallina, coratella e chi più ne ha più ne metta; seguita da pranzo maledetto di Pasqua a base di antipasto infernale, pasta con carciofi, lasagne, cotolette di agnello fritte, arrosto di capretto, pastiera, immancabili uova di cioccolato, altra roba cioccolatosa; seguito da cena a base di supplì rigorosamente fritti; aggiungo a tutto ciò litri di alcolici vari;
Lunedì: pasquetta. Un capitolo a parte proprio. Tutti a casa mia in campagna, tavolata imbandita. Abbiamo mangiato: lasagne, braciata mista della carne più grassa mai vista, peperoni e melanzane grigliati, carciofi al cartoccio, tiramisù. Per ripartire con la seconda brace alle 5 di pomeriggio, mangiando almeno 3 panini a testa con salsiccia, peperoni e salse varie. Sparite nello stomaco di 6 persone 58 lattine di birra, due litri di vino rosso e due bottiglie di bianco. Mai più invitare astemi a pasquetta. HAUAHAU. Vabbè, si procede con crostini con sopra patè di ogni tipo e sfizi vari.
Inutile calcolare le calorie di domenica e lunedì, uscirebbero cifre spaventose.
In ogni caso, oggi senza andare in bagno, col ciclo e gonfia d'alcool mi sono pesata... E ... O la mia bilancia è rotta o ho messo su solo 3 etti, il che mi pare impossibile a dir poco.
Comunque ho ricominciato subito con la dieta zona e domani vado in palestra grazie a Dio. Non vedo l'ora di tornare a Roma per poter ricominciare con le mie sante tisane e le mie santissime passeggiate con il cane.
Devo ammettere che per ogni boccone ingerito mi sono sentita una merda, perché stavo buttando all'aria gli sforzi degli ultimi mesi. E invece oggi mi sono svegliata e ho, sì, detto di essermela scampata anche questa volta, ma mi sono anche detta "Mi sono divertita". Purtroppo o per fortuna queste sono le occasioni che mi ricordano che a volte è più che giusto fottersene di tutto, è più che giusto godersi un cazzo di panino e anche due, tre, quattro. Se queste cose non si fanno durante le feste quando bisognerebbe farle?! E allora, sapete che vi dico, preferisco ingozzarmi a Pasqua e poi SENTIRMI A POSTO perché mi sono concessa degli sfizi che non mi sono concessa per mesi ed ora che ricomincio posso essere certa che non mi capiterà di fottere una giornata perché ho voglia di pane o di pasta o di cioccolato. Da qua a ferragosto sto a posto, queste è il bello delle festività: uscire dalla normalità nostra, per entrare in quella degli altri.
Un'altra cosa che volevo dirvi, ho iniziato a leggere un libro fantastico! È di Paolo Coelho e si chiama "Veronika decide di morire". È uno di quei libri che io chiamo "libro verità", perché i spiega certe cose con verità e semplicità disarmante. Parla della voglia di morire e mi ha risolto molti dubbi, molte cose che a dirsele da soli non ci si crede mai.
Leggetelo, spero vi sia utile come lo è adesso per me.
Un bacione,
B.
Facciamolo giusto per lavare via qualche senso di colpa mio e qualche senso di colpa vostro.
Giovedì: 7058 kcal di salumi e pizza bianca, salsicce, patate, dolci pasquali e pasta;
Venerdì: 6780 kcal di salumi, pizza bianca, pasta con gorgonzola, panini con la cotoletta di pollo e chili di maionese, vino rosso, bianco e birra;
Sabato: 5000 kcal di non so nemmeno più cosa, ma la pizza è stata onnipresente così come i salumi, la pasta, altre patate, tortino con baccalà besciamella e schifezze varie;
Domenica: maledetta colazione di Pasqua a base di pastiera, uova sode, pizza di Pasqua con corallina, coratella e chi più ne ha più ne metta; seguita da pranzo maledetto di Pasqua a base di antipasto infernale, pasta con carciofi, lasagne, cotolette di agnello fritte, arrosto di capretto, pastiera, immancabili uova di cioccolato, altra roba cioccolatosa; seguito da cena a base di supplì rigorosamente fritti; aggiungo a tutto ciò litri di alcolici vari;
Lunedì: pasquetta. Un capitolo a parte proprio. Tutti a casa mia in campagna, tavolata imbandita. Abbiamo mangiato: lasagne, braciata mista della carne più grassa mai vista, peperoni e melanzane grigliati, carciofi al cartoccio, tiramisù. Per ripartire con la seconda brace alle 5 di pomeriggio, mangiando almeno 3 panini a testa con salsiccia, peperoni e salse varie. Sparite nello stomaco di 6 persone 58 lattine di birra, due litri di vino rosso e due bottiglie di bianco. Mai più invitare astemi a pasquetta. HAUAHAU. Vabbè, si procede con crostini con sopra patè di ogni tipo e sfizi vari.
Inutile calcolare le calorie di domenica e lunedì, uscirebbero cifre spaventose.
In ogni caso, oggi senza andare in bagno, col ciclo e gonfia d'alcool mi sono pesata... E ... O la mia bilancia è rotta o ho messo su solo 3 etti, il che mi pare impossibile a dir poco.
Comunque ho ricominciato subito con la dieta zona e domani vado in palestra grazie a Dio. Non vedo l'ora di tornare a Roma per poter ricominciare con le mie sante tisane e le mie santissime passeggiate con il cane.
Devo ammettere che per ogni boccone ingerito mi sono sentita una merda, perché stavo buttando all'aria gli sforzi degli ultimi mesi. E invece oggi mi sono svegliata e ho, sì, detto di essermela scampata anche questa volta, ma mi sono anche detta "Mi sono divertita". Purtroppo o per fortuna queste sono le occasioni che mi ricordano che a volte è più che giusto fottersene di tutto, è più che giusto godersi un cazzo di panino e anche due, tre, quattro. Se queste cose non si fanno durante le feste quando bisognerebbe farle?! E allora, sapete che vi dico, preferisco ingozzarmi a Pasqua e poi SENTIRMI A POSTO perché mi sono concessa degli sfizi che non mi sono concessa per mesi ed ora che ricomincio posso essere certa che non mi capiterà di fottere una giornata perché ho voglia di pane o di pasta o di cioccolato. Da qua a ferragosto sto a posto, queste è il bello delle festività: uscire dalla normalità nostra, per entrare in quella degli altri.
Un'altra cosa che volevo dirvi, ho iniziato a leggere un libro fantastico! È di Paolo Coelho e si chiama "Veronika decide di morire". È uno di quei libri che io chiamo "libro verità", perché i spiega certe cose con verità e semplicità disarmante. Parla della voglia di morire e mi ha risolto molti dubbi, molte cose che a dirsele da soli non ci si crede mai.
Leggetelo, spero vi sia utile come lo è adesso per me.
Un bacione,
B.
sabato 7 aprile 2012
Un disastro.
Feste di Pasqua rigorosamente da nonna. Appena sono arrivata mi ha dato un scatola di negativi che pesa più o meno come me, quindi sono due giorni che le scansiono negativi. Ho ritrovato foto d'ogni genere di un po' tutta la famiglia e mi sono immersa in un mondo di nicotina e nostalgia, una nostalgia che stranamente mi piace. Non posso commentarvi perché ho il pc piantato in salotto, il quale è perennemente pieno di parenti che a turno vengono a buttare un occhio nei miei scavi archeologici delle foto di famiglia. Vi scrivo mentre sto al bagno col cellulare, giusto per dirvi che non sono morta.
Sono uscita completamente dalla dieta, ma vabbè. È Pasqua e non si può fare altrimenti, si mangia e ci deve piacere. E a me piace, sinceramente. Forse siamo una delle poche famiglie che dà ancora così tanta importanza alle feste comandate da spostarci, da qualunque angolo di Italia, verso questo mega casale piazzato in cima ad una collina; ma cosa più importante è che forse siamo ancora una delle poche famiglie per cui queste feste sono una gioia: si respira un'aria da collegio, si beve da mattina a sera vino rosso, chi si sveglia trova sempre qualcuno in cucina ad offrigli il caffè, si parla di qualunque cazzata accaduta ed è una soddisfazione, fidatevi, sedersi a parlare con una prozia ultra settantenne della differenza tra una troia ed una finta troia e spiegarle che certe persone meriterebbero un mozzico in faccia.
E mio cugino che prende tutti per il culo e mio zio che fa foto a chiunque e e qualunque cosa (vizio di famiglia) e mia nonna che mi porta a vedere i nuovi fiori e le nuove piante e mia cugina che è sempre stronza e un altro mio zio che arriva giusto per salutare e se ne va di nuovo e mia zia che ha il terrore delle sue foto che ho ritrovato nello scatolone e mia madre che sempre s'aggira in tacchi tutta squillante e truccata e mi chiede se mi serve questo o quello perché lo sa che dalla sedia davanti allo scanner non posso staccare il culo fino a che non vedrò almeno la metà dello scatolone dei negativi.
Non lo so, si respira una buona aria.
Spero stiate passando anche voi dei giorni rilassanti. Appena me ne torno a casa rivisito tutti i post della settimana e vi commento tutto.
Un bacione,
B.
Sono uscita completamente dalla dieta, ma vabbè. È Pasqua e non si può fare altrimenti, si mangia e ci deve piacere. E a me piace, sinceramente. Forse siamo una delle poche famiglie che dà ancora così tanta importanza alle feste comandate da spostarci, da qualunque angolo di Italia, verso questo mega casale piazzato in cima ad una collina; ma cosa più importante è che forse siamo ancora una delle poche famiglie per cui queste feste sono una gioia: si respira un'aria da collegio, si beve da mattina a sera vino rosso, chi si sveglia trova sempre qualcuno in cucina ad offrigli il caffè, si parla di qualunque cazzata accaduta ed è una soddisfazione, fidatevi, sedersi a parlare con una prozia ultra settantenne della differenza tra una troia ed una finta troia e spiegarle che certe persone meriterebbero un mozzico in faccia.
E mio cugino che prende tutti per il culo e mio zio che fa foto a chiunque e e qualunque cosa (vizio di famiglia) e mia nonna che mi porta a vedere i nuovi fiori e le nuove piante e mia cugina che è sempre stronza e un altro mio zio che arriva giusto per salutare e se ne va di nuovo e mia zia che ha il terrore delle sue foto che ho ritrovato nello scatolone e mia madre che sempre s'aggira in tacchi tutta squillante e truccata e mi chiede se mi serve questo o quello perché lo sa che dalla sedia davanti allo scanner non posso staccare il culo fino a che non vedrò almeno la metà dello scatolone dei negativi.
Non lo so, si respira una buona aria.
Spero stiate passando anche voi dei giorni rilassanti. Appena me ne torno a casa rivisito tutti i post della settimana e vi commento tutto.
Un bacione,
B.
giovedì 5 aprile 2012
Sono una persona che ansima scavando nel proprio fango.
Stamattina ho 22 anni, come ieri, come l'altro ieri, come gli ultimi mesi.
Mi sento addosso tre volte questi 22 anni.
Malata d'amore, di scuse, di fiori appassiti cuciti sul mio petto.
Malata per me stessa, per gli altri, per il mio cane ch'apre gli occhi e non pensa che a guardare me.
Vorrei vivere da albero, bere la mia acqua, nutrirmi del mio sole.
Perchè ad un albero tutto è concesso: può crescere o morire, può cadere o restare aggrappato al suolo. E chi se ne cura?
Vorrei vivere come altro essere dall'essere umano, così imperfette creature "create ad immagine e somiglianza di Dio". E allora, bel Dio che abbiamo.
Lui si sveglia la mattina sentendosi addosso tre volte di più i suoi milioni di anni?
Lui si cruccia per cosa gl'altri pensano? Si cruccia per i suoi occhi? Per il suo aspetto? Per i suoi pensieri?
Vorrei vivere come altro essere dall'essere umano, così stupidi c'aggiriamo in un mondo che abbiamo dilaniato in così tanti modi, così stupidi ci sentiamo padroni delle foglie, dei venti, delle acque. Ma cosa succederà quando ci si renderà conto che nessuno schermo può inquadrare e spiegare l'incessante flusso naturale? E cosa succederà, invece, quando ci renderemo conto che quel flusso naturale, di cui noi si era una parte, c'ha mangiati e vomitati via, scaricandoci nell'antro peggiore della terra: l'emarginazione da tutto ciò che è la vita?
Cosa succederà quando tu, che hai sempre mangiato il prosciutto del supermercato, ti renderai conto che quello non è prosciutto vero? Quando mangerai l'insalata del tuo orto e schiferai la stupidissima Misticanza Bonduelle che ti vendevano come nettare degli dei?
Maledette bugie: il mio nutrimento, il tuo, quello di tutti.
"Voglio andare a vivere in campagna", la frase più sensata della storia dell'umanità intera.
Piscio in culo alle cazzate citate da Steve Jobs, piscio in culo alle cazzate citate da filofastri del cazzo, da quel fallito di Fabio Volo, da tutti sti pseudo intellettuali che si incartano alla prima domanda davvero impegnata.
Io sto mondo lo detesto, mi mette i brividi.
E quando qui a Roma c'è brutto tempo io mi ricordo di quando pioveva sulla mia bella casa in campagna. Io, lì, un cielo così sciapo non l'avevo mai visto.
Ridatemi i colori che Iddio ha dato alla terra, al cielo, all'acqua. Perchè questo è quello che merito, merito di essere parte della natura e merito di svegliarmi e sentirmi ogni giorno più giovane, invece di avere il cuore di una settantenne nel corpo di una tizia di ventidue anni, ingestibile, che io non conosco.
Vaffanculo.
"Metti il sale nelle mie lacrime e poi butta la pasta".
Mi sento addosso tre volte questi 22 anni.
Malata d'amore, di scuse, di fiori appassiti cuciti sul mio petto.
Malata per me stessa, per gli altri, per il mio cane ch'apre gli occhi e non pensa che a guardare me.
Vorrei vivere da albero, bere la mia acqua, nutrirmi del mio sole.
Perchè ad un albero tutto è concesso: può crescere o morire, può cadere o restare aggrappato al suolo. E chi se ne cura?
Vorrei vivere come altro essere dall'essere umano, così imperfette creature "create ad immagine e somiglianza di Dio". E allora, bel Dio che abbiamo.
Lui si sveglia la mattina sentendosi addosso tre volte di più i suoi milioni di anni?
Lui si cruccia per cosa gl'altri pensano? Si cruccia per i suoi occhi? Per il suo aspetto? Per i suoi pensieri?
Vorrei vivere come altro essere dall'essere umano, così stupidi c'aggiriamo in un mondo che abbiamo dilaniato in così tanti modi, così stupidi ci sentiamo padroni delle foglie, dei venti, delle acque. Ma cosa succederà quando ci si renderà conto che nessuno schermo può inquadrare e spiegare l'incessante flusso naturale? E cosa succederà, invece, quando ci renderemo conto che quel flusso naturale, di cui noi si era una parte, c'ha mangiati e vomitati via, scaricandoci nell'antro peggiore della terra: l'emarginazione da tutto ciò che è la vita?Cosa succederà quando tu, che hai sempre mangiato il prosciutto del supermercato, ti renderai conto che quello non è prosciutto vero? Quando mangerai l'insalata del tuo orto e schiferai la stupidissima Misticanza Bonduelle che ti vendevano come nettare degli dei?
Maledette bugie: il mio nutrimento, il tuo, quello di tutti.
"Voglio andare a vivere in campagna", la frase più sensata della storia dell'umanità intera.
Piscio in culo alle cazzate citate da Steve Jobs, piscio in culo alle cazzate citate da filofastri del cazzo, da quel fallito di Fabio Volo, da tutti sti pseudo intellettuali che si incartano alla prima domanda davvero impegnata.
Io sto mondo lo detesto, mi mette i brividi.
E quando qui a Roma c'è brutto tempo io mi ricordo di quando pioveva sulla mia bella casa in campagna. Io, lì, un cielo così sciapo non l'avevo mai visto.
Ridatemi i colori che Iddio ha dato alla terra, al cielo, all'acqua. Perchè questo è quello che merito, merito di essere parte della natura e merito di svegliarmi e sentirmi ogni giorno più giovane, invece di avere il cuore di una settantenne nel corpo di una tizia di ventidue anni, ingestibile, che io non conosco.
Vaffanculo.
"Metti il sale nelle mie lacrime e poi butta la pasta".
martedì 3 aprile 2012
Il mio psicologo.
Purtroppo non ho mai avuto la possibilità, molto allettante a mio parere, di andare da un vero psicologo. Per vero intendo uno con studio, blocchetto e lettino. Questo perché non ho mai avuto nè mai potrò avere la possibilità di dire a mia madre che ho bisogno di questo tipo di aiuto senza che lei cerchi di farmi lei stessa da psicologa con domande incessanti ed invadenti, venendomi ad accarezzare la testa come se avessi la febbre e cercando di frugare nei miei pensieri, dei quali non le è mai importato.
Il mio psicologo è un ragazzo che esce con la mia compagnia, laureato in psicologia da due anni, ha lavorato in un centro per il controllo dei disturbi del sonno e per gli interrogatori ai pregiudicati, ama bere, ama i videogiochi, ama il sesso ed ha un rapporto malato con una ragazza che è caratterialmente la sosia del mio ragazzo. Insomma, il mio psicologo è ME, ma fortunatamente (per lui) dotato di un pene.
L'estate scorsa fu il mio ragazzo a dirgli di aiutarmi, perché avevo un attacco di panico ogni 4 ore, attacchi durante i quali urlavo, urlavo come una pazza strappandomi i capelli a ciocche, piangendo fino a farmi scoppiare gli occhi, in ginocchio per terra in bagno. Sempre in bagno: il mio luogo sicuro. Come ho scritto già gli attacchi di panico mi lasciano in un limbo morbido, in cui mi dimentico di quanto sono stata patetica, di quando sono stata debole ad essermi lasciata annegare di nuovo; mi lasciano nell'incoscienza di un nuovo liquido amniotico che si trasforma in aria e mi riempie cuore, polmoni, stomaco, che mi riempie le mani. Per me quella è una fra le sensazioni migliori del mondo.
Ebbene, iniziamo a fare queste sedute, nella tranquillità disarmante di casa mia, sul tavolo per me caffè e per lui acqua ghiacciata. Scopriamo tante cose che non immaginavo, perché avevo la presunzione di essere più forte e più grossa dell'iceberg che affondó il Titanic. Mi dice che gli attacchi di panico sono dovuti al mio rapporto con G., il mio ragazzo, con il quale ho un rapporto morboso, possessivo, malsano, maleodorante. Mi dice che ho troppi ricordi oscurati nella mia mente: "Quando torni indietro ai momenti che hai eliminato, che colore vedi?", me lo avrà chiesto mille volte ed ho risposto per mille volte che vedevo bianco, come se sulla linea del mio tempo fosse stata passata una gomma da cancellare gigante e mostruosa, gomma da cancellare golosa di anime.
Mi fa la prima seduta di ipnosi attiva. L'esperienza più strana della mia vita. Sento qualcosa in me sbloccarsi, la sento fisicamente: un ingranaggio appoggiato allo sterno che gira e scricchiola e poi è il turno delle mani che iniziano a muoversi da sole a dar pugni o carezze all'aria innocente; ed ora gli occhi che piangono o si increspano senza che noi due apriamo bocca, bastano i gesti che fa con le mani: insoliti, inusuali, che mi uccidono e mi salvano e mi uccidono ancora per salvarmi ancora.
Io inizio a sentirmi bene e smettiamo di fare terapia. Mi dice: "Fra sei mesi l'effetto dell'ipnosi svanirà, queste cose ti sbloccano per brevi periodi di tempo, non dovresti smettere."
E invece ho smesso.
Ed ora eccomi qua, a mandargli di nuovo un messaggio, a chiedergli se sono depressa come penso o è solo l'ipnosi che è sparita e sono tornata come ero prima. Ma se ero così possibile che non me ne sia resa conto? Possibile che due gesti fatti con le mani mi abbiano tramutata in qualcosa che non sono io o che è una me migliore o peggiore o chi lo sa?! Se sono tornata a come ero prima perché non mi eccito più, perché non ho voglia di mangiare, perché non sono in grado di leggere, perché mi sono trasformata in un essere così diverso dalla me di cui ho il ricordo?!
Possibile che non sappia più darmi delle risposte da sola?
Il mio psicologo usa il cellulare solo per trovarsi nuove ragazze da torturare con la sua charme devastante e le sue parole messe sempre nel posto giusto. Lui mi sa salvare in situazioni impossibili da arginare per una persona normale.
Il mio psicologo è un amico, un essere umano, un super eroe.
"D., ma quali sono i sintomi della depressione?"
Il mio psicologo è un ragazzo che esce con la mia compagnia, laureato in psicologia da due anni, ha lavorato in un centro per il controllo dei disturbi del sonno e per gli interrogatori ai pregiudicati, ama bere, ama i videogiochi, ama il sesso ed ha un rapporto malato con una ragazza che è caratterialmente la sosia del mio ragazzo. Insomma, il mio psicologo è ME, ma fortunatamente (per lui) dotato di un pene.
L'estate scorsa fu il mio ragazzo a dirgli di aiutarmi, perché avevo un attacco di panico ogni 4 ore, attacchi durante i quali urlavo, urlavo come una pazza strappandomi i capelli a ciocche, piangendo fino a farmi scoppiare gli occhi, in ginocchio per terra in bagno. Sempre in bagno: il mio luogo sicuro. Come ho scritto già gli attacchi di panico mi lasciano in un limbo morbido, in cui mi dimentico di quanto sono stata patetica, di quando sono stata debole ad essermi lasciata annegare di nuovo; mi lasciano nell'incoscienza di un nuovo liquido amniotico che si trasforma in aria e mi riempie cuore, polmoni, stomaco, che mi riempie le mani. Per me quella è una fra le sensazioni migliori del mondo.
Ebbene, iniziamo a fare queste sedute, nella tranquillità disarmante di casa mia, sul tavolo per me caffè e per lui acqua ghiacciata. Scopriamo tante cose che non immaginavo, perché avevo la presunzione di essere più forte e più grossa dell'iceberg che affondó il Titanic. Mi dice che gli attacchi di panico sono dovuti al mio rapporto con G., il mio ragazzo, con il quale ho un rapporto morboso, possessivo, malsano, maleodorante. Mi dice che ho troppi ricordi oscurati nella mia mente: "Quando torni indietro ai momenti che hai eliminato, che colore vedi?", me lo avrà chiesto mille volte ed ho risposto per mille volte che vedevo bianco, come se sulla linea del mio tempo fosse stata passata una gomma da cancellare gigante e mostruosa, gomma da cancellare golosa di anime.
Mi fa la prima seduta di ipnosi attiva. L'esperienza più strana della mia vita. Sento qualcosa in me sbloccarsi, la sento fisicamente: un ingranaggio appoggiato allo sterno che gira e scricchiola e poi è il turno delle mani che iniziano a muoversi da sole a dar pugni o carezze all'aria innocente; ed ora gli occhi che piangono o si increspano senza che noi due apriamo bocca, bastano i gesti che fa con le mani: insoliti, inusuali, che mi uccidono e mi salvano e mi uccidono ancora per salvarmi ancora.
Io inizio a sentirmi bene e smettiamo di fare terapia. Mi dice: "Fra sei mesi l'effetto dell'ipnosi svanirà, queste cose ti sbloccano per brevi periodi di tempo, non dovresti smettere."
E invece ho smesso.
Ed ora eccomi qua, a mandargli di nuovo un messaggio, a chiedergli se sono depressa come penso o è solo l'ipnosi che è sparita e sono tornata come ero prima. Ma se ero così possibile che non me ne sia resa conto? Possibile che due gesti fatti con le mani mi abbiano tramutata in qualcosa che non sono io o che è una me migliore o peggiore o chi lo sa?! Se sono tornata a come ero prima perché non mi eccito più, perché non ho voglia di mangiare, perché non sono in grado di leggere, perché mi sono trasformata in un essere così diverso dalla me di cui ho il ricordo?!
Possibile che non sappia più darmi delle risposte da sola?
Il mio psicologo usa il cellulare solo per trovarsi nuove ragazze da torturare con la sua charme devastante e le sue parole messe sempre nel posto giusto. Lui mi sa salvare in situazioni impossibili da arginare per una persona normale.
Il mio psicologo è un amico, un essere umano, un super eroe.
"D., ma quali sono i sintomi della depressione?"
lunedì 2 aprile 2012
"Se incontri un angelo, non avrai pace ma febbre."
Io ho un ragazzo, non proprio un ragazzo; un ragazzo straordinario che
canta l'amore con la voce più vera che c'è, non proprio una voce; una
voce che s'intreccia con le fibre del mio muscolo cardiaco, non proprio
un cuore.
Vorrei parlarti di loro: del ragazzo, non proprio mio; del mio cuore, non proprio un cuore.
(1)Il ragazzo ha conosciuto una principessa bionda:
lei abita in un castello dove non serve accendere il condizionatore per scappar dall'afa, perchè dove vive lei non c'è il sole mai; la principessa è una ragazza dal cuore piccolo, certo, ma ha la vita che vorremmo avere noi.
(2)Il ragazzo ha conosciuto il mio cuore:
il mio cuore abita in uno sgabuzzino che ho chiuso da anni; gli omini che strizzano il mio cuore hanno nascosto le chiavi di quel covo d'ombre e passato e volti insicuri.
Il ragazzo, qualche giorno fa, ha scoperto che non avrebbe potuto aprirlo nè ora nè mai. Il ragazzo è come un tiratore scelto: sceglie il bersaglio, spara finchè questo non cade; il ragazzo, deciso a spiare i miei difetti ed il mio amore, è corso da me e ha sussurrato qualcosa al mio seno.
Sono stati lì a sussurrarsi segreti per ore e sono sicura che uno dei miei seni, senza che me ne accorgessi, gli abbia mostrato la casa degli omini che mi strizzano il cuore.
Il ragazzo mi guarda in modo strano, talvolta mi chiama "amore".
(3)Il ragazzo ha donato la sua voce alla principessa bionda:
una delle certezze che tutti noi uomini abbiamo è che, proprio noi, non potremo mai volare col solo aiuto delle nostre membra. Così, anche la principessa non sapeva volare, nonostante il suo rossetto, nonostante le sue gambe aguzze, aguzzine.
Ho visto il ragazzo afferrare una conchiglia ed urlarci dentro la sua voglia di vedere lei, dopo l'ha affidata ad uno degli omini che premono il suo cuore affinchè gliela consegnasse.
La principessa or vola, or no, imparerà.
(4)Il mio cuore ha conosciuto la principessa bionda:
da un torrione lei mi lanciò una piuma azzurra: l'aveva bagnata nei suoi begl'occhi; stringo quella piuma, adesso, e mi sembra d'esser sua amica, se non addirittura lei stessa.
Il mio cuore pensa che la principessa bionda abbia un cuore raggrinzito, certo, ma brama d'impossessarsi del suo sorriso, così che possa indossarlo io; brama di strapparle via le unghie perfette, così che possano decorare le mie mani. Il mio cuore ed il ragazzo hanno conosciuto la principessa bionda ed or non bramano che lei, così bella ed azzurra in un fresco castello.
(5)Il ragazzo ha chiesto alla principessa bionda di sopportare un caldo che lei non ha mai conosciuto:
il ragazzo ha gli occhi azzurri come il cielo quando il suo cuore è sereno; ha denti diritti come un perfetto steccato, di quelli che vengono riverniciati di bianco nei film; il ragazzo ha la pelle liscia, scura e soda.
La principessa, vedendolo, ha boccheggiato (sporca di rossetto) non credendo, infatti, che esistesse qualcuno che potesse farle brillare gl'occhi dal primo istante.
Il ragazzo, un giorno, ricevette una piuma rossa: la principessa l'aveva baciata ed egli baciò la piuma.
Il ragazzo abita in una casa fresca in modo artificiale e ha un letto grande con le lenzuola rosse (da quando ha baciato la piuma) ed il cuscino blu (da quando ha pizzicato gli occhi dipinti della principessa).
Il mio cuore era adagiato là, ignaro, accanto al cuscino blu, sopra il lenzuolo rosso (perciò non si vedeva).
Il ragazzo non poteva resistere al pensiero d'avero solo quello stupido (mio) muscolo appoggiato affianco.
Il mio cuore è rosso da quando il ragazzo l'ha conosciuto, ma porta ancora i segni rosa chiaro d'altri cuscini: il cuore della principessa pulsa di sangue da tutta la vita.
Il ragazzo ha detto alla principessa di andar da lui a provare quant'è comodo il suo letto.
(Il mio cuore restava adagiato là, ignaro e rosso, stavolta sotto il cuscino blu). La principessa sfiderà il caldo.
(6)il mio cuore ha conosciuto il ragazzo:
il cuore del ragazzo è del verde del prato più folto e soffice, uno di quei prati da pubblicità dove le persone corrono scalze e sorridono solo per l'aver toccato quel natural tappeto.
Il mio cuore, quando vide il ragazzo, sorrise subito guardando il cielo, guardando il prato da pubblicità e lo steccato riverniciato in un film.
Il ragazzo utilizzò il sorriso di ricambio, ricambiandolo.
Il mio cuore, al mio contrario, non s'accorse d'esser stato gabbato alla grande e si disse che, forse, c'era un buon motivo, oltre lo splender del ragazzo, per correre a sussurrargli chi fosse.
(7)Il ragazzo fa accomodar la principessa bionda:
la principessa poteva volare grazie alla voce del ragazzo (donatale in una conchiglia che era mia) ed infatti volò. Il grande letto rosso del ragazzo, mentre il mio cuore dormiva, si piegò lievemente nel mezzo sotto il peso di lui, di lei, di lor due fusi assieme in modo inaspettato, improvviso e più che mai (che con me) appagante.
Il mio cuore rotolò via: non c'era spazio per lui, se doveva star comoda la principessa.
La principessa ha gli occhi ed il sangue blu, sfida il caldo, pizzica gli occhi del ragazzo coi suoi, sporca di blu (ancora) il mio cuore rosso/rosa ancora.
Il ragazzo s'accorse di stringer tra le mani altro dalla principessa e, sdraiandosi su di lei, senza farsi accorgere, spinse il mio cuore sotto al letto, come un calzino sporco trovato casualmente ed al momento sbagliato: motivo d'imbarazzo.
La principessa, finito di pizzicar quella pelle ch'era mia, cercando le sue mutandine (non sapeva che il ragazzo avrebbe potuto ritrovarle ad occhi chiusi) vide il mio cuore in mezzo alla polvere e, senza sgrullarlo, lo spinse nel tubo del condizionatore.
La stanza del ragazzo è pervasa dell'odor del cuore mio, talvolta sente sussurrarsi dal vento finto “Amore mio”, ma non ricorda più la mia voce e si spaventa.
Il ragazzo ha due cuori stracciati, dipinti sulla pelle: nessuno è mio. Il mio sussulta in un tubo di plastica.
(8)Il mio cuore ha conosciuto il condizionatore del ragazzo:
“L'afa e le ragnatele dello sgabuzzino era dove viveva il mio amore, ora son rosa di nuovo e solamente rosa sarò senza il ragazzo”, ha dichiarato il mio cuore, sbattendo la porta e girando la chiave due volte dall'interno.
Il mio cuore ed io non ci fidiamo più degli omini che vivono strizzando il cuor mio.
Il mio cuor ha mandato al ragazzo, urlando dentro una conchiglia, le chiavi dello stanzino.
(9)Le chiavi sono nel condizionatore:
il ragazzo le troverà quando andrà a cercar l'origine di quella (mia) voce che gli sussurra ogni tanto “Amore mio”, spaventandolo.
Il ragazzo getterà via la conchiglia, sospettando un guasto al condizionatore (e credendo che sia il guasto a sussurrare al suo orecchio). Il ragazzo getterà via ogni paura, getterà via me.
(10)Il ragazzo l'ha già fatto:
qui ci resta aggrappato solo il mio stupido muscolo rosso (con lui), rosa (da ora).
Uno strano uccello mi consiglia da fuori la finestea d'attender la morte col cuore in mano/rosa.
Vorrei parlarti di loro: del ragazzo, non proprio mio; del mio cuore, non proprio un cuore.
(1)Il ragazzo ha conosciuto una principessa bionda:
lei abita in un castello dove non serve accendere il condizionatore per scappar dall'afa, perchè dove vive lei non c'è il sole mai; la principessa è una ragazza dal cuore piccolo, certo, ma ha la vita che vorremmo avere noi.
(2)Il ragazzo ha conosciuto il mio cuore:
il mio cuore abita in uno sgabuzzino che ho chiuso da anni; gli omini che strizzano il mio cuore hanno nascosto le chiavi di quel covo d'ombre e passato e volti insicuri.
Il ragazzo, qualche giorno fa, ha scoperto che non avrebbe potuto aprirlo nè ora nè mai. Il ragazzo è come un tiratore scelto: sceglie il bersaglio, spara finchè questo non cade; il ragazzo, deciso a spiare i miei difetti ed il mio amore, è corso da me e ha sussurrato qualcosa al mio seno.
Sono stati lì a sussurrarsi segreti per ore e sono sicura che uno dei miei seni, senza che me ne accorgessi, gli abbia mostrato la casa degli omini che mi strizzano il cuore.
Il ragazzo mi guarda in modo strano, talvolta mi chiama "amore".
(3)Il ragazzo ha donato la sua voce alla principessa bionda:
una delle certezze che tutti noi uomini abbiamo è che, proprio noi, non potremo mai volare col solo aiuto delle nostre membra. Così, anche la principessa non sapeva volare, nonostante il suo rossetto, nonostante le sue gambe aguzze, aguzzine.
Ho visto il ragazzo afferrare una conchiglia ed urlarci dentro la sua voglia di vedere lei, dopo l'ha affidata ad uno degli omini che premono il suo cuore affinchè gliela consegnasse.
La principessa or vola, or no, imparerà.
(4)Il mio cuore ha conosciuto la principessa bionda:
da un torrione lei mi lanciò una piuma azzurra: l'aveva bagnata nei suoi begl'occhi; stringo quella piuma, adesso, e mi sembra d'esser sua amica, se non addirittura lei stessa.
Il mio cuore pensa che la principessa bionda abbia un cuore raggrinzito, certo, ma brama d'impossessarsi del suo sorriso, così che possa indossarlo io; brama di strapparle via le unghie perfette, così che possano decorare le mie mani. Il mio cuore ed il ragazzo hanno conosciuto la principessa bionda ed or non bramano che lei, così bella ed azzurra in un fresco castello.
(5)Il ragazzo ha chiesto alla principessa bionda di sopportare un caldo che lei non ha mai conosciuto:
il ragazzo ha gli occhi azzurri come il cielo quando il suo cuore è sereno; ha denti diritti come un perfetto steccato, di quelli che vengono riverniciati di bianco nei film; il ragazzo ha la pelle liscia, scura e soda.
La principessa, vedendolo, ha boccheggiato (sporca di rossetto) non credendo, infatti, che esistesse qualcuno che potesse farle brillare gl'occhi dal primo istante.
Il ragazzo, un giorno, ricevette una piuma rossa: la principessa l'aveva baciata ed egli baciò la piuma.
Il ragazzo abita in una casa fresca in modo artificiale e ha un letto grande con le lenzuola rosse (da quando ha baciato la piuma) ed il cuscino blu (da quando ha pizzicato gli occhi dipinti della principessa).
Il mio cuore era adagiato là, ignaro, accanto al cuscino blu, sopra il lenzuolo rosso (perciò non si vedeva).
Il ragazzo non poteva resistere al pensiero d'avero solo quello stupido (mio) muscolo appoggiato affianco.
Il mio cuore è rosso da quando il ragazzo l'ha conosciuto, ma porta ancora i segni rosa chiaro d'altri cuscini: il cuore della principessa pulsa di sangue da tutta la vita.
Il ragazzo ha detto alla principessa di andar da lui a provare quant'è comodo il suo letto.
(Il mio cuore restava adagiato là, ignaro e rosso, stavolta sotto il cuscino blu). La principessa sfiderà il caldo.
(6)il mio cuore ha conosciuto il ragazzo:
il cuore del ragazzo è del verde del prato più folto e soffice, uno di quei prati da pubblicità dove le persone corrono scalze e sorridono solo per l'aver toccato quel natural tappeto.
Il mio cuore, quando vide il ragazzo, sorrise subito guardando il cielo, guardando il prato da pubblicità e lo steccato riverniciato in un film.
Il ragazzo utilizzò il sorriso di ricambio, ricambiandolo.
Il mio cuore, al mio contrario, non s'accorse d'esser stato gabbato alla grande e si disse che, forse, c'era un buon motivo, oltre lo splender del ragazzo, per correre a sussurrargli chi fosse.
(7)Il ragazzo fa accomodar la principessa bionda:
la principessa poteva volare grazie alla voce del ragazzo (donatale in una conchiglia che era mia) ed infatti volò. Il grande letto rosso del ragazzo, mentre il mio cuore dormiva, si piegò lievemente nel mezzo sotto il peso di lui, di lei, di lor due fusi assieme in modo inaspettato, improvviso e più che mai (che con me) appagante.
Il mio cuore rotolò via: non c'era spazio per lui, se doveva star comoda la principessa.
La principessa ha gli occhi ed il sangue blu, sfida il caldo, pizzica gli occhi del ragazzo coi suoi, sporca di blu (ancora) il mio cuore rosso/rosa ancora.
Il ragazzo s'accorse di stringer tra le mani altro dalla principessa e, sdraiandosi su di lei, senza farsi accorgere, spinse il mio cuore sotto al letto, come un calzino sporco trovato casualmente ed al momento sbagliato: motivo d'imbarazzo.
La principessa, finito di pizzicar quella pelle ch'era mia, cercando le sue mutandine (non sapeva che il ragazzo avrebbe potuto ritrovarle ad occhi chiusi) vide il mio cuore in mezzo alla polvere e, senza sgrullarlo, lo spinse nel tubo del condizionatore.
La stanza del ragazzo è pervasa dell'odor del cuore mio, talvolta sente sussurrarsi dal vento finto “Amore mio”, ma non ricorda più la mia voce e si spaventa.
Il ragazzo ha due cuori stracciati, dipinti sulla pelle: nessuno è mio. Il mio sussulta in un tubo di plastica.
(8)Il mio cuore ha conosciuto il condizionatore del ragazzo:
“L'afa e le ragnatele dello sgabuzzino era dove viveva il mio amore, ora son rosa di nuovo e solamente rosa sarò senza il ragazzo”, ha dichiarato il mio cuore, sbattendo la porta e girando la chiave due volte dall'interno.
Il mio cuore ed io non ci fidiamo più degli omini che vivono strizzando il cuor mio.
Il mio cuor ha mandato al ragazzo, urlando dentro una conchiglia, le chiavi dello stanzino.
(9)Le chiavi sono nel condizionatore:
il ragazzo le troverà quando andrà a cercar l'origine di quella (mia) voce che gli sussurra ogni tanto “Amore mio”, spaventandolo.
Il ragazzo getterà via la conchiglia, sospettando un guasto al condizionatore (e credendo che sia il guasto a sussurrare al suo orecchio). Il ragazzo getterà via ogni paura, getterà via me.
(10)Il ragazzo l'ha già fatto:
qui ci resta aggrappato solo il mio stupido muscolo rosso (con lui), rosa (da ora).
Uno strano uccello mi consiglia da fuori la finestea d'attender la morte col cuore in mano/rosa.
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