lunedì 14 marzo 2016
Hi, I'm Nancy.
Ogni crepa, ogni salto di vernice, si ferma a dirmi chi c'è stato, qui, a rimestare il pane, a fare le fettuccine, che abbiamo anche la macchina di acciaio con la manovella per farle chiusa nella dispensa, ma non le abbiam mai fatte perchè io stendo col mattarello.
Mi piace contrastare quelle crepe, fenditure nelle anime degli altri, appoggiandoci su una birra dozzinale. Le fermo con pochi spiccioli io, mentre magari a qualcuno stanno ancora vangando il cuore con la zappa.
Oggi è successa una cosa bellissima, anzi due: oggi ho visto un riccio attraversare allegro una strada di città per tuffarsi in un grande prato, con un filare di viti e una casina immersi dentro; e oggi una signora ha fatto qualcosa di gentile, spontaneo, stupido ed inaspettato per me.
Forse credeva io fossi una bambina e, credendolo, ha gettato i miei 26 anni nell'oblio che solo la gentilezza sa donare.
Io oggi ho tredici anni, e domani tredici ed un giorno.
Ed è, proprio questa, l'età giusta per attraversare di corsa la strada e trovare il prato giusto.
martedì 17 novembre 2015
La mia felpa Pelle Pelle.
E poi, avevo fatto amicizia con tutti al liceo.
Ok, ricomincio.
Alle medie ero una bambina con i riccioli biondi. Sono stata etichettata, additata e, in conseguenza, emarginata.
Poi è arrivato il liceo ed io ho una memoria un po' dimmerda, ma la prima cosa che ricordo è che volevo stare insieme a sto tizio. E la seconda cosa che ricordo è che lui era un piccolo, cucciolo figlio di papà.
Ma il Figlio di Papà era amico di un mio compagno di classe.
Ed io, speranzosa fino alla morte, chiesi al mio compagno di presentarmelo.
Il mio Compagno di Classe era un fascista, come ne sfornava "puri" la mia scuola media e la scuola media italiana. Ho tante foto, nei miei cassetti, che ritraggono "zecche rosse sinistroidi" fare il saluto romano. Consapevoli, leali, ottuse.
Il giorno in cui mi sarei dovuta presentare a questo Figlio di Papà.
Io ero una cicciottella senza macchia nè paura. Ho sempre sfondato le porte grazie al mio saper parlar.
Quel giorno mi presento al riccone, lui mi dice che non gli piacevo. E va benissimo.
Torno in classe ed il mio compagno mi dà un calcio dritto nella coscia sinistra.
E là mi ci hanno morso i cani e finchè mi sfiori non sento niente. Ma se premi troppo forte sento una sensazione strana. E, se poi mi ci meni, è come battere sopra un tamburo. Ed IO sono il tamburo.
Il mio compagno, Fabrizio, lo sapeva e mi dà un calcio proprio nell'interno coscia sinistro che avrei preferito me lo desse alla fica.
Io cado.
Io cado e basta. Cado davanti a lui e cado davanti alla mia cotta.
E mi rialzo, però.
E gli alzo le mani.
Ed a questo punto,è caduto lui e non si è più rialzato.
La mia felpa Pelle Pelle l'ho comprata tanti anni dopo, dopo un'altra persona, dopo altre storie.
Ma la questione è la stessa:
Ho sempre avuto l'etichetta della grassa disperata puttana.
La mia felpa Pelle Pelle, dove per la prima volta sono stata lasciata davvero.
Dopo tanti anni ho scoperto che, in quell'occasione, sono stata lasciata dal mio "bimbo" perchè ero "troppo grassa". E di questo lo convinse il mio Game Master.
E tutto lì inizia:
Una felpa color dei pulcini
e la mia testa che non si alza dai cuscini.
giovedì 27 agosto 2015
Bozze ancora vive. (12/12/2013)
Mi cerco tra i fogli dei quaderni, tra i pixel intagliati a forma di sonetti. Io non so più trovarmi.
Apro il frigo, tutto ciò che vedo è verde: il mio secondo ripiano delle birre, il mio terzo ripiano delle verdure che tanto non mangio, il latte delle coinquiline, il burro lasciato intatto che ci siamo sempre chieste perchè cazzo lo abbiamo comprato.
Accendo il telefono e tu non mi hai cercata davvero, come se avessi davvero creduto che non ti volessi sentire per tre giorni. Avrei solo voluto che tu per una volta mi scrivessi un sms dolce e stupido da adolescente. E lo so, siamo grandi oramai, abbiamo trent'anni tutti e due, ma un "Sto male se non mi accompagni nelle mie giornate tutte uguali"
mercoledì 26 agosto 2015
Stappo l'amaro.
Tre settimane: ho coperto tutta l'Italia.
L'hai coperta anche tu.
La vedo colorata come un mandala dipinto a pennarelli: i colori degli stolti.
Ho coperto tutta l'Italia. L'hai coperta anche tu.
Laggiù ci sei, quassù io.
Siamo così lontane che ti porto sempre in giro con me a guardare l'Arno gonfiarsi e riempire questa mia seconda palude. Il fiume di nessuno e di tutti, chissà quanti sospiri ha annusato: e fiati d'alcool "Oddio amore mio", una mano a sfiorar da fuori le mutande; e fiati d'erba "Oh Madonna", una mano a stringere il collo.
Un bacio così grande.
Mi fermo sul fiume, sempre quelle maledette luci gialle, e per una volta, questa volta, vorrei appoggiarmi sul ponte assieme a te.
Dire: "Guarda, laggiù c'è casa mia", "Guarda quei ragazzi come ridono".
Guardare il nostro riflesso nell'acqua torbida e vedere più chiaro che mai.
Come specchiarsi in un lago dimenticato da Dio, che non ha nemmeno il nome e vive di pellegrini come me, come noi, che andiamo a bagnarci i piedi nella sabbia fine e ocra soffocando piano piano.
Il pizzico di una zanzara poi un altro, io stappo l'amaro almeno non mi gratto più.
Oggi mi sono svegliata presto e fatto le mie cose, vivendo ogni secondo nell'attesa di qualcosa, ma non c'era ansia in questa sospensione: era come una certezza che qualcosa dovesse arrivare.
Forse ho vissuto appesa tutta la mia vita.
Arriverà arriverà.
Ma m'è sempre scivolato tutto tra le dita.
"M'ama, non m'ama": io che deturpo una povera margherita.
La mia faccia nera ricoperta dalla tua matita.
Forse sono nata col cappio al collo, in punta di piedi su una sedia e gli occhi stretti mentre cerco aria.
Morir lenti aspettando solo di poter amare.
E aspettavo il calcio sulle gambe di quella sedia o aspettavo qualcuno che mi prendesse in braccio.
Le mani strette sotto al culo:
Sollevami un centimetro, ti prego.
E poi tu mi fai volare.
mercoledì 8 luglio 2015
La speranza è sempre l'ultima a morire, dicono.
E' estate. E l'estate, la mia, ha questa particolarità qui: l'estate, ogni estate, arriva qualcosa che mi toglie qualunque voglia di vivere.
Sono ubriaca da due mesi, ininterrottamente: da quando ho visto i primi 40° C; da quando, di nuovo, mi sono presa l'ennesima bastonata in testa. Un altro ragazzo, sempre la stessa storia: mi manca qualche pezzo fondamentale che spinga le persone a legarsi totalmente a me.
Nessuno capisce che sono un essere umano?! Anche io soffro, anche io spero, anche io posso essere felice.
L'ho conosciuto di notte, dopo qualche birra e un po' di rum. L'ho rintracciato, ho iniziato a parlarci. Era carino, educato e scemo almeno quanto me. Bello, ma di quelle bellezze particolari, non era bello e basta come alcuni pupazzetti che mi sono passati per le mani. Era bello in un modo che ti affascina. Il ritmo della sua camminata mi faceva impazzire, sembrava a tratti un po' zoppo e camminava lentissimo. Il primo ragazzo che non si affretta a stare quattro passi davanti a me. Quando camminava mi dava la mano, spesso, e mi abbracciava anche, a volte addirittura risultando un po' fuori luogo. Mi voleva toccare e a me piaceva, anche quando per toccarci stavamo scomodi.
Un giorno è sbucato nell'erba alta del campo dove portavo i miei cani, tutti i giorni. E' semplicemente apparso, mi ha salutata e si è sdraiato affianco a me: "Sei tu quel puntino rosso in mezza all'erba?". Ero io.
Regnava e ha sempre regnato uno stato di pace assoluta, lui parlava con la voce bassa: io non ci sono abituata. Abbiamo sempre dormito abbracciati, nudi, belli cazzo. Cazzo, se eravamo belli messi vicini. Quando non mi andava di cucinare lo faceva lui, in silenzio, ed in cucina si sentiva un po' di tensione. Lo voleva fare bene, si vedeva. E scopavamo con una foga strana, che era violenta e dolce. Carezze e morsi. Baci e schiaffoni. Sempre pieni di lividi e col cuore gonfio ne uscivamo.
Mi fidavo.
Sono così dispiaciuta che sia andata come ogni volta. Non so, era tanto che non ci credevo così tanto. Non ci voleva. Cazzo se non ci voleva.
La mia estate ha questa particolarità qui: soffro d'estate, soffro un male di vivere e di essere che farebbe invidia a Pessoa. Sono ubriaca da due mesi, ininterrottamente: non mangio, non esco. Sudo e soffro: estate di merda. Quando esco esagero sempre e finisco con lo scopare con qualcuno a caso, mi infilo in situazioni strane: perchè tutti questi scemi che scopo e basta si innamorano e quelli di cui mi innamoro mi scopano e basta?!
Soffro, scopo e sudo.
La mia estate ha questa particolarità qui: mi sento un animale da circo e non faccio mai nulla per smentire questa sensazione.
E quindi, forse, sono davvero solo un animale.
Sono un cagnaccio randagio. Io.
sabato 6 giugno 2015
Gramigna.
Altro giro, altra corsa, si dice. Io piuttosto dire altro giro, stessa corsa. Nella mia vita si ripetono eventi tutti uguali, come le stagioni dell'anno: gli alberi buttano via le foglie, arriva il freddo e i rami sono duri, poi escono di nuovo le foglie, poi i fiori, poi i frutti. Ma io sento come di essere ferma a vivere solamente queste mezze stagioni che non ci sono più, si dice. Sento sempre i miei rami spogli e nudi, poi arriva qualcuno che li fa fiorire. Io do il meglio di me, ogni volta. E ogni volta torna l'inverno, me lo ributtano sui rami, ed io non lo voglio esattamente come non vorrei una maglia troppo stretta.
Mi sento stuprata, nell'anima. E l'unica cosa che so è che, per una volta, mi piacerebbe far assaggiare a qualcuno i miei frutti.
È che non c'è mai abbastanza sole che li faccia maturare. È che, probabilmente, sono una pianta infestante che puntualmente viene strappata da vasi.
E nessuno mi dà la possibilità di fiorire e far vedere al mondo quanto sono bella.
È che non interessa mai a nessuno.
Ma ormai mi sta bene così.
Che squallore questa vita da gramigna a cui mi sono arresa. Eppur mi sono arresa.