sabato 24 marzo 2012

Odi et amo, caro Catullo.

  1. Odio i tacchi, ma mi fanno sentire bene quando li metto;
  2. Odio truccarmi, ma sono bravissima a farlo e mi sento sempre un po' più carina quando mi obbligo a farlo;
  3. Odio depilarmi, ma mi fanno troppo schifo i peli per essere scoraggiata ad eliminare qualunque tipo di peluria non bionda che ho addosso;
  4. Odio il cellulare, ma appena lo perdo di vista per tre secondi vado ai matti;
  5. Odio fumare, ma non potrei mai vivere senza;
  6. Odio la maschera da indossare che mi sono inventata, ma ormai non sono più niente senza di lei;
  7. Odio la città, ma amo Roma con tutta me stessa e quando ci torno mi viene sempre un tuffo al cuore;
  8. Odio il bisogno costante che ho di sfogarmi, ma nei periodi in cui non lo faccio riprendono gli attacchi di panico;
  9. Odio gli attacchi di panico che mi colgono sempre in pubblico, che mi straziano completamente e mi fanno urlare, mi fanno chiedere al mio ragazzo di uccidermi, ma dopo che è passato lo tsunami mi sento così libera, in un limbo morbido, e allora chiedo a Dio altri mille e mille attacchi di panico;
  10. Odio la mia natura da sognatrice che mi converte inevitabilmente in una perenne inconcludente, ma che mi fa sperare di poter vivere meglio un giorno;
  11. Odio mia madre, ma quando mi abbraccia mi sento di nuovo bambina e vorrei scappare a fare la ruota sui prati;
  12. Odio il mio ragazzo, ma quando mi bacia, ancora oggi, mi emoziono come se mi stesse dando il primo bacio di sempre;
  13. Odio il mio corpo, ma quando mi fanno dei complimenti mi gonfio d'orgoglio per un istante e mi viene quel piccolissimo dubbio che magari non sono come credo di essere;
  14. Odio carta e penna, ma sono fatta di essi e non potrei esser costituita d'altro: la mia carne è carta, le mie ossa penne a sfera, il mio sangue inchiostro;
  15.  Odio i miei piedi minuscoli e le mie mani altrettanto minuscole, attaccati alle estremità di un corpo enorme;
  16. Odio le donne, profondamente, ma ho tre amiche senza le quali non mi sembrerebbe di vivere;
  17. Odio gli uomini, che mi hanno massacrato in ogni dove e in ogni quando, ma sono una di quelle che non sa stare da sola, sempre con le mani in mille intrighi, impicci e grovigli irrisolvibili;
  18. Odio l'alcool che mi lascia lo stomaco vuoto e maleodorante e quel sapore in bocca, come se avessi mangiato terriccio universale, ma non potrei mai dire di no alla birra, al limone dopo il rum, alla sambuca annegata nella vodka. 

Scrivevo tempo fa:
"Rincorrersi un attimo sotto la luna, guardarci dieci minuti negli occhi senza più sapere cosa dire, stare là vicini con la preoccupazione di non sfiorarci mai, neanche per sbaglio.
Rincorrendo la luna capire che un attimo con te ne vale mille di altri, guardando altri occhi capire che nei tuoi ci sono io, avvicindando la tua mano stare ad aspettare che reagisca.
Avvicinandoci illuderci di essere una sola cosa e perfetta, due bocche che parlano delle stesse cose, due cuori spinti dalle stesse ragioni, quattro piedi che muovono verso la stessa meta.
Guardandoci illuderci di essere belli, incredibili, quasi come gli dèi dell'Olimpo: guardandoci illuderci che dovremmo essere d'esempio a tutti. Così superbi da spaventare anche il più maligno essere, il più serpente umano.
Rincorrendoci capirci, io te e tu me, e poi, quando inizia a mancare il fiato, lasciare che le gambe cedano e cadere assieme verso non si sa cosa, non si sa chi, sapendo solo il perchè della caduta: il fiato iniziava a mancare, le gambe a far male.
Cadendo abbracciarci sulle superfici più varie: i nostri pavimenti, i nostri piumoni, la nostra sabbia, la nostra erba. E abbracciandoci sentirci una sola cosa e perfetta, quattro braccia che si arrotolano con naturalezza assieme, come un cilindro di carta che ricerca spontaneamente la sua posizione di sempre quando viene disteso.
E, sentendoci assieme, sorridere di quanto siamo stupidi o intelligenti, di quanto litighiamo e di quanto stiamo bene insieme. E ridere quando si finisce di litigare e scuotere la testa, io verso te e tu verso me, guardandoci con la vergogna di chi sa che tanto certe cose tra di noi non durano neanche un'ora.
Ma poi quell'ora arriva, quella in cui non ci arrotoliamo più spontaneamente, chè sembra tutto uguale, programmato. E quando arriva riconoscere le originarie illusioni: noi non siamo gl'alti dèi dell'Olimpo, bensì le loro cavie: due tizi presi a caso da loro per divertirsi un po', per essere spostati, plasmati, manovrati, illusi ancora. Ancora illusi, io e te.
E stupirci, guardandoci, di quanto siamo stati stupidi o intelligenti a non capire subito che era tutto falso; guardandoci capire che quel falso, quel gioco, ci è piaciuto in ogni sua forma ed ammettere di non poter più sottostare ad esso.
Divenire io me e tu te, divenire distinti, separati, una cosa che zoppica, non più belli, non più dèi.
Zoppicare assieme verso mete diverse.
Un anno è passato, e tu te ne devi andare.
Ed io devo abbassare il capo, guardare i miei piedi stesi da soli sul sole che ha sempre illuminato i nostri pavimenti, i nostri piumoni, la nostra sabbia, la nostra erba."

6 commenti:

  1. tu fai delle magie con le parole, giuro.
    vì.

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  2. Sono fatta di contraddizioni anch'io... è la mia vita.

    ti stringo,
    Victoria

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  3. Bellissime parole, davvero. E viva Catullo, grand uomo.



    Baci.

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  4. scrivi veramente bene tesoro, dovresti sfruttar questa dote :)
    baci

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  5. ma.... oltre alle cose che odi e che hanno anche dei lati positivi, c'è anche qualcosa che ami?????? qualcosa che ami ma che ha dei lati negativi???

    ps: buona la sambuca!!!!!!
    bacino

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